“Tu tienimi e io mi trasformerò in meraviglia”.

CHANDRA LIVIA CANDIANI
8 ottobre 2026
Ripreso da:
https://civuoleunfiore.wordpress.com
Forse perché ho trascorso quasi la totale mia esistenza accanto a persone malate, sofferenti, morenti. Forse perché io stessa mi sono trovata spesso ad aver bisogno di tutto e ho conosciuto dolore fisico, morale, spirituale e mi sono sentita di peso, a volte anche umiliata. Forse è perché conosco i tanti passaggi esistenziali, i tanti ponti che si devono attraversare alla ricerca di un po’ di serenità e pace profonda, soprattutto nell’ora più difficile, quella di quando si perde ogni autonomia e ci si trova sul letto del dolore fisico, morale, spirituale….(come quello della mia mamma, che tutt’oggi e da diversi anni ormai, sta affrontando)...Sì, forse è per tutto questo che mi si stringe il cuore….pensando alla Fondazione Luca Coscioni.
Confesso che per prima mi sento incapace di stare accanto alla mamma nel modo più positivo possibile, per lei. E’ così straziante vederla soffrire fino ai limiti della sopportazione, che dopo un lungo pomeriggio con lei, torno a casa distrutta, esausta, con lo stomaco chiuso e tanta voglia di piangere, pregare e dormire. Nel cuore un unico desiderio struggente, quello di vederla domani, finalmente liberata da tutti i mali e le angosce che l’affliggono. Nel cuore un’utopia, un’ingenuità, una fiducia che vuole appoggiare l’eterna sua speranza “Domani sarà un giorno migliore, sarà nuovo; un’aurora nuova sorgerà”. Lei combatte, spera, sa che la Primavera arriva sempre. Qualunque Primavera! Ma, a volte, sottovoce e scrutandomi in profondità, mi chiede: “Non vedi l’ora che muoio, vero?”…Lei conosce il mio pensiero, ed è per questo che, nella tentazione, chiede di essere rassicurata. (Qualcuno chiama “egoismo” questa sua irresistibile voglia di vivere).
Mamma ha 94 anni e crede nel futuro. Al Signore chiede solo la forza di andare avanti finché Lui vorrà. E allora? Di quale “AMORE”, di quale “CURA” ha bisogno la mia mamma? E’ quella dell’ incoraggiarla a lasciarsi andare e a non sperare più di contare ancora nel cuore della vita e di qualcuno? Oppure è dirle quanto ho bisogno della sua saggezza, presenza e affetto, facendole conoscere l’immensa gratitudine che sento per i tanti sacrifici che ha fatto per farmi crescere? E’ l’ annuire quando nella tentazione mi chiede a cosa serve soffrire così tanto? Oppure è l’aiutarla a viversi nella sua parte migliore che è il coraggio, la fede e la speranza? Ricordandole la roccia che è in lei e la vivace luce che si affida e si alimenta, inconsapevolmente riflettendosi in chi le sta accanto? (Compresi i suoi fiori meravigliosi che continuano a sorridere, anche con i 40° dell’estate bollente appena passata? Per la meraviglia di tutti gli ospiti della Casa di riposo?) Come non farle notare il bene attorno a lei e tutto ciò che resiste oltre il velo tenebroso e pesante delle tante limitazioni e fragilità? O forse è preferibile evidenziare la mia stanchezza, il sentimento d’impotenza e di dolore per la sua irrimediabile situazione?
Di che “AMORE” ha bisogno la mia mamma? E di quale “AMORE” ho bisogno io?
Quante contraddizioni, ahimè, vedo e sento! Quante false LIBERTA’ in questa Associazione di famigliari, amici, malati stessi, chiamati loro malgrado, ad affrontare la battaglia in difesa dell’integrità, tutta intera, della Persona!
Secondo il mio umile parere, ma con molto rispetto, credo che queste persone dell’associazione Luca Coscioni, confondono il vero CORAGGIO, perché accettano l’ambigua convinzione del malato, ossia quella di credere che la “vittoria” (o l’onore) sta nel rifiutare a combattere e quindi nel darsi la morte. Loro non credono CORAGGIO il resistere con convinzione alla fatica del VIVERE! Purtroppo ignorano la vera determinazione che ha raggiunto il proprio caro, che penso stia nell’ intima PROFONDA SCELTA di non voler più sentirsi un peso per gli altri. I famigliari, oberati dalla fatica e dal dolore, non s’accorgono della sofferta consapevole vera onorevole LIBERTA’ dell’ultima fiammella di luce che brillando ancora, decide di liberare del pesante fardello, le persone che amorevolmente l’assistono.
(Nel gesto estremo, una libera scelta d’AMORE per la CURA ricevuta e il tempo dedicato. Vera disperata Bellezza di queste Persone malate e disabili! E’ per loro che umilmente m’inchino al Mistero della sofferenza e alla sacralità della Vita).
Ma…quanto è bello il CORAGGIO semplice della mamma, la sorpresa sempre nuova della sua voglia di vivere, e la misteriosa resistenza del sorriso dei suoi fiori!
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GOETHE
*La libertà, come la vita, si conquista ogni giorno.*
