Alcune precizzazioni a margine di un relievo al mio testo
Paolo Gamberini
24 settembre 2026
https://paologamberinisj.home.blog
Per gentile concessione dell’autore

Caro Antonio, sono contento che sei favorevole a organizzare presso la Pontificia Accademia Teologica un dibattito con Vito Mancuso. Anche lui se lo auspica, avendo espresso il desiderio per una tale opportunità. Dato che sono stato menzionato nel tuo intervento su (https://www.settimananews.it/teologia/lettera-a-vito-mancuso/), mi dispiace che ancora una volta si ripete con me quanto Vito diceva del modo con cui citi le fonti altrui. Parziale e non corretta è la menzione di quanto esprimo in Deus DuepuntoZero (pagg 216ss) e del pensiero di Hans Kessler sulla “fisicità” della risurrezione di Cristo e la prova della tomba vuota..

Per quanto riguarda il mio testo Deus DuepuntoZero, tu affermi: “Se il cadavere di Gesù fosse rimasto a marcire nella terra di Palestina — come ammette sconsolato Lüdemann (ma anche Gamberini -meno sconsolato- se non ricordo male in Deus 2.0)”. Ebbene invito i lettori ad andare a quelle pagine del mio testo (p. 216) dove dico espressamente citando due autori: Bart Ehrman e John Dominic Crossan. “Ciò significa che Gesù potrebbe essere stato deposto in una fossa comune o in qualche sepolcro vicino al luogo della crocifissione, senza che i discepoli e le donne sapessero precisamente il luogo”. Uso espressamente il condizionale “potrebbe” per dire che è una ipotesi. Subito aggiungo in quella pagina: “Rimane il fatto che molto presto la tradizione orale preevangelica identificò in Giuseppe di Arimatea l’autorità giudaica che avrebbe dato il permesso di riporre il corpo di Gesù in un sepolcro nei pressi del Calvario”.

Caro Antonio, perché non hai citato il resto della pagina? Perché ti sei fermato lì a leggere e non andato avanti?
Lo stesso fai anche con Hans Kessler nel suo La resurrezione di Gesù Cristo (p. 309), il teologo tedesco dice anche: “La risurrezione non ha direttamente e incondizionatamente qualcosa a che fare con il cadavere. Il corpo della resurrezione non è formato semplicemente con i resti materiali corporei (ma è piuttosto un corpo radicalmente nuovo, individuale e tuttavia aperto alla solidarietà universale e a un rapporto con tutto il cosmo, quindi anche a un rapporto con la materia). Per questo l’idea del sepolcro vuoto non è una parte costitutiva necessaria della fede cristiana nella resurrezione ma ne è piuttosto un simbolo illustrativo. Paolo del resto non lascia trasparire da alcuna parte che egli pensi a un sepolcro vuoto” .

Oltre a me e a Kessler, fai lo stesso anche per il Gesù di Nazareth (vol. 2). Benedetto XVI afferma a pag. 283 che il sepolcro vuoto “non può essere una prova della resurrezione”. Ancor più sul significato dell’evento “escatologico” (NON storico) della risurrezione, Benedetto XVI aggiunge: “Nessuno degli evangelisti descrive la risurrezione stessa di Gesù: […] è un processo svoltosi nel segreto di Dio tra Gesù e il Padre, un processo che per noi non è illustrabile e che per natura sua si sottrae all’esperienza umana” (Gesù di Nazareth, vol. 2, pag 290); “Nella risurrezione di Gesù è stata raggiunta una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti e apre un futuro, un nuovo genere di futuro per gli uomini “(Gesù di Nazareth, vol. 2, pag 272); “[…] [la risurrezione apre ]una nuova dimensione dell’esistenza umana […] creazione di una dimensione nuova della realtà umana” (Gesù di Nazareth, vol. 2, pag 275) ;
“Nella risurrezione è avvenuto un salto ontologico che tocca l’essere come tale, è stata inaugurata una dimensione che ci interessa tutti e che ha creato per tuti noi un nuovo ambito della vita, dell’essere con Dio (Al di là degli usuali orizzonti dell’esperienza […] Supera ogni esperienza e tuttavia presente in modo assolutamente reale” (Gesù di Nazareth, vol. 2, pag 274); “[La risurrezione] è un evento dentro la storia che , tuttavia, infrange l’ambito della storia e va al di là di essa ” (Gesù di Nazareth, vol. 2, pag 303); “La risurrezione dischiude lo spazio nuovo che apre la storia al di là di se stessa e crea il definitivo. In questo senso è vero che la risurrezione non è un avvenimento storico dello stesso genere della nascita e della crocifissione di Gesù. Essa è qualcosa di nuovo, un genere nuovo di evento (Gesù di Nazareth, vol. 2, pag 305).

I testi sono chiari: la risurrezione NON è un evento storico, ma escatologico (e questo lo afferma anche VITO!).

Caro Antonio usi il termine “realtà” per descrivere la risurrezione. Ti inviterei – quando usi tale termine – di chiarire che cosa intendi con realtà. Infatti non fai riferimento solo alla realtà storica (y) ma anche a quella di Dio (x), ciò che Benedetto XVI chiama la vita segreta del Padre. La realtà vera (x) è Dio-con-noi (x = x + y). Questo è il “salto ontologico” di cui parli. Vedere la realtà dal punto di vista di Dio. Ebbene VITO tiene a distinguere questi due ambiti, e li distingue per comprenderli meglio. Ma entrambi sono ambiti della realtà. Credo che su questi temi avremo modo di confrontarci ancora poiché hai già iniziato una serie di critiche anche alla mia “TEIOLOGIA o TEOSOFIA”. Non mi dilungo. Comunque, grazie a VITO MANCUSO per il suo servizio alla “TEOLOGIA” (cfr. https://paologamberinisj.home.blog/2026/09/23/la-presunzione-cattolica-della-teologia/).