Caminante, son tus huellas el camino, y nada más; caminante, no hay camino, se hace camino al andar. Al andar se hace camino, y al volver la vista atrás se ve la senda que nunca se ha de volver a pisar. Caminante, no hay camino, sino estelas en la mar (Antonio Machado)

Introduzione
L’UOMO CHE CAMMINA

Viandante, sono le tue orme il cammino, e nulla più; viandante, non c’è cammino, si fa il cammino andando. Andando si fa il cammino, e rivolgendo lo sguardo indietro si vede il sentiero che mai si tornerà a calpestare. Viandante, non c’è cammino, ma soltanto scie nel mare. Antonio Machado.

Siamo viandanti. Lo siamo perché veniamo al mondo con una nascita incompiuta e una strada da cercare, passo dopo passo. Lo siamo perché non possiamo fermare la storia, perché le cose cambiano e non sempre secondo i nostri desideri, perché la vita scorre sospesa su un filo invisibile, perché ci alziamo ogni giorno con il peso del passato sulle spalle, la polvere del presente sui piedi e la luce del futuro negli occhi. Lo siamo quando ci capita di lasciare casa nostra perché in pericolo, perché abbiamo fame, perché cerchiamo un lavoro. E lo siamo anche per fede, perché i cristiani sono “quelli della via” (At 9,2; 19,9; 19,23): pellegrini che cercano faticosamente di tenere il passo del Risorto.

I versi di Antonio Machado dicono, comunque, qualcosa di radicale riguardo a ogni storia: il cammino non è già tracciato, si apre – si crea – nell’atto stesso del mettersi in movimento. Inizia con il primo passo, quello che nessuno può fare al posto nostro, e prende forma in una sequenza quasi mai lineare, lasciandosi riconoscere dalle orme sulla terra. Sull’acqua del mare, nemmeno quelle: solo scie che si dissolvono. Eppure, ciò non importa: il cammino non si conserva, si continua.

Nella lettera Sul silenzio le prime indicazioni pastorali venivano descritte come le “scie nel mare” di Machado: provvisorie e incisive al contempo. Quei versi ritornano ora perché si va riannodando un filo mai spezzato, che oggi prende i colori dell’Assemblea diocesana (16 maggio scorso) e del discernimento che ne è seguito.

Tra Sul silenzio e queste pagine lo spazio non è vuoto: vi abita ciò che ciascuno di noi ha vissuto, e vi si riconosce anche l’intero cammino della Chiesa scaligera. In questo cammino, cercato con desiderio e insieme con senso della misura, si situano anche le altre Lettere: Sulla luce, che chiedeva di risvegliare “la nostalgia del mare lontano e sconfinato” prima ancora di distribuire i compiti e di organizzare il lavoro, e Sul limite, che mostrava come un confine possa essere il guado di un fiume, una soglia da attraversare, un sentiero, appunto.

La strada, dunque, è ancora la stessa. Le orme, però, sono molte di più e hanno tracciato percorsi diversi. Viene il momento di guardarli insieme, riconoscere che cosa è essenziale e dare forza a ciò che si è rivelato più fecondo.

Questa lettera porta in copertina un deserto, e non è un’immagine di crisi. Il deserto e il mare hanno in comune proprio ciò che Machado ha visto: sono i due luoghi in cui le orme non restano. Il vento le copre come l’acqua le dissolve, e chi vi passa non lascia dietro di sé una strada già pronta per chi verrà dopo. Eppure è esattamente là che la Bibbia colloca l’origine di un popolo. Nel deserto Israele impara a essere libero e grato; impara a ricevere e a condividere un pane che non si coltiva né si guadagna; impara a riconoscere fratelli e sorelle. E impara l’ultima cosa, la più difficile: che nessuno di noi fa camminare gli altri. Il cammino si fa andando, certamente, ma è Dio a farci camminare. Far memoria del deserto non serve dunque a ridestare la sofferenza dei passaggi difficili, ma a metterci in contatto con una promessa viva: la terra arida fiorirà, nonostante tutto.

Sulla via è un passo dentro questo cammino di speranza, rivolto alle orme già lasciate e alle svolte possibili. La prima parte si mette in ascolto del camminare: che cosa accade a chi cammina, e che cosa ne ha capito la Bibbia. La seconda ha un taglio più operativo per una comunità ecclesiale che si mette nuovamente in viaggio verso Dio, per le strade di questo mondo.