Prima ancora che tu abbia un nome, prima che si formi un pensiero o una sensazione, c’è una consapevolezza dell’essere. Essa scorre al di sotto di tutto ciò che potresti dire di te stesso, prima di qualsiasi storia su chi tu sia. Questa consapevolezza è semplicemente “Io”.

Paolo Gamberini
10 settembre 2026
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Per gentile concessione dell’autore

Esiste un solo sé, se così possiamo chiamarlo: l’essere puro o l’essere consapevole (Ipsum esse subsistens). E tu sei quello senza essere “tu”.

Nell’essere puro non c’è nulla, se non l’essere puro stesso, con cui esso possa essere diviso o limitato. Pertanto, l’essere puro è l’essere infinito, l’essere di Dio.

E poiché l’essere infinito è tutto ciò che è veramente, solo l’esperienza che l’essere infinito ha di sé stesso sarebbe vera. E solo il nome che l’essere infinito dà a sé stesso sarebbe il vero nome, la vera designazione dell’essere.

Se l’essere potesse darsi un nome, si chiamerebbe “io”. “Io” è il nome che colui che conosce se stesso dà a se stesso. L’Essere infinito risplende in te come il tuo vero sé. La consapevolezza dell’ “Io” – purché non sia mescolata ad alcuna esperienza – è il faro nella tua mente che indica la tua vera natura.

Nell’inglese, la vicinanza fonetica tra la parola “eye” e la parola che indica il pronome di prima persona “I” non è un semplice gioco linguistico, ma suggerisce una struttura profonda dell’esperienza: l’“occhio” che vede e l’“io” che si dice coincidono nell’atto percettivo. L’ “I” si dà tutto nell’eye. L’apertura visiva e l’identità soggettiva non sono due funzioni separate, ma due curvature della stessa Presenza. In questa risonanza tra sguardo (eye) e soggetto (I), la consapevolezza si rivela già relazione, e l’io non è mai isolato: è sempre un eye che si apre, un punto di vista che si fa sguardo.

La maggior parte delle persone non si rende conto che quando si riferisce all’ “Io”, si riferisce all’Essere infinito. Perché? Perché ha permesso al Sé di rimanere limitato dal contenuto dell’esperienza, di restringere lo sguardo infinito (eye) ad un dettaglio di sé.

Quindi il sé personale – il sé temporaneo, finito, limitato che sembri essere, l’ego – è una rappresentazione del vero e unico sé, l’«Io» infinito, con il contenuto dell’esperienza. E questa fusione tra l’Essere infinito e il contenuto dell’esperienza produce un essere o un sé limitato.

Se questo sé apparentemente limitato, la persona o il sé temporaneo e finito che sembri essere, si addentra profondamente in se stesso, cercando di scoprire chi sia realmente, allora vede – di solito gradualmente, ma a volte improvvisamente – se stesso spogliato dei limiti che prende in prestito dal contenuto dell’esperienza, rivelandosi per quello che è essenzialmente: l’“Io” infinito, l’essere puro, l’essere di Dio (eye = I).

Così, nell’indagine sul Sé, inizi a indagare il sé che sembri essere e finisci per riconoscere il Sé che sei veramente. E quando avviene questo riconoscimento, l’indagine sul Sé si trasforma in dimora nel Sé.

Ma la dimora nel Sé non è qualcosa che tu, in quanto sé separato, fai o pratichi. In questa dimora nel Sé non c’è alcun “tu” come sé separato, nessun essere temporaneo e finito. Per l’Essere, la dimora in sé stesso è semplicemente l’essere, l’essere che riposa in sé stesso come sé stesso. Questo non è qualcosa che si pratica; è ciò che si è. La cosa migliore – a questo punto – è abbandonarsi completamente al Sé che non è più il proprio sé ma l’ “Io non più io”.

L’indagine su sé stessi e l’abbandono a sé stessi sono in realtà due modi di descrivere lo stesso riconoscimento, perché in entrambi i casi, se li si porta fino in fondo, tutto ciò che rimane è l’essere infinito.

Tutti gli approcci conducono all’Uno, all’unico essere infinito, il cui nome è «Io». Ed è proprio quell’unico essere infinito che risplende nella mente come il nome «Io». Quindi il nome «Io» è come un faro nella mente che indica la vostra vera natura.

L’Essere infinito risplende in te come la consapevolezza dell’ “Io”, e l’ “Io” in tutte le persone è lo stesso “Io”, proprio come lo spazio in tutti gli edifici è lo stesso spazio. E così la natura stessa dell’ “Io”, o dell’Essere, è amore, poiché nell’Essere non c’è assenza né separazione.