La tecnologia spinge per superare ogni soglia e sembra che la dignità umana consista in questa rincorsa. Ma l’enciclica ricorda che l’incompiutezza, quando è accolta nella verità, non impoverisce ma apre a riconoscere il volto del Mistero. E dell’altro

La presentazione della “Magnifica humanitas” in Vaticano alla presenza del Pontefice (©Vatican Media/Catholic Press Photo)
Paolo Carozza
professore di Diritto all’Università di Notre Dame (Indiana, USA)
01.09.2026
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I primi commenti sull’enciclica Magnifica humanitas di papa Leone XIV si sono comprensibilmente concentrati prevalentemente su ciò che egli afferma riguardo all’intelligenza artificiale e sui molti modi in cui l’IA ha incominciato a catalizzare cambiamenti radicali in tutti gli aspetti della nostra vita sociale e personale. Ma in un certo senso, l’IA è solo indirettamente l’oggetto del documento. Come ci dice lo stesso sottotitolo, Magnifica humanitas tratta della «dignità umana nell’era dell’IA». Non possiamo comprendere come papa Leone XIV ci esorti ad affrontare le sfide della tecnologia senza comprendere ciò che ci insegna sul significato e sulle esigenze della dignità umana.
A lungo termine, sia per lo sviluppo della dottrina sociale cattolica, sia per il bene dell’umanità, l’orizzonte immutabile della dignità umana è molto più importante delle caratteristiche in rapida evoluzione del panorama tecnologico. C’è una certa tentazione di considerare la questione della dignità umana come un dato di fatto, come se sapessimo già di cosa si tratta e non ci restasse altro che applicarla correttamente alle nuove circostanze che ci troviamo ad affrontare oggi.
È vero che la dignità umana (in quello che l’enciclica definisce il senso «ontologico», «la dignità che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio») è data e immutabile, una caratteristica perenne della natura umana donata da Dio. Ciò non significa, tuttavia, che la nostra comprensione della dignità umana nel suo senso profondo, dei suoi contorni e delle sue dimensioni, o delle esigenze etiche che il riconoscimento di tale dignità comporta, non debba svilupparsi e maturare. Proprio perché deriva dal fatto di essere stati creati a immagine e somiglianza di Dio, la dignità umana rimane sempre, in misura significativa, un mistero da contemplare e da sondare più a fondo.
A metà del XX secolo, l’affermazione della dignità umana è emersa come una delle pietre angolari della nostra etica pubblica, della politica e del diritto, in risposta a sistemi politici ed economici disumanizzanti che soggiogavano e annientavano gli esseri umani e conducevano al genocidio. Grazie, in misura non trascurabile, agli sforzi della Chiesa cattolica (come hanno documentato anche storici non cristiani), il riconoscimento dello status e del principio della dignità umana si è ampiamente radicato nei sistemi costituzionali e nelle norme internazionali sui diritti umani.Magnifica humanitasLa lettera enciclica di Leone XIV
Fu per questo motivo che Giovanni Paolo II, in un’affermazione richiamata nella Magnifica humanitas, affermò in un discorso del 1995 alle Nazioni Unite che la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 «continua a essere ai nostri giorni una delle più alte espressioni della coscienza umana». Negli ultimi tre quarti di secolo, questa idea secondo cui ogni essere umano possiede pari dignità intrinseca e inalienabile ha costituito il fondamento principale per il riconoscimento e la difesa dei diritti umani universali in contesti culturali e giuridici diversi.
Oggi, tuttavia, quella concezione universalmente riconosciuta della dignità umana è sottoposta a un’enorme pressione. In molti ambienti il contenuto della dignità umana è stato ridotto a un semplice frammento della grandezza e della nobiltà del nostro essere. Viene sempre più interpretata in modo estremamente limitato, l’accento viene posto esclusivamente sull’integrità fisica dell’individuo e sulla sua completa autonomia nel prendere decisioni riguardo all’indirizzo della propria vita. L’attuale campagna a favore dell’eutanasia, che utilizza la terminologia propria della dignità umana, fornisce un chiaro esempio di come l’autonomia individuale e la prevenzione del dolore fisico siano state elevate a una concezione distorta della persona e del destino umano.
Allo stesso tempo, le tecnologie algoritmiche stanno generando nuovi tipi di minacce e pericoli per il valore essenziale degli esseri umani, che richiedono un’attenzione urgente, poiché il significato stesso dell’essere umano è messo in discussione in modi che vanno ben oltre la concezione impoverita di dignità che domina il nostro discorso pubblico.
La dignità intesa come autonomia non è sufficiente a fornire una base significativa per criticare e contrastare la «datificazione» delle nostre identità, il declino dell’esperienza incarnata, la raccolta dei nostri desideri e pensieri più intimi per il lucro commerciale di altri, la sostituzione delle autentiche relazioni umane con macchine e schermi, o la riduzione della nostra capacità di distinguere tra verità e falsità.
Per rispondere adeguatamente ai modi drammatici in cui la tecnologia oggi sta esercitando una pressione sulla ragione, la libertà, il giudizio, la coscienza e l’affettività umani, come mai prima d’ora, dobbiamo rafforzare e ampliare una comprensione più approfondita di ciò che significa la dignità umana e di ciò che essa esige da noi. È qui che la Magnifica humanitas risulta davvero illuminante, rafforzando le fondamenta antropologiche della dignità umana affinché possano essere innalzate e sostenere meglio il crescente peso morale ed esistenziale del nostro tempo. Papa Leone sottolinea, per esempio, che la dignità della persona umana è inevitabilmente relazionale. Siamo fatti per la relazione – con gli altri, per l’amore, l’amicizia e la comunità – e valorizzare questa dimensione della dignità umana significa promuovere lo sviluppo e l’uso di tecnologie che colleghino e rafforzino le nostre relazioni umane, anziché indebolirle o sostituirle.
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Il Pontefice sottolinea che la dignità della persona umana si esprime nel nostro desiderio, nella nostra capacità e nella nostra responsabilità di cercare senso e verità, e richiede quindi un rinnovamento dell’educazione orientata a rafforzare il rapporto dei giovani con la realtà. Insiste sul fatto che la dignità umana riguarda un’unità essenziale di corpo, mente e spirito, per denunciare la sostituzione contemporanea delle esperienze concrete della bellezza e del creato con una vita virtuale surrogata.
L’affermazione più audace e più bella che Magnifica humanitas fa riguardo alla dignità umana emerge dalle sue riflessioni sul rapporto tra il nostro valore come persone umane e i nostri limiti e la nostra fragilità: «La finitudine, quando è accolta nella verità, non impoverisce l’essere umano ma lo apre al riconoscimento del volto di Dio e dell’altro. Del resto, proprio perché sperimenta il limite – la vulnerabilità, il dolore, il fallimento – egli può riconoscere la propria e l’altrui dignità come inviolabile». In altre parole, i nostri limiti, persino la nostra sofferenza, non sono in contrasto con ciò che rende gli esseri umani portatori di un valore irriducibile, ma esattamente il contrario. Nell’esperienza di quelle debolezze e dipendenze, scopriamo in modo più autentico che la grandezza della dignità umana trascende quei limiti.
Questo messaggio va radicalmente contro la cultura dominante in un’epoca sempre più tecnocratica, in cui il valore degli esseri umani sembra essere sempre più legato alla loro produttività, alla loro funzionalità, alle loro capacità, alla loro utilità. Papa Leone mette in evidenza questo contrasto in un passo breve ma molto incisivo in cui critica il «transumanesimo» e il «postumanesimo», contrapponendoli all’umanesimo cristiano.
Transumanesimo e postumanesimo sono termini vaghi che possono riferirsi a una vasta gamma di ideologie e movimenti diversi, ma in generale per papa Leone «il transumanesimo immagina un potenziamento dell’essere umano attraverso le tecnologie […], con l’aspirazione a incrementare prestazioni e capacità. Il postumanesimo, soprattutto nelle sue versioni più radicali, si spinge oltre: critica l’antropocentrismo e prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui l’umanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo».
L’enciclica prosegue criticando queste idee in quanto, di fatto, radicalmente antiumanistiche. Considerando i limiti umani come qualcosa da superare grazie alla tecnologia, esse rappresentano l’esempio per eccellenza dell’arroganza e della presunzione della torre di Babele, cercando di costruire con le sole forze dell’umanità le strutture che ci condurranno al di là di questo mondo.
Siamo fatti per la pienezza e la salute, per l’eternità, per la beatitudine. L’umanesimo cristiano comprende che quello stesso ideale raggiunge il suo compimento solo nel e attraverso il Verbo fatto carne, che si è fatto uomo affinché noi potessimo diventare Dio
Se tale concezione fosse integrata nella struttura dei valori delle tecnologie di intelligenza artificiale, non farebbe che rafforzare la visione secondo cui gli esseri umani più deboli, più vulnerabili, meno efficienti e meno produttivi avrebbero una dignità inferiore agli altri. Non è un caso che le ideologie transumaniste e postumaniste abbiano molti legami profondi con l’eugenetica.
Ciononostante, la Magnifica humanitas non si limita a criticare e a respingere in modo categorico il progetto transumanista. Attingendo all’eccezionale documento recentemente pubblicato dalla Commissione Teologica Internazionale, Quo vadis humanitas?, papa Leone riconosce anche l’aspirazione strutturale dell’uomo alla trascendenza, che è il cuore dell’ideale transumanista: il desiderio di superare i limiti della vita umana in questo mondo, di sconfiggere la malattia, il male e la morte.
Tale ideale ci suggerisce che siamo fatti per la pienezza e la salute, per l’eternità, per la beatitudine. L’umanesimo cristiano comprende che quello stesso ideale raggiunge il suo compimento solo nel e attraverso il Verbo fatto carne, che si è fatto uomo affinché noi potessimo diventare Dio, come affermava sant’Atanasio. Se non orientiamo il nostro desiderio di trascendenza verso la sua fonte e il suo fine ultimo, esso è destinato al fallimento e a condurci verso un mondo in cui la tecnologia sopprime la dignità umana anziché servirla.
Questa brillante identificazione del transumanesimo come ricerca di un autentico desiderio umano attraverso un’inversione fuorviata del rapporto tra Dio e gli esseri umani può essere intesa come una chiave per leggere e interpretare la Magnifica humanitas nel suo insieme. L’enciclica non è un rifiuto della creatività tecnologica e del genio che spinge gli esseri umani a indirizzare le proprie energie verso il miglioramento della vita e la ricerca di orizzonti sempre più ampi.
Si tratta piuttosto di un’esortazione a ricordare sempre che la tecnologia servirà allo sviluppo della persona nella sua interezza, e di tutte le persone, solo se resterà correttamente orientata verso una comprensione piena e adeguata della dignità della persona umana.