In una dichiarazione la Conferenza Episcopale denuncia e condanna la recrudescenza, senza confini, di omicidi e sequestri di massa da parte delle bande criminali. Il Paese africano è da anni ostaggio dei gruppi jihadisti che terrorizzano gli abitanti di interi villaggi

Giovanni Zavatta – Città del Vaticano
29 agosto 2026
Per gentile concessione di
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Omicidi (spesso sotto forma di vere e proprie stragi), stupri, minacce, intimidazioni, rapimenti di massa a scopo di estorsione: in Nigeria, «ancora una volta, l’incessante scia di sangue e terrore che sta attraversando la nostra nazione ha raggiunto un livello intollerabile». La Conferenza episcopale, in una dichiarazione datata 26 agosto, denuncia e condanna l’ultima ondata di violenza nel Paese, invitando il governo e le forze di sicurezza ad agire con urgenza per porre fine al diffondersi della criminalità organizzata. I vescovi si rivolgono anche a banditi, terroristi, sequestratori, mandanti e a coloro che li finanziano, esortandoli a deporre le armi e a fermare lo spargimento di sangue, sottolineando la sacralità della vita umana e respingendo qualsiasi giustificazione per l’uccisione di persone innocenti.

Gli ultimi episodi di una catena di crimini

Il sequestro di una sessantina di fedeli musulmani in una moschea di Borgu, nello Stato di Niger, l’assassinio di 47 innocenti a Ukum, nello Stato di Benue, l’assedio alla città di Geidam, nello Stato di Yobe: sono solo gli ultimi episodi di una catena di crimini che, da ormai diciassette anni, vedono protagonisti soprattutto i gruppi jihadisti che hanno fatto dei rapimenti la loro arma preferita (clamoroso fu nel 2014 il sequestro di centinaia di studentesse nella città di Chibok), ai quali si aggiungono bande di delinquenti che terrorizzano vaste zone della Nigeria centro-settentrionale.

Il riscatto dei rapiti fonte di reddito per i terroristi

Secondo un recente rapporto citato dalla France Presse, i riscatti pagati a seguito di rapimenti hanno raggiunto quasi 6 milioni di dollari nell’ultimo anno, con due sequestri di massa attribuiti al gruppo jihadista Boko Haram che rappresentano il 90 per cento del totale. I rapimenti sono diventati per criminali e terroristi una fonte di reddito vitale: tra luglio 2025 e giugno 2026 sono stati pagati a questi gruppi circa 7,78 miliardi di naira (corrispondenti a circa 5,8 milioni di dollari) in riscatti, più del triplo rispetto al corrispondente anno precedente. Almeno 7825 gli individui rapiti (+66 per cento) dei quali 1142 sono stati uccisi (tra essi 895 civili). Fra gli episodi più eclatanti del passato c’è il sequestro di oltre quattrocento persone a Ngoshe, nello Stato di Borno, roccaforte dell’insurrezione jihadista, e quello di circa trecento studenti e membri del personale della St. Mary’s Catholic School nel villaggio di Papiri. L’ultimo è di questi giorni, ovvero il rilascio di 48 bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni, rapiti tre settimane fa nella Nigeria centrale, dopo il pagamento di un riscatto ai banditi, in questo caso gruppi “specializzati” in sequestri di persona e furti di bestiame, saccheggi di abitazioni, estorsioni ad agricoltori e a siti minerari.

Una violenza senza confini

È una violenza senza confini: «Che si trovino in una moschea, in una chiesa, in un mercato o nella tranquillità delle loro case, i nigeriani continuano a essere massacrati, traumatizzati e sfollati impunemente», scrive l’episcopato nella sua dichiarazione. A volte accade che i banditi che non hanno affiliazioni ideologiche stringano legami con i jihadisti nel nord-est, con i quali collaborano ma si scontrano anche per il controllo del territorio. La violenza è aumentata specialmente nello Stato di Niger dove gruppi armati hanno stabilito campi nelle foreste e nelle riserve di caccia. La presenza del governo federale nelle vaste aree rurali della Nigeria è limitata e le forze di sicurezza vengono spesso sopraffatte. A far paura sono in particolare i cosiddetti “Jihadisti dello Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale” che in questi giorni hanno assediato Geidam, una città di 90.000 abitanti dove le forze armate regolari hanno imposto un coprifuoco di 24 ore. Lo Stato è quello di Yobe, come il vicino Stato di Borno uno dei più colpiti dal conflitto jihadista. «Che il Dio della pace ristabilisca l’ordine nella nostra nazione, conforti coloro che sono nel lutto e tocchi i cuori di quelli che infliggono dolore», implorano i vescovi, consapevoli di una situazione che sta sfuggendo a ogni controllo.