Alla veglia di Barcellona il Papa corregge un’antica idea: il male non è un disegno divino, ma un’esperienza che Cristo condivide con l’uomo

Famiglia Cristiana – 23 agosto 2026
Rubrica: Cristiano, chi sei?
di Enzo Bianchi
https://www.ilblogdienzobianchi.it
Per gentile concessione dell’autore

Leone XIV ancora una volta stupisce: nella semplicità, senza enfasi, fa dichiarazioni importanti e decisive per la vita cristiana. Così nel buio della veglia con i giovani a Barcellona il Papa ha risposto alle loro domande con una chiarezza e una novità di visione che può turbare molti cristiani ancora prigionieri di vecchi paradigmi spirituali, oggi percepiti come estranei al cristianesimo. Papa Leone ha detto: “Non si spiritualizzi il dolore, non lo si rubrichi in fretta come volontà di Dio, perché in quel modo si feriscono e si colpevolizzano le persone. Dio non vuole la sofferenza, la regge accanto a noi”.

Sono parole che devono raggiungerci: la sofferenza è insensata, non è mai né voluta, né causata da Dio che è il Dio della vita piena. La sofferenza è inerente alla condizione umana: siamo “mortali”, così i greci parlavano degli umani, e in questa nostra fragilità malattie, debolezze e ferite che provengono dalla vita sono sempre al lavoro. I cristiani perciò non devono mai, nella maniera più assoluta, benedire la sofferenza, devono opporle una tenace resistenza, ricorrere a tutti i mezzi umani in loro possesso per alleviarla. Dio non gradisce la nostra sofferenza, Dio gradisce quando nella sofferenza continuiamo ad amare, continuiamo ad accettare di essere amati. Dio è accanto a noi quando soffriamo e ci accompagna nel nostro attraversare le sofferenze nella speranza.

La fede ci dice che anche nelle tenebre oscure della morte vicina e dell’esodo da questo mondo, quando siamo tentati di non avere fede, Gesù Cristo sarà là ad accoglierci a braccia aperte per ricolmare di fede i nostri abissi senza fede, per portarci nel Regno con lui. Basterà, anche se vacillano fede e speranza, mantenere saldo l’amore per lui, il Signore, perché allora basta la carità.