XX Settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz

Lunedì 17 Agosto (Feria – Verde)
Lunedì della XX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ez 24,15-24 Dt 32,18-21 Mt 19,16-22: Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e avrai un tesoro nel cielo.
Martedì 18 Agosto (Feria – Verde)
Martedì della XX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ez 28,1-10 Dt 32,26-30.35-36 Mt 19,23-30: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.
Mercoledì 19 Agosto (Feria – Verde)
Mercoledì della XX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Ez 34,1-11 Sal 22 Mt 20,1-16: Sei invidioso perché io sono buono?
Giovedì 20 Agosto (Memoria – Bianco)
San Bernardo
Ez 36,23-28 Sal 50 Mt 22,1-14: Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Venerdì 21 Agosto (Memoria – Bianco)
San Pio X
Ez 37,1-14 Sal 106 Mt 22,34-40: Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.
Sabato 22 Agosto (Memoria – Bianco)
Beata Vergine Maria Regina
Ez 43,1-7 Sal 84 Mt 23,1-12: Dicono e non fanno.
Domenica 23 Agosto (DOMENICA – Verde)
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Is 22,19-23 Sal 137 Rm 11,33-36 Mt 16,13-20: Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.
Lunedì della XX Settimana del Tempo Ordinario
Mt 19,16-22: Se vuoi essere perfetto, vendi quello che possiedi e avrai un tesoro nel cielo.
Gesù, nell’incontro col giovane ricco, ci offre due prospettive straordinarie per la nostra interiorità. Per avere la vita, la vita vera, la vita piena, la vita dell’Eterno, è sufficiente rispettare i comandamenti, le prescrizioni di Dio al suo popolo che ci accompagnano sin dall’infanzia. Conoscere e vivere i comandamenti senza cadere nel legalismo, coglierne l’aspetto liberante e arricchente, fidarsi di questo Dio che conosce la strada verso la pienezza e ce la indica può davvero portarci alla vita piena. Ma, a chi se la sente, Gesù propone di più: una vita spogliata, libera, povera. Libera da tutte le paure, dal possesso, dall’ansia dell’accumulo e del guadagno. Non siamo chiamati necessariamente a diventare francescani e mendicare ma a vivere col cuore leggero, sì. Un cuore conquistato dallo sguardo amorevole di Cristo, un cuore conquistato dalla follia di Dio. Il giovane ricco non se la sente. Troppo alto l’obiettivo, troppo insicura questa via. Anche noi preferiamo un presente sterile ad un ipotetico magnifico futuro. Non andiamocene tristi, fidiamoci della provocazione che il Maestro ci rivolge!
Martedì della XX Settimana del Tempo Ordinario
Mt 19,23-30: È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio.
Gesù è amareggiato per quanto è successo: sperava che lo sguardo amorevole con cui aveva guardato il giovane ricco sarebbe bastato a convincerlo a seguirlo abbandonando tutto ciò che possedeva, liberando il suo cuore per avere spazio per l’Assoluto. Così non è stato: le ricchezze del giovane gli hanno impedito di cogliere l’opportunità unica che aveva dinnanzi a sé. È difficile liberare il proprio cuore: dalle ricchezze e dal possesso, sì, ma anche dalle preoccupazioni, dalle ansie, dalle paure. La conversione è sempre iniziativa di Dio ma richiede una nostra convinta adesione, una scelta operativa, dei gesti concreti. Pietro è scosso, come gli altri discepoli. Ci sono dei legami interiori troppo difficili da sciogliere, macigni interiori che ci sembrano impossibili da spostare. Allora interviene Dio, lui solo può aiutarci a superare le nostre resistenze. Pietro e gli altri cercano rassicurazioni: davvero loro hanno lasciato quel poco che avevano per seguire il Signore. È così, dice Gesù, e avranno cento volte tanto. Se davvero abbiamo seguito il Maestro, anche noi sappiamo di avere ricevuto cento volte tanto…
Mercoledì della XX Settimana del Tempo Ordinario
Mt 20,1-16: Sei invidioso perché io sono buono?
Quanto è grande il nostro Dio? Ci concede di lavorare nella sua vigna, il mondo. Non solo: esce diverse volte durante la giornata per assumere dei braccianti a giornata, anche alla fine del giorno, quando è ormai inutile la loro presenza. Ma non vuole umiliarli, fare l’elemosina. Dio sa bene (il nostro capitalismo molto meno!) che il lavoro ci dona dignità, mantenere se stessi e la propria famiglia è fondamentale per ciascuno di noi. Lavorano nel campo anche solo un’ora, per dimostrare gratitudine verso questo folle padrone che mantiene i disoccupati con garbo. Ma questa generosità non è la stessa degli operai della prima ora i quali, vedendo dare un denaro agli ultimi, pensano di ricevere di più. Ma, una volta pagati, non chiedono ciò che pensano, ma chiedono di abbassare lo stipendio agli operai dell’ultima ora. Un denaro è la somma minima per mantenere una famiglia. Chiedono per gli altri la fame. No, non farà così il padrone, addolorato e indurito dalla pochezza interiore degli operai della prima ora. Noi, che abbiamo la fortuna di lavorare nel campo del Signore da tanto tempo, non facciamo lo stesso errore.
Giovedì 20 Agosto (Memoria – Bianco) San Bernardo
Bernardo (Digione, Francia, 1090 – Chiaravalle-Clairvaux 20 agosto 1153), dopo Roberto, Alberico e Stefano, fu padre dell’Ordine Cistercense.
L’obbedienza e il bene della Chiesa lo spinsero spesso a lasciare la quiete monastica per dedicarsi alle più gravi questioni politico-religiose del suo tempo.
Maestro di guida spirituale ed educatore di generazioni di santi, lascia nei suoi sermoni di commento alla Bibbia e alla liturgia un eccezionale documento di teologia monastica tendente, più che alla scienza, all’esperienza del mistero. Ispirò un devoto affetto all’umanità di Cristo e alla Vergine Madre.
Ebbe momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. Muore per tumore allo stomaco. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes.
Papa Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Pio VIII, nel 1830, gli dà il titolo di Dottore della Chiesa.
Giovedì della XX settimana del Tempo Ordinario
Mt 22,1-14: Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Cosa abbiamo di meglio da fare che essere felici? E scoprirci amati e al centro di un grandioso progetto di salvezza di cui possiamo essere protagonisti? Cosa abbiamo di meglio da fare del cercare nel nostro intimo la presenza di Dio? E, una volta trovatala, lasciarla dilagare in noi? Nulla, in teoria. Eppure, spesso, ci comportiamo come gli invitati alla festa di nozze della parabola: accampiamo mille scuse e rifiutiamo l’invito. O, peggio, facciamo sparire dalla nostra vita anche chi ci ricorda l’invito. Mistero della natura umana che tanto fatica ad accogliere la felicità! Mistero della nostra povertà che rifiuta il bene! E le scuse sono sempre le stesse: abbiamo troppe cose da fare, non abbiamo tempo, non siamo capaci… Per millenni l’uomo ha scrutato le stelle per scoprire la volontà degli dei. Ora che Dio ci siede accanto, ci alziamo da tavola e ce ne andiamo… Fermiamoci un attimo, amici, facciamo il punto della situazione, alziamoci almeno una spanna da terra e proviamo a guardare alle cose in altro modo. Certo: la quotidianità ci impegna tanto, ci soffoca, ma cosa abbiamo di meglio da fare per essere felici?
Venerdì 21 Agosto (Memoria – Bianco) San Pio X
Giuseppe Sarto (Treviso 1835 – Roma 20 agosto 1914), vescovo di Mantova (1884) e patriarca di Venezia (1893), sale alla cattedra di Pietro con il nome di Pio X. E’ il pontefice che nel Motu proprio «Tra le sollecitudini» (1903) affermò che la partecipazione ai santi misteri è la fonte prima e indispensabile della vita cristiana. Difese l’integrità della dottrina della fede, promosse la comunione eucaristica anche dei fanciulli, avviò la riforma della legislazione ecclesiastica, si occupò positivamente della questione romana e dell’Azione Cattolica, curò la formazione dei sacerdoti, fece elaborare un nuovo catechismo, favorì il movimento biblico, promosse la riforma liturgica e il canto sacro.
Pio XII lo beatificò nel 1951 e lo canonizzò nel 1954. Il suo corpo è venerato nella basilica Vaticana.
Venerdì della XX settimana del Tempo Ordinario
Mt 22,34-40: Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.
Ormai è diventata una gara, un gioco. Sporco e inopportuno, ma chi se ne avvede? I farisei hanno saputo che quel falegname venuto dal nulla ha chiuso la bocca ai sadducei. Ai sadducei! Gli aristocratici di Gerusalemme, alieni alle novità, capaci di adattarsi ad ogni situazione, anche sfavorevole, come la presenza dei romani. Custodi della tradizione, inossidabili nelle loro convinzioni e nella loro religiosità mummificata. Ha chiuso loro la bocca. Bisogna reagire. Ci penserà uno scriba, un dottore della Legge, uno che ha studiato, un teologo, diremmo noi. Bisogna vincere, umiliare l’ignorante Nazareno. E pone una domanda. Per metterlo in difficoltà, per misurare la sua (supposta) poca dimestichezza con le sottigliezze dottrinali. Conosciamo la splendida risposta del Maestro, affatto superficiale. Ma che tristezza vedere brandire la Scrittura come un corpo contundente, con il preciso intento di mettere in difficoltà, di umiliare, invece che di illuminare e convertire. Stiamo attenti a non commettere anche noi lo stesso madornale errore. Non ci siano mai dispute all’interno della Chiesa, solo condivisioni.
Sabato 22 Agosto (Memoria – Bianco) Beata Vergine Maria Regina
Quando un popolo è oppresso, o quando un paese è invaso da un altro, esso è per così dire nelle tenebre. L’angoscia di un individuo è una specie di oscurità. Ogni volta che un popolo o un individuo è nel buio, cerca la luce della liberazione spera ardentemente che un giorno verrà la luce.
Quando un popolo cammina nelle tenebre, è portato di solito a dedurre che Dio lo ha abbandonato. È una conclusione sbagliata, perché è stato, invece, il popolo ad abbandonare Dio. Quando il popolo si pente, comincia a ritrovare la retta via: può camminare nella luce e avere speranza.
Qualche volta, questa speranza di luce si localizza su un bambino la cui nascita può dare corpo e vita alla speranza. Per gli abitanti della Palestina settentrionale, l’invasione degli Assiri era stata oscurità e tristezza, ma la profezia di Isaia sulla nascita di un bambino era capace di infondere speranza.
L’annuncio della nascita di questo fanciullo si riferiva ad un futuro re, dotato di una notevole saggezza e prudenza, un guerriero che sarebbe stato ritenuto un eroe dal suo popolo. Con la sua potenza avrebbe riportato la pace e così l’oscurità si sarebbe cambiata in luce.
La cristianità primitiva ha visto in questo bambino portatore di speranza Gesù di Nazaret. Avendo Maria dato alla luce la speranza fatta carne, è onorata come Regina del cielo.
Gesù non fu un guerriero né un eroe. Però, insegnò la sapienza. Si dedicò al popolo. Proclamò una pace che il mondo non può dare. Non fu il tipo di re che il popolo si era immaginato, ma trasformò le tenebre in luce.
Sabato della XX settimana del Tempo Ordinario
Mt 23,1-12: Dicono e non fanno.
Gesù non è come i rabbini suoi contemporanei. E nemmeno come i sacerdoti del tempio che ostentano il loro ritrovato potere. E nemmeno come i farisei che giudicano duramente la classe sacerdotale ritenendola poco virtuosa. E nemmeno come gli esseni che aspettano la venuta del Messia come una setta apocalittica. Gesù è altro. Sempre. Onesto con chi lo segue, autentico, umile ma non viscido, modesto ma non impreparato. Arde di passione per il Padre, ama le persone che incontra, manifesta compassione, misericordia e tenerezza, sentimenti quasi proibiti all’epoca. Soprattutto se a manifestarli era un maschio adulto. Gesù è diverso, non cerca i primi posti, fossero anche legati al ruolo religioso e all’autorità. Potrebbe sollevare la folla che pende dalle sue labbra, potrebbe afferrare l’occasione e fare una setta, un movimento di nazareni, qualcosa di innovativo per la religione dell’epoca. Non è così: libero da tutti ma non da Dio, prosegue per la sua strada con assoluta coerenza, non si lascia trarre in inganno, non si lascia mettere all’angolo. E tutto questo sbalordisce le persone.
Domenica 23 Agosto (DOMENICA – Verde)
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Mt 16,13-20: Tu sei Pietro, e a te darò le chiavi del regno dei cieli.
Quando Gesù chiese ai suoi discepoli: “La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?”, le loro risposte rispecchiarono le diverse teorie e speculazioni riguardo Gesù diffuse nella loro cultura.
Se la stessa domanda fosse posta da Gesù oggi, le risposte sembrerebbero forse più colte, ma sarebbero molto simili. Invece di evocare Elia, Giovanni Battista o Geremia, si evocherebbero forse le speculazioni dell’ultimo convegno sulla cristologia, oppure ancora i risultati di un recente sondaggio. Possiamo immaginare che Gesù ascolterebbe gentilmente, forse sorridendo. Poi però giunge la vera e propria domanda: “Voi chi dite che io sia?”. Non possiamo più rifugiarci dietro ad opinioni di altri, siano essi teologi o conduttori di dibattiti televisivi. Gesù vuole la nostra risposta personale. Dobbiamo prendere posizione personalmente nei suoi confronti.
È quello che succede con l’atto di fede. Gesù lancia una sfida a ogni uomo e a ogni donna direttamente e personalmente: “Tu, chi dici che io sia?”.
La nostra risposta possa essere quella di Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”. La nostra risposta possa essere quella della Chiesa, che fu fondata da Cristo su Pietro come su una pietra, affinché il “credo” diventasse un “crediamo”: Crediamo in Dio, Padre onnipotente…, in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio…, per opera dello Spirito Santo… incarnato nel seno della Vergine Maria.
Quando il Maestro interroga
Wilma Chasseur
Altro spostamento di Gesù: dopo un breve giro all’estero ecco che ritorna in patria e precisamente a Cesarea di Filippo situata alle falde orientali del mone Hermon, là dove nasce il fiume Giordano. Qui vediamo che cambia solo zona; l’altra volta vi avevo chiesto se poteva addirittura cambiare idea. Cosa ne dite? Io vi posso solo dire che a me ha fatto cambiare idea un sacco di volte…
Chi azzecca la risposta giusta?
Ma torniamo a Cesarea di Filippo: qui si mette a interrogare i discepoli con una domanda che ha del sorprendente, fatta da uno come Lui che sa già in anticipo, senza bisogno di chiederlo, cosa c’è nel cuore umano. “La gente chi dice che io sia?” Sembra un sondaggio d’opinione e infatti gli apostoli rispondono come se si trattasse veramente di questo. “Alcuni dicono Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia…” Neanche una risposta azzeccata; le sbagliano proprio tutte. Allora chiede ai discepoli: “E voi chi dite che io sia?” Vorrà vedere se rispondono giusto? E Pietro questa volta azzecca in pieno la risposta, anzi si lancia alla grande: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Magnifico Pietro che viene addirittura beatificato da Gesù seduta stante: “Beato sei tu Simone figlio di Giona”. Ma state attenti a ciò che dice immediatamente dopo e cioè che né il sangue né la carne glielo hanno rivelato, ma il Padre. Come dire: “bravo Pietro hai risposto giusto ma non è farina del tuo sacco, qualcun altro te l’ha suggerito”. E questo qualcun altro è addirittura il Padre, quindi Pietro, può ritenersi doppiamente beato perché dopo aver ricevuto la beatificazione dal Figlio gli viene rivelato che il suggeritore era addirittura il Padre. Più di così…
Vagabondi e errabondi…
Questo mi fa pensare a quante volte anche noi magari, così sui due piedi, abbiamo azzeccato la risposta, ma poi ci vorrà tutta una vita per capire ciò che abbiamo detto. Abbiamo dato la risposta giusta, ma non abbiamo capito nulla. Abbiamo dato una risposta giusta e percorriamo strade sbagliate. Abbiamo capito con la testa, ma non con la vita. Ma proprio per farci toccare con mano che senza di Lui non possiamo niente (come ha fatto con Pietro) il Signore a volte ci lascia vagare per strade sbagliate, così dopo non presumeremo più di noi stessi. “I passi del mio errare tu li hai contati”, dice il salmo 34, e questo errare non va inteso solo nel senso di vagabondare, ma proprio nel senso di sbagliare. Quante volte abbiamo vagato errabondi, e non solo nel senso di vagabondi…
Dove inizia la strada?
Ma solo così eviteremo di cadere nell’illusione che è il pericolo più grande per la vita spirituale. Se volete fare un lungo cammino dovete prima farvi questa domanda che vi ho già raccomandato altre volte: dove inizia la strada? Volete sapere cos’ha risposto il Signore a me quando gli ho fatto questa domanda? Una risposta che mai avrei immaginato: la strada inizia per terra! Cioè: smettetela di planare a mezz’aria, di presumere di voi stessi ritenendovi ciò che non siete. Posate prima i piedi a terra e solo allora comincerete a fare un cammino vero e a contare su di Me e a capire che senza di me siete canne sbattute dal vento.
A questo punto, visto che i discepoli di oggi siamo noi, dobbiamo sentire rivolta a ciascuno in particolare questa domanda del Maestro: “E per te chi sono Io?”. A voi la risposta.
Testi ripresi da: http://www.lachiesa.it