La Chiesa può riconnettersi con l’Europa?
I viaggi di Leone nel continente offrono segnali di un nuovo rapporto.

Papa Leone XIV saluta i fedeli dopo la preghiera di mezzogiorno nella Cattedrale della Santa Croce, 9 giugno 2026 (foto OSV News/Simone Risoluti, Vatican Media).
La Chiesa può riconnettersi con l’Europa?
Massimo Faggioli
23 giugno 2026
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Se il calendario imposto dal Giubileo del 2025 aveva reso papa Leone una sorta di «prigioniero del Vaticano», la prima metà del 2026 gli ha offerto molte più occasioni di viaggiare. L’estate ne promette altre, in particolare verso luoghi chiave per la Chiesa nel Vecchio Continente. Di ritorno dalla Spagna, meta del suo primo viaggio europeo di più giorni da papa, Leone si è diretto a Sant’Angelo Lodigiano, in Italia, città natale di santa Francesca Cabrini, per poi recarsi a Pavia, dove sono venerate le reliquie di sant’Agostino. Sarà quindi a Lampedusa il 4 luglio, ad Assisi il 6 agosto (per l’ottocentesimo anniversario della morte di san Francesco), a Rimini il 22 agosto (per l’incontro annuale del movimento Comunione e Liberazione) e, alla fine di settembre, in Francia.
Il viaggio in Spagna ha trasmesso un messaggio globale. Le tappe di Leone hanno incluso Tenerife e Gran Canaria — simboli del ruolo della Spagna nei flussi migratori dal Sud globale verso l’Europa —, oltre ad alcuni centri della Spagna cattolica. Per Leone, che incarna costantemente il realismo di Agostino, è stato anche un omaggio alla cultura cattolica spagnola: nessuna traccia di contemptus mundi, il distacco ascetico dalle realtà terrene, bensì un’accoglienza di ciò che ha incontrato.
Inevitabilmente, il viaggio ha veicolato anche alcuni messaggi politici. I sette giorni di Leone in Spagna hanno concluso un semestre segnato dalle tensioni con l’amministrazione Trump, alla quale il governo spagnolo ha tenuto testa su varie questioni, dai dazi alla guerra lanciata dagli Stati Uniti contro l’Iran. Ma la situazione va oltre il solo Trump ed è indicativa del modo in cui l’Europa guarda a un mondo potenzialmente post-NATO, mentre valuta nuovi rapporti con Cina e India e affronta le minacce della Russia di Putin. La riconnessione di Leone con l’Europa non ricorre al consueto linguaggio delle «radici cristiane», ma cerca piuttosto di collocare la Chiesa cattolica in opposizione alle politiche neoimperiali e alle false promesse utopiche dei leader della tecnologia e dell’intelligenza artificiale, inserendo quelli che un tempo venivano definiti valori «non negoziabili» — su questioni come l’etica sessuale, l’aborto e il genere — in un quadro più ampio, capace di estendersi a orizzonti ideologici assai lontani. Lo si è potuto cogliere nel discorso pronunciato da Leone a Madrid, che ha mostrato elementi sia di continuità sia di discontinuità rispetto al discorso di Benedetto XVI al Bundestag di Berlino nel 2011:
Mi spetta oggi rivolgere una parola serena e ferma a coloro che portano la grave responsabilità di ordinare giuridicamente la convivenza sociale. Questa convivenza può essere minacciata dalla cultura dello scarto, come papa Francesco ha ammonito tante volte (cfr. Discorso all’Assemblea plenaria della Pontificia Accademia per la Vita, 27 settembre 2021). In questo senso, se la vita cessa di essere riconosciuta come un valore fondamentale, quale futuro possono avere le nostre società? Può dirsi pienamente giusta una comunità che relega nell’ombra il bambino non ancora nato, l’anziano, il malato, chi soffre in silenzio o chi dipende interamente dalle cure altrui? La difesa della vita umana non è né una questione di parte né un interesse confessionale: è un traguardo di civiltà. Ogni vita umana deve essere riconosciuta e tutelata dal concepimento fino alla sua fine naturale, in ogni circostanza della sua esistenza. Quando questa certezza si offusca, i più vulnerabili sono le prime vittime e la legge perde il suo significato più profondo: servire e proteggere ogni persona. Per questo la grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di accompagnare, proteggere e amare le vite più fragili.
La visita di Leone è stata significativa anche alla luce delle tensioni degli ultimi anni legate allo scandalo degli abusi sessuali. In Spagna, la pressione politica e mediatica a favore di indagini e sanzioni è stata molto più forte che in altri Paesi europei. Eppure, i negoziati sull’accordo di riparazione tra Chiesa e governo non hanno messo in ombra il viaggio papale, una differenza notevole rispetto alle visite di Francesco in Perù, Canada, Irlanda e Belgio. Leone ha ricevuto un’ovazione di sette minuti anche dopo aver presentato il diritto della Chiesa a mantenere riservati i colloqui tra sacerdote e penitente come una questione di libertà religiosa, richiamandosi agli Accordi di Helsinki del 1975 (all’epoca un punto molto importante nella lotta contro l’oppressione della Chiesa da parte del comunismo). La crisi degli abusi rimane una ferita aperta e alcune vittime e alcuni sopravvissuti restano scettici. Tuttavia, in questo momento delicato per l’Europa, la politica e l’opinione pubblica spagnole hanno privilegiato il rapporto con il Vaticano; sembra esserci fiducia nel nuovo papa. Poche ore dopo la conclusione del viaggio, il Vaticano ha pubblicato nuovi statuti per la Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.
I sette giorni di Leone in Spagna hanno concluso un semestre segnato dalle tensioni con l’amministrazione Trump.
Dalle parole di Leone è emerso chiaramente anche che la Chiesa non guarda con favore al partito spagnolo di estrema destra Vox. I vescovi spagnoli avevano già espresso direttamente al Vaticano, nel corso dell’ultimo anno, le loro preoccupazioni riguardo a Vox, e Leone ha dimostrato di voler collaborare con loro e con le Chiese locali del Paese (le prossime elezioni politiche spagnole si terranno nel maggio 2027). Vedremo più in generale altri segni di questa collaborazione nel concistoro dei cardinali convocato da Leone per la fine di giugno.
Il viaggio ha rivelato la centralità dell’Europa nella visione storica di Leone: essa è chiamata a tenere insieme «realtà sociale e storia» in tutta la loro complessità, senza fondamentalismi né narrazioni identitarie, comprese quelle nazionali. È un messaggio rivolto sia alle forze etnocentriche e nativiste di destra sia ai gruppi di sinistra che condannano indiscriminatamente il passato. Leone lo ha chiarito nel discorso pronunciato a Madrid il 6 giugno, in occasione dell’incontro con il re e la regina di Spagna, le autorità civili e il corpo diplomatico:
Per amore della verità, invito tutti ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della vostra storia, così da superare sterili semplificazioni attraverso una feconda valorizzazione della complessità. Vedo qui una vocazione particolarmente adatta all’Europa, nella quale la Spagna svolge un ruolo unico e fondamentale. Questo è il dono che il «Vecchio Continente» può offrire al mondo, se desidera rimanere giovane, perché la giovinezza appartiene a coloro che sentono di avere un futuro e una missione ancora dotati di significato. Valorizzare e studiare la complessità, imparare non a negarla ma ad accoglierla come una benedizione, e rifuggire dagli approcci identitari che sembrano spiegare tutto ma riempiono il mondo soltanto di «fantasmi» e nemici: questi sono i compiti di chi è erede di una grande storia.
Da tempo il Vaticano considera i Paesi europei custodi del multilateralismo e ponti di riconciliazione, e Leone ha espresso gratitudine alla Spagna «per la sua fedele adesione al diritto internazionale e al multilateralismo, che si riflette in un impegno attivo per la pace e la solidarietà tra i popoli». Tale multilateralismo è importante non soltanto nelle relazioni internazionali, ma anche nel complesso e conflittuale universo del cattolicesimo globale. Leone attribuisce valore alla pace e all’ordine, e l’Europa di oggi può offrire un contributo a questa Pax Vaticana, molto diversa dalla Pax Americana proposta all’Europa da J. D. Vance e Marco Rubio negli ultimi diciotto mesi.
Leone si distingue ovviamente dall’amministrazione statunitense anche sull’immigrazione. In Spagna ha inviato segnali inequivocabili di sostegno alla causa dei migranti e rivolto severi ammonimenti ai trafficanti riguardo al giudizio di Dio. Il suo richiamo alla dottrina sociale della Chiesa è stato però articolato e rivolto in entrambe le direzioni:
Integrazione non significa cancellare la storia di chi arriva o pretendere che abbandoni tutto ciò che fa parte della sua memoria. Né significa creare mondi paralleli, chiusi gli uni agli altri, nei quali le persone vivono fianco a fianco senza incontrarsi davvero. L’integrazione è un cammino reciproco: chi arriva impara ad abitare una nuova terra e chi accoglie impara ad ampliare la propria casa senza diluire la propria identità né chiudere il cuore all’incontro. A voi, cari fratelli e sorelle migranti, spetta una parte nobile e necessaria di questo cammino: aprirvi con fiducia alla comunità che vi accoglie, impararne la lingua, rispettarne le leggi, conoscerne le consuetudini, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni.
Ha invocato migrazioni legali e integrazione, ma ha anche ricordato i rischi affrontati dai migranti nell’inseguire «sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare». «Non credete a chi promette paradisi facili in cambio del vostro corpo, del vostro denaro, del vostro silenzio o della vostra libertà», ha affermato. «Quelle false promesse sono “canti di sirene”; sono industrie di morte». Allo stesso tempo, Leone XIV ha ricordato ai cattolici che una posizione cattolica a sostegno dei migranti non può essere separata dall’evangelizzazione e dal Vangelo:
Vorrei chiedere ai cattolici anche un’altra cosa: che l’integrazione non sia ridotta a un impegno sociale, per quanto necessario. Coloro che giungono nelle nostre parrocchie hanno bisogno di pane, alloggio, assistenza linguistica, lavoro e protezione. Devono trovare anche una comunità capace di offrire percorsi per conoscere Gesù Cristo attraverso la testimonianza della vita e della parola, sempre nel rispetto della coscienza e della libertà di ogni persona. Evangelizzare significa condividere, con rispetto e umiltà, il tesoro che sostiene la nostra azione e la nostra speranza. Una Chiesa che accoglie è anche una Chiesa che annuncia, offrendo Cristo senza imporlo e che, al tempo stesso, riceve il Vangelo dalle mani dei poveri.
Alcuni viaggi papali hanno inaugurato nuove epoche, come quello di Giovanni Paolo II in Polonia nel 1979 o a Denver nel 1993. Non sappiamo ancora se il viaggio di Leone in Spagna e le sue prossime visite europee rientreranno in questa categoria. (La reazione europea e la traiettoria di questo pontificato dipenderanno anche da ciò che accadrà negli Stati Uniti nei prossimi mesi.) Ma rispetto a Francesco — che studiò per brevi periodi in Europa, ma da papa limitò i viaggi nel continente e non visitò mai la Spagna — Leone XIV, originario di Chicago, ha certamente inserito l’Europa nella propria mappa. Anche se non è più il centro del mondo, essa rimane il punto di collegamento tra le Americhe, l’Africa, l’Asia e il Medio Oriente. Leone sembra riconoscerlo: il suo viaggio in Spagna è stato in parte una richiesta di aiuto all’Europa, ma anche un’offerta del proprio.
Massimo Faggioli è professore di teologia storica presso la Villanova University. Il suo prossimo libro su papa Leone XIV sarà pubblicato in inglese da Liturgical Press nell’agosto 2026.
Traduzione
http://www.comboni2000.org