Il racconto.

Sono passati anni da quando Abramo ha creduto guardando le stelle, e la promessa di un figlio non si è ancora compiuta. Quando Abramo ha novantanove anni, il testo narra un nuovo incontro, più solenne dei precedenti: «Il Signore gli apparve e gli disse: “Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza e sii integro”» (Genesi 17,1). Non è una promessa nuova, né una semplice ripetizione della precedente: è un invito a un cammino continuativo, a un modo di stare nel tempo che duri oltre l’istante dell’incontro. Subito dopo, Dio stabilisce con Abramo un’alleanza suggellata da un segno permanente inciso nella carne, la circoncisione, e cambia il nome del patriarca da Abram ad Abramo, “padre di una moltitudine di popoli”: un nome nuovo per un legame che si vuole duraturo, non occasionale.

Ripresa teologico-filosofica.

Questa scena si inserisce in un arco narrativo più ampio, che comprende l’alleanza con Noè dopo il diluvio e, a suo culmine, l’alleanza del Sinai, nella quale un popolo intero sarà costituito come tale dal legame con Dio; ma è nella formula rivolta ad Abramo – “cammina alla mia presenza” – che l’alleanza si mostra con particolare chiarezza come un camminare insieme nel tempo, piuttosto che come un contratto firmato una volta per tutte e poi archiviato. L’alleanza rivela che il legame religioso non è un rapporto occasionale o revocabile a piacimento, ma una struttura che impegna reciprocamente, sul modello – pur con tutte le differenze del caso – del patto fra persone piuttosto che del contratto fra parti intercambiabili, per le quali ciò che conta è solo l’esito della transazione. Qui il pensiero di Paul Ricoeur sulla promessa mantenuta come fondamento dell’identità narrativa offre una chiave di lettura feconda, sempre a titolo di analogia illuminante e non di sovrapposizione indebita: io sono, nel tempo, colui che ha promesso e che si riconosce ancora, oggi, nella parola data ieri, anche quando le circostanze sono mutate. È questa identità narrativa, capace di attraversare il tempo senza dissolversi a ogni cambiamento, che l’alleanza biblica anticipa e custodisce.

Rilevanza giovanile.

In una cultura segnata dalla precarietà dei legami – relazionali, lavorativi, persino identitari, in un mondo che chiede continua flessibilità e riconversione – la categoria dell’alleanza tocca direttamente un’ansia molto diffusa fra i giovani: esiste un legame che tenga, che non si dissolva al primo urto o alla prima delusione, in un tempo in cui persino le amicizie si misurano talvolta sulla base di una convenienza reciproca continuamente rinegoziabile? Gli adolescenti che hanno visto attorno a sé legami familiari spezzarsi, o che vivono relazioni amicali segnate dalla logica dell’usa e getta tipica di certe dinamiche digitali, portano dentro di sé, spesso senza saperlo nominare, la stessa domanda che la scena di Genesi 17 mette in scena: è possibile un “camminare alla presenza” di qualcuno che non si limiti a un incontro isolato, ma accompagni nel tempo, attraverso i cambiamenti, senza tradire?

Traccia educativa.

Educare all’alleanza significa accompagnare i giovani a distinguere fra i legami usa-e-getta e i legami che si costruiscono nel tempo attraverso la fedeltà, mostrando concretamente, nella relazione educativa stessa, che la fedeltà non è rigidità né mancanza di libertà, ma la forma temporale dell’amore: un amore che sceglie di restare anche quando sarebbe più comodo andarsene. Significa anche restituire dignità al segno visibile, corporeo, dell’alleanza – la circoncisione, nel racconto biblico – perché anche oggi i legami che durano hanno bisogno di gesti concreti che li rendano visibili e li rinnovino nel tempo, e non solo di sentimenti evanescenti che rischiano di consumarsi non appena vengono meno le circostanze favorevoli.

1. Approfondimento esegetico

Il contesto narrativo
Sono passati tredici anni dalla nascita di Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar, e ventiquattro dalla prima chiamata di Genesi 12: Abramo ha novantanove anni, e la promessa di un figlio da Sara non si è ancora compiuta. È in questo tempo di attesa ormai lunghissima, quando ogni ragione umana suggerirebbe di considerare chiusa la questione, che il testo registra un nuovo incontro, più solenne dei precedenti: «Il Signore apparve ad Abram e gli disse: “Io sono il Dio onnipotente: cammina alla mia presenza e sii integro”» (Genesi 17,1). Non è una promessa nuova, né una semplice ripetizione di quella di Genesi 15: è un invito a un modo di stare nel tempo che non si esaurisce nell’istante dell’incontro, ma lo eccede e lo prolunga.

Il segno inciso nella carne
Subito dopo, Dio stabilisce con Abramo un’alleanza suggellata da un segno permanente e corporeo, la circoncisione, da praticare su ogni maschio della casa a otto giorni dalla nascita, «segno dell’alleanza tra me e voi» (Genesi 17,11). È un dettaglio che l’educatore non deve minimizzare né edulcorare: il testo biblico sceglie di legare l’alleanza non a un semplice giuramento verbale, ma a un segno fisico, permanente, portato nel corpo per tutta la vita. Contestualmente, Dio cambia il nome del patriarca da Abram, “padre eccelso”, ad Abraham, interpretato dal testo stesso come “padre di una moltitudine di popoli” (Genesi 17,5), e analogamente muta il nome della moglie da Sarai a Sara: un nome nuovo, come già era accaduto e come accadrà ancora nel nostro itinerario a Giacobbe, per un legame che si vuole duraturo e non occasionale.

L’arco delle alleanze bibliche
Questa scena si inserisce in un arco narrativo più ampio di alleanze successive, che l’educatore può richiamare per dare respiro storico alla giornata: l’alleanza con Noè dopo il diluvio, di cui ci occuperemo nella settima giornata; l’alleanza qui narrata con Abramo; l’alleanza del Sinai, nella quale un intero popolo, non più un singolo patriarca, viene costituito come tale dal legame con Dio (Esodo 19-24); e infine, nella prospettiva cristiana, la nuova alleanza annunciata dal profeta Geremia – «Ecco, verranno giorni… nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova» (Geremia 31,31) – e proclamata da Gesù nell’ultima cena. È utile che i ragazzi percepiscano come il tema dell’alleanza attraversi l’intera Scrittura, dal primo patriarca fino all’ultima cena, mostrando una coerenza profonda nel modo in cui Dio sceglie di legarsi all’umanità.

2. Ripresa teologico-filosofica ampliata

Il camminare insieme come identità narrativa: Paul Ricoeur
Il filosofo Paul Ricoeur ha dedicato una parte importante della propria riflessione al tema della promessa mantenuta come fondamento di ciò che egli chiama identità narrativa: io sono, nel tempo, colui che ha promesso e che si riconosce ancora, oggi, nella parola data ieri, anche quando le circostanze sono mutate profondamente. Questa identità narrativa si distingue sia dalla pura permanenza di una sostanza immutabile, sia dalla pura discontinuità di chi cambia a ogni nuova circostanza: è un’identità che tiene insieme cambiamento e fedeltà, come chi cammina resta la stessa persona pur mutando passo dopo passo il proprio luogo. Applicata al racconto di Abramo, questa categoria illumina bene perché la formula scelta da Dio non sia un contenuto da credere una volta per tutte, ma un movimento – “cammina” – da compiere ogni giorno di nuovo.

La fedeltà creativa: Gabriel Marcel
Il filosofo francese Gabriel Marcel ha dedicato pagine dense al tema della fedeltà, distinguendo quella che chiama fedeltà creativa da una semplice ostinazione nel mantenere una posizione presa una volta per tutte. Per Marcel, la fedeltà autentica non è la ripetizione meccanica di un impegno passato, ma un atto sempre rinnovato di presenza all’altro, capace di adattarsi a circostanze mutate senza per questo tradire la sostanza dell’impegno assunto. È una categoria preziosa per leggere «cammina alla mia presenza»: non un restare immobili in un punto fissato una volta, ma un movimento continuo che resta fedele proprio perché non smette di camminare.

Il legame e il contratto
Sul piano più propriamente teologico, vale la pena che l’educatore aiuti i ragazzi a cogliere la differenza fra un’alleanza e un contratto, differenza che la tradizione biblica custodisce con precisione. Un contratto lega due parti in vista di uno scambio determinato, ed è per sua natura revocabile quando lo scambio non risulta più conveniente per una delle parti; un’alleanza, invece, lega le persone stesse, non solo i beni scambiati, ed è per questo strutturalmente orientata alla durata, anche quando le condizioni che l’avevano resa vantaggiosa vengono meno. L’alleanza con Abramo continua anche quando, come si vedrà, Abramo stesso vacillerà nella fede o commetterà errori: è questa capacità di reggere oltre la prestazione a distinguere il linguaggio biblico dell’alleanza da ogni logica meramente contrattuale.

3. Sezione psicologico-antropologica

James Marcia e gli stati dell’identità
Lo psicologo James Marcia, sviluppando la teoria eriksoniana, ha descritto quattro possibili stati dell’identità adolescenziale a seconda della presenza o assenza di due fattori: l’esplorazione delle alternative possibili e l’impegno, cioè la scelta stabile che segue quell’esplorazione. Vi è una identità diffusa, priva sia di esplorazione sia di impegno; una identità preclusa, che assume impegni senza aver mai esplorato alternative, spesso per pura adesione ai modelli familiari; una moratoria, che esplora attivamente senza ancora essersi impegnata; e infine una identità raggiunta, che giunge a un impegno stabile dopo un tempo autentico di esplorazione. Il cambiamento di nome di Abramo in Genesi 17, che giunge dopo ventiquattro anni di cammino, di dubbi, di soluzioni provvisorie come la nascita di Ismaele, può essere proposto ai ragazzi come immagine narrativa di un’identità finalmente raggiunta: non un’illuminazione improvvisa, ma l’esito di un lungo percorso di esplorazione che sfocia in un impegno che porta, significativamente, un nome nuovo.

L’impegno come fattore di benessere psicologico
Numerosi studi di psicologia dello sviluppo confermano che la capacità di assumere impegni stabili – in ambito affettivo, professionale, valoriale – correla positivamente con il benessere psicologico complessivo della persona adulta, mentre la permanenza prolungata in uno stato di indecisione cronica, priva di ogni impegno, tende ad associarsi a livelli più alti di ansia e insoddisfazione. Questo dato, che l’educatore può comunicare ai ragazzi in termini semplici, aiuta a contrastare un’immagine diffusa secondo cui ogni impegno stabile sarebbe di per sé una perdita di libertà: il racconto di Abramo, così come la ricerca psicologica contemporanea, suggerisce piuttosto che la libertà matura si compie, e non si perde, nell’assunzione di legami duraturi.

4. Sezione letteraria

Gabriel García Márquez, L’amore ai tempi del colera
Il romanzo racconta un amore che attraversa oltre cinquant’anni di separazione, di matrimoni altrui, di invecchiamento, prima di potersi finalmente compiere: una storia di fedeltà che non si consuma nell’intensità di un singolo incontro, ma si costruisce proprio nella capacità di attraversare il tempo senza spegnersi. È un riferimento efficace per mostrare ai ragazzi, in un registro narrativo lontano da quello biblico ma per questo complementare, come la letteratura contemporanea continui a interrogarsi sulla possibilità di una fedeltà che dura, contro ogni logica dell’istante.

Johann Wolfgang von Goethe, Le affinità elettive
Il romanzo goethiano, di segno opposto rispetto al precedente, racconta la crisi di un matrimonio quando l’arrivo di due nuovi personaggi introduce attrazioni che la metafora chimica del titolo – le affinità elettive fra sostanze – descrive come quasi ineluttabili. Proporre questo romanzo in
contrappunto al racconto di Abramo permette di far emergere per contrasto la natura specifica dell’alleanza biblica: mentre nel romanzo di Goethe il legame cede all’attrazione del momento presentata come forza quasi naturale e irresistibile, l’alleanza di Genesi 17 chiede esplicitamente ad Abramo di camminare, cioè di scegliere ogni giorno di nuovo la fedeltà, resistendo alla logica secondo cui ciò che è più intenso nell’istante debba prevalere su ciò che è stato promesso nel tempo.