La Chiesa ha bisogno di una nuova iniziazione cristiana, ma anche di una nuova iniziazione culturale. Per costruire un futuro che al momento non riusciamo ancora a immaginare

di Paola Springhetti
15 Luglio 2026
Per gentile concessione di
http://www.vinonuovo.it
Proviamo a immaginare una Chiesa nella quale i bambini vengono battezzati solo se i genitori si impegnano ad educarli cristianamente e nella quale sono proprio loro, i genitori, a battezzarli; in cui la Cresima viene ricevuta prima dell’Eucarestia, verso i 6 anni, quando inizia l’età del pensiero logico, perché completa il percorso iniziato col battesimo; in cui la prima Comunione avviene attorno agli 11/12 anni, perché la partecipazione consapevole alla Messa è la meta ultima dell’itinerario di iniziazione. Una Chiesa in cui il numero dei ministeri si moltiplica, in cui i vescovi consultano i parrocchiani quando cambia il parroco…
Non sono fantasie: sono alcune delle proposte che Francesco Grasselli fa nel suo ultimo libro: “Cambiare la Chiesa, rigenerare il mondo. Per una nuova iniziazione cristiana e culturale” (ed. La Bancarella, 2026). Un titolo impegnativo, che sottintende che la Chiesa ha sì, bisogno di convertirsi, ma questo cambiamento può – anzi deve – contribuire a cambiare il mondo. E, soprattutto, che abbiamo bisogno di una nuova iniziazione cristiana, ma anche di una iniziazione culturale condivisa con tutti, anche con chi non è credente.
CAMBIARE LA CHIESA…
La diagnosi da cui Grasselli parte è chiara: nonostante il Concilio, nonostante il Cammino sinodale, restiamo immersi in una pastorale di pura conservazione, ammantata di modernità grazie alla ricerca di linguaggi nuovi, che però ripropongono contenuti vecchi. Invece occorre andare oltre, e tra l’altro ripensare a fondo l’iniziazione cristiana – qui intesa come formazione cristiana, che deve essere permanente – che dovrebbe poi riflettersi anche in una nuova iniziazione culturale.
Il primo passo è la lettura e lo studio della Bibbia, che deve permeare l’intera pastorale (e per questo, tra l’altro, ogni diocesi dovrebbe istituire un ufficio per l’apostolato biblico) e che va ricollegata alla situazione storica che viviamo: proprio nel legame tra Parola e storia si può trovare un nuovo dinamismo ecclesiale.
La frequentazione della Bibbia ci aiuterebbe a rimettere al centro del cammino il Mistero, il cui centro è «l’amore universale di Dio», che «si manifesta nel mistero pasquale del Figlio; e che con il dono dello Spirito Santo associa tutti alla Sua opera nella Storia».
Abbiamo quindi bisogno di cambiare gli stili della predicazione, che può partire dalla Parola per interpretare la vita, ma può anche fare il percorso inverso. Abbiamo bisogno di cambiare la catechesi, che ha l’obiettivo non di “insegnare” verità, ma di mettere il bambino di fronte al Mistero. Abbiamo bisogno di ripensare i sacramenti, rivalutando la sacramentalità diffusa (la Chiesa nasce da Cristo, che è sacramento del Padre). E non solo i “sacramenti dell’iniziazione”, ma anche il matrimonio (che cosa significa che la famiglia è “chiesa domestica”? E che cosa succede se la famiglia cristiana non adempie al proprio impegno di evangelizzazione “creativa”?) e il sacerdozio, che va pensato all’interno e non sopra al Popolo i Dio. Ad esempio, perché le nomine dei vescovi e dei parroci non passano mai attraverso una consultazione delle comunità coinvolte? Dovremmo finalmente superare il modello tridentino del parroco, anche valorizzando una pluralità di ministeri: possiamo immaginarne due principali (il ministro dell’Eucarestia e il coordinatore della comunità) affiancati da altri ministri: per la catechesi, ad esempio, per la consolazione dei malati e degli afflitti, per la riconciliazione, per la carità…
Il sacramento delle Misericordia (definizione che Grasselli preferisce a “penitenza” o “riconciliazione”) dovrebbe diventare un grande incontro di gioia e di festa. E il Sacramento degli Infermi dovrebbe diventare il Sacramento della Fragilità, che andrebbe rivalutato nominando i Ministri della Fragilità, coinvolgendo le famiglie e inserendolo in liturgie pubbliche.
…PER RIGENERARE IL MONDO
Una Chiesa capace di ripensarsi così profondamente sarebbe una Chiesa più libera, capace di considerare la propria missione nel mondo e l’evangelizzazione non più come proselitismo, ma come impegno per far crescere la qualità delle relazioni tra gli uomini e quelle degli uomini con il bene comune e con il creato. Capace di mettere il mondo in cammino.
La vera sfida sta nell’accostamento dei due aggettivi: “cristiano” e “culturale”. Non si può avviare nessuno all’incontro con il Vangelo senza, al contempo, fornirgli gli strumenti critici per decodificare la complessità del mondo contemporaneo.
Grasselli, infatti, mette in stretta relazione il “cambiare la Chiesa” con il “rigenerare il mondo”. Serve una nuova alleanza tra fede e contemporaneità, un’alleanza che possa costruire una bussola per orientarsi oltre la semplice gestione dell’esistente. Troppi cambiamenti rischiano di travolgerci. La conquista dello spazio, l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale, che convivono con la povertà e la fame in molte zone del mondo, le dinamiche demografiche, la globalizzazione, i movimenti migratori, le guerre e il terrorismo, i cambiamenti climatici, gli sviluppi delle biotecnologie, la liberazione delle donne, l’orgoglio LGBTQ+, le droghe di massa… Sono segni dei tempi con cui è necessario confrontarsi e che richiedono discernimento, per poter indirizzare la comunità degli uomini verso una “nuova civiltà”, libera dall’oscurità e dall’incertezza che in questo momento ci avvolge.
Ma se una nuova civiltà è l’obiettivo, allora bisogna pensare e realizzare percorsi di iniziazione (o di educazione) adeguati, che ruotino attorno ai temi centrali del mistero (con il quale anche i laici di confrontano), del rinnovamento, del dialogo, della mondialità, della cura del creato, della famiglia, della pace. Percorsi che una Chiesa rinnovata dovrebbe poter condividere con il mondo laico, per il bene di tutti.
La sfida è scomoda, ma entusiasmante: smettere di misurare la vitalità della Chiesa dal numero di banchi riempiti la domenica, per iniziare a valutarla dalla sua capacità di generare senso, giustizia e speranza nelle strade del mondo. Già, perché Grasselli è convinto che «rigenerare il mondo è ancora possibile, perché è possibile sperare contro ogni speranza».