L’articolo propone una riflessione teologica e antropologica sulla struttura della persona umana, sulla sua apertura agli altri e sulla sua destinazione alla comunione con Dio-Trinità (fine)

4. La vita cristiana nel dinamismo del Mistero di Dio-Trinità
Al termine del confronto del mistero della persona umana con il Mistero di Dio-Trinità, prendiamo coscienza che Dio ha immesso dentro il nostro essere un autentico positivo orientamento che ci spinge a voler sommergerci nel Mistero della Trinità, in cui scorgiamo il destino definitivo della nostra esistenza umana.
In virtù di quest’orientamento, la vita di fede del cristiano ci appare come un «itinerario». Il termine “itinerario” richiama l’idea del viaggio: ogni viaggio ha una un punto di partenza e una meta da raggiungere, con tappe e soste che lo scandiscono; richiama quindi anche l’idea di una «esperienza», cioè quella conoscenza diretta, pagata di persona, che nasce dall’incontro sempre sorprendente con una realtà, che eccede ogni nostra attesa o deduzione. Ciò significa che nel nostro itinerario verso l’incontro con Dio-Trinità non si tratta anzitutto di confrontarci con un sistema di idee che ci viene presentato e che va studiato. È vero che c’è anche il momento della riflessione intellettuale. Ma questo momento è in funzione dell’elemento più centrale e importante, che è l’esperienza, cioè l’incontro personale con Dio-Trinità, e perciò coinvolge la nostra vita spirituale.
Tale esperienza è anzitutto amore filiale e adorazione di Dio Trinità. É esperienza dell’amore del Padre, esperimentato nella comunione personale con Cristo, sotto la guida dello Spirito Santo.
In effetti, la vita cristiana, in quanto ha le sue radici nel Battesimo, nasce dal Mistero trinitario. In virtù del Battesimo, il cristiano acquisisce la capacità di intime e nuove relazioni con Dio-Trinità: diviene figlio adottivo del Padre, fratello del Figlio, tempio dello Spirito Santo, che stabilisce la sua dimora proprio nel cuore del battezzato e lo apre alla fraternità universale. Così ogni cristiano è chiamato a vivere secondo la novità ricevuta nel Battesimo nella duplice dimensione dell’amore verso Dio-Trinità e verso il prossimo, amato non semplicemente « per amore» di Dio ma «nell’amore» di Dio, finché Dio sia tutto in tutti.
È questo l’aspetto più caratteristico e importante della trasformazione e della novità della vita acquistate mediante il Battesimo. A partire da questo momento la Trinità è alla nostra portata. Le Tre Persone divine, se le accogliamo, sono già in noi:
«Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto: Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò e sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo» (2Cor 6, 16).
Per incontrare Dio, per tanto, non è necessario cercarlo lontano da noi stessi; basta che ognuno entri in se stesso e scenda nell’intimo santuario del suo spirito: Lui lo sta aspettando proprio lì, personalmente e perpetuamente presente. Gesù a varie riprese ci ricorda di questa dimora trinitaria in noi, facendoci capire che la vita spirituale è accorgersi e immergersi nella Trinità già presente:
“Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre … Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori” (Gv 4, 21-23).
Prendiamo così coscienza del fatto che nel corso della Storia della Salvezza la presenza di Dio si trasferisce, si sposta continuamente e progressivamente: dalla Tenda nel deserto al Tempio di Gerusalemme, dal Tempio di Gerusalemme al Corpo di Cristo (Gv 2, 18-22), dal Corpo di Cristo alla Chiesa, suo Corpo Mistico. Per questa ragione Paolo esclama: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3, 16).
“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23).
“Chi osserva i suoi comandamenti dimora in Dio ed egli in lui. E da questo conosciamo che dimora in noi: dallo Spirito che ci ha dato” (1Gv 3, 24).
“Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1Gv 4, 16).
Per tanto, dal Tempio di pietre al Tempio di pietre vive!
Ecco, allora, la nostra anima trasformata in “dimora” di Dio, nuova Betania, dove la Trinità viene a riposare. E noi, come Maria, possiamo contemplare, ascoltare e amare a nostro agio gli Ospiti divini, perché il regno di Dio è dentro di noi stessi: è il mio “focolare”, la mia casa paterna, dove trovo tutti i membri della famiglia divina.
Ma come andare alla Trinità?
La Trinità stessa si è mossa verso di noi, ci è venuta incontro in Cristo Gesù.
Per tanto, in questo itinerario verso l’incontro con Dio-Trinità, Gesù è il cammino, perché è il Figlio che viene a noi dal seno del Padre, per opera e grazia dello Spirito Santo. Accogliendolo nella sua vita, il cristiano lo proclama come unica Via, Verità e Vita, che viene dal Padre e al Padre conduce.
Allora vivo nella gioia che viene dalla bella notizia che:
Il Padre vive in me, che sono suo figlio, che egli continua a generare alla vita soprannaturale, nello stesso tempo che genera il Verbo, il suo Figlio-Padre amoroso (Sua perfetta Icona), ricco in misericordia e perdono, sempre pronto ad ascoltare la mia preghiera, ad arricchirmi con le sue grazie, a rialzarmi figlio prodigo in ginocchio ai suoi piedi e a stringermi tra le sue braccia, così vicino al cuore: “Avevo perduto mio figlio e l’ho ritrovato!”. Dio opera senza interruzione la mia salvezza in Cristo: “Il Padre mio opera sempre” (Gv 5, 17).
E con il Padre vive in me Gesù: “Anch’io opero” (Gv 5, 17). Infatti, anche Gesù, in quanto Verbo eterno del Padre, abita nella mia anima e la santifica… Vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo, il Verbo illumina il mio essere. Ero tenebre, ed eccomi trasformato in splendore del suo volto, in figlio della luce (Ef 5, 8). Con amore e prodigalità, il Salvatore versa su di me i meriti della sua Passione e i tesori della sua Redenzione, mi alimenta con il suo Corpo ed il suo Sangue, per inserirmi nella sua personalità mistica e fare del povero uomo che sono io uno dei suoi membri vivi: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2, 20), in modo che la mia vita sia un’irradiazione della sua.
E chi ci darà gli occhi per vedere Gesù Cristo e i piedi per incontrarlo e in Lui entrare nel nostro unico cammino che ci conduce al Padre?
Lo Spirito Santo collabora a questa opera di divinizzazione e cristificazione, dimorando e vivendo nell’anima del cristiano: “Non sapete che lo Spirito di Dio abita in voi? Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartiene a voi stessi” (1Cor 3, 16; 6, 19).
“Da questo si riconosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito” (1Gv 4, 13).
É quello Spirito Santo che Gesù ha promesso di mandare ai suoi discepoli, affinché insegnasse loro tutte le cose (cfr. Gv 15, 26), e che li fa figli nel Figlio e grida nei loro cuori “Abba, Padre!” (Rom 8, 15 e Gal 4, 6).
Vivere la vita cristiana è lasciarsi aprire il cuore dal Signore (cfr. At 6,14) e accogliere lo Spirito Santo, che concede al credente il dono di vivere Cristo nel concreto delle situazioni della sua vita, scoprendolo presente nella sua stessa vita, nella famiglia, nella comunità, nella Chiesa, nel mondo, in forme sempre nuove.
Nella vita cristiana lo Spirito Santo è proclamato nella sua forza vivificatrice e attraverso una vita aperta alla sua azione, cioè vissuta “nell’unità dello Spirito Santo”, affinché Dio sia tutto in tutti in ogni tempo e luogo.
Così la vita cristiana è una Pentecoste permanente e sempre nuova. Lo Spirito discende su di noi, come ha fatto con la Vergine Maria, per operare in noi come una nuova Incarnazione del Verbo, per far nascere e crescere Gesù in ognuno di noi, in modo che ciascuno “sia, per Lui, una nuova umanità in cui Lui rinnovi il suo Mistero”. Di fatti Egli è lo Spirito della luce, della forza, dell’amore, della vita; lo Spirito che illumina, fortifica ed infiamma i cuori, con il fine di far vivere la vita del Verbo fatto uomo. Lo Spirito Santo chiede al cristiano di vivere nella sua persona il mistero già vissuto da Gesù.
Si può affermare con Sant’Agostino che in Cristo tutto, la sua vita, la sua morte, la sua resurrezione ed ogni suo gesto è come il simbolo di ciò che sarebbe stato la vita di ogni cristiano.
Il nucleo della vita cristiana sta, per tanto, in questa misteriosa relazione con la Trinità, nella quale le tre Persone vivono, le une per le altre, in un’unità perfetta, che è pienezza di reciprocità, di essere e di amore. Dio è Amore (1Gv 4,8.16). Questo Amore è uno, è l’unità suprema, ma non c’è amore se non ci sono più persone. Dio, dunque, è relazione, modello, principio e termine di ogni relazione. Da questo Mistero di Amore trinitario riceviamo quella luce che unifica, e che dà il senso vero alla nostra vita.
Vivere la Trinità, principio, modello e termine di ogni amore, è assumere il paradigma trinitario come base del capovolgimento dell’egoismo in altruismo, del vivere-per-sé al vivere-con-e-per-gli-altri. Questo amore cristiano è una vera rivoluzione, una trasfigurazione, un passaggio da un modo di vivere egocentrico, centrato sull’esclusione dell’altro, al modo di vita delle Tre Persone divine, che vivono, le une per le altre, in un’unità perfetta, che è pienezza di reciprocità, di essere e di amore.
La Trinità, dunque, è fonte, origine della vita cristiana che, a sua volta, tende alla maggior gloria della Trinità, divenendo epifania dell’Amore di Dio nel mondo: il Figlio nel Padre, i battezzati nel Figlio, nell’unico abbraccio dello Spirito Santo, lanciati verso le braccia del Padre, totalmente disponibili per la realizzazione del suo Piano di salvezza sull’umanità.
Vivere la vita cristiana è riconoscere che tutto viene dalla Trinità e tutto a LEI deve ritornare; la Trinità è nel principio e nel termine del tempo, del mondo, della storia di ogni essere umano; Ella è la fonte e la dispensatrice di ogni bene, anzi è l’unico Bene, tutto il Bene, il sommo Bene.
Così la Trinità, il Mistero cristiano per eccellenza, diviene la prima meta della vita cristiana. Vivere la vita cristiana è sommergersi nel Mistero della Trinità e proclamare le ricchezze dell’amore divino-trinitario a tutti gli uomini.
Questo itinerario può essere considerato da diversi punti di vista:
1º. Dal punto di vista della persona
Da questo punto di vista è una esperienza di totalità, che deve toccare i quattro centri vitali della persona: l’intelligenza (contenuti), il cuore (sentimenti), le mani (deve essere pratica), e i piedi (deve aiutare a camminare nella vita, ad andare in missione). È una esperienza che investe la persona in tutte le sue dimensioni, naturali e soprannaturali, affettive ed intellettive, individuali e sociali, e possiamo dire, cosmiche. Tutto ciò si attua nell’«Io», secondo il linguaggio biblico, nel “cuore”, perché è qui che tutte le facoltà dell’uomo trovano la loro unità. Non si tratta quindi di un’esperienza superficiale, sensibile, neppure soltanto di un’esperienza nel senso dell’investigazione e introspezione psicologica; ma fondamentalmente si tratta di un’esperienza nella Fede e attraverso la Fede.
Contemplando la vita cristiana nel suo dinamismo Trinitario, essa ci appare come una realtà essenzialmente dialettica, di cui la Trinità è la fonte e l’origine in Cristo e per mezzo di Cristo, ma dove anche il battezzato interviene in maniera intensa.
Ognuno, infatti, è libero di lasciar agire Dio in lui e di collaborare con Lui. Chi però vuole abbandonarsi a Dio Padre per Gesù Cristo sotto l’azione dello Spirito Santo deve farlo senza esitazioni. II nostro Dio, infatti, è il Dio della vita e non della morte, un Dio che chiama alla liberazione e non alla schiavitù, alla generosità e non al calcolo, alla gioia e non alla tristezza. Lo sbocco di quest’incontro sarà quindi una festa, che è la festa di chi sperimenta già la novità della di vita nascosta con Cristo in Dio (cfr. Col 3,3), dietro l’impulso discreto della carità che lo Spirito Santo infonde nei cuori dei battezzati.
Infatti, “ solo per mezzo di Cristo noi andiamo al Padre, a quel Volto santo di cui Cristo ha detto: ‘Chi vede me vede il Padre’… Quando andiamo al Padre dobbiamo farlo con Cristo, cercarlo e pensarlo con lo Spirito di Lui, che si cela come se dicesse: ‘Non io, ma il Figlio!’ Egli è il Divino Umile, che opera in segreto, che si è spogliato di sé e nulla vuole se non ‘prendere di quella sostanza che è Cristo e darla a noi’…” (Romano Guardini).
2º. Dal punto di vista dell’oggetto dell’esperienza
L’oggetto dell’esperienza è Dio-Trinità: è l’esperienza di Dio-Trinità. Quello che conta non è sapere chi è Dio, ma incontrare Dio nelle Tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Incontrare il Dio che ci salva, e che diventa uno di noi, il Dio che è entrato ed entra nella storia dell’umanità e di ogni uomo, il Dio che ama e che perdona, che vive la vita comune degli uomini, che muore, che risuscita, che fonda la Chiesa, che ha un disegno su ciascuno di noi. E tutto questo per amore, per restare vicino a noi, per essere il Dio-con-noi.
Questo cammino si concretizza nell’incontro con l’umanità di Cristo risorto, per mezzo dello Spirito, di cui ora, gloriosa, è piena. L’iniziativa di tutto è il Padre, il quale «manda» il Figlio in mezzo a noi: Cristo, attraverso la sua morte e risurrezione, diventa con tutta la su umanità «spirito vivificante» (1Cor 15,15), «sorgente di acqua zampillante fino alla vita eterna» (Gv 4,14), cioè sorgente dello Spirito Santo che ci divinizza. Cristo è la sorgente dal Padre destinata a dissetare la sete del nostro essere umano, aperto al Mistero di Do-Trinità, nel quale desidera riposare pienamente e trovare la realizzazione suprema della sua ricerca di Infinito.
2º. Dal punto vista del luogo in cui l’esperienza è vissuta
Il cammino dell’esperienza di Dio-Trinità lo viviamo nella Chiesa e per la Chiesa.
Infatti, tra Dio-Trinità che si comunica al battezzato e il battezzato che risponde accogliendo il dono divino, è attivamente presente la Chiesa. Il battesimo, infatti, non è un fatto puramente interiore, perché Colui che si dona al credente è il Dio della Chiesa visibile; e colui che risponde è un battezzato divenuto membro di questa Chiesa mediante i sacramenti dell’iniziazione cristiana, a cominciare dal battesimo e che vuole dedicarsi a servirla.
Se Gesù è il Sacramento dell’incontro con Dio, se il Battesimo è l’inserzione in Cristo attraverso l’azione dello Spirito Santo, è anche vero che la Chiesa è sacramento dell’incontro con Gesù. Il battezzato, infatti, è inserito e si dona a Cristo vivo e risorto, al Signore Gesù Glorioso, al Cristo vivo oggi nella Chiesa, suo Corpo Mistico. Così, la donazione a Cristo che il battezzato fa di sé, si concretizza nella Chiesa anche come donazione di sé alla Chiesa. È nella Chiesa, infatti, che Cristo conferisce al battezzato una funzione specifica da esercitare, affinché abbia un posto nello svolgersi della storia della salvezza.
In conclusione, la vita cristiana è manifestazione, epifania, di Dio-Trinità nel mondo.
La vita cristiana è anzitutto una confessione di Dio-Trinità, in tutta la sua infinita grandezza e bellezza, fatta non tanto con parole ma con la testimonianza della vita, cioè mediante la vita del credente imbevuta dell’Assoluto di Dio e del suo insondabile Mistero Trinitario.
Partendo dalla testimonianza del mistero di Dio-Trinità, il battezzato è chiamato a vivere nella tensione gioiosa di colui che vuole dare tutto al TUTTO, lasciandosi coinvolgere nel suo amore e dando alla sua vita quotidiana un tono teocentrico-trinitario.
Infatti, il termine della Storia della Salvezza consiste nel piano di Dio che tutta la creazione spirituale riconosca e glorifichi la Trinità Beata, affinché venga il suo Regno. In realtà il Mistero della Trinità è punto di partenza e di arrivo di tutta la vita di fede del cristiano e, per vocazione, di ogni persona umana.
Quel “fiume d’acqua viva limpida come cristallo” (Ap 22, 1), contemplato da Giovanni, scaturisce dal seno di Dio-Trinità, sfocia nella santa umanità di Gesù (1Gv 5, 11-12), Capo della Chiesa (Col 1, 18), si raccoglie lì come dentro di un abisso (Col 1, 19), e da questa umanità si riversa abbondantemente (Gv 1, 16; 10, 10; 19, 28-35; Col 2, 3.9-10; 1Cor 1, 6), per opera dello Spirito Santo (Rom 5, 5), sull’umanità intera, per farla partecipe della sua luce e della sua gloria (Gv 17, 22) e per portarla di nuovo, in Gesù Cristo (1Tim 2, 5; 1Gv 5, 12) nel seno della Trinità da dove era uscita (Gv 4, 14; Col 3, 3; 1Cor 3, 23).
Così la vita divina della quale abbiamo cominciato a partecipare con il Battesimo, si sviluppa seguendo il dinamismo trinitario: ha come fonte prima la Santissima Trinità, passa per l’umanità di Gesù e, sotto l’azione dello Spirito Santo, arriva fino a noi, facendoci entrare nell’intimità della Trinità: Trinità – Umanità di Gesù – Uomini – Trinità.
La Trinità è l’origine e la meta finale di ogni vita umana: il circuito dell’Infinito Amore Uni-Trino ci avvolge!
Elaborato da P. Carmelo Casile
Casavatore, ottobre 2013