L’articolo propone una riflessione teologica e antropologica sulla struttura della persona umana, sulla sua apertura agli altri e sulla sua destinazione alla comunione con Dio-Trinità (continuazione)

2. Struttura e leggi fondamentali dell’essere umano
2.1. Prima legge: – Sei un essere che si riceve dall’Essere Infinito, che è Dio
La radice e l’origine del tuo essere si trova nell’Essere Infinito – Dio. L’«altro» dal quale l’uomo riceve l’esistenza è solo Dio, pienezza e fonte dell’essere. Solo Dio, infatti, può creare, cioè far venire dal nulla. Solo Dio può far sì che «il puro nulla», il «non-essere», si trasformi in un essere. La nostra realtà è precisamente questa: esisto, perché Dio che «chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono» (Rom 4,17), mi chiamò dal «mio nulla»; esisto nel memento presente e nel momento che verrà, perché Dio continua a crearmi e a mantenermi all’esistenza in questi due momenti, presente e futuro.
La nostra realtà è questa: non diamo l’esistenza a noi stessi, ma la riceviamo momento per momento dalla mano creatrice di Dio. Per tanto, la felicità, o la realizzazione personale, consiste nell’ «aprirci a Dio» e prendere coscienza che ci riceviamo da Lui, continuamente. Dobbiamo sentirci come un «vuoto», che può essere colmato da Dio solo, in un atteggiamento di povertà radicale, di speranza fiduciosa e di totale accoglienza di questo Dio in noi.
In realtà, diveniamo «esistenti» e rimaniamo nella nostra esistenza, nella misura in cui riconosciamo il nostro «non-essere». La nostra maggiore disgrazia è «chiuderci» in noi stessi. Fare ciò significa optare per la morte, «morire». Di fatto, ci trasformiamo in «morte» e distruggiamo il nostro essere, nella misura in cui ci isoliamo e blocchiamo l’entrata di Dio in noi.
Essendo così, i veri nemici dell’uomo sono: la volontà di autosufficienza e autonomia assoluta davanti a Dio. Ciò significa vivere la propria morte. Autosufficienza è lo stesso che autodistruzione.
La Sacra Scrittura esprime ripetutamente questa situazione di dipendenza totale, della necessità assoluta che l’uomo ha di Dio, per mantenersi nell’esistenza, attraverso l’immagine della roccia ( per es. Es 17,1-6), della terra deserta e arida che chiede la pioggia (Sl 63), della cerva che brama l’acqua (Sl 42).
Se avessimo consapevolezza che il nostro essere profondo dipende e tende verso Dio, ci renderemmo conto come la preghiera profonda ci porta a raggiungere la sorgente che scaturisce dalle radici del nostro stesso essere e si trasforma in un cammino indispensabile per la nostra realizzazione personale.
2.2. Seconda legge: – Sei un essere lanciato all’incontro con l’Essere Infinito
Sei per natura un «nulla» che ha una sete infinita di esistere. Sta qui il mistero-dramma dell’uomo, in quanto è intrinsecamente orientato verso l’Essere Infinito, Sussistente, che è Dio: voler esistere, voler vivere, significa voler Dio perché solamente in Lui c’è la fonte unica e inesauribile dell’essere.
Ci troviamo davanti all’esigenza più radicale, l’inclinazione più intima dell’uomo. C’è nell’uomo una struttura e un ordinamento ontologico verso il Creatore: la nostra esistenza è orientata in forza della sua intima struttura all’incontro con Dio. L’uomo si realizza nella misura in cui accetta incontrarsi con Dio. Fuori di Dio, il mio «io» neppure esiste. Con ragione posso dire: – Dio mi ama, quindi esisto! Fuggire da Dio, è lo stesso che fuggire davanti alla realizzazione di te stesso.
Questa seconda legge, sant’Agostino la esprime con la celebre frase:
– Signore, ci hai fatto per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposi in te.
2.3. Terza legge: – Sei un essere in relazione e solidale con gli altri esseri.
Scoprire che l’origine dell’uomo è unicamente nell’Essere Infinito e che l’Essere Infinito è la sua ultima meta, è sommamente importante, ma non è sufficiente, perché non spiega e non esaurisce tutta la realtà umana.
Infatti, rimane ancora un problema, che richiede una risposta urgente: scoprire il ruolo degli altri esseri che incontriamo al nostro fianco, scoprire la relazione che hanno con noi, con il nostro essere, le persone e le cose che ci circondano.
Esaminando in profondità questo problema, troviamo la terza legge costitutiva dell’essere umano: – Sei un essere in relazione e solidale con gli altri esseri, cioè, la relazione con gli altri esseri è una legge costitutiva della natura del nostro essere creato.
È vero che nessun essere creato ha la capacità di creare, ma tutti gli esseri hanno la grande capacità di «partecipare», evidentemente in modo finito e proporzionato ad ogni essere, nell’azione creatrice di Dio. Non possono dare l’essere, ma, una volta che esso esista, possono «trasformarlo», cioè, provocare il suo passaggio dal meno al più.
È una legge che abbraccia tutti gli esseri esistenti, dal più semplice al più strutturato. Non si verifica nessun passaggio dal poter essere all’essere, dall’essere meno all’essere più, se non per l’azione di un altro essere già esistente: non c’è progresso nell’ordine dell’esistenza senza il concorso di un altro essere già esistente: nessun essere agisce, nessun essere si muove, se non è sollecitato da un altro essere già in movimento.
Applicando questo principio all’uomo possiamo affermare:
→ Dio non crea il tuo essere umano come una realtà fondata unicamente in se stessa, come un’unità «a sé stante», che si mantiene quindi nell’esistenza da se stessa e, per tanto, isolata, indipendente, assolutamente autonoma e autosufficiente; Dio invece crea il tuo essere umano come una unità «in relazione» con tutti gli altri esseri, umani e non umani, in rapporto e in connessione con essi.
Così ognuno di noi è «legato» a tutti gli altri esseri, è «armonicamente integrato» con essi tutti; condiziona e, a sua volta, è condizionato, è in tensione verso la comunione e la partecipazione nella corresponsabilità, senza perdere la sua individualità, la sua identità profonda.
Per tanto, esistere è un «esistere con», è un «co-esistere», un reciproco «trasformarsi», gli uni per mezzo degli altri.
Questa trasformazione reciproca si realizza mediante l’«incontro»: con le persone e con le realtà terrestri.
Adesso possiamo dare una risposta al problema che ci eravamo posto: – Che relazione hanno le persone e le realtà terrestri (= il creato) con il tuo essere? Chi sono gli altri per me, per te?
Incontro con le persone
La terza legge costitutiva del nostro essere umano ci permette di affermare che in ogni uomo è impressa la vocazione all’«incontro» con gli altri: in questo istante stiamo vivendo questa vocazione…
Quest’incontro si realizza mediante la parola, l’amicizia, l’aiuto, il lavoro, l’attività apostolica, ecc. …
In ogni incontro con l’altro:
1. Si verifica in noi un atteggiamento passivo (= fase del ricevere, dell’accoglienza): qualcosa del mio essere rimasto finora latente e come in attesa di sviluppo, viene ridestato, chiamato a venir fuori, in piena luce, e ad agire proprio per mezzo di quest’altro, che mi interpella. Tutte le volte che avviciniamo e stabiliamo con l’altro un rapporto umano, ne rimaniamo migliorati: il nostro essere fa un passo in avanti, «si trasforma», diventa di più se stesso, cioè quello che è chiamato ad essere. Per questo si dice che nell’attività apostolica «i poveri ci evangelizzano»: non ci offrono un Vangelo nuovo, semplicemente ci aiutano a prendere coscienza delle esigenze evangeliche e a essere coerenti con esse.
2. Si verifica anche un atteggiamento attivo, oblativo (= fase del dare, del consegnarsi): qualcosa che nell’altro già esisteva come disposizione messa in lui dal Creatore, arriva alla sua maturazione in virtù dell’incontro con altro, con me, con te: ideali di vita, piani di apostolato, decisioni importanti della vita, forse non sarebbero mai emersi in lui se non si fosse incontrato con l’altro, con te, con me… Ecco come ciascuno di noi partecipa all’opera creatrice di Dio. È una responsabilità, nessuno infatti ha il diritto di prendere l’atteggiamento di Caino: «Non lo so; sono io forse il guardiano di mio fratello?» (Gn 4,9).
Incontro con le cose o realtà terrene
Che significato hanno le realtà terrene nella nostra vita, nella tua vita?
Anche in quest’ambito sei chiamato ad un «incontro», che si realizza per mezzo del contatto con il creato, per mezzo del lavoro, dell’arte, della produzione, degli avvenimenti storici…
Anche in questo tipo di incontro si verifica:
1. Un atteggiamento passivo (fase del ricevere): l’aria, la luce, lo studio, il lavoro, l’arte, la cultura, gli avvenimenti storici, socio-politici e tutte le altre realtà, per disposizione divina (Provvidenza), provocano una continua e profonda «trasformazione» del tuo essere, nei suoi vari livelli, sviluppando le facoltà e facendo venir fuori dal tuo mondo interiore energie, emozioni, motivazioni e le attuazioni pratiche.
Ogni incontro con le realtà terrene è destinato a trasformarci ancora di più in ciò che siamo chiamati a essere.
2. Un atteggiamento attivo (fase del trasformare, fase creatrice): il nostro essere è chiamato a compiere una missione decisamente attiva in relazione con le realtà terrene. L’uomo è chiamato a custodire e a trasformare la terra secondo il mandato di Dio nella Genesi. Attraverso il lavoro, la produzione, le scoperte scientifiche e tecniche, l’attività artistica e culturale l’uomo partecipa all’opera creatrice di Dio. Questa è una vocazione inscritta nell’essere di ogni uomo e costituisce il fondamento alla missione del cristiano nei riguardi delle realtà terrene.