Si può parlare di rinnovamento della Chiesa se qualche celebrante usa per le omelie l’intelligenza artificiale rinunciando al potenziale umano creativo, al valore della parola che manifesta il valore dell’uomo, ancor di più quando egli trasmette la parola di Dio?

Di: Ada Doni  
Data: 9 Giugno 2026
Per gentile concessione di
Omelia e intelligenza artificiale | La barca e il mare

Se un innamorato scrivesse le lettere d’amore con l’IA

Sembrerebbe qualcosa di scandaloso se un innamorato scrivendo alla sua ragazza usasse la IA, e qualcosa di inaudito se un insegnante per presentare alla sua classe Dante, Shakespeare o Kant usasse modelli generativi di testi che delegano la propria insopprimibile unicità a un dispositivo artificiale.

Parlare significa esporsi, comunicare, accogliere l’altro attraverso la difficile arte dell’ascoltare e aprire la propria interiorità per farla fluire su chi ascolta.

Così l’omelia significa prima di tutto accogliere il Dio di Gesù Cristo non solo con le parole, ma con la vita, e proporlo alla comunità raccolta in chiesa per l’eucarestia.

Dio parla solo attraverso la parola umana

D’altronde la parola di Dio da sempre non può dirsi se non attraverso la parola umana.

Questa è la grande responsabilità non solo del celebrante, ma di chiunque “osi” impegnarsi a commentare un versetto del Vangelo, delle Lettere e di tutta quella monumentale opera che è l’Antico Testamento.

Cosa che solo l’uomo può fare, e non invece affidarsi a un programma informatico neutro e freddo.

Di proposito ho usato il vocabolo “osare”, perché questo è il sentimento di chi si avventura nelle pagine bibliche e le vuole proporre a una comunità, con il rischio, che sempre ci accompagna di non essere in grado di trasmettere la  verità dell’Annuncio, forse anche per non averci pregato e meditato sopra.

“L’inginocchiatoio è sparito dalla stanza del pastore”.

Così Bonhoeffer stigmatizzava la colpevole superficialità di chi è preposto al ministero del sermone, quasi si trattasse di qualche cosa di facile, ripetitivo e scontato, per cui si rende inutile la preghiera, un futile perditempo.

E’ vero, con la IA c’è un notevole risparmio di tempo, ed è anche un aiuto divenuto ormai essenziale per raggiungere informazioni di ogni genere in tempi estremamente ristretti.

Ma rimane fuori tutto il rapporto umano, che è indispensabile per una vera comunicazione.

Anzi, direi che, più si espande la tecnica artificiale, più l’uomo diventa afono, con la perdita di un pensiero critico, che sappia decifrare il proprio tempo, interpretarlo e orientarlo in senso profetico.

Occorre sostare sulla Scrittura: è un vero e proprio lavoro, non solo perché occorre tradurre la parola antica con termini moderni, ma soprattutto perché non è parola mia, non mi appartiene, ma è quella del Padre, e si deve trasmettere senza edulcorarla quando il testo sembra troppo duro, senza forzarla per farle dire qualcosa che attrae, che commuove, senza cadere in discorsi edificanti e moraleggianti. 

Non artificiosità, ma verità,  con l’umiltà del cuore, che riconosce che la Parola ci trascende sempre, che non siamo né padroni né arbitri, ma i depositari e i servitori.

Le “formule diverse” dell’Annuncio secondo papa Francesco

Papa Francesco nell’”Evangelii gaudium” dedica a questo tema il cuore dell’intero documento soffermandosi sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale.

Non solo, afferma, è necessario durante la settimana una seria preparazione, mettendo in secondo piano altri impegni pure importanti, ma occorre anche trovare parole adeguate per incarnare il Vangelo a quel determinato popolo a cui si riferisce”.

Perché l’annuncio evangelico non si trasmette sempre con determinate formule stabilite o con parole precise che esprimano un contenuto assolutamente invariabile, ma si trasmette in forme così diverse che è impossibile catalogarle, e nelle quali il popolo di Dio è soggetto collettivo.

La  parola è creativa. Non c’è una lingua standard: ogni vocabolo, ogni tono di voce, ogni pausa, rivela l’interiorità di chi si pone di fronte ai suoi uditori, così che lo stesso testo, nel nostro caso la Scrittura, acquista in profondità e rivela tutta la sua ricchezza.

Così il corpo di Dio, attraverso l’umanità del predicatore, passa nel corpo del popolo in un misterioso intreccio.