Rispetto del diritto internazionale e centralità dell’ONU sembrano appartenere ad un passato lontano e tramontato. È veramente così?

di Maria Grazia Giordano
26 Maggio 2026
Per gentile concessione di
https://www.vinonuovo.it

Nel suo saggio Ordine zero. Il ritorno della forza e il fallimento delle istituzioni globali Paolo Cappelli (interprete e traduttore in contesti istituzionali e nella sicurezza, anche in ambito Nato) ha il grande merito di evidenziare l’elefante nella stanza, l’elemento enorme, ma ancora poco indagato, che sta caratterizzando le relazioni internazionali negli ultimi decenni  e che le sta radicalmente  modificando.

Con l’espressione Ordine zero, Cappelli vuole indicare una condizione specifica: quella in cui le regole del diritto internazionale esistono solo formalmente, ma nella pratica vengono svuotate di valore proprio da chi avrebbe il compito di farle rispettare.

Il testo prende le mosse dalla ricostruzione storica della nascita delle organizzazioni internazionali, in particolare l’ONU, evidenziando come il diritto di veto per le cinque potenze vincitrici sia stato il vulnus iniziale che ha creato le condizioni per lo svuotamento delle stesse (anche se fu inevitabile, poiché era l’unica possibilità per fondare tali organismi).

Si passa poi al 2003, anno in cui si verificò il primo clamoroso step della delegittimazione del sistema internazionale: le false prove di presunte armi di distruzione di massa  prodotte dagli USA per giustificare l’invasione dell’Iraq.

Questo gravissimo episodio ha creato il precedente per la progressiva erosione della credibilità e dell’efficacia dell’ordine internazionale nato dopo la seconda guerra mondiale, erosione che è emersa con assoluta evidenza nel 2022, quando la Russia, dopo aver invaso l’Ucraina, pose il proprio veto alla risoluzione che chiedeva il cessate il fuoco e il ritiro immediato delle truppe. Tappe successive di questa sciagurata e progressiva escalation sono state Gaza e l’Iran.

Il testo sottolinea quella che l’autore chiama “dissociazione soggettiva”, cioè la perdita della coscienza soggettiva della violazione. Infatti, “per gran parte della storia del diritto internazionale, anche chi violava le norme sapeva di violarle – e quella consapevolezza era il residuo morale su cui il sistema poteva fare leva. Oggi questo meccanismo si è inceppato (…): il confine tra la norma e la sua infrazione è diventato così indistinto che non si percepisce più. E una comunità internazionale che viola le regole senza più saperlo è molto più difficile da richiamare alla coerenza di una che le viola sapendolo”.

Cappelli esamina con accuratezza, rigore e lucidità la gravissima crisi che le istituzioni globali stanno attraversando, denuncia il rischio che tale crisi possa essere irreversibile, ma sostiene  anche, con realismo e onestà intellettuale, la convinzione che “capire i meccanismi del fallimento sia la premessa indispensabile per costruire qualcosa di migliore”.

Un libro documentato, scorrevole nel linguaggio, assolutamente imperdibile. Adatto per i percorsi di educazione civica nelle scuole superiori e per chiunque voglia capire qualcosa di quanto sta succedendo in questo nostro inquietante presente.