X settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz
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X settimana del Tempo Ordinario

Lunedì 8 Giugno (Feria – Verde)
Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 17,1-6 Sal 120 Mt 5,1-12: Beati i poveri in spirito.
Martedì 9 Giugno (Feria – Verde)
Martedì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 17,7-16 Sal 4 Mt 5,13-16: Voi siete la luce del mondo.
Mercoledì 10 Giugno (Feria – Verde)
Mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
1Re 18,20-39 Sal 15 Mt 5,17-19: Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
Giovedì 11 Giugno (Memoria – Rosso)
San Barnaba
At 11,21-26;13,1-3 Sal 97 Mt 10,7-13: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Venerdì 12 Giugno (SOLENNITA’ – Bianco)
SACRATISSIMO CUORE DI GESU’ (ANNO A)
Dt 7,6-11 Sal 102 1Gv 4,7-16 Mt 11,25-30: Io sono mite e umile di cuore.
Sabato 13 Giugno (Memoria – Bianco)
Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
Is 61,10-11 1Sam 2,1.4-8 Lc 2,41-51: Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.
Domenica 14 Giugno (DOMENICA – Verde)
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Es 19,2-6 Sal 99 Rm 5,6-11 Mt 9,36-10,8: Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.
Lunedì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,1-12: Beati i poveri in spirito.
Di quanto Spirito Santo abbiamo bisogno per accogliere con un cuore aperto e libero questa pagina! E credere che davvero il Signore opera in noi e ci permette di rendere vera e credibile questa pagina! Oggi ricominciamo il tempo ordinario, interrotto diversi mesi or sono con l’inizio della quaresima. Ma viene da chiedersi: cos’ha di ?ordinario? un tempo abitato per sempre dal risorto? Animato dallo Spirito? Segnato dall’esperienza della Chiesa? Nulla, certo. E ciò che viviamo è sempre e per sempre straordinario e riempie la nostra quotidianità. L’incarnazione di Dio colma di mistero e luce ogni giorno, ogni tempo, ogni istante, portando la presenza dell’Assoluto nelle nostre piccole vite. Allora possiamo osare, credere che le beatitudini non siano l’illusione pericolosa di un esaltato ma la concretizzazione della vita nuova, vita che solo lo Spirito Santo rende possibile, vita che lui solo può suscitare in noi. Vivere col cuore povero, mite, che pratica la giustizia, che non si scoraggia davanti al pianto e alla persecuzione è possibile, giorno per giorno, lasciando allo Spirito il giusto spazio nelle nostre giornate…
Martedì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,13-16: Voi siete la luce del mondo.
Come si fa a salare il sale? Se il sale perde il suo sapore e la sua funzione non serve più a niente e viene gettato via, giustamente. Siamo noi discepoli a rendere salato il mondo, ad insaporirlo. E se noi discepoli perdiamo credibilità, se infiacchiamo le nostre vite, se trascuriamo la fedeltà al vangelo, se non compiamo opere buone (e belle, riconoscibili) davanti agli altri, chi può dare speranza al mondo? Siamo sale: sbaglia chi pensa di dover trasformare tutta la realtà in sale! Non importa il numero dei cristiani ma la loro testimonianza credibile. Sbaglia chi vagheggia una società cristiana tutta costruita sulla legge di Dio. Siamo sale: sbaglia chi si accontenta di una fede esteriore, di un’appartenenza fiacca e svilita, di una disciplina vissuta controvoglia. Siamo sale: con i cristiani la vita ha più senso, acquista una maggiore profondità, svela la sua profonda dignità. Stiamo attenti a non lasciarci andare allo scoraggiamento, a credere che la fede è solo affare nostro. Il giorno in cui non bruceremo più d’amore, il mondo morirà di freddo.
Mercoledì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,17-19: Non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento.
Vivere le beatitudini dona sapore alla vita e ci fa diventare luce per il mondo. Ma ad una condizione: di non svilire la portata profetica e destabilizzante del Vangelo e di non cambiarne neppure una virgola o un trattino. Quando Gesù dice di non essere venuto a cambiare nemmeno un segno della Legge non si riferisce certo ai troppi precetti degli uomini che ne hanno ampliato a dismisura e stravolto il vero messaggio! Nelle nelle pagine che seguono le beatitudini Gesù affronterà numerosi precetti riportandoli alla loro origine, cambiando ben più di una virgola! Ciò che non vuole cambiare è l’idea di fondo di quei precetti, quel desiderio di Dio di fornire a noi uomini una strada verso la felicità. I precetti, le norme date da Dio non fanno parte della burocrazia divina che si aggiunge a quella umana, già di per sé insostenibile. Al contrario Dio offre un percorso di libertà, non di anarchia, là dove si sostituisce alla norma il proprio appetito e si diventa schiavi delle proprie passioni. Ma di libertà autentica che passa nello scoprire il grande progetto che Dio ha sull’umanità e su di noi. Prendiamo molto sul serio le parole del Vangelo!
Giovedì 11 Giugno (Memoria – Rosso) San Barnaba
Mt 10,7-13: Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Il Signore Gesù rivela il suo cuore in ogni pagina del Vangelo. In quella di oggi, che è un discorso di missione, vediamo la magnanimità del suo cuore. La povertà del Vangelo non è da pensare come “strettezza”, ma come apertura nella fiducia e nella generosità: così testimoniano le parole di Gesù e così l’ha vissuta san Bamaba. Gesù vuole che siamo poveri perché ci vuole liberi e in grado di donare largamente a tutti, per il regno di Dio. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”.
Nella storia di san Barnaba vediamo realizzata questa pagina. Un altro passo degli Atti degli Apostoli racconta che egli, possedendo un campo, lo vendette per darne il ricavato agli Apostoli, mettendo in pratica alla lettera la richiesta di Gesù al giovane ricco: “Vendi quello che hai, dallo ai poveri, poi vieni e seguimi”. La fiducia in Dio che lo spinge a questo gesto si accompagna in lui alla fiducia negli altri. Arrivato ad Antiochia, invece di angustiarsi e preoccuparsi per questi “pagani” appena convertiti al Vangelo, Barnaba ha una reazione aperta, piena di fiducia: “Quando giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò”. Non è un uomo che spegne gli slanci altrui con preoccupazioni di osservanze minuziose, è “virtuoso, pieno di Spirito Santo e di fede” e esorta tutti “a perseverare con cuore risoluto nel Signore”: importante è soprattutto aderire a Cristo. E così “una folla considerevole fu condotta al Signore”.
E qui si rivela un altro tratto della sua larghezza di cuore. Invece di riservare a sé il monopolio dell’apostolato in un campo così fecondo, va a Tarso a cercare Saulo: “Trovatolo, lo condusse ad Antiochia”. E quando Paolo diventerà più importante di lui nell’apostolato fra i pagani, di Barnaba si può ripetere quello che gli Atti dicono del suo arrivo ad Antiochia: “Vedendo la grazia del Signore, si rallegrò”.
Ma Barnaba non si ferma all’incoraggiamento degli altri. E veramente tutto a disposizione di Cristo, per questo lo Spirito Santo può riservarlo a sé per una missione più universale: l’evangelizzazione di tutte le nazioni.
Fiducia e generosità fondate nella vera povertà del cuore: ecco che cosa vediamo splendere nella vita di san Barnaba. Domandiamo al Signore di aiutarci a camminare con gioia sulla stessa via, ad essere cioè persone di benevolenza, di disponibilità, di incoraggiamento per quelli che avviciniamo.
Barnaba è originario di Cipro, si fa cristiano, vende quello che ha e lo consegna agli apostoli. Il suo è un gesto radicale ma lui non è affatto una persona rigida, anzi. Si fa carico del giovane Saulo, appena convertito, di cui nessuno si fida. Lo prende sotto le sue ali e lo porta con sé in missione. A Gerusalemme la comunità è turbata dalla notizia che ad Antiochia fra i fratelli si sono aggiunti dei pagani: viene inviato Barnaba che, vista la situazione, non tergiversa e li incoraggia risolutamente a perseverare nella fede. Luca nel suo resoconto dice che Barnaba fu soprannominato “figlio dell’esortazione”. Barnaba incoraggia chi incontra, vede il positivo, trova delle soluzioni. Unisce anziché dividere, il suo nome e la sua memoria sono rimasti a incoraggiare quanti si mettono alla sequela del maestro Gesù. Abbiamo urgente bisogno, nelle nostre comunità, di persone che, come Barnaba, si mettono a costruire invece che a criticare. Abbiamo bisogno di figli dell’esortazione capaci di condurre all’unità chi, invece, contrappone le diverse posizioni nella fede. Impegniamoci, oggi, a costruire anziché criticare.
Giovedì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,20-26: Chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio.
Gesù passa dalla teoria ai fatti. Se ha espresso il suo parere riguardo all’interpretazione della Torah, sconfessando l’equiparazione della Legge scritta con la selva di precetti e indicazioni della Legge orale, adesso entra nel dettaglio. Per tre capitoli, nel cosiddetto “discorso della montagna”, Gesù mette a fuoco delle precise situazioni per uscire dall’asfittica prospettiva rabbinica e osare, volando alto. Ciò che caratterizza l’interpretazione scandalosa di Gesù è la sua volontà di riportare la casistica all’origine del precetto. Il brano di oggi si concentra bene sull’idea di violenza e di omicidio: se i rabbini distinguevano chi bisognava evitare di uccidere (i nemici, ovviamente, si potevano serenamente ammazzare), Gesù giunge a invitare i discepoli a considerare omicidio anche la violenza verbale, il pettegolezzo, la malignità, a prendere l’iniziativa per riconciliarsi col fratello, a mettersi nei panni degli altri, senza sentirsi migliori o speciali. Una pagina dura, intransigente, folle, che ricorda ai discepoli il valore della profezia, della testimonianza, del paradosso. Il Maestro per primo vivrà queste indicazioni, fornendoci un chiaro esempio di come il vangelo possa radicalmente cambiare la prospettiva della vita.
Venerdì 12 Giugno (SOLENNITA’ – Bianco)
SACRATISSIMO CUORE DI GESU’ (ANNO A)
Mt 11,25-30: Io sono mite e umile di cuore.
Nella festività del Sacro Cuore, ricordiamo quanto nostro Signore sia “cordiale”: il suo cuore dolce e umile è sensibile alle nostre difficoltà e alle nostre fatiche, alle nostre angosce e alle nostre paure.
Una tale compassione da parte di un altro essere umano ci dà conforto, ma noi abbiamo bisogno di qualcosa di più. Abbiamo bisogno della redenzione, della guarigione, cioè, dalle nostre sofferenze e della trasformazione delle nostre volontà, che rimangono, come del resto le nostre risorse, molto al di qua delle esigenze poste dalla nostra esistenza.
Ecco che il Vangelo ci libera, perché il cuore di Gesù, il cuore di colui che è Dio, è “sacro”. Gesù, così mite e umile, afferma che la sua conoscenza del Padre è unica e che la sovranità conferitagli dal Padre è totale. Il Pantokrator, il Signore di ogni cosa, ha un cuore: è l’amore che governa il sole e gli astri.
In questo senso, la festività di oggi realizza i sogni di molte culture e le speranze istintive di molte anime. Offre infatti la promessa che tutto andrà bene e che ogni cosa sarà ben governata. L’intelligenza onnipotente che creò il mondo ha la forza di un cuore che ama questo mondo.
Oggi la Chiesa celebra la Solennità del Sacro Cuore di Gesù, di origine devozionale, ma che ci richiama alla straordinaria riflessione sull’amore di Dio per noi.
È stata una santa francese dell’Ottocento, santa Maria Margherita, a diffondere la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Una devozione che ci appare distante dalla nostra sensibilità e che, pure, ha sviluppato nel corso degli anni una sua profonda ragione di esistere. Come se, all’epoca delle apparizioni alla santa, Gesù si fosse amabilmente stufato di una predicazione eccessivamente incentrata sul senso della giustizia a scapito della misericordia. Sappiamo bene che la norma, il rispetto, la fedeltà sono la forma dell’amore, concretizzano un sentimento che rischia di diventare evanescente. Ma, bisogna pur dirlo, l’amore precede la norma, la rende comprensibile e attuabile. L’amore non può iniziare da uno sforzo, da un impegno, da un cambiamento ma da un’emozione che si radica nel tempo. Ricordare alla cristianità europea ottocentesca e a noi che al cuore del cristianesimo c’è… un cuore che ama, il cuore di Dio che muore per amore, ci aiuta a situarci nel modo giusto rispetto alla fede e alla vita. Festa benedetta, soprattutto con Papa Francesco, dono di Dio, che ricorda alla cristianità l’essenziale: la tenerezza di Dio.
Venerdì della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,27-32: Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio.
È esigente Gesù. Smonta pezzo per pezzo le nostre interpretazioni annacquate delle sue richieste… Quante volte ci avviciniamo alla fede come se Dio fosse l’Agenzia delle Entrate: le tasse bisogna pur pagarle, ma meno se ne pagano e meglio è! A qualcosa bisogna pur credere, ma se per credere bisogna anche convertirsi, allora contrattiamo il minimo sindacale. Negli affetti, ad esempio: qualche pensiero osceno non fa certo male, qualche fantasia non procura danni, tanto poi resto fedele al mio coniuge… Gesù propone un atteggiamento completamente diverso: Dio ha voluto sin dall’inizio la coppia, un uomo e una donna che si amassero per tutta la vita, compagni di viaggio verso la pienezza. L’interpretazione riduttiva e maschilista del rapporto di coppia non è il sogno di Dio, non è il progetto che egli ha voluto. Gesù ce lo ricorda, dicendo che vale la pena di sacrificare ogni cosa per perseguire questo sogno, per realizzare questo progetto. Prendiamo sul serio le parole del Maestro: la fede può davvero illuminare e cambiare radicalmente la nostra vita, anche quando si tratta della vita affettiva e di coppia. Che bello poterlo dire in questi fragili tempi in cui si ha paura di amare!
Sabato 13 Giugno (Memoria – Bianco)
Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
Lc 2,41-51: Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo.
Si dice che una cosa è immacolata quando è priva di qualsiasi macchia. Ciò che è immacolato non ha né difetti né imperfezioni. Quando uno dice: “Questa stanza è immacolata”, intende dire che la stanza è molto pulita. Dire a qualcuno: “Appari immacolato” significa che i suoi abiti sono stirati con eleganza e non fanno una grinza, mentre si presenta in ordine anche nel resto: capelli, unghie, barba: tutto è perfettamente apposto. Il cuore è l’organo del corpo che pompa sangue attraverso il sistema circolatorio. Però, la parola “cuore” si riferisce spesso al centro emozionale di una persona. L’amore e l’odio, il coraggio e la paura, la fiducia e l’offesa sono ritenuti come aventi la loro sede nel cuore. Dire a uno: “Abbi cuore” comporta un riferimento alla compassione umana. Certe funzioni, che sono localizzate nel cervello, vengono alle volte considerate come se fossero nel cuore. Maria, la Madre di Gesù, “serbava tutte queste cose nel suo cuore”. Dopo la nascita di Gesù e la visita dei pastori, Maria “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Fece cosi anche dopo che ebbe ritrovato Gesù dodicenne nel Tempio (Lc 2,5 1). Nel cuore puro della Madre di Dio, erano conservate le meraviglie della rivelazione di Dio al suo popolo.
Dio continua a rivelarsi nel cuore degli uomini. Ciò avviene spesso come una meditazione: uno sta seduto con calma e, senza dire una parola, riflette sugli eventi della giornata; cerca la presenza di Dio nel quotidiano della vita, negli incontri sul lavoro, nelle conversazioni durante il pranzo, mentre nella sua auto torna a casa alla sera, a tavola in famiglia durante la cena, ecc. In questi eventi, si può scoprire che è Dio che guida e porta avanti ogni cosa; è lui che aiuta a crescere nella grazia, a comprendere le sue vie. Riflettendo su queste cose. uno le serba nel suo cuore.
È un cuore di madre, quello di Maria; un cuore che ama il figlio, come ogni madre che assecondi la sua natura profonda di accoglienza, datrice di vita, portatrice di futuro. Ma il cuore di Maria asseconda la volontà del Figlio anche se non ne capisce tutta la profonda drammaticità. Il brano di Luca, che ci porta indietro, agli inizi del ìpercorso interiore di Maria, ci consegna una profezia di sofferenza. Sofferenza come quella di tutti i genitori che vivono la propria simbiosi con i figli, anche. Ma soprattutto sofferenza che deriva dal condividere in toto l’iniziativa di Cristo disposto a morire per annunciare l’autentico volto del Padre. Maria ama suo figlio ma non lo costringe, non lo ricatta, non lo possiede. Le madri sanno quanto sia difficile tagliare il cordone ombelicale, non quello fisico, ma quello molto più profondo che portano nell’anima. Maria, a Cana, recide quel legame per donare Gesù al mondo. Non è mai stato veramente suo, lo è ancora meno quando inizia la sua vita pubblica. Impariamo da questa donna ad amare bene, da adulti, senza possedere, senza ricattare, senza legare. Maria ci insegni la vera libertà che è figlia dell’amore adulto.
Sabato della X settimana del Tempo Ordinario
Mt 5,33-37: Io vi dico: non giurate affatto.
Il terzo tema che Gesù affronta durante il durissimo discorso della montagna riguarda l’autenticità e la verità. Il giuramento era una pratica piuttosto diffusa e serviva a garantire l’onestà di un patto e della persona che lo assumeva. Gesù va oltre, esagera, vola altissimo: non è certo giurando su Dio o sul tempio o sul tesoro del tempio che si garantisce l’onestà dell’affermazione. Allora taglia corto: meglio non giurare. Non abbiamo potere su nulla, nemmeno su noi stessi, sul nostro destino. Non possiamo cambiare nemmeno una virgola di ciò che diciamo e facciamo, siamo fragili e limitati. Allora perché giurare? Meglio essere sinceri, sempre, essere trasparenti. Ma per esserlo dobbiamo anzitutto imparare ad esserlo con noi stessi, confrontandoci con lo specchio della Parola. Solo in Dio scopriamo chi siamo, a cosa siamo destinati. Solo in Dio possiamo non avere paura, accogliere le nostre ombre, lasciarle illuminare dallo Spirito, chiamare per nome e cognome i nostri peccati senza che, per questo, ci assalga lo scoramento. In Dio impariamo ad essere davvero noi stessi, senza finzioni.
Domenica 14 Giugno (DOMENICA – Verde)
XI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Mt 9,36-10,8: Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, li mandò.
Cristo comincia la sua azione apostolica raccogliendo attorno a sé dei discepoli, che diventeranno i diffusori del suo insegnamento. Gesù, davanti all’enormità del compito e l’esiguo numero di coloro che sono chiamati a svolgerlo, si impietosisce delle folle che sono “come pecore senza pastore” e dona poteri ai suoi apostoli e li manda per il mondo.
Il motivo principale della riunione e della successiva dispersione degli apostoli è il grande amore di Dio per l’uomo. Lo scopo del ministero apostolico è il regno di Dio: “Predicate che il regno dei cieli è vicino”.
Al momento dell’Ascensione, Cristo dirà agli apostoli: “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni” (Mt 28,19). Tutti i popoli devono essere ammaestrati per poter accedere al regno di Dio, che è il bene più grande. È così che Cristo propone la redenzione universale. Ognuno di noi, sacerdote, religioso, religiosa o laico, è chiamato e mandato da Dio. Può dunque essere apostolo e far conoscere nel mondo d’oggi, per mezzo della sua vita, la verità di Cristo.
Lavorare per Cristo e con Cristo è un grande privilegio e, insieme, un dovere. “Cristiano, non dimenticare la grande dignità di cui sei stato rivestito!”, diceva san Leone Magno. Prendendo coscienza di questa verità, ci uniremo ai dodici apostoli per annunciare: “È vicino a voi il regno di Dio” (Lc 10,9).
Perduti nel cuore di Dio
Wilma Chasseur
“In quel tempo Gesù vedendo le folle, sentì compassione perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore”. Quel tempo era dunque come questo. Anche ora siamo davanti ad un’umanità stanca e sfinita, dove l’uomo, sempre più smarrito e in frantumi, vaga nel buio, senza pastore, o seguendo pastori che sono lupi rapaci e lo portano sull’orlo dell’abisso. E Gesù ribadisce di essere venuto proprio per quest’uomo, questa umanità smarrita e traviata, pecora perduta collettiva.
E’ questa la ragione profonda dell’Incarnazione e lo scopo della venuta del Figlio di Dio sulla Terra. E’ questo il punto fermo al quale Egli non può rinunciare: andare alla ricerca dei peccatori, scendere nelle loro piazze, attraversare le loro strade, sedere alle loro mense. E così facendo ha messo addirittura in gioco la sua dignità e credibilità, provocando quello scontro di mentalità coi notabili e i sommi sacerdoti del tempo, che l’ha portato dove ben sappiamo, ma non ha mai rinunciato a quella sua missione.
E’ venuto dunque per le pecore perdute, non sono io che lo ripeto, è proprio Lui che lo ribadisce anche nel Vangelo di oggi! Il che significa che per amarci, non aspetta che diventiamo buoni e belli (staremmo freschi!), ma comincia prima: quando siamo brutti e neri, e poi, pian piano, a forza di amarci, ci rende anche buoni e belli e poi ci amerà anche perché (e tanto di più) siamo diventati più belli. Come dice San Giovanni della Croce: “Se mi hai guardato quando ero nero, ora puoi ammirarmi, perché dopo avermi guardato hai impresso in me, grazia e bellezza”. ( Cantico spirituale, strofa 33)
Se il Signore insiste tanto su questo, credo che lo faccia perché vuole che ci togliamo alcuni grilli che ci frullano per la testa, cioè la convinzione di essere stati noi a conquistare Lui, con le nostre virtù, come se fossero solo nostre e non ci fossero state date da Lui.
Dobbiamo guardare in faccia la nostra verità esistenziale: siamo povere creature situate al confine tra l’essere e il nulla. E’ per puro dono e amore suo, che ad un certo punto siamo stati tratti fuori dall’abisso vertiginoso del nulla assoluto, ma essendo esseri limitati, continuiamo a rimanere sospesi su questo abisso: infatti sentiamo bene che beneficiamo dell’esistenza, ma non siamo l’esistenza stessa, basta un nulla per farcene uscire. Passiamo nella vita, ma il nostro essere non coincide con la vita. Uno dunque che, al tempo stesso, è e non è, è uno che sta al confine tra l’essere e il nulla; ed anche il nostro percorso di vita si esplica in una dimensione spazio-temporale limitata, fatta di qualche decennio (per il tempo) e qualche metro quadrato a testa (per lo spazio), e poi stop! Ma chiarito questo e scacciati i grilli (che torneranno, ma per ora dovrebbero aver sloggiato…), va detto e ripetuto che siamo preziosissimi agli occhi e al cuore di Dio (più che dare la sua vita per noi…)
Come diceva Gesù a S. Caterina da Siena: “Io sono Colui che sono, tu sei colei che non è, ma non ha nessuna importanza che l’Essere sia Io, e tu il non-essere; l’importante è dire ognuno la propria verità (P.Molinié), perché una volta ammesso il tuo nulla, Io lo potrò colmare di me stesso – fatti capacità, mi farò torrente- ma finché non riconosci la tua verità, non posso darti la mia, o posso dartene solo poca, perché se sei pieno di te stesso, non posso darti niente di mio” (ho parafrasato naturalmente, ma la sostanza del discorso è questa).
Abbiamo appena celebrato la festa del Cuore di Gesù. Ora, il fondamento biblico del mistero dell’Incarnazione è l’amore eterno del Padre che ci dà il Figlio per salvarci. E il fondamento teologico della Persona di Gesù è: una Persona (divina) e due nature (divina e umana), senza confusione né miscuglio; quindi Gesù ha un cuore umano che appartiene alla persona divina. Siamo alle soglie del mistero, ma se Dio per amarci ha preso, anzi si è addirittura fatto cuore umano, non abbiamo più nulla da temere. Anche se siamo pecore perdute, siamo però perdute nel Cuore di Dio.