UOMINI NUOVI PER “CAMMINARE IN UNA VITA NUOVA”
(cfr. Rom 6,4)
RIFLESSIONI MISSIONARIE (2)

5. IL PIANO DI DIO SULL’UOMO
Dopo la visione d’insieme a partire dai grafici 1 e 2, nella quale si contemplano un poco alla luce della ragione e un poco alla luce della Rivelazione le profondità della natura di Dio e dell’uomo e le reciproche relazioni tra i due, ora passiamo a contemplare in un’altra visone di insieme alla luce della Rivelazione divina il “Piano” di Dio sull’uomo. Il frutto sarà ancora una maggiore conoscenza del Mistero di Dio e dello stesso uomo.
5.1 Primo momento del Piano di Dio
La rappresentazione di Dio nel grafico 2 non è completa. In effetti, Dio mai è stato così. Anche se tra Dio-Comunità e l’uomo esiste una differenza infinita, che chiamiamo “abisso ontologico”, perché si tratta di una differenza nella dimensione dell’essere (cfr. Grafico 1 e 4), tuttavia da sempre Dio ha avuto un ideale, che la Bibbia soprattutto per mezzo di san Paolo, chiama Disegno o Piano: cfr. Sl 106, 13-14; Sl 107,11; Lc 7, 29-30; Ef 1, 3-14; Rom 8, 18-22; 1Tim 2,4.
Questo Piano divino consiste nel chiamare tutti gli uomini e le realtà terrestri per mezzo degli uomini a entrare e partecipare della sua Comunità-Amor.
Dio mai concepì l’uomo semplicemente in un “piano naturale”: da sempre lo volle inserito vitalmente nella sua comunità. Di fatto, secondo il racconto della creazione dell’uomo (Gn 1 e 2,1-4), l’uomo è al centro del Piano di Dio. Dio crea l’uomo con l’azione e la parola: lo fa e gli parla. Lo fa con la polvere della terra e gli soffia l’alito di vita. Non si tratta della semplice vita animale: è la stessa vita di Dio. La vita nella Bibbia è sempre qualcosa che è proprio di Dio, e che è data all’uomo; comprende anche ciò che noi chiamiamo grazia di Dio, cioè la vitalità stessa di Dio. Ciò significa che l’uomo, all’essere creato, ha ricevuto da Dio-Trinità la vita divina e, perciò, è entrato nell’esistenza e nella storia come un essere vivente fatto di corpo- anima-divinità (= grazia o Spirito Santo), secondo l’espressione di Tertulliano.
Secondo questo Piano, l’uomo nascendo alla vita umana, nello stesso tempo nasceva alla vita divina. Così, il naturale abisso ontologico che doveva esistere tra Dio e l’uomo, era stato colmato da Dio e non doveva esistere e aprirsi mai.
Ciò significa:
| 10 | Fin dall’eternità, tu, io e ogni uomo che sarebbe stato creato, siamo stati oggetto dell’amore divino: «Dio ci ha scelti prima della creazione del mondo» (Ef 1,4). I Tre hanno voluto chiamarci a partecipare nella loro vita intima senza che avessimo nessun titolo per questo, e da sempre! Dove il Padre ci pensò e ci scelse? Come l’uomo entra nella Comunità dei Tre? Come si realizza questa inserzione? La risposta della Bibbia è chiara: nel Figlio, nel Verbo: «Egli (il Padre) ci ha scelti in Cristo» (Ef 1, 4): grafico 3. Tu, io, ogni uomo siamo stati da sempre pensati e amati da Dio Padre “nel Figlio”. Ogni persona che vive con me, che incontro occasionalmente lungo il cammino della vita, ogni persona che è nata o nascerà in questo mondo, porta nel suo cuore “un germe di eternità”, in quanto è da sempre amata da Dio Padre; con lo stesso amore con il quale ama il Figlio, vede e ama in Lui tutti noi, tutti gli uomini. |
| 20 | Se siamo nel Figlio e circola in noi la stessa vita del Figlio, allora siamo anche noi figli. Mentre dovremmo essere semplici creature, siamo stati elevati a essere figli. Siamo figli “adottivi”, ma realmente figli, perché i Tre, per loro bontà, ci hanno fatto partecipi della loro stessa natura (Cfr. 2Pt 1,4), così che siamo realmente consanguinei dei Tre: “figli nel Figlio” (cfr. Gv 3,1-4): grafico 3. Partecipando della vita del Figlio, divenendo “figli nel Figlio”, gli uomini possono entrare in un dialogo di amicizia con i Tre, in una relazione di intensa comunione vitale. |
| 30 | Tutto quanto esiste, è orientato verso Cristo. È Lui, Cristo, che dà il significato, il perché all’esistenza dell’uomo e di tutte le realtà terrestri « perché in lui furono create tutte le cose; tutte le cose furono create per mezzo di lui e in vista di lui»: Col 1,16; cfr. Gv 1,3-4;.9-11; 1Pt 1,20. Per questo, «“il mistero dell’uomo trova vera luce solamente nel mistero del Verbo incarnato. … Cristo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore, svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione (GS 22). |
| 40 | Il Regno di Dio, assolutamente parlano, è la Trinità stessa. È il mondo infinito costituito dalle Tre Persone che si conoscono e si amano reciprocamente e appassionatamente. È “la comunità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”: è la loro “famiglia”, la loro comunione di vita. Giacché i Tre hanno voluto condividere con gli uomini la loro comunione di vita, allora il Regno di Dio significa questa realtà: la Trinità e gli uomini tutti chiamati a vivere in Essa: la comunione, la famiglia dei Tre, unendo in se stessa, per il Figlio, tutti gli uomini: grafico 3. Tutto questo costituisce la grande utopia del Padre, è dono gratuito del Padre, che si realizza sotto l’azione dello Spirito Santo in Gesù Cristo, quando l’uomo cerca Dio con cuore sincero e implora incessantemente «Venga il tuo Regno» (Mt 6,10). |
| 50 | Si chiarisce la vera vocazione dell’uomo. Secondo il Piano di Dio, l’uomo non è pienamente uomo se non se non arriva a partecipare nella vita della Trinità. Ogni uomo viene in questo mondo proprio per questo: partecipare nella vita intima di Dio, ed essere così suo figlio. L’uomo non avrebbe diritto a questo, ma Dio così vuole! |
| 60 | Si chiarisce anche la vera vocazione delle realtà terrestri e il senso della storia. Se l’uomo è destinato a partecipare della Vita Trinitaria come “figlio nel Figlio”, l’universo creato ha la finalità di servire non a semplici uomini ma a figli di Dio. Le realtà terrestri hanno tutte un fine soprannaturale, per il fatto di essere chiamate da Dio a stare al servizio non solo dello sviluppo dell’intelligenza e della volontà umane (= scienza, tecnica, progresso) ma anche nella sua crescita nella stessa vita divina (= fede, speranza, carità, giustizia, pace, solidarietà….). |
| 70 | Si chiarisce l’identità e l’impegno dei cristiani nella storia. Il cristiano sente e vive la sua condizione di “figlio nel Figlio” come rendimento di grazie e gratitudine a Dio e nello stesso tempo come impegno missionario. L’identità di figlio di Dio si completa con l’impegno dell’operaio a servizio del Regno di Dio, implorando incessantemente:”Venga il tuo Regno!”, collaborando nell’annuncio del Mistero di Gesù di Nazaret e impegnandosi nella liberazione dell’uomo dal peccato, dalla violenza, dalla ingiustizia, dall’egoismo”, dalla necessità e dalle strutture oppressive (cfr. CT 10; EN 30-38). |
Nota: Il “disegno del Padre”
Abbiamo preso coscienza del fatto che esiste un “Disegno” o “Piano” di Dio, nel quale prima gli Israeliti e i cristiani dopo credevano di essere coinvolti.
È per questa ragione che nei Salmi si afferma che gli Israeliti, dopo i prodigi realizzati da Dio in loro favore durante l’Esodo, «credettero alle sue parole e cantarono la sua lode. Presto dimenticarono le sue opere e non ebbero fiducia nel suo progetto» (Sl 106,12-13). Si afferma anche che «si ribellarono alle parole di Dio, e avevano disprezzato il progetto dell’Altissimo» (Sl 107,11).
Questo stesso atteggiamento si verificò quando già era vicina l’inaugurazione dell’economia della Nuova Alleanza. Di fronte al mistero della predicazione di Giovanni Battista «tutto il popolo che lo ascoltava, e anche i pubblicani, ricevendo il battesimo di Giovanni, hanno riconosciuto che Dio è giusto. Ma i farisei e i dottori della Legge, non facendosi battezzare da lui, hanno reso vano il disegno di Dio su di loro» (Lc 7, 29-30).
Ma in che consiste questo disegno di Dio, che l’uomo può accogliere o rifiutare?
Tutta la Rivelazione è una chiara testimonianza dello sviluppo progressivo e graduale di questo disegno.
Una risposta particolarmente luminosa ci è data dall’apostolo Paolo, che a ragione è chiamato il “teologo del disegno di Dio”.
Nella Lettera agli Efesini afferma che il disegno di Dio consiste nell’essere chiamati dall’eternità per un atto eterno di predilezione alla fede e alla salvezza, a possedere i beni che egli riserva per noi, come un papà riserva l’eredità per i suoi figli (Ef 1,11). Ancora più chiaramente Paolo esplicita che Dio ci predestinò a essere suoi figli adottivi per mezzo di Cristo, di sua libera volontà (Ef 1,5).
Questa è la volontà di Dio, che interviene in tutte le cose per il bene di coloro che lo amano secondo il suo disegno. «Poiché quelli che da sempre egli ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo» (Rom 8, 28-29).
Questo disegno di Dio è universale. Paolo è convinto che Dio «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1Tim 2,4).
5.2 Secondo momento del Piano di Dio:
a)Rifiuto del Piano di Dio o catastrofe antropologica del peccato originale
Il primo momento del Piano di Dio fallì a causa di quella catastrofe antropologica che chiamiamo “peccato originale” (cfr. Gn 3). L’uomo rifiutò il dono di Dio, che lo faceva vivere in comunione con i Tre; in cambio volle fare tutto secondo il suo gusto, proclamando la sua autonomia assoluta di fronte a Dio e così ritornò, responsabilmente, alla sua condizione di pura creatura umana. Dio dovette lasciare che esistesse il naturale “abisso ontologico” tra lui e l’uomo
Le conseguenze furono enormi.
Una volta che l’uomo mai fu pensato da Dio come semplice creatura e, per tanto, mai è esistito a livello puramente naturale, la nuova situazione mette l’uomo in una situazione di “squalifica”, in una posizione di contraddizione con se stesso, sfasata dal Piano di Dio. Egli sente vivamente il desiderio della vita intima con Dio, ma nello stesso è cosciente che non gli è possibile, perché il suo peccato lanciò la sua natura lontano dalla vita intima dei Tre. In questo consistono il dramma e la tempesta del peccato originale (grafico 5): tra Dio e l’uomo esiste un “abisso ontologico”: Dio è il Creatore, l’Assoluto, il Trascendente, il totalmente Altro e l’uomo una semplice creatura “ribelle”, peccatrice, opaca davanti alla presenza di Dio; così tra i due esiste una distanza infinita e il grosso “muro” del peccato.
Ancora di più. A causa del peccato, l’uomo non solamente si è allontanato da Dio, ma la sua natura è rimasta ferita, indebolita. In lui domina il disordine morale e l’egoismo, l’autodominio attraverso la ragione e la volontà è ora problematico. L’uomo non raggiunge un continuo e completo dominio di se stesso, non è capace di essere uomo autentico.
Da qui proviene anche il dramma della creazione. Le realtà terrestri furono create in funzione dell’elevazione dell’uomo alla vita soprannaturale, dovevano servire per la crescita nell’intimità divina dei figli di Dio e dovevano anche’esse entrare nel circuito della Vita Trinitaria attraverso l’uso che gli uomini andavano facendo di esse.
Ma se la Vita Trinitaria non è alla portata dell’uomo, a che cosa servono le realtà terrestri?
Si sentono inutili. La loro esistenza non ha più senso.
b) La visione cosmica della salvezza nel capitolo 8 della Lettera ai Romani
San Paolo descrive questo dramma nel capitolo 8 della Lettera ai Romani: esse portano dentro di sé come un istinto di servire i figli di Dio, mentre in realtà sono obbligate non solamente a non realizzare questa vocazione, ma perfino a servire da strumenti per i capricci dell’uomo decaduto; finiscono per divenire ostacolo per il suo dialogo con Dio nello stesso piano naturale e nel suo dialogo con gli altri uomini; sperimentano la vanità, la inutilità della loro esistenza (Rom 8,20), e “gemono, sperando la fine di questo stato anormale.
Le conseguenze della caduta dell’uomo sono di una gravità estrema, tuttavia i Tre non rinunciano al loro Piano di amore verso gli uomini. Il punto culminate della sapienza, della bontà e longanimità dei Tre è dato dalla decisione grandiosa dell’Incarnazione Redentrice: è il rilancio del Piano di Dio che adesso prende l’aspetto di chiamata misericordiosa e redentrice.
San Paolo, ancora nel capitolo 8 della Lettera ai Romani, descrive questa chiamata redentrice in termini molto suggestivi. In esso, infatti, attraverso l’immagine del gemito che esce dalle labbra di una donna partoriente, compone una specie di parabola della redenzione: essa non coinvolge solo l’umanità ma tutto il creato. Tre sono i gemiti che s’intrecciano. C’è innanzitutto quello della natura intera che «a capo eretto attende da lontano la rivelazione dei figli di Dio» (8,19): «tutta la creazione geme e soffre fin da ora le doglie del parto» (8,22).
C’è, poi, il gemito dell’uomo che anela alla salvezza piena: «La creazione non è sola ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito gemiamo interiormente attendendo da lontano l’adozione a figli di Dio» (8,23).
C’è, infine, lo stesso gemito dello Spirito divino che vuole condurre a pienezza la redenzione:
«Lo Spirito stesso viene in aiuto alla nostra debolezza… intercedendo per noi con gemiti ineffabili» (8,26). Questi tre gemiti sono il segno di una tensione viva che è in tutto l’essere, proteso verso la salvezza piena, desideroso di essere rigenerato così da essere “nuova creatura”.
È quel destino ultimo glorioso che il cristianesimo chiama “risurrezione”, di cui la Pasqua di Cristo è anticipazione e «caparra” o “primizia», per usare espressioni paoline. L’apostolo Paolo descriveva così ai Corinzi questa meta che ci attende: «Ciò che semini non prende vita se prima non muore. Quello che semini non è il corpo che nascerà ma un semplice chicco… Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile, si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge potente, si semina un corpo animale e risorge un corpo animato dallo Spirito» (1Corinzi 15, 36-37.42-44).
Questa grandiosa vicenda di salvezza e di rinascita che coinvolge noi e il creato fa parte di un progetto divino che Paolo traccia con una serie di verbi. Essi riguardano il nostro destino glorioso che è già prefigurato nel disegno eterno della mente di Dio; posti in successione, scandiscono le tappe della nostra chiamata alla fede e alla gloria: «Quelli che Dio ha pre-conosciuto li ha anche pre-destinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia primogenito tra molti fratelli; quelli che ha pre-destinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati» (8,29-30).
c) Rilancio del Piano di Dio o chiamata redentrice.
Giacché gli uomini non vollero rimaner nel Figlio, che non vedevano visibilmente, il Padre invia loro il Figlio, fatto uomo, in tutto uguale ad essi, perché sia visibile e, vedendo Lui, vedano il Padre (cfr. Gv 14,8-9). Sta qui la ragione della sua Incarnazione: «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre» (Gv 1,14), cioè abbiamo contemplato la presenza divina fattasi visibile. Gesù, uomo-Dio, ha in sé la pienezza della Vita Trinitaria. Egli è venuto a stabilire visibilmente la sua dimora in mezzo a noi per portarci la Vita Trinitaria, per invitare gli uomini alla comunione con i Tre, nella loro famiglia, nel suo Regno: – cfr. Parabole del banchetto: Mt 20,1-16; 21,23-41; 22, 1-14; Lc 14,15-24; del Buon Pastore: Gv 10; del Padre misericordioso: Lc 15,11-32.
Mentre nel primo momento del Piano di Dio, la Vita Trinitaria fluiva direttamente da Dio nel cuore dell’uomo, adesso arriva all’uomo per il mezzo visibile della persona di Gesù di Nazareth. Gesù, che possiede la pienezza della Vita Trinitaria, è in mezzo a noi e proclama: – Se volete partecipare della vita divina, venite a me, entrate in me e dimorerete e vivrete con me nell’intimità con i Tre: – cfr. Gv 1,18; 15,10; 10,30; 17,21; 14,3.
Così Gesù, in un primo passo, annulla definitivamente “l’abisso ontologico”, esistente tra Dio e l’uomo, colmandolo per mezzo della sua umanità. Poi, attraverso il Mistero pasquale, cioè il Mistero della sua morte e resurrezione, Gesù vince il peccato e ritorna nel seno del Padre, portando con sé la sua umanità gloriosa e aprendo nel suo corpo glorioso il cammino attraverso il quale gli uomini possono avere accesso al Padre. L’incontro, il dialogo e la vita intima con le Tre Persone è di nuovo possibile:
«Egli entrò una volta per sempre nel Santuario (= Comunità Trinitaria), non mediante il sangue di capri e di agnelli, ma in virtù del proprio sangue, ottenendo così un redenzione eterna» (Eb 9,11).
«Fratelli, poiché abbiamo piena libertà di entrare nel santuario per mezzo del sangue di Gesù, via nuova e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, e poiché abbiamo un sacerdote grande nella casa di Dio, accostiamoci con cuore sincero, nella pienezza della fede, con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura» (Eb 10,19-22).
Conclusioni e conseguenze
► Cristo, Uomo-Dio, ha in se stesso la pienezza della Vita Trinitaria. Entrando in Cristo, l’uomo e, assieme a lui tutto il creato, ritornano alla Vita Trinitaria, nella comunità divina per la quale erano stati creati: in Cristo, e solo in Cristo, l’uomo e il creato realizzano la loro vocazione e ritrovano il senso della loro esistenza.
«È lui (il Padre) che ci liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore» (Col 1, 13).
«Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo, tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,27-28).
Il battesimo ci immerge in Cristo, ponendo in noi le esigenze della morte e risurrezione con Cristo. Soltanto Cristo è l’ “uomo nuovo”: unicamente unendoci a Lui, morendo e risuscitando con Lui, riceviamo la capacità di diventare anche noi “uomini nuovi” per un “mondo nuovo”.
► In Cristo l’uomo realizza nuovamente la sua vocazione e ritrova il senso della sua vita.
- In Cristo l’uomo ritorna a essere consanguineo di Dio, figlio nel figlio, partecipe della Vita Trinitaria. La sua composizione è di nuovo: Corpo +Anima+Spirito di Cristo.
- In Cristo l’uomo trova l’antidoto per curarsi dai veleni che provengono dal peccato originale. La ragione e la volontà hanno a loro disposizione un infallibile “tonico”, capace di dar loro la vittoria sugli istinti e sulle passioni. L’uomo sarà capace di vivere nuovamente come uomo autentico.
- Ogni uomo è pensato e redento da Dio in Cristo. La vita degli uomini non ha senso se non è inserita in Cristo, perché soltanto per mezzo di Cristo la vita degli uomini si fa partecipe della comunione intima dei Tre: se gli uomini non s’incontrano con Cristo e non vivono in Lui, non realizzano il “perché” i Tre li vollero nell’esistenza.
Per tanto, rivelare agli uomini il senso della loro esistenza, annunciandogli Cristo, e aiutarli a realizzare questa vocazione è il dono più grande che gli si possa fare.
► In Cristo anche la creazione ritrova la ragione della sua esistenza: aiutare i figli di Dio a vivere e crescere nella vita e nella intimità dei tre e collaborare con essi nella realizzazione del Piano divino della salvezza. Il mare, i monti, i deserti, le foreste, i campi…, le macchine, i mezzi di comunicazione sociale, hanno tutti una vocazione missionaria, perché il loro fine è aiutare gli uomini a entrare e crescere nella comunione con i Tre, a comportarsi come figli di Dio e realizzare il Piano della salvezza. La creazione, esistendo unicamente in funzione della vita trinitaria dei figli di Dio realizza in pienezza il senso ultimo della sua esistenza; è assunta anch’essa nel dinamismo della vita divina. In fine, la vocazione di tutto il creato è “donarsi”.
► Possiamo determinare con più chiarezza il senso dell’espressione “regno di Dio”.
- Il Regno di Dio è la SS. Trinità; è il regno infinito costituito dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo.
- Tuttavia, giacché da sempre nel pensiero del Padre, cioè nel Figlio, c’è stata la volontà di creare gli uomini e di farli partecipi della Vita Trinitaria, si può affermare che il Regno di Dio fin dal principio era costituito: il Padre, il Figlio che contiene in sé tutti gli uomini (ancora non creati, ma pensati e amati e chiamati alla Vita Trinitaria) e lo Spirito Santo: cfr. grafico 3.
- Noi tutti eravamo nella Trinità per mezzo del Verbo. Ma quest’unione e mediazione del Figlio (= mediazione realizzata dal Figlio tra noi e la Trinità), anche dopo la creazione, non era visibile. Intervenne il peccato originale (oh felice colpa!): noi siamo usciti dalla Trinità; per condurci nuovamente “dentro”, il Verbo è venuto fisicamente sulla terra, in mezzo a noi; l’unione effettuata da Gesù tra noi e la Vita Trinitaria, il regno di Dio, adesso per mezzo di Cristo si fece visibile: cfr. 1Gv 1,1-4; Gv 14,1-11; Gv 1,18).
Per tanto, sta qui il senso del “Regno di Dio”: il Padre, Gesù Cristo Uomo-Dio, nel quale gli uomini sono introdotti nella comunione di vita con la Trinità, vita che riceviamo mediante l’immersone in Lui nel Battesimo, sotto l’impulso dello Spirito Santo: cfr. grafico 7.
L’uomo entra in Gesù Cristo e, quasi formando una sola persona con Lui, entra a partecipare nella Vita dei Tre: partecipiamo realmente nella loro comunità di vita, fatta di interscambio intimo e profondo di pensieri, affetti e beni: cfr. Gv 1,1-3; 1Gv 1,1-4.
In conclusione: Entrando “in Cristo”, l’uomo e assieme a lui tutte le realtà terrestri, entrano di nuovo nella Vita Trinitaria, nella comunità per la quale furono creati: in Cristo e soltanto in Lui, gli uomini e il mondo intero realizzeranno la loro vocazione e rincontreranno il senso ultimo della loro esistenza: cfr. Col 1,13; Gal 4,27.
5.3 Risposta dell’uomo alla chiamata redentrice di Dio
Il fulcro del Piano di Dio è la persona di Gesù Cristo. L’uomo, per tanto, risponde positivamente e responsabilmente alla chiamata redentrice di Dio, vivendo in una relazione spirituale personale con Cristo Gesù.
Il Cammino spirituale, cioè tutta l’attività e lo sforzo dell’uomo (= ascesi), deve convergere verso questa meta, cioè, verso l’incontro personale con il Signore Gesù. Ciò avverrà gradualmente, partendo dalla convinzione che:
- Gesù non è solamente un esempio, cioè, un mezzo psicologico che favorisce lo sviluppo della personalità, perché offre ideali, stimoli, motivazioni che aiutano nella crescita personale. Gesù offre tutto questo e in modo eccellente, ma non può essere strumentalizzato in vista dell’autorealizzazione della persona.
- Gesù non è solamente un grande leader dell’umanità, capace di stimolare nella crescita nel senso della solidarietà e di offrire anche all’uomo di oggi idee eccezionali che stanno alla base di movimenti politici, culturali, filantropici, religiosi, ecc.
- Gesù non è neppure solamente una medicina contro la fragilità della persona umana (cfr. GS 13). È vero che egli aiuta potentemente la nostra fragilità morale liberandoci dal peccato e dando forza alla nostra natura ferita e debole. Tuttavia l’azione di Cristo in noi, quando gli apriamo il cuore, non si limita ad essere un supporto alle deficienze della nostra natura decaduta.
- L’azione principale di Gesù nella nostra vita consiste nell’operare una trasformazione della nostra stessa persona nella sua. Ciò significa che la nostra vita trova il suo senso pieno nell’incontro personale con il Signore Gesù e che in questo consiste l’obiettivo fondamentale di ogni persona umana: incontrarsi e viver in comunione con Lui per essere introdotto nell’esperienza dell’amore del Padre e quindi scoprirsi fratello di tutti. In questo consiste il nucleo della nostra vocazione battesimale. Questa trasformazione si effettua sotto l’azione dello Spirito Santo: al Padre per il Figlio nello Spirito Santo.
- Come fondamento di questo processo di cristificazione c’è il fatto che preesiste un legame profondo tra Cristo e l’essere umano. L’uomo, infatti, è l’immagine, limitata e imperfetta dell’«immagine originale» di Dio, che è Cristo. Per questa ragione l’esistenza umana tende, in virtù della sua stessa e intima struttura, all’incontro con Dio in Cristo Gesù. L’esistenza umana si realizza in pienezza nell’incontro con Cristo, perché solo a Lui il Padre affidò la missione di imprimere nel nostro essere quel salto qualitativo, che lo introduce nella vita intima d’amore e di comunione della Trinità, e lo incammina verso la sua piena realizzazione, che è precisamente la comunione con il Padre.
Se guardiamo l’umanità sotto questa prospettiva, allorain ciascun uomo o donna possiamo vedere altrettante presenze di Cristo: esattamente di un Cristo che si trova ancora limitato dalla ristrettezza della natura corrotta e che aspira a manifestarsi in modo completo.
La nostra missione di battezzati verso gli uomini di oggi e soprattutto verso i non-cristiani è, dunque, una missione rivolta a Cristo stesso. È lui che dal di dentro dei nostri fratelli chiede di prorompere e di farsi sentire in tutta l’intimità personale. È lui che chiede di essere aiutato a passare dalla potenzialità all’atto. Lo chiede a ciascuno di noi, perché per « far crescere » Cristo nei nostri fratelli, il Padre vuole servirsi proprio di noi: « Figlioli miei, io soffro per voi i dolori del parto, finché Cristo sia formato in voi » (Gal 4, 19).
A questo punto si capisce come nell’azione missionaria della Chiesa la scelta preferenziale per i poveri trova il suo fondamento nell’incontro personale con Cristo, che ci porta ai fratelli più feriti dalle conseguenze del peccato degli inizi e del rifiuto della chiamata redentrice di Dio.
Nel cammino verso questo incontro personale con Cristo, sono molto appropriate le indicazioni del Concilio Vat. II, cariche di slancio missionario:
«L’aspetto più sublime della dignità dell’uomo consiste nella sua vocazione alla comunione con Dio. Fin dal suo nascere l’uomo è invitato al dialogo con Dio» (GS 19a).
«In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. Cristo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione. … Egli è « l’immagine dell’invisibile Iddio », è l’uomo perfetto che ha restituito ai figli di Adamo la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato. … Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l’esempio perché seguiamo le sue orme ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato. … E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale» (GS 22).
«Poiché la Chiesa ha ricevuto la missione di manifestare il mistero di Dio, il quale è il fine ultimo dell’uomo, essa al tempo stesso svela all’uomo il senso della sua propria esistenza, vale a dire la verità profonda sull’uomo. Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anche’egli più uomo» (GS 41a).
«Il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è stato creato, si è fatto egli stesso carne, per operare, lui, l’uomo perfetto, la salvezza di tutti e la ricapitolazione universale. Il Signore è il fine della storia umana, «il punto focale dei desideri della storia e della civiltà», il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni» (GS 45b).
Gesù e l’uomo sono due realtà che si relazionano l’una con l’altra: l’uomo come colui che cerca il suo compimento; Gesù come centro trascendente e nello stesso tempo immanente, punto culminate, nel quale e per il quale il cammino dell’uomo trova il suo senso ultimo, la perfetta realizzazione. Il Piano di Dio si manifesta e si realizza in Gesù Cristo. Cristo è la pienezza della rivelazione, la Parola fatta carne; in Lui, Crocifisso/Risorto, il Piano salvifico di Dio si manifesta pienamente, si realizza ed è offerto ad ogni uomo.
5.4 Terzo momento del Piano di Dio: la Chiesa animata dallo Spirito di Cristo
Gesù vive portando dentro di sé un dramma: ha una sola vita. Di fronte al Piano del Padre, come uomo, si sente incapace: da solo non può realizzarlo. Di fatto, nella sua Persona la Vita è in mezzo agli uomini, la Via della salvezza è aperta, la Luce risplende con tutto il suo fulgore:
«Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6);
«Io sono venuto nel mondo come luce perché chi creda in me non rimanga nelle tenebre» (Gv 12,46).
Tuttavia per ricevere questa Vita, per entrare in questo Cammino, per trovare questa Verità e consegnarsi ad Essa, è necessario l’incontro personale di Gesù con ogni cercatore. Ma questo non è stato possibile neppure durante la vita terrena di Gesù, giacché durante gli anni della sua esistenza terrena Gesù riuscì a incontrarsi con poche migliaia di persone, per la maggior parte israelite. Nel frattempo, Gesù ha la consapevolezza che il Piano di salvezza del Padre non conosce limiti: è necessario che Cristo s’incontri visibilmente e concretamente e divenga in ogni tempo e luogo il Cammino, la Verità e la Vita di ogni uomo che lo voglia accettare.
Gesù ottenne tutto questo con la sua morte, risurrezione e ascensione al cielo, divenendo fonte dello Spirito, datore di vita.
Ma, con la stessa risurrezione e ascensione Gesù entrò nel Mistero di Dio, rendendosi invisibile allo sguardo degli uomini, sottraendosi alla percezione dei loro sensi. Allora com’è possibile la realizzazione effettiva dell’incontro degli uomini con Cristo glorioso? Dovrà essere soltanto un incontro invisibile, soltanto per mezzo del mondo, del desiderio e dell’amore?
Gesù presentò il suo dramma al Padre nella preghiera e il Padre gli rispose, dando prima alla sua umanità limitata e poi alla sua umanità gloriosa un nuovo corpo terrestre, fisico, visibile e palpabile che è la Chiesa: At 3,13-19; Lc 6, 12-16; 19; Gv 17,627.
5.4.1 Ragione dell’esistenza della Chiesa, «corpo terreno di Cristo”
Giacché esiste una forte sproporzione tra la forza fisica di Gesù Cristo e l’estensione del Piano di Salvezza, tra la vita celeste della risurrezione e la vita dell’uomo ancora avvolto nella materia e nella sensibilità, Gesù ha bisogno di un’altra vita, una vita fatta su misura per realizzare l’universalità del Piano del Padre, che è l’universalità del Regno di Dio.
Gesù ha bisogno di un “prolungamento” della sua esistenza in mezzo agli uomini. Presenta la sua richiesta al Padre ed è esaudito: il Padre gli dà la Chiesa.
La Chiesa è il corpo “nuovo” che il Padre dona a Gesù, affinché prolunghi la sua vita gloriosa e abbia così la possibilità di incontrarsi con tutti gli uomini.
La Chiesa non ha altra finalità: o realizza questa missione universale o finisce di essere Chiesa, giacché è fatta soltanto per questo, per la cattolicità, per il Regno di Dio. La Chiesa è Cristo Gesù che oltrepassa i limiti della sua esistenza terrena per abbracciare tutto il mondo: è l’espressione della universalità di Cristo. È Cristo glorioso, “il Signore Gesù” che si diffonde , che si avvicina agli uomini di tutti i tempi: è Cristo Gesù esaltato nel più alto dei cieli che realizza il Piano di salvezza universale del Padre.
Per tanto, la Chiesa deve essere Cristo “diffuso e comunicato” in tutti i tempi e luoghi. La sua missione è di arrivare in ogni parte del mondo, per essere per tutti “sacramento” dell’incontro con il Dio Trinitario per mezzo del Signore Gesù.
Entrare nella Chiesa, appartenere alla Chiesa, significa “lanciarsi”, “sommergersi” (è questo il significato del termine “battezzare”) nella comunione con la Trinità: «Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Ecco, io sono con voi tutti i gironi fino alla fine del mondo» (Mt 28,19-20).
Per tanto, la missione della Chiesa è portare la Pasqua a tutti gli uomini, perché soltanto morendo e risuscitando in Cristo Gesù possono entrare nella Comunità divina. La missione della Chiesa è nello stesso tempo l’annuncio della salvezza e la realizzazione di questa salvezza.
«Pertanto, come il Cristo fu inviato dal Padre, così anch’egli ha inviato gli apostoli, ripieni di Spirito Santo. Essi, predicando il Vangelo a tutti gli uomini, non dovevano limitarsi ad annunciare che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte e ci ha trasferiti nel regno del Padre, bensì dovevano anche attuare l’opera di salvezza che annunziavano, mediante il sacrificio e i sacramenti attorno ai quali gravita tutta la vita liturgica» (SC 6a).
In Gesù Cristo gli uomini e la creazione intera sono già salvati, ma in speranza. C’è un tempo particolare, che va da Pentecoste alla seconda venuta fisica di Cristo o Parusia, nel quale Cristo “applica” la salvezza a tutti gli uomini e realizza il Piano del Padre. La Vita Trinitaria” è stata portata sulla terra, adesso è necessario comunicarla a tutti gli uomini, che la vogliano accogliere.
È il tempo della Chiesa, cioè di Gesù Cristo così come si trova adesso: non più solo, ma unito a tutti gli uomini redenti.
La Chiesa o “prolungamento” di Cristo in tutti i tempi e in tutte le nazioni, è il mezzo per il quale ogni uomo ed ogni cosa entra nella pienezza della vita divina e trova in modo esplicito il vero senso e il motivo della sua esistenza.
5.4.2 Attuazione della missione della Chiesa
La Chiesa non prolunga Cristo nel mondo soltanto perché fu incaricata ufficialmente dallo stesso Cristo di continuare la sua missione. La Chiesa, infatti, non è soltanto istituzione, semplice strumento per l’esecuzione di un mandato. C’è in essa una realtà molto più profonda: lo stesso Spirito che animava Cristo Gesù e lo faceva agire per realizzare il Piano del Padre, è ora “dentro” la Chiesa: cfr. Mt 3,11; Lc 11, 13; Gv 3,5-6; Gv 14,16-17.26; Gv 16,7-11.13-14; At 1,8, ecc…
La Chiesa nell’attuazione della missione che Gesù le affida, è mossa dallo Spirito di Cristo, palpita in essa la stessa Passione di Cristo: allo stesso modo di Cristo, vive, esiste esclusivamente per realizzare il Piano del Padre, il Regno; allo stesso modo di Cristo, vive soltanto in funzione, al servizio, degli altri; è proprietà degli altri, esiste per gli altri, e debitrice verso tutti, è al servizio di tutti. Il Signore Gesù ha infinite riserve di amore e di donazione di sé agli uomini: adesso le rende effettive per mezzo della sua “seconda vita”, la Chiesa.
E tutto questo per realizzare il Piano di salvezza universale del Padre, cioè per costruire il Regno (cfr. Gv 16,7-14.16-24). Per il dono dello Spirito Santo gli Apostoli vedranno Gesù Cristo in modo nuovo, non secondo la carne, ma secondo lo Spirito, come inaugurazione del Regno di Dio nella sua stessa persona di Risorto, e da qui avranno quella gioia che vorranno comunicare al mondo: cfr. 1Gv 1,1-4.
Nella Chiesa, Gesù Cristo si presenta all’uomo con la sua umanità gloriosa; nella Chiesa, Gesù Cristo dà a questa sua umanità gloriosa una forma terrena e palpabile. Possiamo dire che Cristo, mediante la Chiesa, dà un “corpo terreno” alla sua umanità, che adesso si trova spiritualizzata nel seno della Trinità: prende un nuovo “corpo materiale”, che diviene manifestazione terrena e visibile del “corpo spirituale”, che per sua natura è invisibile. Questo corpo terreno e visibile è la Chiesa.
Chiariamo ancora un poco esemplificando.
Quando Dio, invisibile, volle rivelarsi agli uomini e comunicar loro il suo “intervento salvifico”, agì in modo concreto e visibile, incarnandosi nella natura umana: Gesù di Nazareth era il “corpo di Dio”, cioè il prolungamento visibile di Dio sulla terra, lo stesso Dio fatto uomo in mezzo a noi; tutto ciò che Gesù faceva, era l’attuazione visibile, esteriore, dell’attività salvifica di Dio. Toccando Gesù, gli uomini toccavano realmente Dio vivo, che il suo corpo umano faceva presente e papabile: ogni gesto di Gesù era l’intervento dello stesso Dio in un’espressione umana e visibile.
«8Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 9Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse» Gv 14,8-11).
«Egli è l’immagine del Dio invisibile… È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza» (Col 1,16.19).
Per capire meglio tutto questo, esaminiamo ciò che avviene in un incontro tra amici.
Quando mi avvicino a un amico e gli parlo, è tutto il mio mondo interiore che gli comunico e mediante in quale lo influenzo; ma il mondo interno dei sentimenti per sua natura è invisibile, spirituale e perciò posso effettuare questo incontro solo per mezzo della parola, dell’espressione del volto, di alcuni gesti delle mani, ecc. …; l’amico comprende il mio mondo interiore e ne viene influenzato per mezzo delle manifestazioni esteriori che il mio corpo effettua.
Analizzando l’azione del corpo, ci rendiamo conto che è duplice.
In primo luogo: manifesta esternamente la ricchezza dei sentimenti interni: guardando il tuo volto, l’amico percepisce ciò che avviene nel tuo cuore: se senti tristezza, gioia, o se sei sotto il peso delle tue una preoccupazioni.
In secondo luogo: il corpo contiene realmente in se stesso i sentimenti che manifesta. Nell’espressione del volto, degli occhi, del tono della voce, ecc., “è” realmente presente tutto il mio mondo interiore. Guardandomi in faccia, il mio amico “comprende” il mio mondo interiore, si sintonizza con me e lo vive assieme a me come amico.
Lo stesso avveniva con Gesù.
Ogni parola o gesto di Gesù era la manifestazione esterna, umana e visibile della parola e dei gesti dell’amore invisibile di Dio: l’umanità di Gesù era il mezzo esterno “nel quale” e “attraverso il quale” Dio realizzava la sua creazione salvifica nell’interiore dell’uomo.
La natura umana di Gesù non solo “esprimeva visibilmente” il Figlio di Dio, ma “lo conteneva” e lo “era” oggettivamente e realmente. Ascoltando e vedendo Gesù, le persone “trovavano”, cioè vedevano, ascoltavano e toccavano Dio stesso (cfr. 1Gv 1,1-4).
La stessa cosa continua a verificarsi attraverso la Chiesa “nuovo corpo” di Cristo.
In effetti, «Dio ha messo tutto sotto i piedi di Cristo e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose: essa è il corpo di lui, la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose» (cfr. Ef 1,22-23).
Cristo glorioso vuole continuare a manifestarsi agli uomini anche adesso dopo la sua Risurrezione e Ascensione al Cielo, e vuole continuare a comunicar loro il suo “intervento divinizzante” in modo visibile, per mezzo di un incontro personale e pienamente sperimentabile; è questa la sua missione in vista di introdurre l’uomo nella vita di Dio-Trinità. Allora, in certo modo, s’incarna un’altra volta, o meglio, prolunga la sua incarnazione, prendendo ancora un “corpo”, che gli permetta operare visibilmente e così manifestarsi ai sensi umani.
Gesù Cristo era il “Corpo di Dio”, la manifestazione o prolungamento terrestre di Dio, era Dio in forma umana.
La Chiesa è il “Corpo di Cristo”, il prolungamento terrestre dell’umanità gloriosa di Cristo, Cristo glorioso in forma umana, visibile, tangibile. Nella Chiesa-comunità, ogni parola o gesto di amore è la traduzione esterna, umana, visibile della corrispondente parola e gesto di amore invisibile di Cristo glorioso.
È questo il significato radicale della Vita Consacrata nella Chiesa attraverso la professione dei consigli evangelici.
È questo che si vuol dire, quando si afferma che la Chiesa è in Cristo “il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unita di tutto genere umano”, o più semplicemente quando si definisce la Chiesa “sacramento dell’incontro con Cristo” (cfr. LG 1).
La comunità totale dei credenti è il “Corpo di Cristo”: non solo lo “rappresenta”, ma “è” il volto esterno di Cristo Salvatore, che vuole incontrarsi con ciascuno uomo.
Gesù Cristo s’incontra personalmente con te, entra nel tuo cuore e tu fai un’autentica esperienza di Lui per mezzo della Chiesa, cioè della comunità cristiana.
Una comunità cristiana non è un fatto sociologico, è il Corpo di Cristo, è la sua manifestazione esteriore che arriva fino a te, superando tutte le barriere del tempo e dello spazio perché ti unisca a Lui per la fede e abbi la pienezza della vita eterna, che è la comunione con il Padre per Cristo nello Spirito Santo, divenendo così una cellula del regno di Dio. Tutto ciò che nel piano esterno e visibile si compie nella Chiesa (nella comunità), Cristo lo realizza interiormente e invisibilmente nei nostri cuori, per mazzo del suo Spirito, trasformando poco a poco il nostro cuore di pietra in cuore di carne, cioè abitato dallo stesso Cristo Signore ( cfr. Ef 3,17; 2Cor 13,5).
Allora il problema pratico e primario per ogni cristiano è vivere la vita della comunità cristiana, che si svolge intorno alla celebrazione del Mistero di Cristo ( = partecipazione liturgica e vita sacramentale) e alla pratica della carità e della missione fino agli estremi confini della terra.
In effetti, la Chiesa-comunità non è come un segnale di transito che ci indica dove si trova la salvezza: è un volto vivo, nel quale si manifesta e palpita il divino amore di Colui che ti vuole salvare, cioè del Signore Gesù.
Il gesto con il quale la Chiesa-comunità incontra gli uomini, è costituito dall’annuncio della persona di Gesù e dai sacramenti, che sono come emanazioni della Chiesa stessa.
Per mezzo di essi, che esigono in chi li riceve la fede (= capacità di assimilazione), la Chiesa stabilisce e sviluppa l’incontro di Cristo risorto con gli uomini. Nei Sacramenti è lo stesso Cristo che s’incontra con l’uomo in modo umano e concreto. I Sacramenti, infatti, non sono “cose”, ma “gesti di amore” umani e personali dell’Uomo-Dio, gesti pieni di ciò che significano.
Non solo la predicazione e i Sacramenti, anche la pratica della carità, la solidarietà con i più bisognosi, è occasione di incontro con Cristo, che nello stesso tempo nasce dall’incontro con Lui. In fine, è un continuo rivivere il felice cammino dei due discepoli di Emmaus, che camminavano a fianco di Cristo risorto e si sentivano da Lui progressivamente trasformati: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le scritture?» (Lc 24,32).
Anche per noi si tratta di “aprire gli occhi e riconoscerlo” nella Chiesa-comunità, per annunciarlo al mondo intero.