IX Settimana del Tempo Ordinario
Commento di Paolo Curtaz
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IX Settimana del Tempo Ordinario

| Lunedì 1 Giugno > (Memoria – Rosso) | San Giustino 2Pt 1,2-7 Sal 90 Mc 12,1-12: Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna |
| Martedì 2 Giugno > (Feria – Verde) | Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) 2Pt 3,11-15.17-18 Sal 89 Mc 12,13-17: Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio. |
| Mercoledì 3 Giugno > (Memoria – Rosso) | San Carlo Lwanga e compagni 2Tm 1,1-3.6-12 Sal 122 Mc 12,18-27: Non è Dio dei morti, ma dei viventi! |
| Giovedì 4 Giugno > (Feria – Verde) | Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) 2Tm 2,8-15 Sal 24 Mc 12,28-34: Non c’è altro comandamento più grande di questi. |
| Venerdì 5 Giugno > (Memoria – Rosso) | San Bonifacio 2Tm 3,10-16 Sal 118 Mc 12,35-37: Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide? |
| Sabato 6 Giugno > (Feria – Verde) | Sabato della IX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari) 2Tm 4,1-8 Sal 70 Mc 12,38-44: Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri |
| Domenica 7 Giugno > (SOLENNITA’ – Bianco) | SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A) Dt 8,2-3.14-16 Sal 147 1Cor 10,16-17 Gv 6,51-58: La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. |
Lunedì 1 Giugno (Memoria – Rosso) San Giustino
UNA LUCE PER IL NOSTRO TEMPO. Il nostro secolo, che cerca un modello di santità vissuta nelle responsabilità quotidiane, potrebbe trovarlo benissimo in Giustino. Egli fu infatti un discepolo di Gesù Cristo, esemplare per la serietà della sua indagine intellettuale, come per la fedeltà alla sua fede. Sempre in cerca della verità, dopo averla scoperta in Gesù Cristo, non smette di approfondirla. Nel suo continuo cercare rende evidente il dono totale fatto di se stesso a Cristo, che lo porterà fmo al martirio. Uomo retto e fedele, Giustino fu sale e luce per gli uomini del suo tempo.
FOLLIA DELLA CROCE (Colletta). Giustino non arrivò alla “mirabile conoscenza del mistero del Cristo” soprattutto attraverso le sue ricerche intellettuali, bensì mediante la fedeltà alla fede che lo porterà sino al martirio. Coi libri che ci ha lasciato, ma più ancora col suo eroico sacrificio, egli proclama anche oggi che gli uomini non vengono salvati dalla loro saggezza, né dall’ostentazione di segni straordinari. Vengono salvati dalla Croce, follia e scandalo per gli uomini, potenza e sapienza di Dio.
Lunedì della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,1-12: Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
La misura è colma, la tensione si taglia col coltello, non ci sono più spazi di manovra. Gesù ha parlato di Dio apertamente, col cuore in mano, pieno di fiducia sperando di cambiare il cuore indurito di chi pensava di conoscere perfettamente la Legge. Gerusalemme, invece, è ben diversa dalla sua provinciale Galilea: qui le persone sono smaliziate, abituate a tutte le novità e il tempio troneggia con la sua imponenza. Gesù è stato prima guardato con curiosità, poi con compatimento, infine con malcelato fastidio: chi si crede di essere questo falegname che si è improvvisato profeta? Ora la misura è colma: Gesù va zittito. Definitivamente. La tragica parabola dei vignaioli omicidi rivela lo stato di tensione che sta sperimentando Gesù. E la follia dell’essere umano che si convince di potere impadronirsi dell’eredità uccidendo il figlio! Quando pensiamo di essere i proprietari della vita, del Creato, della storia, quando togliamo di mezzo il legittimo proprietario, finiamo col distruggere tutto. Viviamo, oggi, con la consapevolezza che tutto è un dono per potere riconoscere nelle cose che sperimentiamo la splendida e discreta presenza salvifica di Dio.
Martedì della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,13-17: Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio.
Ora si tratta di cogliere in fallo Gesù. Si è deciso di farlo fuori: nessun dubbio, nessun interrogativo, solo la necessità di trovare il modo di eliminare questo insopportabile scocciatore. Giustificati dal bene del popolo e dalla investitura divina, gli uomini religiosi sanno bene qual è il bene per loro e per chi hanno davanti: il Nazareno va ucciso. Per farlo, però, occorre prima che egli perda la faccia davanti al popolo, occorre sminuirlo come ancora oggi si fa con un avversario politico. Il nervo scoperto è la presenza di Roma e delle sue imposte: se Gesù testimoniasse di assecondare l’occupazione romana pagando le odiatissime tasse, certamente perderebbe la stima dei patrioti. Ma se si rifiutasse di farlo si metterebbe nella schiera dei tanti che, nella storia, hanno brandito le armi del populismo e dello scontento. Bella trappola, complimenti. E Gesù lo sa e ne esce splendidamente: chiede ai puri una moneta. Moneta che non dovrebbero avere (ha l’effige dell’imperatore) e che invece hanno. A parole sono coerenti, nei fatti fanno compromessi come tutti. E Gesù aggiunge la frase diventata proverbiale: non mischiamo le cose di Dio con quelle di Cesare.
Mercoledì 3 Giugno (Memoria – Rosso) San Carlo Lwanga e compagni
I RE DELLA TERRA. Antioco assomiglia sinistramente al tiranno dell’Uganda. Entrambi abusano del loro potere, ritengono di poter disporre arbitrariamente dei loro sudditi, cercano di soffocare le voci che ricordano il dovere di dare a Cesare solo ciò che è di Cesare, perché solamente Dio va adorato. Alla fine, la fede trionfa sulle tirannie. La luce che si è cercato di nascondere sotto il moggio, risplende nella casa.
LA CHIESA È RESPONSABILITÀ NOSTRA. Un giovane laico di vent’anni, dirigente della Chiesa in periodo di persecuzione: ecco una testimonianza per ricordarci che tutti i cristiani devono assumersi la loro parte di responsabilità nelle loro comunità.
UN MARTIRIO ECUMENICO. Il popolo dei martiri è formato di anglicani e cattolici. Insieme, col loro sangue, testimoniano l’unità dei cristiani e ci esortano a lavorare più attivamente per essa.
Mercoledì della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,18-27: Non è Dio dei morti, ma dei viventi
L’allegra disputa sulla vedova ammazza-mariti è una farsa per mettere in difficoltà il Signore Gesù: i sadducei, conservatori, non ammettevano le novità della Legge orale e la devozione dei farisei. Farisei che, fra i molti difetti, avevano il pregio di approfondire il tema della sopravvivenza delle anime, riprendendo e sviluppando una visione molto simile alla nostra attuale. I sadducei perciò, non credevano alla resurrezione e l’assurdo caso proposto a Gesù è costruito su misura per metterlo in difficoltà. L’importanza della conservazione del nome famigliare obbligava una vedova ad avere un figlio dal fratello del marito defunto per tutelarne la memoria. Norma che a noi fa rabbrividire e che va contestualizzata nella logica tribale che l’ha voluta. Di chi è moglie questa povera donna che ha passato un fratello dopo l’altro? Gesù ne esce (bene) ridicolizzando la questione posta: nel Regno non ci sono né mariti né mogli. Ma la cosa che mi piace è lo stile con cui argomenta la sua riflessione: il Maestro conosce e interpreta la Scrittura: il Dio dei patriarchi, presentandosi a Mosè, li nomina come se fossero vivi. Semplicemente grandioso ed efficace!
Giovedì della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,28-34: Non c’è altro comandamento più grande di questi.
Erano seicentotredici i precetti da osservare, come ricordarseli? La domanda posta dallo scriba era una di quelle che ponevano ai rabbini durante lo studio della Scrittura. E Gesù interroga chi lo interroga, uno scriba, quindi detentore della corretta interpretazione della Legge. E questi risponde così come andava di moda in una delle due maggiori scuole di pensiero di Gerusalemme, quella di Rabbì Hillel: l’amore a Dio e l’amore al prossimo. Fiumi di parole commentavano questa scelta, riflessioni, ragionamenti, distinzioni, sfumature. Come amare Dio, fino a che punto? Come amare il prossimo? Chi è il prossimo? Gesù ascolta la dotta risposta dello scriba e conclude: non sei lontano dal Regno. Il povero scriba è spiazzato. Nessuna discussione teologica, nessun duello in punta di fioretto, nessun dibattito citando maestri di dottrina. Si era preparato bene, era pronto a fare sfoggio della propria competenza, della propria cultura. E invece… Gesù non ci sta, non accetta una discussione solo teorica. La fede dello scriba è solo intellettuale, tutta chiusa nella sua testa, non contagia il suo cuore, non lo spinge a cambiare le sue scelte. Stiamo attenti a non fare come lui…
Venerdì 5 Giugno (Memoria – Rosso) San Bonifacio
ESSAGGERO DELLA BUONA NOVELLA
Un monaco viene mandato e si affretta ad annunciare la Buona Novella; un contemplativo viene trasformato in uomo d’azione, incaricato di fondare la Chiesa. Ciò che Gregorio Magno aveva fatto mandando Agostino in Inghilterra, Gregorio il lo ripete mandando Bonifacio in Germania. Il cristiano deve imparare a unire azione e contemplazione, a diventare contemplativo nell’azione.
ANNUNCIARE IL VANGELO
Secolo VIII, epoca particolarmente dura: le invasioni barbariche hanno disgregato totalmente l’impero romano; l’eresia ariana ha fatto vacillare la fede. Diventa urgente ridare nuova vita alle Chiese, metterle in comunione fra loro e con Roma. Sarà l’opera di Bonifacio come missionario del Vangelo.
In ogni epoca la Chiesa può vivere soltanto accogliendo lo Spirito che le comunica il suo slancio missionario.
Venerdì della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,35-37: Come mai dicono che il Cristo è figlio di Davide?
Gesù insegna nel tempio dimostrando molte cose. Anzitutto di leggere, studiare, meditare e conoscere profondamente la Scrittura. E non per ispirazione divina ma con la frequentazione quotidiana nella preghiera. A partire dalla Bibbia argomenta con convinzione: tutti aspettano come Messia il re Davide, un Messia politico, combattente, un vero soldato. Ma, dice Gesù, come è possibile tale identificazione visto che in un salmo Davide stesso riconosce il Messia come suo re? Non possono essere la stessa persona! Così facendo Gesù sposta l’attenzione della folla da un messianismo politico ad uno spirituale, più profondo e universale. Ci vorrà ancora del tempo affinché l’uditorio capisca, infine, che Gesù parla proprio di se stesso, ma l’ennesimo sassolino nello stagno è gettato. Gesù insegna a noi a frequentare e meditare la Parola, a non lasciarla agli esperti o ai teologi ma a farla diventare il centro della ricerca della nostra fede. Aiutati da chi, prima di noi, ha creduto e studiato, in un cammino di Chiesa che dura da millenni, possiamo nutrire la nostra fede e la nostra intelligenza proprio a partire dalla Parola di Dio.
Sabato della IX settimana del Tempo Ordinario
Mc 12,38-44: Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri.
La ricostruzione del tempio voluta dal re Erode aveva avuto come conseguenza la rinascita della classe sacerdotale. Al tempo di Gesù Gerusalemme era tornata ad essere la capitale della fede ebraica e il tempio il punto di riferimento per ogni giudeo. Questo riscatto religioso e nazionalista aveva accresciuto a dismisura il potere e la fama degli uomini religiosi. Gesù, arrivato a Gerusalemme, critica ferocemente alcune derive di ieri e di oggi come l’apparenza, la vanità e l’inganno. La costruzione del tempio, non ancora terminato!, richiedeva una quantità enorme di denaro. Molti sfoggiavano palesemente la loro generosità con imponenti donazioni. Gesù, invece di lodare questo atteggiamento, invita i propri discepoli ad imitare il gesto di una vedova in miseria che dona con modestia una minuscola offerta, che però era per lei tutto ciò di cui vivere. Purtroppo l’ostentazione della generosità è ancora molto diffusa nelle nostre comunità cristiane. Si fanno delle offerte, certo, ma si è molto sensibili nel vedere il proprio nome nelle liste dei benefattori. Riprendiamo in mano la logica del Vangelo: siamo generosi, sì, ma che Dio solo lo sappia.
SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A)
Gv 6,51-58: La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Oggi festeggiamo il sacramento dell’Eucaristia che il Signore ci ha lasciato come segno della sua presenza, della sua realtà corporale, del suo sacrificio sulla croce e della vita eterna di cui ci ha reso partecipi. Gesù ce ne parla in termini di corpo e di cibo. La realtà del dono del Padre alla nostra umanità si esprime, dall’inizio alla fine, sotto forma di corpo. Si tratta dapprima della realtà carnale del corpo fatto di carne e sangue, che soffre e muore sulla croce. È questo corpo ferito che risorge e che Gesù dà da vedere e da toccare agli apostoli. Ma Gesù non si ferma qui. Suo corpo è anche la Chiesa (Col 1,18), corpo mistico di cui Cristo è la testa. Ed è infine questo corpo sacramentale che nutre coloro che lo mangiano: “Prendete e mangiate: questo è il mio corpo!” (Mt 26,26).
Già i primi cristiani paragonarono il corpo spezzato di Cristo al grano, macinato in farina per diventare pane, dopo essere stato mischiato all’acqua della vita e passato nel fuoco dello Spirito.
Questo pane spirituale, fatto dal grano del campo che è Gesù (Gv 15,1), divenendo, come il vino dell’Eucaristia, nostro cibo, nutre in noi la vita divina, che è vita eterna. E Gesù, ancora una volta, afferma: “Io sono”. Qui dice: “Io sono il pane”. Gesù costituisce il solo nutrimento che possa dare la vita divina. Chi non mangia di questo pane non avrà la vita in lui (Gv 6,53). Ecco perché noi celebriamo oggi la realtà umana e divina del Verbo fatto carne e anche quella del corpo risorto; ed ecco perché ci dà davvero quanto promesso. Attraverso lui, siamo concretamente in comunione con il nostro Dio. Bisogna essere presenti alla sua presenza reale.
Frammento d’infinito
Wilma Chasseur
Abbiamo visto che essere Trinità è essere comunione. Se Dio fosse solo uno e non trino, avrebbe già “dato le dimissioni” perché se fosse solo, essendo eterno, sarebbe una solitudine eterna.
Terribile! Ma Dio è trino, oltre che uno. Il Padre è essere sussistente, il Figlio è sapienza sussistente e lo Spirito è amore sussistente, ma non tengono nulla per loro e mettono tutto in comune. “Tutto ciò che il Padre possiede è mio” e tutto ciò che il Figlio possiede è nostro (ci dà addirittura il Suo Spirito).
Il Padre è tutto versato nel Figlio e il Figlio è talmente fuori di sé da essere addirittura in un pezzo di pane. L’infinito si fa frammento, il tutto si fa particella per potersi donare a noi. Dio sconcertante:
la potenza si fa debolezza, il Creatore si fa creatura e quella creatura unica al mondo, cioè l’Uomo- Dio, si fa pane. Più scendere di così, più annientarsi di così, più eliminare ogni distanza non si può!
E così da deformi ci rende deiformi.
“Essendo eterno ed incorruttibile Tu rendi incorruttibili quelli che mangiano Te, e li porti all’eternità con la smisurata efficacia che ti è naturale”( Filocalia)
– Tutti mendicanti
Gesù nell’Eucaristia è presente non come una cosa, ma come una Persona, cioè come un “Io” che si dona a un “tu”, quindi c’è comunione di persone, incontriamo veramente Qualcuno.
Quando andiamo alla Comunione tendendo la mano per ricevere il Signore della vita, siamo come dei mendicanti che tendono la mano per chiedere la carità del Pane di vita eterna, siamo il povero che tutto riceve, anzi riceve il Tutto: una carica esplosiva straordinaria, un fuoco ardente e incendiante. Eppure non bruciamo e non sentiamo la scossa! Non è normale non sentire che il fuoco brucia, e che la corrente dà la scossa. Siamo troppo protetti dall’irruzione di Dio. “C’è troppo isolante in noi” (diceva P. Cantalamessa), cioè troppa indifferenza, troppo poca consapevolezza di chi stiamo per ricevere, troppa sterpaglia e rovi (= gli affanni a gli affari del mondo e le preoccupazioni della vita) che ci impediscono di essere raggiunti da questa forza ad altissima tensione che ci attraversa.
– Nella Comunione Gesù viene in noi…
Il Cristo si riversa in noi come una forza e un liquore inebriante che dovrebbe trasformaci
totalmente, e noi non ce ne accorgiamo neanche, rimaniamo tali e quali con le nostre tristezze e pesantezze, invece di fare l’esperienza dell’ebbrezza dello Spirito. Dobbiamo chiedere la grazia di ridiventare normali: di sentire il fuoco bruciare e la scossa scuotere!
Nella Consacrazione, il sacerdote consacra tante piccole ostie assieme a quella grande, fatte di pane azzimo, cioè non fermentato perché senza lievito. Le piccole ostie siamo noi e dobbiamo diventare pure noi pani azzimi, cioè senza lievito di malizia, di vanagloria e di tutto quello che fermenta e fa gonfiare smisuratamente il nostro io che accaparra tutto e ci impedisce di essere attenti al Tu che riceviamo nell’ostia consacrata. E ci impedisce di sentire la scossa.
Il culto eucaristico poi, non si esaurisce nella Comunione: c’è anche l’adorazione a Gesù presente nel Tabernacolo. E’ infatti un bellissimo gesto quello di andare a salutare Gesù presente nel tabernacolo, ogni volta che passiamo davanti ad una chiesa o fare l’adorazione ogni volta che ne abbiamo l’opportunità. E’ come esporsi ai raggi potentissimi del nostro Sole divino.
– …ma poi vuole uscire
E dopo saremo anche noi come piccoli Soli, come dice Dionigi l’Areopagita, che prima si sono riempiti di splendore irradiato e poi lo trasmettono agli altri. E’quello il momento di liberare il “divino prigioniero” e darlo a piene mani agli altri, con gesti di bontà e di carità, altrimenti lo teniamo agli arresti domiciliari, o perlomeno in “libertà vigilata” e gli facciamo anche fare brutta figura non comportandoci come Lui si comporterebbe. Per non oscurare la Sua presenza in noi, chiediamogli questa grazia, impegnativa certo, ma Lui può questo e altro: “Chi guarda me, veda Te”. Sempre!
Pensiero:
Vuoi sapere quanti sono i passi del tuo vagare e cosa devi fare quando hai paura?
Ebbene, sia i passi del tuo vagare, sia le lacrime versate, Dio li ha entrambi contati e sono tutti scritti nel suo libro (ma quanti sono lo saprai solo quando Dio aprirà il libro). E sai cos’è che vince la paura? Non è il coraggio, ma la fede in Dio. Un giorno la paura bussò alla porta, andò ad aprire la fede: non c’era più nessuno (la paura se l’era squagliata dalla …paura).
“Nell’ora della paura, in te confido.
in Dio di cui lodo la parola, in Dio confido, non avrò timore.
I passi del mio vagare tu li hai contati,
le mie lacrime nell’otre tuo raccogli:
non sono forse scritte nel tuo libro?
Allora ripiegheranno i miei nemici, quando ti avrò invocato:
so che Dio è in mio favore.
In Dio confido, non avrò timore, cosa potrà farmi un uomo?
Lodo la parola di Dio, lodo la parola del Signore”.
SALMO 56
Testi ripresi da http://www.lachiesa.it