Cala il sipario sulla Conferenza di Santa Marta per accelerare l’addio ai combustibili fossili. Il prossimo appuntamento è a Tuvalu nel 2027

La Conferenza di Santa Marta si è svolta dal 24 al 29 aprile in Colombia

Andrea Di Turi
04.05.2026
https://valori.it

Calato il sipario sulla prima Conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili svoltasi dal 24 al 29 aprile a Santa Marta, in Colombia, è il momento di interrogarsi sui risultati che ha prodotto. Ma bisogna farlo nella prospettiva giusta.

Il viaggio iniziato con la Conferenza di Santa Marta continuerà

Sarebbe sbagliato e superficiale criticare perché non sono stati raggiunti accordi vincolanti, poiché la Conferenza di Santa Marta esplicitamente non si poneva come spazio di negoziazione. Bisogna invece partire dal fatto che si è trattato di un evento senza precedenti. Non era mai successo che tanti Paesi del mondo, quasi una sessantina, si riunissero al di fuori delle Cop per parlare di crisi climatica. Per giunta nel mezzo del contesto geopolitico incandescente a tutti noto. Il primo fondamentale risultato è dunque che l’evento si sia tenuto.

Poi c’è da considerare che la Conferenza di Santa Marta correva il rischio di restare un unicum. Le Cop si tengono da più di trent’anni e la prospettiva è che continueranno a tenersi indefinitamente, almeno finché il mondo deciderà di rispettare la Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici (Unfccc) che le istituì. La Conferenza internazionale sull’abbandono dei combustibili fossili invece no: è stata il frutto di una coalizione di Paesi volenterosi, coraggiosi e visionari, a cominciare dai due co-organizzatori, Colombia e Paesi Bassi.

Il fatto che si sia già deciso che ci sarà una seconda Conferenza è dunque un altro grande risultato raggiunto. Si terrà nel 2027 a Tuvalu, nel Pacifico. Una pre-Conferenza si terrà in Irlanda, Paese co-organizzatore. «Lo slancio di Santa Marta è incoraggiante: dobbiamo continuare a costruire su di esso», ha dichiarato Mary Robinson, ex presidente dell’Irlanda e membro fondatore del prestigioso gruppo di leader mondiali The Elders. Il sito della Conferenza accoglie con una frase giustamente celebrativa: «Il viaggio continua».

I 15 principi per l’abbandono dei combustibili fossili sanciti dalla Dichiarazione dei popoli

La Conferenza di Santa Marta è stata caratterizzata dal fatto che la società civile abbia fatto la voce grossa. Una voce che, contrariamente a quanto troppo spesso accade alle Cop, ha avuto lo spazio e l’importanza che merita nell’agenda dell’evento. È stato soprattutto un evento dei popoli, come a sottolineare che non accettano più che le decisioni passino sopra le loro teste. Diversamente, anche qui, da quello a cui siamo abituati alle Cop, inquinate da orde di lobbisti delle fossili. Che invece a Santa Marta erano assenti. La “Dichiarazione popolare per una rapida, equa e giusta transizione per un futuro senza combustibili fossili” si può considerare il vero manifesto programmatico dell’evento.

La Dichiarazione elenca 15 principi su cui incentrare la transizione dalle fossili. Ad esempio il rispetto rigoroso della scienza del clima, il riconoscimento delle responsabilità storiche del Nord del mondo nella crisi climatica, la centralità dei diritti umani, la rimozione delle barriere finanziarie e la cancellazione dei debiti illegittimi. Ma anche il rifiuto delle false soluzioni, la solidarietà e la cooperazione internazionali (anche nel sostegno a un trattato vincolante sui combustibili fossili), la necessità di un cambiamento sistemico (economico, politico, sociale) per dire addio al capitalismo estrattivista. Il testo chiede anche una serie di azioni “concrete e immediate”. Fra cui il phase out (eliminazione graduale) completo, equo e giusto dei combustibili fossili. E la transizione “rapida” verso il 100% di energia rinnovabile.

Il Panel scientifico per la transizione energetica e i passi avanti del Fossil Fuel Treaty

A Santa Marta è nato il Panel scientifico per la transizione energetica globale (Spget), anche in questo caso una prima volta. Sarà costituito da scienziati ed esperti di fama mondiale su clima, economia e tecnologia, e orienterà le politiche pubbliche suggerendo azioni concrete per il phase out delle fossili. Fra i coordinatori dell’iniziativa c’è Johan Rockström, direttore del Potsdam Institute for Climate Impact Research, “padre” dei limiti planetari.

Un’altra stelletta che la Conferenza di Santa Marta può appuntarsi al petto è che la Francia ha scelto proprio l’evento colombiano per annunciare la sua tabella di marcia nazionale per l’abbandono dei combustibili fossili. A dare l’annuncio è stato Benoît Faraco, inviato speciale per i negoziati sul clima.

In Colombia è stato anche segnato un (altro) punto a favore del Fossil Fuel Treaty, l’iniziativa per un Trattato globale di non-proliferazione dei combustibili fossili. In una riunione presieduta dalla ministra dell’Ambiente colombiana, Irene Vélez Torres, ai 18 Paesi che già vi partecipano ufficialmente se ne sono uniti altri 10 in veste di osservatori, per invitare la Conferenza a riconoscere formalmente la necessità di negoziare un nuovo strumento giuridico internazionale per l’abbandono delle fossili.

Gli impegni dei governi alla Conferenza di Santa Marta

I due Paesi ospitanti, Colombia e Paesi Bassi, hanno pubblicato le loro considerazioni finali su quanto emerso nella Conferenza. Il documento indica una serie di punti chiave su cui impegnarsi, a cominciare dall’organizzazione della citata seconda Conferenza a Tuvalu nel 2027. Si parla di rafforzare i legami e il supporto reciproco fra i Paesi impegnati nel far avanzare l’agenda per l’abbandono delle fossili, evitando duplicazioni. Un gruppo di coordinamento curerà il percorso verso le prossime Conferenze, ricercando la massima complementarità con gli sforzi condotti in ambito Unfccc.

Prenderanno il via tre gruppi di lavoro. Il primo avrà il compito di sviluppare e coordinare tabelle di marcia per la transizione energetica, nazionali e regionali, allineate agli Ndc (i Contributi determinati a livello nazionale legati all’Accordo di Parigi), anche affrontando il nodo irrisolto delle emissioni legate ai combustibili fossili destinati all’export. Un secondo servirà a sostenere i necessari cambiamenti nell’architettura finanziaria (investimenti, vincoli di debito, incentivi, sussidi) a sostegno della transizione. Un terzo si focalizzerà sull’allineamento delle politiche commerciali per ridurre il peso dei combustibili fossili nel commercio mondiale.

Nei prossimi mesi sarà pubblicato il report ufficiale della Conferenza di Santa Marta, che verrà poi condiviso in vista delle riunioni preparatorie di Unfccc per la Cop31 di fine anno in Turchia. A dimostrazione che chi si è ritrovato in Colombia non cerca affatto di contrapporsi al percorso delle Cop; semmai prova ad accelerarlo. E a renderlo più democratico. «Oggi – ha dichiarato Irene Vélez Torres – inizia una nuova democrazia climatica globale».