Questo non è un lavoro su Gesù. È un lavoro con Gesù.
Non racconta la sua vita dall’esterno, come una biografia sacra o un manuale di dottrina. Vuole, piuttosto, farvi camminare accanto a Lui, giorno dopo giorno, passo dopo passo, respiro dopo respiro – come se foste lì, in quella strada polverosa, in quel cortile di nozze, in quell’orto buio, in quella barca sul lago.
Ogni capitolo è una giornata – a volte ordinaria, a volte straordinaria – scelta non per importanza liturgica o storica, ma per densità umana. Perché è nel quotidiano che il mistero si fa carne. È nel gesto semplice – un tocco, uno sguardo, un silenzio, un pane spezzato – che la divinità si rivela senza clamore.

Ogni capitolo è costruito su un episodio evangelico preciso – ma viene “allargato” a una giornata intera, immaginata con coerenza storica, psicologica, spirituale. Non per inventare, ma per abitare. Non per romanzare, ma per incarnare.
Il linguaggio è volutamente fluido, scorrevole, a tratti poetico – ma con misura. Perché la bellezza non deve abbagliare, ma accompagnare. Perché il mistero non si impone – si offre. E ogni giorno – ogni capitolo – ha un ritmo diverso. Perché la vita di Gesù non era un calendario liturgico, ma un cammino umano, con pause, accelerazioni, silenzi, esplosioni, tenerezze, drammi.
Leggete questi capitoli non come spettatori. Leggeteli come compagni di strada. Come Nicodemo che viene di notte. Come la samaritana al pozzo. Come Pietro che piange dopo il rinnegamento. Come Maria che ascolta il suo nome al mattino.
Perché Lui – ancora oggi – cammina. Scalzo.
Con le mani callose.
Con gli occhi pieni di luce.
E ci chiama – non a credere in una dottrina, ma a vivere un incontro.
Benvenuti, dunque, nei giorni del Figlio dell’uomo.
Benvenuti nella sua storia.
Benvenuti – forse – nella vostra.

Per gentile concessione di
https://www.notedipastoralegiovanile.it


1. Il giorno del fiume che parlò
(e smosse acque stantie)

2. Il giorno dei quaranta giorni
(perché un’unica giornata può contenere quaranta solitudini)

3. Il giorno in cui l’acqua divenne vino
(e il Regno prese sapore)

4. La notte di Nicodemo
(quando il vento entrò nella stanza)