Il prossimo papa: sfide e nomi
di: Kurt Appel
4 maggio 2025
Per gentile concessione di
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Con la morte di papa Francesco, sui media internazionali e nazionali sono iniziate le speculazioni sui possibili successori. Molti dei nomi citati sono così poco attendibili che si può solo sperare che i giornali che li diffondono facciano ricerche più approfondite su altri temi politici.

Quando si cerca di fare previsioni sui potenziali successori del papa defunto, il primo compito è quello di prestare attenzione alla situazione della Chiesa cattolica e al dibattito che ne deriva sulla via che i cardinali intendono seguire nei prossimi anni. In secondo luogo, occorre tenere conto dell’attuale composizione del collegio cardinalizio, che riflette in larga misura l’orientamento di papa Francesco, dato che la grande maggioranza dei cardinali è stata nominata da lui.

Una netta maggioranza dei cardinali è quindi composta da persone che sostengono fondamentalmente un avvicinamento alle periferie del nostro mondo, una continuazione dell’apertura della Chiesa e, soprattutto, una trasformazione della Chiesa verso una maggiore sinodalità e partecipazione di tutti i battezzati.

Già solo per questo motivo, cardinali come Erdö, Burke, Sarah o l’olandese Eijk, spesso citati come successori di papa Francesco, sono fuori discussione, poiché legati a una linea tradizionalista che rappresenta il ritorno a una Chiesa chiusa in sé stessa, dei puri: cioè esattamente l’opposto di ciò che papa Francesco ha indicato alla Chiesa cattolica durante il suo pontificato. La probabilità che uno di questi cardinali diventi papa è più o meno pari a quella che Donald Trump venga eletto papa.

Se si osservano i dibattiti che attualmente caratterizzano la Chiesa e anche le riunioni dei cardinali, si possono distinguere diversi temi, correlati però tra di loro. A ciascuno di questi temi sono associati possibili candidati al papato e probabilmente verrà eletta la persona in grado di soddisfare diversi requisiti fondamentali della Chiesa, oltre ad avere una personalità vincente e soprattutto integra, una salute discreta e una discreta padronanza dell’italiano.

L’età e l’origine sono invece secondarie, anche se l’età ideale per un papa è attualmente più vicina agli 80 che ai 60 anni, perché non si vuole lo stesso papa per decenni. Per quanto riguarda l’origine, l’attenzione sarà rivolta piuttosto verso un non europeo, preferibilmente verso una persona proveniente dall’Asia, ma l’origine non è determinante.

Le finanze vaticane

Le riunioni dei cardinali prima dell’elezione di un papa sono caratterizzate da un dibattito aperto e onesto sui principali problemi della Chiesa. Di conseguenza, un tema centrale sarà sicuramente quello delle finanze del Vaticano. Papa Francesco ha cercato di mettere ordine nella giungla finanziaria del Vaticano, ma ha avuto solo un successo parziale.

Il problema finanziario del Vaticano si è aggravato dall’inizio del pontificato di Francesco nel 2013, poiché i principali finanziatori del Vaticano stanno gradualmente scomparendo. La Chiesa cattolica tedesca ha subito una drastica perdita di potere finanziario, e lo stesso vale per la Chiesa statunitense, le cui diocesi devono far fronte a richieste di risarcimento miliardarie da parte delle vittime di abusi sessuali.

È quindi necessaria una struttura di governo della Chiesa molto più efficiente e per questo occorre un papa che sia in grado di organizzare bene o almeno di delegare bene. Parolin ha sicuramente una grande esperienza nella Curia, il che sarebbe un vantaggio come futuro papa, ma non si è distinto come organizzatore di talento. Il cardinale filippino Tagle, che viene ripetutamente citato come candidato al papato e che è anche attivo nella Curia, si è dimostrato, secondo molti addetti ai lavori, poco abile nelle questioni organizzative.

In merito, gode di una reputazione decisamente migliore il cardinale statunitense Prevost, che dirige il dicastero responsabile delle nomine episcopali in Europa, America e Australia. Sebbene non sia in Curia da molto tempo, è considerato un abile organizzatore, oltre ad aver lavorato per alcuni anni come missionario e infine anche come vescovo in Perù.

Tra i possibili candidati che potrebbero emergere dall’esigenza di una Chiesa ristrutturata e soprattutto di evitare il fallimento finanziario, figurano anche l’arcivescovo di Chicago e grande oppositore di Trump, il cardinale Cupich, e l’arcivescovo di Newark, il cardinale Tobin, anch’egli appartenente all’ala anti-Trump della Conferenza episcopale statunitense.

Sinodalità

Le questioni organizzative sono al centro anche di un altro dibattito, quello relativo al futuro del cammino sinodale della Chiesa avviato da papa Francesco con i due momenti del Sinodo mondiale sulla sinodalità della Chiesa nel 2023 e nel 2024.

Una delle ultime azioni del papa defunto è stata l’annuncio di un’assemblea sinodale mondiale nel 2028 che rappresenta, per così dire, il testamento di Francesco. Questa assemblea dovrebbe occuparsi della concretizzazione delle riforme ecclesiali, in particolare della questione di cosa possano decidere le singole Chiese particolari e quali decisioni spettino invece alla Chiesa universale.

Alcuni cardinali spiccano sicuramente quando si tratta della questione della continuazione delle riforme ecclesiali avviate, in particolare il cardinale Grech, segretario del Consiglio permanente del Sinodo dei vescovi; ma anche persone come il cardinale iracheno Sako o il cardinale britannico Radcliffe che è sicuramente il più brillante di tutti i cardinali dal punto di vista teologico. Radcliffe, nonostante o forse proprio grazie alla sua età di 79 anni, potrebbe essere un candidato serio al papato se la sua salute lo consente.

Le periferie del mondo

Il terzo tema decisivo è quello delle periferie: questo discorso riguarda la questione di come la Chiesa cattolica, da una posizione di debolezza e marginalità, possa arricchire la cultura globale, ma anche le culture locali, e quanto sia in grado di dialogare e collaborare con altre religioni – in casi estremi, si tratta anche di testimoniare il Vangelo in una situazione di persecuzione e di pericolo.

Questo tema è particolarmente sviluppato nella Chiesa asiatica: oltre al già citato cardinale Sako, vanno menzionati in particolare il cardinale Bo, arcivescovo di Rangoon e presidente del Consiglio episcopale asiatico, il cardinale Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, il cardinale Ferrao, patriarca di Goa e presidente della Conferenza episcopale indiana, il cardinale Kikuchi, arcivescovo di Tokyo che è anche presidente della Caritas Internazionale e ha lavorato come missionario in Africa, il cardinale filippino David e il cardinale di Singapore Goh.

Tutti loro potrebbero essere papabili se questo tema diventasse quello principale (purché abbiano una conoscenza base della lingua italiana). Al di fuori dell’Asia, potrebbero essere candidati interessanti il cardinale brasiliano Steiner, vescovo di Manaus capitale dell’Amazzonia, che in qualità di ex segretario generale della Conferenza episcopale brasiliana ha anche esperienza organizzativa, o l’arcivescovo di Rabat, Lopez Romero.

Poche probabilità per africani e italiani

Piuttosto improbabile è invece l’elezione di un cardinale africano o italiano. La Chiesa in Africa ha acquisito negli ultimi anni un’enorme consapevolezza di sé e con il cardinale Ambongo Besungo di Kinshasa dispone anche di una figura di spicco, ma il numero dei cardinali africani è relativamente esiguo e, soprattutto, la loro capacità di attirare consenso al di fuori dell’Africa sembra essere attualmente ancora limitata.

Lo stesso vale per la Chiesa italiana: il suo rappresentante più importante, il cardinale Zuppi, non è ancora riuscito ad affermarsi al di fuori dell’Italia e, anche all’interno del suo paese, è considerato un vescovo sensibile dal punto di vista pastorale ma non una vera figura di spicco.

L’America Latina vanta figure profetiche come il cardinale Castillo del Perù, ma è piuttosto improbabile che ci sia un secondo papa latinoamericano consecutivo, ad eccezione del già citato cardinale Steiner il cui operato in Amazzonia sarebbe in linea con il discorso sulle periferie del mondo.

Non si intravede all’orizzonte alcun vescovo diocesano europeo che potrebbe emergere come candidato partendo dai temi citati: il più papabile sarebbe il cardinale Aveline di Marsiglia, considerato un confidente di Francesco e presidente della Conferenza episcopale francese. Tuttavia, secondo quanto si dice, il suo handicap è che non parla italiano.

Da outsider non è possibile valutare quali stiano i cardinali che stanno portando avanti visioni particolarmente convincenti per la Chiesa nel pre-conclave, quale sia il loro stato di salute o quali cordate sostengano i singoli candidati – oltre a quelli citati ci sono certamente molti altri possibili aspiranti al papato.

Quel che è certo è che il prossimo papa sarà legato a questi temi e che i cardinali che aspirano a una restaurazione dell’era pre-Francesco non avranno alcuna possibilità di succedergli.