2 febbraio
Presentazione del Signore.
Gesto antico e nuovo che illumina la storia

La scena della Presentazione di Gesù al Tempio contiene un carattere “epico”: in essa le generazioni s’incontrano e tutto esprime la grandezza del messaggio portato dal Figlio di Dio in mezzo agli uomini. Un gesto storico che trascende la storia e illumina il cuore del tempo degli uomini. In questo frammento di Vangelo, insomma, scorgiamo le vette verso cui è chiamato ogni battezzato e comprendiamo il vero senso della santità cristiana: saper condurre e offrire a Dio il mondo. E, proprio come fu per la Presentazione del Signore, anche la via della santità è fatta d’impegno, di ossequio alla tradizione ma anche di novità, di stravolgimento radicale dell’esistenza. Vivere così significa esprimere la trascendenza e quindi diventare testimoni in grado di affascinare e “convertire”: perché il Vangelo non è solo “mito” è eroicità vissuta nel quotidiano.
Altri santi. Santa Caterina de’ Ricci Vergine (1523-1590); beato Andrea Carlo Ferrari, cardinale (1850-1921).
Matteo Liut
Avvenire
Dai “Discorsi” di san Sofronio, vescovo
Accogliamo la luce viva ed eterna
Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui. Nessuno se ne sottragga, nessuno si rifiuti di portare la sua fiaccola. Accresciamo anzi lo splendore dei ceri per significare il divino fulgore di lui che si sta avvicinando e grazie al quale ogni cosa risplende, dopo che l’abbondanza della luce eterna ha dissipato le tenebre della caligine. Ma le nostre lampade esprimano soprattutto la luminosità dell’anima, con la quale dobbiamo andare incontro a Cristo. Come infatti la Madre di Dio e Vergine intatta portò sulle braccia la vera luce e si avvicinò a coloro che giacevano nelle tenebre, così anche noi, illuminati dal suo chiarore e stringendo tra le mani la luce che risplende dinanzi e tutti, dobbiamo affrettarci verso colui che è la vera luce.
La luce venne nel mondo (cfr. Gv 1, 9) e, dissipate le tenebre che lo avvolgevano, lo illuminò. Ci visitò colui che sorge dall’alto (cfr. Lc 1, 78) e rifulse a quanti giacevano nelle tenebre. Per questo anche noi dobbiamo ora camminare stringendo le fiaccole e correre portando le luci. Così indicheremo che a noi rifulse la luce, e rappresenteremo lo splendore divino di cui siamo messaggeri. Per questo corriamo tutti incontro a Dio. Ecco il significato del mistero odierno.
La luce vera che illumina ogni uomo che viene in questo mondo (cfr. Gv 1, 9) e venuta. Tutti dunque, o fratelli, siamone illuminati, tutti brilliamo. Nessuno resti escluso da questo splendore, nessuno si ostini a rimanere immerso nel buio. Ma avanziamo tutti raggianti e illuminati verso di lui. Riceviamo esultanti nell’animo, col vecchio Simeone, la luce sfolgorante ed eterna. Innalziamo canti di ringraziamento al Padre della luce, che mandò la luce vera, e dissipò ogni tenebra, e rese noi tutti luminosi. La salvezza di Dio, infatti, preparata dinanzi a tutti i popoli e manifestata a gloria di noi, nuovo Israele, grazie a lui, la vedemmo anche noi e subito fummo liberati dall’antica e tenebrosa colpa, appunto come Simeone, veduto il Cristo, fu sciolto dai legami della vita presente.
Anche noi, abbracciando con la fede il Cristo che viene da Betlemme, divenimmo da pagani popolo di Dio. Egli, infatti, è la salvezza di Dio Padre. Vedemmo con gli occhi il Dio fatto carne. E proprio per aver visto il Dio presente fra noi ed averlo accolto con le braccia dello spirito, ci chiamiamo nuovo Israele. Noi onoriamo questa presenza nelle celebrazioni anniversarie, né sarà ormai possibile dimenticarcene.(Disc. 3, sull'”Hypapante” 6, 7; PG 87, 3, 3291-3293).
Presentazione del Signore
Quaranta giorni dopo il Natale, la Chiesa celebra la festa della Presentazione del Signore, evento di cui parla l’evangelista Luca al capitolo 2. In Oriente la celebrazione di questa festa risale al IV secolo e dal 450 viene chiamata “Festa dell’Incontro”, perché Gesù “incontra” il tempio e i suoi sacerdoti, ma anche Simeone e Anna, figure del popolo di Dio. Intorno alla metà del V secolo, la festa la troviamo anche a Roma. Nel tempo, si aggiungerà a questa festa la benedizione delle candele, a richiamare Gesù “Luce delle genti”.
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – com’era scritto nella legge del Signore: “Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore” – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirto Santo era su di lui … Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: “Ora puoi lasciare, Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele” (cfr Lc 2,22-40).
L’offerta
Secondo la legge di Mosè il maschio primogenito era proprietà del Signore ed era destinato al servizio del tempio. Quando più tardi i discendenti di Levi, i leviti, ebbero assunto il servizio del tempio, questa prescrizione decadde, ma il primogenito doveva essere riscattato con un’offerta in denaro per il mantenimento del sacerdote.
L’incontro con Simeone
“Mosso dallo Spirito, si recò al tempio”. Un particolare che va evidenziato, è che Simeone si muove per ispirazione dello Spirito Santo e così si spiega il “riconoscimento” di Gesù, quale l’Atteso, la luce delle genti. Una Luce di fronte alla quale si dovrà prendere posizione: “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo…eppure il mondo non lo ha riconosciuto” (Gv 1,9-10).
Una spada trafiggerà l’anima
Simeone benedice entrambi i genitori, ma le parole sono rivolte solo alla madre. Il bambino sarà segno di contraddizione: Gesù è la luce del mondo, ma sarà rifiutata; Gesù sarà ammirato e amato, ma verrà crocifisso, sconfitto; muore e risorge. Un cammino di contraddizione, che segnerà il cuore della Madre.
L’incontro con Anna
Giunge al tempio anche la profetessa Anna. Dai dettagli dell’evangelista, si evince quanto anche lei sia una donna di Dio. Molto anziana, vedova. Il suo essere “profetessa” le permette di scorgere quanto gli altri faticano a scorgere: la presenza di Dio. Lei sa andare oltre l’apparenza e vede nel Bimbo l’Atteso delle genti.
Lo stupore
L’età media al tempo di Gesù era di circa 40 anni. Di Simeone e Anna si dice che erano “vecchi”. Di solito l’anziano vive di memorie, di nostalgie dei tempi passati, mentre i giovani vivono di speranze, guardano avanti. In questo caso ci troviamo di fronte a due anziani che di fronte al Bambino guardano avanti, attendono, si meravigliano. Cantano la gioia e la speranza. Dettagli che fanno capire quanto sono giovani nel cuore, perché è un cuore abitato da Dio e dalle sue promesse: e Dio non delude.
Profeti
In questa “visione” siamo coinvolti anche noi. Perché quanti accettano di vivere il vangelo sono e saranno segno di contraddizione. Il prendere posizione davanti al Signore Gesù, Luce delle genti, chiede coraggio, ma ancor più chiede prima di tutto l’essere “di Dio”, come Simeone e Anna. Chiede inoltre la consapevolezza del non aver sempre tutto chiaro, così come per Giuseppe e Maria, i quali si “stupivano” di quanto veniva detto e, successivamente, sappiamo che di fronte a questa fatica Maria “custodiva e meditava”.