Testo del Vangelo
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

Franco Mastrolonardo
Gesù ad alcuni dice: “Vieni“, ad altri dice: “Va”. E solitamente a quelli che guarisce da qualche infermità dice: “Va“, cioè non gli permette di seguirlo, ma li rimanda a casa. Mentre ad altri, diremmo insospettabili, dice vieni e li chiama ad una sequela stretta. Non ci addentriamo dentro i criteri con i quali Gesù opera questo discernimento. Probabilmente anche lui non ne aveva piena consapevolezza! La vocazione riguarda direttamente la mente imperscrutabile del Padre.
Fatto sta che oggi un altro insospettabile viene convocato da Gesù. Matteo, futuro santo evangelista, quel giorno ha cominciato la sua carriera di discepolo speciale. Con un sì ha deciso di seguire Gesù.
Ma per andare dove? Esattamente a casa sua. Come per Zaccheo ed altri queste grandi conversioni vengono inaugurate con un lauto banchetto. Ma non è stato così anche per il figliol prodigo? E ovviamente come in quella parabola il fratello maggiore non gradì la generosità del padre e anche oggi la stessa storia. I farisei sono un po’ quel fratello maggiore, mai capaci di gioire della gioia degli altri.
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Luigi Maria Epicoco
Essere visti è ciò che ci salva la vita, perché essere visti significa fare esperienza di essere riconosciuti nella nostra esistenza. Un bambino ignorato dai suoi genitori vive nell’infelicità di non sentirsi pienamente vivo perché invisibile agli occhi di chi dovrebbe amarlo e riconoscerlo nella sua esistenza. Non a caso il bambino quando si sente ignorato escogita qualunque cosa pur di attirare l’attenzione su di se. Quando però questo lo fa un bambino ci inteneriamo, ma il problema è che se simili cose non le abbiamo superate o non ne abbiamo fatto esperienza profonda allora si ripropongono anche nella vita adulta. Molto narcisismo non nasce dalla superficialità o dalla cattiveria ma dal tremendo bisogno di sentirsi in qualche modo riconosciuti dagli altri. La vita spirituale sembra prendere sul serio proprio questo bisogno, per questo ha un sapore tutto particolare l’annotazione del Vangelo di oggi:
“Nel passare, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Egli, alzatosi, lo seguì”.
Non si spiega questa velocità nella risposta di Levi se non perché finalmente qualcuno lo ha riconosciuto nella sua esistenza. E importa poco se fino ad allora ha vissuto male o ha fatto cose sbagliate. Quando qualcuno ci guarda con amore ci salva, e ci dà l’occasione di vivere diversamente. Ma questo non lo comprende chi questo amore non l’ha sperimentato:
«Come mai egli mangia e beve in compagnia dei pubblicani e dei peccatori?». Avendo udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori».
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Paolo Curtaz
Perché quest’uomo mangia con i peccatori? La seconda domanda dell’inizio del vangelo di Marco è posta dai farisei, scandalizzati dal fatto che Gesù, senza porsi alcun problema, cena e festeggia col pubblicano Levi, peccatore accanito e conosciuto, esattore delle tasse per conto dei romani. Non sanno, o fingono di non sapere, che quella cena è il festeggiamento che Levi fa per quell’incontro. Una gioia incontenibile ora abita il suo cuore: il Maestro lo ha chiamato, lui, oltraggiato e temuto, odiato ed emarginato. Ma Gesù, medico dell’anima, viene per i malati, non per coloro che si credono sani. Levi, che conosciamo anche col nome di Matteo, l’evangelista, ha visto nello sguardo del Signore quell’amore, quella verità, quel rispetto che lui per primo non ha avuto nei propri confronti. Il Dio dei confini raggiunge Levi al banco delle imposte, là dove vive ed esercita il suo odiato mestiere. Sempre Dio ci raggiunge dove siamo e guarda alla verità di noi stessi, non all’apparenza. Cosa che invece fanno i farisei, abituati a catalogare le persone, a innalzare degli steccati. Quest’uomo mangia con i peccatori perché vuole salvarli, amandoli.
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