Meditazioni di Papa Francesco per l’Avvento
Prima Settimana
Martedì – 1° di Avvento
Liturgia: Is 11,1-9; Sal 71; Lc 10,21-24
Il compito da perseguire e lo stile da mantenere
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All’inizio del cammino di Avvento, nella messa celebrata a Santa Marta, Papa Francesco ha indicato due aspetti fondamentali per ogni cristiano: il compito da perseguire e lo stile da mantenere. Lo ha fatto centrando la sua riflessione sul brano del profeta Isaia (11, 1-10) proposto dalla liturgia del giorno.
Si tratta di un passo che «parla della venuta del Signore, della liberazione che porterà Dio al suo popolo, del compimento della promessa». È il brano in cui il profeta annuncia che «spunterà un germoglio dal tronco di Iesse». Si parla di un «virgulto» che è «piccolo come germoglio», sul quale, però, «si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e timore del Signore», cioè «i doni dello Spirito Santo». Ecco allora il primo aspetto fondamentale: «Dalla piccolezza del germoglio alla pienezza dello Spirito. Questa è la promessa, questo è il regno di Dio». Che «incomincia nel piccolo, da una radice viene, spunta, un germoglio; cresce, va avanti — perché lo Spirito è lì — e arriva alla pienezza».
Una dinamica che si ritrova anche nello stesso Gesù, il quale «al suo popolo nella sinagoga di Nazaret» si presenta allo stesso modo. Non dice: «Io sono il germoglio»; ma si propone in umiltà e afferma: «Lo Spirito è sopra di me», consapevole di essere stato inviato «per dare il lieto annuncio, cioè per i poveri».
La stessa dinamica si applica alla «vita del cristiano». Occorre, infatti, essere coscienti «che ognuno di noi è un germoglio di quella radice che deve crescere, crescere con la forza dello Spirito Santo, fino alla pienezza dello Spirito Santo in noi». «Quale sarebbe il compito del cristiano?». La risposta è semplice: «Custodire il germoglio che cresce in noi, custodire la crescita, custodire lo Spirito. “Non rattristare lo Spirito”, dice Paolo».
Vivere da cristiano, dunque, «è questo custodire il germoglio, custodire la crescita, custodire lo Spirito e non dimenticare la radice». «Non dimenticare la radice, da dove tu vieni. Ricordati da dove vieni, questa è la saggezza cristiana».
Se questo è il compito, «lo stile qual è?». «Si vede chiaro: uno stile come quello di Gesù, di umiltà». Infatti «ci vuole fede e umiltà per credere che questo germoglio, questo dono così piccolo arriverà alla pienezza dei doni dello Spirito Santo. Ci vuole umiltà per credere che il Padre, Signore del cielo e della terra, come dice il Vangelo di oggi, ha nascosto queste cose ai sapienti, ai dotti e le ha rivelate ai piccoli». Nella vita quotidiana, umiltà significa «essere piccolo, come il germoglio, piccolo che cresce ogni giorno, piccolo che ha bisogno dello Spirito Santo per poter andare avanti, verso la pienezza della propria vita».
Del resto, «Gesù era umile, anche Dio era umile. Dio è umile perché Dio ha avuto e ha tanta pazienza con noi. E l’umiltà di Dio si manifesta nell’umiltà di Gesù». Ma occorre chiarirsi le idee sul significato della parola umiltà: «Qualcuno crede che essere umile è essere educato, cortese, chiudere gli occhi nella preghiera…», avere una sorta di «faccia di immaginetta». Invece «no, essere umile non è quello».
«C’è un segno, un segnale, l’unico: accettare le umiliazioni. L’umiltà senza umiliazioni non è umiltà. Umile è quell’uomo, quella donna, che è capace di sopportare le umiliazioni come le ha sopportate Gesù, l’umiliato, il grande umiliato».
Ecco cosa mette alla prova il cristiano: «Tante volte, quando noi siamo umiliati, ci sentiamo umiliati da qualcuno, subito viene di fare la risposta o di fare la difesa». E invece? Invece occorre guardare a Gesù: «Gesù stava zitto nel momento dell’umiliazione più grande». E infatti, «non c’è umiltà senza accettazione delle umiliazioni». Quindi «umiltà non è soltanto essere quieto, tranquillo. No, no. Umiltà è accettare le umiliazioni quando vengono, come ha fatto Gesù». Il cristiano è chiamato ad accettare «l’umiliazione della croce», come Gesù che «è stato capace di custodire il germoglio, custodire la crescita, custodire lo Spirito».
Non è cosa semplice e immediata. Una volta una persona scherzava: «Sì, sì, umile, sì, ma umiliato mai!». Uno scherzo ma uno scherzo che «toccava un punto vero». Infatti sono molti coloro che dicono: «Sì, io sono capace di accettare l’umiltà, di essere umile, ma senza umiliazioni, senza croce».
Ecco il riassunto del pensiero del giorno: «Custodire il germoglio in ognuno di noi. Custodire la crescita, custodire lo Spirito, che ci porterà la pienezza». E «non dimenticare la radice. E lo stile? Umiltà». «Come so se sono umile? Se sono capace, con la grazia del Signore, di accettare le umiliazioni». Ricordare l’esempio di «tanti santi che non solo hanno accettato le umiliazioni ma le hanno chieste: “Signore, mandami umiliazioni per assomigliare a te, per essere più simile a te”».
«Che il Signore ci dia questa grazia di custodire il piccolo verso la pienezza dello Spirito, di non dimenticare la radice e accettare le umiliazioni».
Santa Marta 5.12.2017
L’Osservatore Romano
È l’esperienza dell’«abbondanza della sua grazia, del suo amore, della sua tenerezza che non si stanca di cercarci». Un’esperienza che facciamo «anche, alle volte, con cose piccole: noi pensiamo che incontrare il Signore sia una cosa magnifica», e facciamo come Naaman il Siro nel racconto biblico: «anche lui ha avuto una sorpresa grande del modo di agire di Dio».
«Il nostro è il Dio delle sorprese, il Dio che ci sta cercando, ci sta aspettando, e soltanto chiede da noi il piccolo passo della buona volontà». Per questo preghiamo: «O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare», perché al Signore «basta» questa volontà. Ciò vale per ogni aspetto della «vita nostra». Qualcuno, infatti, potrebbe dire: «Oh, io ho questo peccato da anni, questo peccato che mi tortura, ho una vita così, mai ho raccontato questo della mia vita, è una piaga che ho dentro, ma come vorrei…»; ma già quel «come vorrei» al Signore «basta». Egli infatti «dà la grazia che io arrivi al momento di chiedere il perdono». Ma «la volontà è il primo passo». E l’aiuto di Dio «ci accompagnerà durante la nostra vita». Infatti, il Signore «tante volte ci vedrà allontanarci da lui», e ci aspetterà «come il Padre del figliol prodigo». Tante volte «vedrà che vogliamo avvicinarci» e lui uscirà «al nostro incontro».
Fondamentale, quindi, è l’«incontro». «A me sempre ha colpito quello che Papa Benedetto aveva detto, che la fede non è una teoria, una filosofia, un’idea: è un incontro. Un incontro con Gesù». Cioè: «tu puoi recitare il Credo a memoria, ma non avere fede, se non hai incontrato Gesù, se non hai incontrato la sua misericordia». Infatti «i dottori della legge sapevano tutto, tutto della dogmatica di quel tempo, tutto della morale di quel tempo, tutto», ma «non avevano fede, perché il loro cuore si era allontanato da Dio». Tutto si gioca su questa dinamica: «Allontanarsi o avere la volontà di andare incontro». Ed è proprio questa «la grazia che noi oggi chiediamo. “O Dio, nostro Padre, suscita in noi la volontà di andare incontro al tuo Cristo”», con «la vigilanza nella preghiera, l’operosità nella carità ed esultanti nella lode». Facendo così «incontreremo il Signore e avremo una bellissima sorpresa».
Santa Marta, 28.11.2016
L’Osservatore Romano