MCCJ
“CON DANIELE COMBONI OGGI”
Commento biblico alla Regola di Vita
a cura di P. Carmelo Casile e P. Ramon E. Vargas
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VITA CONSACRATA
20. Consacrati da Dio
I missionari comboniani riconoscono che la loro consacrazione è prima di tutto un’iniziativa dell’amore gratuito con cui il Signore chiama a sé quelli che Egli vuole e le manda a portare il suo nome alle nazioni. Con libertà e gratitudine essi accettano la chiamata di Dio e si impegnano a corrispondevi nelle scelte concrete della loro vita.
* Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni. [Ger 1, 5].
* Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso. Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno; ognuno si fa beffe di me. […] Mi dicevo: – Non penserò più a lui, non parlerò più in suo nome! Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo. [Ger 20, 7.9].
* Entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco, io vengo poiché di me sta scritto nel rotolo del libro per fare, o Dio, la tua volontà. [Eb 10,5-7].
* Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi in mezzo ai pagani. [Gal 1, 15-16].
21. Sequela di Cristo
Il missionario comboniano è chiamato a seguire Cristo, cioè a rimanere con Lui, e ad essere mandato da Lui nel mondo condividendone il destino.
* Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì. [Mc 3, 13-19].
GESÙ SI PRESENTA AL DISCEPOLO
IO SONO! (Gv 8,12-29). La pace sia con voi (Gv 20, 19-20). Coraggio, sono Io (Mt 14, 27).
IO SONO GESÙ (At 9, 5). Io sono il Primo e l’Ultimo. Io sono il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre. Ho la morte in mio potere, in mio potere è il mondo dei morti (Ap 1, 17-18).
IO SONO LA LUCE DEL MONDO. Chi mi segue non camminerà mai nelle tenebre (Gv 8, 12). Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate finché avrete la luce, prima che il buio vi sorprenda. Chi cammina al buio non sa dove va (Gv 12, 35).
IO SONO LA VIA (Gv 14, 6). Chi non raccoglie insieme con me spreca il raccolto (Lc 11, 23). Entrate per la porta piccola! Perché grande è la porta e larga la strada che conduce alla morte, e sono molti quelli che ci entrano (Mt 7, 13; Lc 13, 23).
IO SONO LA VERITÀ (Gv 14, 6). Chi di voi può accusarmi di peccato? Dunque, se dico la verità, perché non mi credete? Gv 8, 46). Se rimanete ben radicati nella mia parola, siete veramente miei discepoli. Così conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi (Gv 8, 31). Chi appartiene alla verità ascolta la mia parola (Gv 18, 37).
IO SONO LA VITA (Gv 14, 6). Chi crede in me, anche se muore, vivrà; anzi chi vive e crede in me non morirà mai (Gv 11, 25-26). Io sono venuto perché abbiano la vita, una vita abbondante e completa (Gv 10, 10).
IO SONO IL PANE CHE DA LA VITA. Chi si avvicina a me con fede non avrà più fame (Gv 6, 35). Io sono il pane, quello vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà per sempre. Il pane che io gli darò é il mio corpo, dato perché il mondo abbia la via (Gv 6, 51).
IO SONO LA RESURREZIONE E LA VITA (Gv 11, 25). Dio é la fonte della vita, e ha dato anche al Figlio di essere la fonte della vita (Gv 5, 26). E questa è la volontà del Padre che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno (Gv 6, 39).
IO SONO IL BUON PASTORE. Il Buon Pastore é pronto a dare la vita per le sue pecore (Gv 10, 11). Tutti quelli che sono venuti prima di me sono ladri e banditi, ma le pecore non li hanno ascoltati (Gv 10, 8). Io conosco le mie pecore ed esse conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre. E per queste pecore io do la vita (Gv 10, 14-15).
IO SONO LA PORTA PER LE PECORE (Gv 10,7). Chi entra attraverso me sarà salvo. Potrà entrare e uscire e trovare cibo (Gv 10, 9). Solo per mezzo di me si va al Padre (Gv 14, 6). Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14, 9).
IO SONO LA FONTE DI ACQUA VIVA. Se uno ha sete si avvicini a me, e chi ha fede in me beva! Come dice la Bibbia: da lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva (Gv 7, 37ss). Chi mette la sua fiducia in me non avrà più sete (Gv 6, 35). Se uno beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete: l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente per l’eternità (Gv 4, 14).
.IO SONO LA VERA VITE. Il Padre mio è il contadino. Ogni ramo che è in me e non fa frutto, egli lo taglia e getta via, e i rami che danno frutto, li libera da tutto ciò che impedisce frutti più abbondanti (Gv 15, 1-2). Io sono la vite. Voi siete i tralci. Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto; senza di me non potete fare niente (Gv 15, 5).
IL DISCEPOLO RISPONDE AL MAESTRO
* Ma quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto ormai io reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede. E questo perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti. [Fil 3, 7-11].
22. Consigli evangelici
Il comboniano segue Gesù Cristo vivendo la propria consacrazione attraverso i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza da osservarsi con voto pubblico, secondo le esigenze del servizio missionario dell’Istituto nella Chiesa, come vengono determinate dalle costituzioni. In tal modo egli può essere più conforme a Cristo “il quale, vergine e povero, redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza fino alla morte di croce.
* Poi guardai ed ecco l’Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra. Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l’Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l’Agnello. Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia. [Ap 14, 1-5].
23. Comunione fraterna
Mediante la propria consacrazione il missionario comboniano entra in una comunità di fratelli chiamati a condividere le difficoltà e le gioie del servizio missionario: vive così la testimonianza a Cristo, non solo come individuo, ma anche in una vita di comunione con i propri fratelli.
*Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.
Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. [Gv 15, 4,11].
*Per la grazia che mi è stata concessa, io dico a ciascuno di voi: non valutatevi più di quanto è conveniente valutarsi, ma valutatevi in maniera da avere di voi una giusta valutazione, ciascuno secondo la misura di fede che Dio gli ha dato. Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri. [Rom 12, 5-5].
24. Esempio di Maria
Nel vivere la consacrazione il comboniano riconosce Maria come modello e si affida con fiducia a lei che, altamente favorita dal Signore, è il tipo della Chiesa nel suo cammino verso la perfezione del Regno. È lei l’ancella del Signore che nella fede ripete incessantemente la propria disponibilità; è la vergine che porta Cristo al mondo; “primeggia tra gli umili e i poveri del Signore, i quali con fiducia attendono e ricevono da Lui la salvezza.
* Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. [Ap 12, 1].
* La Vergine Maria è un riflesso della luce perenne, uno specchio senza macchia dell’attività di Dio e un’immagine della sua bontà. [Sap 7, 26].
* Da un capo all’altro della terra non esiste donna simile, per la bellezza dell’aspetto e il senno della parola[Gdt 11, 21].
* In me è la grazia per ogni via e verità, in me ogni speranza di vita e di virtù. [Eclo 24,24].
* Venite figli ascoltatemi: io vi insegnerò il timore del Signore. [Sl 34 (33), 12].
* Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore. [Lc 1, 45].
* Ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. [Lc 1, 48].
* Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. [Lc 2,19].
* La madre di Gesù disse ai servi: – Fate quello che vi dirà. [Gv 2, 5].
* Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: – Donna, ecco il tuo figlio! Poi disse al discepolo: – Ecco la tua madre! E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa. [Gv 19, 26-27].
* I discepoli erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù. [At 1, 14].
25. Voto di castità
Vivendo il dono della castità consacrata il comboniano risponde all’amore di Cristo che lo conduce a una maggiore libertà interiore e lo rende disponibile a darsi più generosamente al servizio del Regno di Dio. Con il voto di castità “assunto per il Regno dei cieli, che è segno della vita futura e fonte di una più ricca fecondità”, egli si impegna con cuore indiviso alla perfetta continenza del celibato.
* QUESTO È IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI [1Cor 11,24].
* Egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca, oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia. [1Pt 2, 22-23].
* Vorrei che tutti fossero come me… Io vorrei vedervi senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore… Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito. [1Cor 7,7.32-34].
26. Pratica della castità
La pratica del voto di castità è resa possibile e significativa dal rapporto personale con il Signore ed è aiutata dall’esperienza della vita comunitaria, in un autentico amore fraterno, dalla realizzazione personale nel lavoro missionario e da una sana ascesi cristiana.
* Ti trovi legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? Non andare a cercarla. [1Cor 7,27].
* Rifiuta le favole profane, roba da vecchierelle. Esèrcitati nella pietà. Nessuno disprezzi la tua giovane età, ma sii esempio ai fedeli nelle parole, nel comportamento, nella carità, nella fede, nella purezza.
Dèdicati alla lettura, all’esortazione e all’insegnamento. Non trascurare il dono spirituale che è in te e che ti è stato conferito. Abbi premura di queste cose, dèdicati ad esse interamente perché tutti vedano il tuo progresso. Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante.
Non essere aspro nel riprendere un anziano, ma esortalo come fosse tuo padre; i più giovani come fratelli; le donne anziane come madri e le più giovani come sorelle, in tutta purezza. [1Tim 4, 7-5, 2].
* La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. [1Cor 13, 4-7].
27. Poveri alla sequela di Cristo
Attraverso la vita di povertà il missionario comboniano segue Gesù Cristo, il quale, in spirito di solidarietà con gli uomini, da ricco che era, si è fatto povero perché diventassero ricchi per mezzo della sua povertà. Il missionario sceglie volontariamente la povertà di Cristo, lasciando ogni cosa; condivide la comune legge del lavoro, mette in comune i beni materiali, accetta la limitazione e la dipendenza dai superiori nell’usare e nel disporre dei beni e segue uno stile semplice di vita per essere libero di portare il messaggio evangelico ai più poveri e abbandonati e vivere in solidarietà con loro.
* Signore, io non sono degno che tu entri in casa mia. Basta che tu dica soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. [Mt 8, 8].
*Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi. [Mt 19, 21].
* Accumulatevi tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore. [Mt 6, 20-21].
* Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo; è un dovere per me: guai a me se non predicassi il vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Quale è dunque la mia ricompensa? Quella di predicare gratuitamente il vangelo senza usare del diritto conferitomi dal vangelo. [1Cor 9, 16-18].
* Ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dá la forza. [Fil 4, 12-13].
* Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno. Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. [At 20, 33-34].
28. Fiducia e condivisione
In spirito di povertà il missionario riconosce la propria insufficienza e si appoggia più alla Parola di Dio e alla forza dello Spirito che alle risorse umane e naturali. Accetta il piano di Dio anche negli insuccessi e fallimenti e condivide il più possibile le condizioni dei poveri tra i quali lavora.
* Non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. Di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. [Lc 12, 22.30.31].
* Perché mi chiamate: Signore, Signore, e poi non fate ciò che dico? Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. [Lc 6, 46-48].
* Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere. [At 20, 34-35].
29. Povertà comunitaria
La testimonianza di povertà è più credibile quando la comunità come tale vive secondo uno stile evangelico di vita. Perciò l’Istituto si sforza di dare una testimonianza in certo modo collettiva di povertà ai vari livelli.
* Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno. [At 2, 44-45].
* La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. [At 4, 32].
30. Uso dei beni materiali
La pratica della povertà nell’Istituto esige che qualsiasi cosa acquistata o donata venga usata per l’evangelizzazione, per il lavoro di animazione missionaria e per la preparazione e il sostentamento dei missionari.
* Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze di questo mondo e vedendo il suo fratello in necessità gli chiude il proprio cuore, come dimora in lui l’amore di Dio? Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma coi fatti e nella verità. [1Gv 3, 16-18].
* Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene.
Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio. A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo. [2Cor 9, 6-8.11-13a].
31. Voto di povertà
Con il voto di povertà, imitando Cristo “con una vita povera di fatto e di spirito da condursi in operosa sobrietà che non indulga alle ricchezze terrene”, il comboniano accetta la limitazione nel possesso e nell’uso dei beni e rinuncia al diritto di disporre lecitamente di qualsiasi cosa valutabile in denaro, senza il permesso del superiore.
* Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando. Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. [Mc 6,6-9].
* Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: – Ti seguirò dovunque tu vada.
Gesù gli rispose: – Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. [Lc 9, 57-58].
32. Proprietà radicale
Il missionario conserva il dominio radicale della sua proprietà, ma rinuncia, secondo la legge ecclesiastica, al diritto di amministrazione, uso e usufrutto.
* Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno. Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro inesauribile nei cieli, dove i ladri non arrivano e la tignola non consuma. Perché dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. [Lc 12, 32-34].
33. Volontà di Dio
Per mezzo dell’obbedienza il missionario comboniano segue Gesù Cristo che venne al mondo per fare la volontà del Padre; conosce la volontà di Dio ascoltando la sua Parola, sotto la guida dello Spirito Santo e attraverso la direttive della Chiesa e dell’Istituto. Questa volontà divina egli la scopre anche nei segni dei tempi e negli avvenimenti del popolo in mezzo a cui vive; la cerca mediante il discernimento comunitario, e la compie in comunione con i fratelli.
* – Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? [Lc 2,49].
* – Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. [Gv 4, 34].
* E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: – Tutto è compiuto! E, chinato il capo, spirò. [Gv 19, 30].
34. Voto di obbedienza
Con il voto di obbedienza, “accolto con spirito di fede e di amore per seguire Cristo obbediente fino alla morte”, il comboniano si impegna a obbedire agli ordini dei legittimi superiori, “quali rappresentanti di Dio”, quando essi intendono comandare in forza del voto, secondo le costituzioni.
* Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.[Fil 2, 6-8].
* Entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. […] Allora ho detto: Ecco, io vengo poiché di me sta scritto nel rotolo del libro per fare, o Dio, la tua volontà.
Dopo aver detto prima non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato, cose tutte che vengono offerte secondo la legge, soggiunge: Ecco, io vengo a fare la tua volontà. Con ciò stesso egli abolisce il primo sacrificio per stabilirne uno nuovo. Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta del corpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre. [Eb 10, 5-10].
* Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. [Rom 12, 1-2].
35. Pratica dell’obbedienza
Con la pratica dell’obbedienza il missionario si identifica con il fine dell’Istituto, espresso concretamente nelle costituzioni e nelle direttive dei superiori. Ciò esige fede, maturità umana, creatività e responsabilità.
* Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre? [Mt 21, 28-30].
* Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono. [Eb 5, 7-9].
* Dio è testimone che la nostra parola verso di voi non è “sì” e “no”. Il Figlio di Dio, Gesù Cristo che abbiamo predicato tra voi, io, Silvano e Timoteo, non fu “sì” e “no”, ma in lui c’è stato il “sì”. E in realtà tutte le promesse di Dio in lui sono divenute “sì”. Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria. [2Cor 1, 18-20].
* Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti.
Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù. [Fil 2, 1-5].