Sabato della IV settimana di Pasqua
At 13,44-52   Sal 97   Gv 14,7-14: Chi ha visto me, ha visto il Padre.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Commento

di Silvano Fausti
Filippo gli domanda: “Mostrami il Volto. Il Volto sono io, non mi hai ancora visto?”.
Questo è anche un accorgimento per noi lettori. A questo punto era un anno e mezzo più o meno che i discepoli erano con lui; in Giovanni i discepoli sono stati con Gesù circa due anni.
Siamo stati con lui, ma abbiamo visto il Volto del Padre? Cosa abbiamo visto in lui?
Gesù dice: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”.
È il compendio di tutto il Vangelo questa affermazione di Gesù. Chi ha visto me, il Figlio amato dal Padre e che ama i fratelli, ha visto esattamente il Padre, perché solo il Figlio è uguale al Padre. Cioè l’uomo Gesù è la rivelazione piena di Dio.
E perché non l’hanno visto? Perché si aspettavano un altro Dio. È come stare insieme ad una persona e non conoscerla, capita spessissimo. Così i discepoli che gli erano stati insieme non riconoscono Gesù risorto, perché? Perché non l’hanno mai conosciuto, per questo non lo riconoscono.
Cioè tante volte c’è una conoscenza superficiale che non arriva mai alla conoscenza profonda. In altre parole ci chiediamo: cosa ho visto di Gesù nel percorso del Vangelo? Perché ciò che Gesù ha fatto sono dei segni. Sono cose utilissime i segni: se voi entrate in Milano trovate più cartelli con su scritto “centro città”. Uno che sta lì a guardare quel segno non vedrà mai il centro città. Quando leggiamo il Vangelo, o quando stiamo con le altre persone, più o meno leggiamo in quel modo, leggiamo il segno senza capire il significato, il mistero che c’è dietro, che esige il coinvolgimento, l’impegno, l’andarci di persona.
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di Paolo Curtaz
Come biasimare il povero Filippo? A volte Gesù supera davvero il limite, spinge davvero troppo l’acceleratore! Per un ebreo era già una rivoluzione quasi impossibile cambiare la propria idea su Dio. Ma i Dodici l’avevano fatto, avevano lentamente convertito il proprio cuore al volto di Dio così come Gesù, durante i tre anni di predicazione, l’aveva raccontato. Ora, alla fine della storia di Gesù, il desiderio di vedere il Padre, il Dio di Gesù, è forte e crescente. Ma Gesù compie un ulteriore salto in avanti: chi ha visto lui ha visto il Padre. Quindi, afferma il Maestro, non solo egli è venuto a parlare in maniera innovativa di Dio, non è solo un grande profeta, un uomo spirituale con una grande intimità con Dio. Non è solo col Padre ma del Padre, perché lui e il Padre sono una cosa sola. Ci vorrà ancora del tempo e molto Spirito Santo per capire l’enormità di questa affermazione, per definire l’identità di Gesù, ma la direzione è tracciata. Solo dopo la resurrezione i discepoli capiranno che Gesù è la presenza stessa di Dio, che è più del Messia, è il figlio stesso di Dio. Guardando Gesù noi già intravediamo il volto del Padre.

Meditazione di Papa Francesco
“Lo Spirito Santo fa l’armonia della Chiesa, il cattivo spirito distrugge”

Abbiamo recitato nel Salmo: «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia» (Sal 97,1-2). Questo è vero. Il Signore ha fatto delle meraviglie. Ma quanta fatica! Quanta fatica, per le comunità cristiane, portare avanti queste meraviglie del Signore!

Abbiamo sentito nel passo degli Atti degli Apostoli (cfr 13,44-52) la gioia: tutta la città di Antiochia si radunò per ascoltare la Parola del Signore, perché Paolo, gli apostoli predicavano con forza, e lo Spirito li aiutava. Ma «quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo» (v. 45). Da una parte c’è il Signore, c’è lo Spirito Santo che fa crescere la Chiesa, e cresce sempre più, questo è vero. Ma dall’altra parte c’è il cattivo spirito che cerca di distruggere la Chiesa. È sempre così. Sempre così. Si va avanti, ma poi viene il nemico cercando di distruggere. Il bilancio è sempre positivo alla lunga, ma quanta fatica, quanto dolore, quanto martirio!

Questo è successo qui, in Antiochia, e succede dappertutto nel Libro degli Atti degli Apostoli. Pensiamo, per esempio, a Listra, quando sono arrivati e hanno guarito [un paralitico] e tutti credevano che fossero degli dei e volevano fare dei sacrifici, e tutto il popolo era con loro (cfr At 14,8-18). Poi sono venuti gli altri e li hanno convinti che non era così. E come finì Paolo e il suo compagno? Lapidati (cfr At 14,19). Sempre questa lotta. Pensiamo al mago Elimas, a come ha fatto perché il Vangelo non arrivasse al console (cfr At 13, 6-12). Pensiamo ai padroni di quella ragazza che faceva l’indovina: questi sfruttavano bene la ragazza, perché lei “leggeva le mani” e riceveva i soldi che andavano nelle tasche dei padroni. E quando Paolo e gli apostoli hanno fatto vedere che questa era una bugia, che non andava bene, subito la rivoluzione contro di loro (cfr At 16,16-24). Pensiamo agli artigiani della dea Artèmide [ad Efeso], che perdevano gli affari non potendo vendere quelle statuine, perché la gente non le comprava più, perché si era convertita. E così, una dietro l’altra. Da una parte, la Parola di Dio che convoca, che fa crescere, dall’altra parte la persecuzione, e grossa persecuzione perché finisce cacciandoli via, picchiandoli…

E qual è lo strumento del diavolo per distruggere l’annuncio evangelico? L’invidia. Il Libro della Sapienza lo dice chiaro: “Per l’invidia del diavolo è entrato il peccato nel mondo” (cfr Sap 2,24) – invidia, gelosia, qui. Sempre questo sentimento amaro, amaro. Questa gente vedeva come si predicava il Vangelo e si arrabbiava, si rodevano il fegato di rabbia. E questa rabbia li portava avanti: è la rabbia del diavolo, è la rabbia che distrugge, la rabbia di quel “crucifige! crucifige!”, di quella tortura di Gesù. Vuole distruggere. Sempre. Sempre.

Vedendo questa lotta, vale anche per noi quel detto tanto bello: “La Chiesa va avanti fra le consolazioni di Dio e le persecuzioni del mondo” (cfr Sant’Agostino, De Civitate Dei, XVIII, 51,2). A una Chiesa che non ha difficoltà manca qualcosa. Il diavolo è troppo tranquillo. E se il diavolo è tranquillo, le cose non vanno bene. Sempre la difficoltà, la tentazione, la lotta… La gelosia che distrugge. Lo Spirito Santo fa l’armonia della Chiesa, e il cattivo spirito distrugge. Fino a oggi. Fino a oggi. Sempre questa lotta. Uno strumento di questa gelosia, di questa invidia, sono i poteri temporali. Qui ci dice che «i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà» (At 13,50). Sono andati da queste donne e hanno detto: “Questi sono rivoluzionari, cacciateli via”. Le donne hanno parlato con le altre e li hanno cacciati via: sono state le “pie donne” della nobiltà e anche i notabili della città (cfr v. 50). Vanno dal potere temporale; e il potere temporale può essere buono: le persone possono essere buone, ma il potere come tale è sempre pericoloso. Il potere del mondo contro il potere di Dio muove tutto questo; e sempre dietro questo, dietro quel potere, ci sono i soldi.

Questo che succede nella Chiesa primitiva: il lavoro dello Spirito per costruire la Chiesa,  per armonizzare la Chiesa, e il lavoro del cattivo spirito per distruggerla, e il ricorso ai poteri temporali per fermare la Chiesa, distruggere la Chiesa, non è che uno sviluppo di quello che accade la mattina della Risurrezione. I soldati, vedendo quel trionfo, sono andati dai sacerdoti, e i sacerdoti hanno “comprato” la verità. E la verità è stata “silenziata” (cfr Mt 28,11-15). Dalla prima mattina della Risurrezione, il trionfo di Cristo, c’è questo tradimento, questo “silenziare” la parola di Cristo, “silenziare” il trionfo della Risurrezione con il potere temporale: i capi dei sacerdoti e i soldi.

Stiamo attenti, stiamo attenti con la predicazione del Vangelo: di non cadere mai nel mettere la fiducia nei poteri temporali e nei soldi. La fiducia dei cristiani è Gesù Cristo e lo Spirito Santo che Lui ha inviato! E proprio lo Spirito Santo è il lievito, è la forza che fa crescere la Chiesa! Sì, la Chiesa va avanti, in pace, con rassegnazione, gioiosa: fra le consolazioni di Dio e le persecuzioni del mondo.

Sabato, 9 maggio 2020