Il missionario laico, 59 anni, fondatore nel 1993 della “Missione di Speranza e Carità”, che assiste e ospita più di 600 tra senzatetto e migranti in una decina di strutture, aveva annunciato a fine giugno 2022 di essere stato colpito da un tumore al colon. Nel settembre 2018 Papa Francesco, in visita nel capoluogo siciliano, aveva pranzato nella sede storica della sua Missione. Nato da una famiglia benestante, lasciò tutto a 26 anni, da eremita e pellegrino si avvicinò a san Francesco ad Assisi

Alessandro Di Bussolo – Città del Vaticano
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Aveva chiesto preghiere, quando a fine giugno 2022 gli era stato diagnosticato un tumore al colon. E i palermitani solidali, i tanti benefattori della sua “Missione di Speranza e Carità” e gli ultimi di Palermo accanto ai quali vive da trent’anni, si sono uniti in una catena di invocazioni silenziose per la salute di fratel Biagio Conte. Queste preghiere, che i fratelli e i volontari della sua Missione, guidati da padre Pino Vitrano, recitavano insieme a lui, nella sua stanza trasformata in camera d’ospedale, nella sede di via Decollati, ogni giorno alle 12 e alle 18, hanno accompagnato il 59.ne missionario laico all’incontro con il Signore, alle 7 di mattina, giovedì 12 gennaio.

Domenica 8 gennaio, sdraiato su un lettino, si era fatto accompagnare a lato dell’altare della chiesa della Missione, per partecipare a quella che è stata la sua ultima Messa. Il giorno prima, ha raccontato il medico e volontario Francesco Russo che l’ha assistito fino alla fine, aveva sussurrato parole di conforto a una signora che gli chiedeva aiuto perché anche lei malata di cancro. “Coraggio, sorella, non perdere la speranza” ha detto riaprendo gli occhi dal torpore degli ultimi giorni. Le condizioni di fratel Biagio avevano iniziato ad aggravarsi poco prima di Natale: il 30 dicembre, ormai allettato, aveva ricevuto la visita dell’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e del cardinale Paolo Romeo, arcivescovo emerito. Negli stessi luoghi, fratel Biagio aveva accolto Papa Francesco, che aveva voluto pranzare con gli ospiti della Missione durante la sua visita a Palermo del 15 settembre 2018.

A fine dicembre i medici avevano sospeso le cure

Ad ottobre Biagio Conte aveva scritto all’arcivescovo, che ha sempre sostenuto le sue battaglie per i senzatetto, i migranti e tutti gli emarginati della città di Palermo, chiedendogli di stargli “molto vicino” perché i medici dell’ospedale dove era in cura gli avevano spiegato che avrebbe dovuto “prolungare altri tre mesi di chemioterapia e dopo operarmi al colon, e dopo un altro ciclo di chemioterapia, interverranno al fegato, per sostituirlo, cioè faranno il trapianto”. “Caro pastore Corrado, sono molto preoccupato – aveva scritto ancora nella lettera – stammi vicino, mi affido alle tue preziose preghiere e sono contento di condividere oggi i tuoi preziosi anni; sappi che le mie misere preghiere sono vicine a te ed a tutta l’amata Santa Chiesa”. Ma a fine dicembre i medici hanno interrotto le cure, e affidato fratel Biagio alle preghiere della sua comunità e dei tanti sostenitori della sua Missione.

La crisi a vent’anni, nella Palermo insanguinata dalla mafia

Biagio Conte nasce il 16 settembre 1963 in una famiglia benestante di Palermo e da ragazzo vive negli agi e nella spensieratezza tipica di molti giovani della sua generazione, cresciuti nel benessere della società consumista. Ma quando Biagio ha vent’anni, nel 1983, Palermo è una città infernale: il sangue degli innocenti (e dei colpevoli), nella guerra scatenata dalla mafia di Riina contro lo Stato, scorre nelle strade, in una spirale di violenza che non sembra avere mai fine. Le ingiustizie a cui assiste ogni giorno, il vuoto esistenziale, l’assenza di valori, fanno precipitare Biagio in una crisi di coscienza sempre più acuta. Si chiude in sè stesso. Passa i giorni nella sua stanza, in preda a una forma estrema di malessere di cui non riesce ad afferrare il senso.

Fratel Biagio Conte in cammino in uno dei suoi pellegrinaggi solitari, che lo hanno portato anche al Parlamento Europeo a Bruxelles

A 26 anni lascia tutto ciò che ha e va nei boschi

“Ho incominciato – scriverà poi Biagio – a cercare la verità, la vera libertà e la vera pace”. E l’istinto della vita alla fine ha il sopravvento. Il 5 maggio 1990, a 26 anni, decide di distaccarsi “dal mondo materialistico e consumistico”: “Stanco della vita mondana che conducevo – racconterà poi – ho sentito nel cuore di lasciare tutto e tutti; me ne andai via dalla casa paterna, con l’intenzione di non tornare più nella città di Palermo, perché questa città e società mi avevano tanto ferito e deluso”. Dà via tutto ciò che possiede, e con i soli abiti che indossa, si lascia la città alle spalle e si rifugia nella natura. Per più di un anno vaga per i boschi e per le montagne della Sicilia vivendo da eremita, cibandosi di bacche e erbe. Così ritrova la libertà dai bisogni materiali, e impara che si può vivere con niente, che la vera essenza della vita non è possedere ricchezze, non è accumulare e consumare beni, ma vivere in armonia con la natura, che è comunque una dura lotta per la sopravvivenza.

L’incontro col pastore e l’innamoramento per San Francesco

Poi, un giorno, incontra un pastore che gli affida il suo gregge e gli regala un cane. Nelle lunghe giornate passate da solo a pascolare le pecore, nelle notti stellate, quando infuria la tempesta e quando spunta il sole, Biagio impara a guardare verso il cielo e a cercare Dio. Il figlio del pastore gli regala il libro di Hermann Hesse sulla vita di San Francesco. Per lui è come un’illuminazione: “Cominciai a sentire sempre più che Gesù, quell’uomo giusto che ha donato la vita per noi – scriverà poi fratel Biagio – mi portava con lui per fare una esperienza che successivamente avrebbe stravolto tutta la mia vita. Nel silenzio e nella meditazione mi sentivo sempre più libero e pieno di pace, non avevo nulla con me, eppure era come se avessi tutto”. Un giorno, smarrito tra le montagne in mezzo alla neve, rischia di morire assiderato. Viene soccorso dal pastore che lo porta nell’eremo di San Bernardo a Corleone, dove vive una comunità di frati che praticano le regole francescane delle origini. Qui conosce fra Paolo, che gli parla di San Francesco e delle motivazioni che l’hanno portato a vivere in povertà, umiltà e preghiera.

Fratel Biagio Conte sulla strada a Palermo, per denunciare la condizione dei senzatetto

Ad Assisi la scelta: dedicare la vita ai più poveri

Decide così di compiere un viaggio, a piedi, fino ad Assisi, e lungo il cammino incontra barboni, zingari, carcerati ed emarginati di ogni genere. Un’umanità dolente che lo avvicina a Francesco e ai suoi insegnamenti, e gli fa scoprire l’amore per gli altri: per chi soffre e ha bisogno di aiuto. “Pian piano – raccontava ancora il missionario laico – cominciai a capire il progetto “Missione”: dedicare la mia vita per i più poveri dei poveri”. Sulla tomba del Poverello di Assisi, pensa prima di andare in Africa o in India, “ed invece mi sento riportare nella città dove non volevo più tornare – scriverà poi – Gesù ha voluto che la Missione nascesse proprio nelle strade di Palermo”.

Il ritorno a Palermo e la vita con gli ultimi alla Stazione

Ritorna nella sua città, tre anni dopo la sua partenza, e si ferma alla Stazione ferroviaria, dove si raccolgono i senzatetto. Vive con loro, li aiuta, li lava, mendica per loro un pezzo di pane e un pasto caldo. “Li ho chiamati fratelli e sorelle – racconta – senza farli sentire inferiori o diversi da noi tutti. Fu un’esperienza forte e cominciai a chiedere aiuto a tutti – prosegue – e andai pure alla Curia di Palermo dal cardinale Pappalardo, il quale capì quel giovane e decise di venire alla stazione per celebrare una messa insieme a tutti i fratelli ultimi sotto i portici della stazione; è stato un momento indimenticabile che mi incoraggiò molto e soprattutto aprì gli occhi della città sui tanti fratelli poveri che vivevano per strada, non considerati da nessuno, come se fossero scarto e rifiuto”.

La nascita della “Missione di Speranza e Carità”

Ma i barboni sono sempre di più: a Palermo, in quegli anni, alle vecchie povertà si aggiungono i migranti dall’Africa, e la stazione non basta più ad accoglierli tutti. Così Biagio occupa un vecchio edificio abbandonato e lo trasforma nella sede della sua comunità dei poveri senza tetto e dimora. Nasce così, nel 1993, la “Missione di Speranza e Carità”: un “progetto di Dio sconvolgente – lo definisce fratel Biagio – che a distanza di quasi trent’anni dal suo nascere ha coinvolto e continua a coinvolgere uomini e donne di ogni ceto sociale, anche capaci di cambiare radicalmente il loro modo di vivere per diventare missionari e missionarie della Speranza e della Carità, per operare nei luoghi di emarginazione delle grandi metropoli”.

Il viaggio a Lourdes

Gli anni in sedia a rotelle e la guarigione a Lourdes

Negli anni successivi Biagio Conte, che pratica molte volte lo sciopero della fame, in una grotta da eremita, e fa lunghi pellegrinaggi a piedi, per scuotere una società che definisce indifferente, “che si è costruita i suoi idoli e ha smarrito i suoi valori”, ha spesso problemi di salute. Finisce anche per anni su una sedia a rotelle, a causa di alcune vertebre schiacciate dalle fatiche alle quali sottopone il suo fisico gracile. Ma il 16 gennaio 2014 la sua comunità rende noto che fratel Biagio, già dall’estate precedente ha ripreso a camminare grazie a una guarigione tuttora scientificamente inspiegabile, avvenuta dopo un bagno nelle acque di Lourdes.

La Missione di fratel Biagio oggi

La Missione fondata da Biagio Conte oggi è composta da tre strutture: la comunità “Missione di Speranza e Carità”; l’“Accoglienza Femminile” e “La Cittadella del Povero e della Speranza”. Tutte unite dalla “Casa di Preghiera per tutti i Popoli”, la cappella all’interno della Missione, nella quale si trova una grande barca di cartone, a simboleggiare il viaggio di quanti lasciano la loro terra alla ricerca di un futuro migliore. Complessivamente assiste circa 600 persone in dieci centri in Sicilia: l’accoglienza viene offerta fino a quando chi è stato ospitato non trova una propria sistemazione abitativa. Ognuna delle tre comunità palermitane è dotata di una cucina e di una sala mensa dove vengono distribuiti tre pasti al giorno. Molti dei generi alimentari utilizzati vengono donati da associazioni, singoli cittadini, scuole, supermercati, ditte alimentari, mentre alimenti freschi, come frutta e verdura necessari per un pasto completo, devono essere comprati.

Le tante iniziative per i più poveri di Palermo e della Sicilia

La Missione offre poi assistenza medica e legale, oltre alla mediazione culturale, e si accompagna i disabili che desiderano partecipare alla Messa o a fare passeggiate, organizza corsi di alfabetizzazione. Grazie all’opera di volontariato di artigiani e liberi professionisti, agli ospiti della Missione viene offerta la possibilità di imparare un mestiere per affrontare il ritorno nella società e l’integrazione. L’assistenza della Missione di fratel Biagio è rivolta anche a tante famiglie indigenti che abitano nei quartieri più poveri di Palermo. Oggi sono più di 300 le famiglie che ricevono aiuti, in particolare beni di prima necessità, o, dove ci sono neonati, latte pediatrico e omogeneizzati. E non manca la missione notturna: dal 1 novembre al 31 maggio, ogni sera, un camper, con 7 volontari, gira per la città per incontrare le persone emarginate e offrire loro una bevanda calda e assistenza.

12 gennaio 2023