“Vi annuncio una gioia grande; gioia per tutti nel mondo”. Ogni bimbo che nasce porta gioia in un angolo del mondo; ma un chicco di riso che si aggiunge al carico non fa scoppiare le ruote del camion. A Betlemme è arrivato un bambino in più. Eppure è gioia per il mondo. Tutti cercano di migliorare la posizione e salire un po’ sopra; Lui è sceso, ma sceso proprio, per mettersi a nostro livello, cercando il posto più basso perché nessuno rimanesse sotto. Ci ha presi, ci ha accolti in lui, “non si è vergognato di chiamarci fratelli”. Ci farà risalire tutti, prendendoci con sè, “e Dio sarà tutto in tutti”. Pare troppo bello per essere vero. Allora le nostre città e i nostri negozi ci presentano un surrogato più raggiungibile, a portata di portafoglio. Sembra un piccolo paradiso domestico, ha il sapore di un premio di consolazione.

In mezzo al Congo mi pare più facile sentirmi in sintonia con chi è venuto ad abitare in mezzo a noi. Sto partendo per un villaggio fuori mano per pregare, accogliere, ringraziare, vivere la Notte di Natale con i parenti dei pastori di Betlemme; dormirò in capanna; al mattino sarò in un altro villaggio, ancora per condividere lo stupore, per fidarci che è proprio vero. Strade e negozi non ci sono, per ingannare gli occhi; “il tuo Volto Signore io cerco”.

Sono qui e fuori non si vede niente; ma la testa è piene di pensieri che lo cercano; il cuore è abitato da chi si è intromesso come un clandestino; eppure c’è tanto spazio non colmato, tanto desiderio che lui riempia ogni luogo segreto dell’anima. Un Dio a nostra portata, che si confida e si affida, dimenticando il rischio di mettersi in mano nostra. Se fosse prudente non verrebbe. Ma qui è casa nostra, e lui la sente come casa sua. Noi siamo Lui, non riesce a tirarsi fuori. L’Amore non è ragionevole. Siamo noi, ragionevoli, a ridimensionare, rimpicciolire. Un Dio intero non sappiamo tenerlo dentro, ma uno fattosi piccolo così possiamo fargli posto. Da dentro ci farà grandi, “e Dio sarà tutto in tutti”. Possiamo rischiare di dargli fiducia; non perdiamo niente.

Qui in Congo dico spesso: “Questa Terra è importante per Dio; l’ha fatta per noi, con saggezza e amore. E poi è diventata il villaggio di suo Figlio, anche lui dei nostri. Ma nascere da una donna non è solo diventare uomo, nostro fratello; vuol dire che Dio impara a soffrire ciò che sulla terra i poveri soffrono (ci sono poveri anche dentro le ville); vuol dire che Dio impara a amare e ridere alla maniera nostra. Non lo distingui più. E poi, noi e lui: non ci distinguono più.

p. Vittorio Farronato