Anche quest’anno, i nostri “simboli” natalizi ci sono stati sottratti, strumentalizzati e impiegati in settori che nulla hanno a che fare con il loro significato originario. Tutto è stato “piegato” al solito consumismo, all’apparenza, all’effimero. Sono “simboli” privi del loro nucleo generante…

Qua e là, anche se in modo ridotto, a causa delle varie “crisi”, appaiono le “luci”… e, in certi luoghi c’è un’esplosione di luci. Creano atmosfera, specie in giornate grigie e piovose.

Di fatto, simboleggiano la “Luce” che a sua volta è conferma – per chi “non vedeva” – dell’avvenuto “recupero” della “vista”.

Sì, dal momento dell’Incarnazione, a coloro che hanno chiesto “Signore, fa che io veda” … sono stati “aperti” gli occhi, finalmente capaci di “leggere” la realtà e, soprattutto i “segni” della presenza provvidenziale e misericordiosa di Dio. Occhi nuovi, che sanno discernere e riconoscere il vero volto del Signore – non più sovrano, non più guerriero, non più giudice, non più padrone – ma incarnato nell’impotenza di un bambino…

È il mistero della tenerezza, dell’accoglienza, dell’abbraccio incondizionato del nostro Dio che è solo Amore.

Dar voce all’invocazione “Signore, fa che io veda…” cambierebbe il volto della storia, delle nostre relazioni e anche il volto “strutturato” e istituzionalizzato della Chiesa, perché ci permetterebbe di discernere, di essere “liberi” e non più condizionati dalla paura, dal giudizio e dalla condanna.

Vorrei tanto che questo Natale ci “aprisse gli occhi”… per permettere, prima a noi stessi, di fare una attenta analisi rispetto alla coerenza, all’autenticità, alla semplicità, alla sequela del Signore e ci rendesse più consapevoli e attenti rispetto alle nostre ipocrisie e alle nostre tentazioni di sopraffazione ideologica e di potere.

Buon Natale, un Natale di Luce…

Un abbraccio Tere