L’itinerario spirituale del discepolo missionario 
P. Carmelo Casile

La prima priorità dell’ultimo Capitolo dedicata alla Spiritualità, mi ha portato a rileggere delle note che avevo preparato per i Novizi sull’Itinerario spirituale, apportando qualche aggiornamento e pensando che forse potranno essere utili a qualcuno per approfondire il tema.
p. Carmelo

Schema:

Parte 1 – Cammino spirituale evangelico

Introduzione p. 02
I. Cammino spirituale evangelico: proposta vocazionale di Gesù all’umanità p. 04
II. Risposta al cammino spirituale evangelico secondo le grandi tradizioni cristiane p. 06
A. Itinerario patristico p. 06

Parte 2 – Itinerario classico

B – Itinerario classico  p. 13
C – L’itinerario classico nell’avventura spirituale del nostro tempo p. 17

Parte 3 – Itinerari diversi

D – Itinerario ignaziano p. 20
E – Viaggio spirituale o viaggio verso Dio  p. 22
F – Itinerario estratto dal documento di Puebla (1979)  p. 23
G – Itinerario estratto dal documento di Santo Domingo (1992) p. 23
H – Itinerario spirituale proposto nel documento conclusivo di Aparecida (2007) p. 24
I – Itinerario comboniano  p. 25

Parte 4 – Conversione e ascesi

III. Cammino spirituale e conversione p. 26
IV. Cammino spirituale e vie dell’ascesi p. 28
V. Effetti dell’ascesi p. 31


Parte 1
Cammino spirituale evangelico

Testo pdf:

INTRODUZIONE
I. CAMMINO SPIRITUALE EVANGELICO:  PROPOSTA VOCAZIONALE DI GESÙ ALL’UMANITÀ
II. RISPOSTA AL CAMMINO SPIRITUALE EVANGELICO SECONDO LE GRANDI TRADIZIONI CRISTIANE
A. ITINERARIO PATRISTICO


INTRODUZIONE

«La fede è il fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per mezzo di questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio. Tutti costoro, pur essendo stati approvati a causa della loro fede, non ottennero ciò che era stato loro promesso: Dio infatti per noi aveva predisposto qualcosa di meglio, affinché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.
Anche noi dunque, circondati da una tale moltitudine di testimoni, avendo deposto tutto ciò che é di peso ed il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento»
(Eb 11, 1-2.39-40; 12, 1-2).

Il termine “itinerario” o cammino richiama l’idea del viaggio: ogni viaggio ha una partenza, un luogo e un tempo precisi per cominciare a muoversi, un punto di arrivo che indica la direzione; conosce tappe, soste, accelerazioni, svolte e punti di non ritorno. Ogni viaggio è un’ ”andare oltre”, così passo dopo passo attua un progressivo avvicinamento alla meta.

In quanto spirituale è un cammino alla ricerca del volto di Dio ed è una avventura che affascina l’umanità di tutti i tempi:
«In lui, infatti viviamo, ci muoviamo e siamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: ‘Poiché siamo anche sua discendenza’». (Atti 17,28).

Il cammino spirituale del cedente cristiano è un cammino aperto al Mistero di un Dio vivo che parla e agisce nella storia, perciò di un Dio personale, del Dio dell’Alleanza, che si lega a ciascuno dei suoi alleati con un rapporto di reciproca appartenenza. È, infatti, il Dio dei nostri padri, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di Mosè (cfr. Es 3,13-15; 20,5-6)…, dei Profeti, che narrandoci il loro Dio, ci hanno generato alla vita dello spirito, introducendoci nel loro cammino di fede; è il Dio e Padre di Gesù, l’ultima parola di Dio, la rivelazione definitiva (Eb 1, 2), la stessa Parola di Dio fatta uomo (Gv 1,1.14; 1Gv 1, 1; Ap 19, 13), l’autore e perfezionatore della fede” (cfr. Eb 12,2). 

Questa visione storica del cammino spirituale del credente cristiano, che ha come culmine il Signore Gesù, messa in evidenza nel Capitolo 11 della Lettera agli Ebrei, ci suggerisce che: 

  • la fede stabilisce un vincolo d’ordine spirituale tra persone diverse, fa di esse una nuova famiglia nata dalla fede in Dio e riunisce generazioni e razze diverse;
  • Dio affida a queste generazioni il compimento di tante promesse che nascono con la fede vissuta nel cammino della vita, perché si realizzino includendo i credenti dei tempi futuri in una grande unità, che costituisce la “Famiglia di Dio”;
  • Dio incontra l’uomo nella storia, lo salva e lo fa strumento di questa stessa salvezza attraverso una serie di mediazioni umane;
  • come membra della Chiesa terrestre camminiamo unendoci alla liturgia celeste che Cristo celebra con i fratelli e le sorelle che ci hanno preceduto nella gloria finale; per ciò, nel nostro cammino di fede missionaria con i suoi momenti di oscurità, siamo in stretta comunione, accompagnati e sorretti da Cristo glorioso e Capo del Corpo della Chiesa e da una folla di Testimoni (cf Eb 12,1) composta da quelli che ci hanno narrato il Signore e vivono con Lui, che è il Dio dei vivi e non dei morti (Mc 12,26-27; Es 3, 13-15); 
  • perciò non possiamo conoscere Dio senza ascoltare le parole da Lui dette agli eletti, senza ascoltare quello che queste persone hanno detto di Lui, dopo averlo ascoltato e averne fatto l’esperienza.

Sulla scia di una tale folla di Testimoni l’itinerario spirituale del cristiano comincia con un incontro e una chiamata.
Sono queste le due dimensioni da avere sempre presenti e da cui sempre ricominciare, perché tutto nasce dall’incontro con Dio in Gesù sotto la guida dello Spirito Santo. L’itinerario spirituale, infatti, è un viaggio nelle fede, un’avventura che inizia con un “sì” a Dio che chiama. È la conseguenza di quel “sì” iniziale appena balbetto che, rinsaldato con sempre maggiore consapevolezza e audacia, gradualmente ci tira fuori da noi stessi, facendoci capire che, solo uscendo da noi stessi e vivendo con l’Altro e con e per gli altri, ci ritroviamo davvero e saremo noi stessi, capaci di avanzare nel viaggio della vita, fino al dono totale di sé a Dio Padre in Cristo Gesù a servizio dell’avvento del suo Regno, fino a vivere camminando “davanti a Dio per gli uomini”

La formazione alla vita cristiana in generale e nella varietà delle sue forme – in quanto itinerario spirituale o viaggio dello spirito o dell’anima – ha le stesse caratteristiche: senza un punto di partenza, una meta che orienta, tappe e soste che la scandiscono, non può essere un itinerario formativo, ma un solo vuoto girare su di sé, nell’illusione di un cammino che non c’è e che perde inesorabilmente di interesse e di vigore. 

Per questo, con il termine itinerario spirituale oppure viaggio dello spirito o dell’anima, si designa il processo ascetico-mistico, proposto dalle grandi tradizioni cristiane e scandito in tappe successive e ascendenti, che partono dalla dimensione più esteriore e, passando a quella più interiore, approdano a Dio, mettendosi a servizio della sua gloria e della salvezza dell’umanità. Per tanto, la nostra vita può essere, se vogliamo, un’affascinante avventura spirituale al servizio di Dio e degli uomini; la nostra vita può divenire un “cammino di fede nel mondo e per il mondo intimamente legato all’umanità e alla sua storia” (cfr. RV 16).

Si tratta dello sviluppo della proposta vocazionale di Gesù all’umanità: una proposta unica, che costituisce il cammino spirituale fondamentale per tutti i suoi seguaci: “Io sono la vite, voi i tralci”

È il punto di partenza dell’itinerario spirituale cristiano, che si sviluppa in tre momenti o chiamate, strettamente connessi tra di essi, e a partire dalle situazioni di ogni persona o gruppo umano a cui è rivolta la chiamata. Queste situazioni esigono che i discepoli diano alla proposta vocazionale di Gesù una risposta nella maturità della fede e, per tanto, creativa e responsabile, strettamente connessa con l’umanità e la sua storia, che li faccia vivere nel mondo come segno di salvezza, come segno del Regno di Dio che viene. 

Nascono così nella storia della Chiesa i vari cammini o itinerari ascetici-mistici, caratteristici di un’epoca storica, che si vanno sviluppando in modo progressivo e complementare, avendo tutti come principio e fondamento il cammino o itinerario spirituale proposto da Gesù, che è “il cammino spirituale evangelico”, cioè “la proposta vocazionale di Gesù all’umanità”. 

Per noi, discepoli missionari che ispiriamo la nostra vita personale e il servizio missionario alla testimonianza di vita di san Daniele Comboni, questo cammino è orientato, mediante la contemplazione, verso il Mistero del Cuore di Cristo, Buon Pastore, per radicarci in Lui e assumere nella loro espressione più piena i suoi atteggiamenti interiori: la sua donazione incondizionata al Padre, l’universalità del suo amore per il mondo e il suo coinvolgimento nel dolore e nella povertà degli uomini (cfr. RV 1-5). 

I. CAMMINO SPIRITUALE EVANGELICO: 
PROPOSTA VOCAZIONALE DI GESÙ ALL’UMANITÀ

Io sono la vite vera, voi i tralci. 
Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto” (Gv 15,5)

1. Visione d’insieme

Nella proposta vocazionale di Gesù all’umanità si possono distinguere tre momenti:

1º momento:

– Chiamata universale al banchetto o invito al Regno di Dio
– Parabole sulla vocazione: Mt 13; 20, 1-16; 21, 33-41; 22, 1-14; Lc 14, 15-20. 

2º momento

– Chiamata al cambiamento di vita o alla conversione, abbandonando la situazione di peccato che è comune a tutti gli uomini
– Mc 2, 17; Rom 3, 23. 

3º momento:

– Chiamata a farsi discepolo di Gesù, cioè a rimanere con Lui, e ad essere mandato da Lui nel mondo condividendoNe il destino.
– Mc 10, 17-21; Lc 9,1-6.

Le tre chiamate costituiscono gli elementi di un’unica proposta vocazionale:

  • tutti sono chiamati alla salvezza, per mezzo della conversione dallo stato di peccato, facendosi discepoli di Gesù, per essere degni e segni del Regno di Dio;
  • questa vocazione è unica, giacché nessuno dei tre elementi ha senso completo da se stesso: ognuno di essi ha un nesso intrinseco e si specifica negli altri, costituendo assieme l’unica vocazione cristiana e il conseguente cammino spirituale per realizzarla. 

2. Contenuto specifico d’ogni chiamata

2.1 Chiamata universale al banchetto

L’invito al banchetto è per tutti; rimane inefficace solo quando gli invitati lo rifiutano. 

Al posto dei primi invitati (= il piccolo gruppo d’Israele) sono invitati tutti i popoli, a cominciare dai poveri. 

La risposta alla chiamata è impossibile senza la fede nel Vangelo. La vocazione accolta e corrisposta diviene fede e produce la salvezza. 

È per mezzo della fede e nella fede che gli invitati accedono al banchetto ed entrano nell’allegrezza del regno di Dio. L’invito non è sufficiente, giacché la chiamata può rimenare inefficace a causa della mancanza di fede e dell’impegno morale dei chiamati. 

Questa chiamata alla salvezza continua ad essere rivolta a tutti gli uomini d’oggi e diviene realtà per mezzo dell’adesione alla Persona di Gesù mediante la fede, il perdono e il dono dello Spirito Santo. 

La Chiesa è sacramento di questa salvezza offerta a tutti: per mezzo di essa è lo stesso Gesù che chiama in nome del Padre sotto l’azione dello spirito Santo. 

È una chiama forte, fondante e appassionante, che porta alla pienezza della vita; quando l’uomo la rifiuta, s’incammina verso il vuoto della vita, fino ad essere lanciato dal suo stesso rifiuto “nelle tenebre esteriori”. 

2.2 La chiamata al cambiamento di vita o alla conversione

Anche questa chiamata, così sottolineata nel Vangelo, è universale, giacché “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Rm 3, 23). Per questo Gesù afferma che non è venuto a chiamare giusti ma peccatori (Cf Mc 2, 17).

La chiamata al banchetto del Regno si realizza per mezzo del cambiamento di vita, che significa abbandonare la situazione di peccato, convertirsi

Per raggiungere lo scopo, Gesù cerca di entrare in dialogo con i più lontani dal cammino di Dio, e quindi disprezzati e marginati, per attrarli a Sé, liberandoli dalla prigione del male. 

Levi, nel gesto di invitare Gesù a casa sua per offrirgli un banchetto, riconosce che ha bisogno di Lui per essere salvo e diviene tipo dell’uomo peccatore, chiamato alla conversione (Cf Mc 2, 13-17). 

«Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto» (Lc 19, 10).

Visti da Gesù, i peccatori sono membri ammalati che hanno bisogno di essere guariti. Per questo, li invita alla conversione e offre loro il perdono e la salvezza. 

Visto dai peccatori, Gesù è colui che li salva. 

Gli uomini siamo tutti peccatori e, perciò, tutti abbiamo bisogno della chiamata di Gesù alla conversione. 

Per tanto, l’invito di Gesù, rivolto a tutti affinché entrino nel Regno, esige la conversione; senza di essa è impossibile partecipare della vita che è Gesù stesso in persona. 

Questa chiamata alla conversione non ha limiti di tempo, ma è una chiamata continua, giacché il peccato sempre insidia l’uomo: Gesù chiama tutti, sempre e a tutte le ore; ma è anche una chiamata esigente, che non ammette esenzione né condizioni. 

2.3 Chiama a farsi discepolo di Gesù

Nei Vangeli risalta la chiamata a farsi discepolo di Gesù: Mt 4, 18-22; Mc 3, 16-20; Gv 1, 35-51; Mt 28, 19. 

Questa chiamata è presentata come un ordine categorico, che obbliga a lasciare immediatamente tutto, per seguire solo e unicamente Gesù.

Normalmente è descritta seguendo questo schema:

  1. osserva i comandamenti
  2. va e vendi ciò che possiedi
  3. dallo ai poveri
  4. vieni e seguimi (Cf Mc 10, 17-21). 

Il momento più importante e caratteristico, che definisce la natura della chiamata, è l’ultimo: il “seguimi”. 

Il lasciare le cose e l’osservanza dei comandamenti non costituiscono per se stessi la chiamata a farsi discepolo di Gesù. La chiamata di Gesù è una chiamata a seguirlo, e la sequela esige un contatto personale ed una comunione di vita con Lui, oltre che la trasmissione e l’accettazione della sua dottrina e orientamento morale. 

Farsi discepolo di Gesù è precisamente unirsi alla sua persona, più che aderire alla sua dottrina.

Per cogliere meglio l’originalità e l’importanza di questa situazione, è sufficiente osservare con attenzione il comportamento di Gesù. Nell’ambiente giudaico era il discepolo che sceglieva il suo maestro; con Gesù, è Lui stesso, il Maestro, che sceglie i suoi discepoli. Ciò che fonda e giustifica la vita del discepolo di Gesù è solo la chiamata del Maestro: «Non voi avete scelto me ma io ho scelto voi» (Gv 15, 16). 

Nella società giudaica i discepoli imparavano fino al momento in cui essi stessi divenivano maestri autonomi; invece, il discepolo di Gesù accetta un’unione definitiva con il suo maestro, rimanendo per sempre discepolo: nella scuola di Gesù non c’è promozione all’autonomia, né possibilità di staccarsi e passare a un altro maestro: 

«Voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli» (Mt 23, 8). 

Gesù sarà in tutti i tempi l’unico Maestro dei suoi discepoli. 

Seguirti, Signore Gesù, è imparare da te:
dalle tue lunghe notti
nel deserto o sul monte.
È aprire il cuore al Padre come te, 
abbandonarsi nelle sue mani
e cercare di realizzare nella nostra vita 
il suo progetto. 
È chiedergli con insistenza: 
Mostrami, Padre mio, il cammino
che hai scelto per me!

II. RISPOSTA AL CAMMINO SPIRITUALE EVANGELICO 
SECONDO LE GRANDI TRADIZIONI CRISTIANE

A. ITINERARIO PATRISTICO

– Dalla conoscenza di sé all’incontro con Dio-Padre in Cristo sotto l’azione dello Spirito Santo. 

1. Conoscere se stesso e scoprire o ritornare al cuore

Se andrai in capo al mondo, troverai tracce di Dio. Se andrai in fondo a te stesso, troverai Dio. (M. Delbrêl). 

Nulla mi sembrava più grande di questo: far tacere i propri sensi, raccogliersi in se stesso, parlare con se stesso e con Dio, condurre una vita che trascende le cose visibili, essere veramente uno specchio immacolato di Dio e divenirlo sempre più, aver già lasciato la terra pur stando in terra, trasportato in alto con lo spirito. Se qualcuno di voi partecipa a questa brama ardente può comprendere quello che dico. (Gregorio Nazianzeno). 

Finché l’anima non è stabilita con la mente nel cuore, non vede se stessa e non è realmente cosciente di sé. La vera conoscenza di sé consiste nel vedere i propri difetti e le proprie debolezze così chiaramente che finiscono per occupare tutto il nostro campo visivo. Bada bene: più ti scoprirai in colpa e meritevole di rimproveri, più avanzerai. (Teofane il Recluso, 1815-1894).

Invano il cuore s’innalza a vedere Dio, se non è ancora in grado di vedere se stesso. L’uomo impari a conoscere le cose visibili di se stesso, prima di poter presumere di apprendere le cose invisibili di Dio. Si abitui a dimorare nella sua intimità, colui che anela alla contemplazione delle realtà supreme. Chi si prepara a scrutare le profondità di dio, si volga prima alle profondità del proprio spirito». (Riccardo di S. Vittore). 

Un’anima interiore è un’anima che ha trovato il buon Dio in fondo al suo cuore e vive sempre con lui. 

In fondo all’anima c’è Dio, ma è nascosto. La vita interiore è come uno schiudersi di Dio nell’anima. (Robert de Langeac).

Fa che il mio uomo interiore sia bello e che tutte le cose esterne che ho siano amiche di quelle interne. (Platone). 

2. Condizioni per intraprendere il cammino spirituale 

– Il silenzio: 

è la quiete della mente, che si ottiene fermando il chiacchiericcio mentale, cioè il flusso dei pensieri, dei sentimenti e delle immagini, accompagnata dall’attitudine di ascolto

Il silenzio è rigenerante. Esso, infatti, è reso “parlante” dall’attitudine d’ascolto ed è come una “lama affilata”, che permette che siano raggiunti gli strati più sottili e profondi del nostro essere, là dove pulsa l’essere di Dio: “Sta’ in silenzio davanti a Dio e spera in lui: è lui che agisce” (Sl 37,7 e 18,10). Dio parla attraverso “la tenue voce del silenzio”, e opera nella creatura solo quando si pone in uno stato di quiete e di totale docilità.

“Il silenzio acquieta, dà riposo, guarisce e consola. Restaura le forze, protegge la vita e favorisce il pensiero” (Lubiensk). 

Ama il silenzio, è il tuo maestro, vai alla sua scuola. Ti insegnerà a guardare l’icona di Gesù Cristo e a mettere a fuoco lo sguardo del cuore sul volto di Dio, che ti rivela il tuo volto e quello di ogni uomo.

Ama il silenzio, è il tuo maestro, vai alla sua scuola. Ti insegnerà a guardare il volto sfigurato di Gesù Cristo e a mettere a fuoco lo sguardo del cuore sul volto di Dio, che ti guarda nello sguardo dell’uomo affamato o torturato.

Ama il silenzio, è il tuo maestro, vai alla sua scuola. Ti insegnerà a guardare il volto trasfigurato di Gesù Cristo e a cogliere nel cuore della creazione i riflessi del Creatore, per vedere nello spessore delle cose la loro vera dimensione interiore e, negli umili gesti di ogni creatura, le tracce della Sua bontà.

Ama il silenzio, è il tuo maestro, vai alla sua scuola. Ti insegnerà a guardare il volto umano e divino di Colui che è sorgente e termine della nostra storia; ti insegnerà a vedere spiragli di luce nel mare delle nostre difficoltà, i germi dell’eterno nel nostro breve presente e il divenire nascosto di ogni vivente.

Ama il silenzio, è il tuo maestro, vai alla sua scuola. Ti insegnerà a guardare il vero volto di Dio e dell’uomo, ti darà lo sguardo interiore della fede, che insegna a guardare gli uomini, le loro gioie e le loro sofferenze, le loro disperazioni e le loro speranze, tutti i piccoli e grandi avvenimenti della vita con gli occhi di Gesù Cristo” (Michel Hubaut, ofm).

– La percezione della propria nullità => vuoto: 

è la percezione delle più essenziali linee architettoniche del proprio essere che in Dio vive si muove ed esiste (At 17,22-34); è il riconoscimento e l’accettazione della verità essenziale di ogni creatura, cioè del proprio nulla, del proprio essere terra terra; reso così trasparente al divino, l’uomo si apre alla =>pienezza della vita, facendo di Dio il proprio Tutto: => “Gratia plena”. È questo il nulla =>pienezza di Maria, l’umiltà di Maria; ella, vivendo la propria situazione di creatura, fa di Dio il suo Tutto e viene trasformata in “Gratia plena”: tutte le generazioni gioiranno con lei della gioia di Dio, perché in lei l’abisso di tutta l’umanità è stato colmato di luce e si è rivelato come capacità di concepire Dio, il dono dei doni. 

Tutti gli uomini devono passare per la via del vuoto e attraverso l’esperienza del nulla e della morte. Il percorso della vita umana porta continuamente verso il vuoto. In fatti ogni scelta implica una rinuncia. Per ricevere bisogna svuotarsi. 

Nell’uomo, questo vuoto è provocato da Dio stesso, che rovescia i potenti dai troni e rimanda a mani vuote i ricchi. Si tratta di una rivoluzione realizzata da Dio, che costituisce un intervento grandioso della sua misericordia: quando il potente cade nella polvere e il sazio prova l’indigenza, essi sono posti nella condizione di essere alzati e saziati da Dio. Nell’esperienza del vuoto e nel crollo degli idoli l’uomo si trova nella condizione migliore per cercare Dio. 

Ma bisogna lasciarsi svuotare liberamente. 
Le Beatitudini sono un invito a questo svuotamento totale. 
Gesù si svuotò liberamente. Maria si svuotò liberamente.
Svuotarci per ascoltare l’Altro e gli altri.

Questo processo è particolarmente doloroso, «ma si distrugge bene soltanto ciò che si sostituisce» (R. de Langeac).

– L’abbandono=> cose grandi: 

abbandonare è prendere le distanze dal proprio “Io” e dal suo mondo per abbandonarsi in Dio, per consegnarsi interamente a Lui. L’abbandono in Dio è un processo spirituale che ci restaura nelle nostre energie e ci porta a compiere cose grandi: siamo in restauro, lanciati verso mete sempre più alte.

– La gratuità: 

l’abbandono in Dio ci porta alla gratuità: ci impegna ma senza farci dipendere dal successo. 

– La Sobrietà 

La sobrietà è una sosta immobile e prolungata della mente alla porta del cuore cosicché possa vedere i pensieri che vengono come ladri, ed ascoltare ciò che dicono e fanno questi devastatori, riconoscere l’impronta iscritta e delineata in essi da demoni con la quale tentano di saccheggiare la mente con la fantasia. Questa opera, se compiuta con amoroso sforzo, ci rivelerà, se lo vogliamo, chiaramente e per esperienza la natura del combattimento interiore. (Esichio di Batos, monaco vissuto tra il VI-VII sec.)

La sobrietà è il digiuno dell’anima, attenta a spogliarsi dei suoi pensieri; il risultato è lo stato di vigilanza, che è la condizione per vivere nella consapevolezza

– La consapevolezza: 

è detta anche attenzione cosciente o vigilante, in quanto esige una presa di coscienza immediata e una identificazione totale con ciò che sentiamo, immaginiamo, pensiamo, diciamo, facciamo e viviamo. 

Vivere nella consapevolezza è immedesimarci o essere presenti in quello che stiamo facendo, e così tenere aperta la porta del cuore all’azione di Dio in noi; la consapevolezza è vivere essendo presenti al Presente. Il contrario è la distrazione, che è un sottrarsi all’azione divina, come una tela che si allontanasse dal pennello di chi la sta dipingendo, o un blocco marmoreo da chi lo sta scolpendo.

– La situazione in cui s’inserisce il cammino: 

nel cammino spirituale, c’è un “prima” già vissuto e un “poi” desiderato e programmato a partire dall’esperienza vissuta. 

Un’icona dell’itinerario spirituale

SANTA MARIA DEL SILENZIO

Rallegrati Maria
il Cielo
ti saluta Piena-di-grazia
la Terra
ti acclama Credente
le Creature
ti celebrano Vergine Immacolata
ti invocano Madre
ti contemplano Sposa.

Tutte le generazioni ti proclamano beata.
Concedici di imitarti
nel Silenzio
che ascolta il soffio dello Spirito
nell’Umiltà
che accoglie il Verbo
nell’Abbandono
fiducioso alla volontà del Padre
perché si compiano anche in noi cose grandi
a lode e gloria dell’Onnipotente.

(Casa ritiri spirituali pp. Barnabiti – Eupilio).

IL DISTACCO
Per cominciare il cammino spirituale

Quando si è deciso di partire alla ricerca di Dio, bisogna fare i propri bagagli, sellare l’asino e all’alba mettersi in cammino. La montagna di Dio è appena visibile nella lontananza.

Trattandosi di una grande partenza, bisogna dire addio. A che cosa? A tutto e a niente. A niente, poiché questo mondo che si lascia sarà sempre presso di noi, dentro di noi, fino al nostro ultimo respiro. Se rifiutato e respinto, molto probabilmente risorgerà con ancora maggior veemenza all’interno di noi stessi. A tutto, poiché partendo alla ricerca dell’assoluto noi tagliamo i ponti con tutto ciò che potrebbe allontanarcene, ciò che, in noi e nelle cose, tende a opporsi all’azione divina. La realtà da cui è più faticoso distaccarsi è questo noi-stessi che, nel suo fondamentale bisogno di autonomia, rifiuta Dio.

La vera separazione non consiste, infatti, nell’allontanamento, ma nel distacco interiore. Bisogna soprattutto impedire alla nostra personalità di ripiegarsi su se stessa, di costruirsi di fronte a Dio una cittadella fortificata in cui Dio venga ammesso soltanto come ospite.

Quando vuoi pregare, bisogna che tu apra la tua casa e che la tua anima si dissolva in Dio. Ogni tipo di vita esige un distacco. Bisogna che si distacchino da se stesse e che si sciolgano l’una nell’altra le anime degli sposi, dei fidanzati. Altrimenti non sarà possibile un amore, ma un egoismo che ricerca nell’altro la propria soddisfazione. Al punto estremo dell’amore si trova il mistero dell’amore di Dio, dono totale e reciproco dell’uno all’altro. Ma per l’uomo, Dio è l’Altro per eccellenza, l’altro che finalmente si rivelerà nell’amore come l’essere del nostro stesso essere.

Prima di partire, vi sono dunque da dare alcuni colpi di scure. Recidendo i legami intorno a noi vediamo immediatamente che in realtà il taglio avviene in noi… Eppure non è necessario attendere di essersi distaccati da tutto e da se stessi per partire. Bisogna partire subito e, a poco a poco, nella misura in cui avanzeremo, le cose che più ci sono care si distanzieranno per conto loro. Molte rimarranno ancora legate ai nostri passi. È normale. Se il nostro cuore vi aderisce ancora, basterà dire a Dio; «Mio Dio, io sono ancora legato a questo o a quello, ma conto su di te per liberarmene, mentre cammino verso te ».

Cosa portar via con sé? Tutta la propria realtà e niente di meno. Curiosa risposta, dopo aver detto che bisogna abbandonare tutto e soprattutto lasciare se stessi. E tuttavia è vero, bisogna portare via se stessi integralmente. Molti non partono che apparentemente. Essi portano con sé solo un fantasma di loro stessi, un loro ritratto ideale. Si mettono così al sicuro prima ancora d’incamminarsi… Si formano una personalità artificiale, qualcosa di preso a prestito sulla base di libri e letture, e questo robot, quest’ombra di se stessi la mandano alla ricerca di Dio. Essi non entrano mai veramente con tutto il loro essere nell’esperienza. A iniziare il cammino verso Dio è già una sorta di santo artificioso, un personaggio modellato sulla scorta dei trattati di perfezione. Essi inviano un doppione di se stessi a tentare l’avventura e si meravigliano in séguito di non trarre da tutto ciò che delusione.

Partendo, bisogna caricare il proprio asino di tutto ciò che si possiede e partire con tutto ciò che si è, la propria carcassa, il proprio spirito, la propria anima, bisogna prendere tutto, le grandezze e le debolezze, il passato di peccato e le grandi speranze per il futuro, le tendenze più basse e più violente… tutto, tutto, poiché tutto deve passare attraverso il fuoco. Tutto dev’essere insomma integrato per fare di sé un essere umano capace di entrare anima e corpo nella conoscenza di Dio.

Dio vuole davanti a sé un essere reale che sappia piangere e gridare sotto l’effetto della sua grazia purificatrice. Vuole un essere che conosca il prezzo dell’amore umano e l’attrazione dell’altro sesso. Vuole un essere che senta anche il desiderio violento di resistergli, perché no?.. È un essere umano reale che Dio vuole vedere davanti a lui, senza di che la sua grazia non avrà niente da trasformare. Ora il male sta qui: troppi, tra coloro che si donano a Dio, hanno semplicemente offerto alla sua azione una personalità presa a prestito… Non bisogna stupirsi se un giorno si accorgono di essere fatti per altre cose.

I responsabili non sono sempre coloro che si mettono in cammino, ma coloro che tali cammini guidano. Insistendo sul formalismo pietistico del dono a Dio, impediscono all’anima di impegnarsi interamente nella ricerca di Dio. Nel debole e piatto personaggio cui l’anima è ridotta, Dio non trova più quella forza di vita e d’azione che ha posto nella sua creazione. Lo si fa giocare con dei santi di gesso, ai quali egli potrà al massimo colorare il volto.

Quando la decisione di partire è presa e si è presenti, completamente presenti, nella piena integrità della propria persona, per la partenza, è necessario mettersi in un accordo totale, anima e corpo, con il grande corpo di Cristo che è la Chiesa, vivere con essa, ascoltare in essa le pulsazioni gigantesche che scandisce la sua vita liturgica, nei suoi insegnamenti, nei suoi sacramenti, nella sua costante attenzione… Vivendo al ritmo della Chiesa è facile orientare tutto il nostro essere verso il Signore e vivere nella speranza di sentire presto la mano di Dio posarsi su di noi.

E poiché il fine a cui conduce il cammino si perde in Dio e nessuno lo conosce se non colui che viene da Dio, Gesù Cristo, occorre, pur ascoltando i maestri che incontriamo, fissare gli occhi su Cristo solo. Egli è la via, la verità e la vita. Lui solo d’altronde ha percorso il cammino nei due sensi. Dobbiamo mettere la nostra mano nella sua e partire….

3. Al Padre per Gesù Cristo nello Spirito Santo

L’amicizia con Cristo nello Spirito Santo, tale è la conoscenza di Dio. (Origene)

Cristo prega per noi come nostro sacerdote, prega in noi come nostro capo, è pregato da noi come nostro Dio (Agostino). 

Cristo appare nel centro dell’anima, come apparve agli apostoli senza passare per la porta del cenacolo. (Teresa di Gesù).

L’uomo entri in se stesso e penetrando nell’intimità del cuore si immerga in Dio, in modo da non vedere e non sentire nulla se non Dio. E una volta reso deiforme e trasformato in Dio, non penserà se non a Dio, farà ogni cosa per Dio e in tutto vedrà Dio, così che nell’azione godrà della contemplazione. (Agostino).

Se lo Spirito Santo vive nell’uomo, 
questi prega quando sta e cammina, 
dorme e veglia, 
lavora e riposa, 
parla e tace.
(F. La Combe).

Questa è l’opera che continuamente fa la santissima Trinità nelle sue creature: il Padre aspira in esse, cioè desidera la loro salvezza; il Figlio respira riposandosi in esse e rendendole gradite a Dio; lo Spirito Santo ispira, ossia le va illuminando perché posano camminare di virtù in virtù. (Maria Maddalena de’ Pazzi). 

Tu hai creato le anime a tua immagine, o mio Dio; tu le hai fatte simili a te. Poi hai comunicato loro la tua propria vita. Nelle ombre della fede, esse credono ciò che tu vedi; sperano ciò che tu possiedi; amano ciò che tu ami, ossia te stesso. Possono dunque, grazie al principio soprannaturale di vita che tu hai inserito nel profondo di esse, raggiungerti nella tua vita intima, comunicare veramente a questa vita beata, dire a modo loro il tuo Verbo adorabile, produrre a loro volta il tuo Spirito di amore. Poi, sotto l’impulso dolcemente irresistibile di questo Spirito divino, possono rifluire verso di te, o Padre, o Figlio, e ricominciare incessantemente con una gioia sempre nuova questo delizioso e tranquillo movimento. C’è forse al mondo qualcosa di più bello di un’anima che vive della tua vita, o mio Dio?

Viene un momento in cui tu vuoi che l’anima, che la vive così nelle ombre della fede, veda improvvisamente queste ombre dileguarsi quasi completamente. Un chiarore misterioso la pervade da ogni parte. Essa ne è internamente tutta illuminata senza sapere come, senza vedere la fonte da cui scaturisce questa dolce luce. Sotto l’influsso di questo raggio di fuoco, l’anima si sente vivere essa stessa della tua vita, comunicando alla conoscenza e all’amore che tu hai di te stesso, dicendo il tuo Verbo, o Padre, spirando il tuo Spirito di amore, o Padre, o Figlio; bruciando della tua carità, o Spirito divino. Essa si vede, si sente vivere di te, in te, come te, o adorabile Trinità! È più bella che mai. Tutto in essa come in te è ordine, potenza, splendore, armonia e pace. (R. de Langeac). 

CERCARE DIO

Se vuoi cercar Dio seguendo il cammino della contemplazione, non pensare di lanciarti a inseguire l’inafferrabile. Dio ti attende già. Il tuo desiderio di cercarlo viene da lui. È un suo richiamo. Egli non vuole che tu lo sappia in anticipo, ma, credimi, questo desiderio viene da lui. Ti ha dato lui il desiderio di cercarlo e ha preparato lui per te il tuo viatico. Egli ha previsto ogni tappa del tuo cammino. Poco importa che si faccia vedere oppure no; tu saprai che la sollecitudine del suo amore ha preparato tutto, la mensa e la dimora. Qui o là forse lo incontrerai nello spezzare il pane. Farà forse insieme a te un tratto di strada…

Ciò che tu ti sforzi di raggiungere, è il tuo Dio. Tu desideri conoscerlo con tutta la potenza del tuo spirito e amarlo con tutta la forza del tuo amore. È quello che anche i santi hanno cercato prima di te, e che hanno trovato. Tu vuoi vedere il tuo Dio, udirlo, amarlo, non più in una percezione di fede che, nella sua genericità, lascia l’uomo insoddisfatto, ma in quella nuova conoscenza di cui i patriarchi, i profeti, i santi hanno fatto l’esperienza. Tu vorresti poter dire: « Ho visto Dio… »

Nessuno può vedere Dio in questo mondo senza morire, e tuttavia solo colui che lo vedrà vivrà. Anche se apparentemente contraddittorie, entrambe le cose sono vere. Tu non puoi vedere Dio, e ciò nonostante Dio si fa vedere. Altri prima di te l’hanno cercato e l’hanno trovato. Essi non l’hanno trovato per merito del loro sforzo, e tuttavia senza questo loro sforzo non l’avrebbero trovato.

Il desiderio che c’è in te di trovare Dio, questo desiderio che sorge dalle tue profondità, che è il tuo desiderio, questo desiderio che hai tu e che non ha il tuo vicino, questo desiderio che ti appartiene è, nella sua scaturigine più profonda, un desiderio che viene da Dio.

Questo desiderio ti conduce al tuo Dio. Ma per donarsi a te Dio aspetta che il desiderio che ti ispira sia divenuto talmente tuo da essere veramente il desiderio di tutto il tuo essere. Non sei tu che insegui Dio, che lo afferri, che lo costringi a donarsi a te, Oh! no, Dio non si lascia costringere in questo modo. È lui che si fa presentire, che si svela, che si dona… Per riceverlo e accoglierlo, anzi, tu hai bisogno della sua forza, poiché la tua non sarà mai sufficiente.

Forse tu ti sei fatto del tuo Dio un’immagine ben definita. Hai letto le vite dei santi, soprattutto quelle dei grandi mistici, e hai pensato molto. Hai un’idea di Dio, ti sei fatto un’immagine di lui. Non ti fermare a questo, poiché saresti come i due discepoli sulla strada di Emmaus. Essi credevano che il Cristo avrebbe salvato il mondo in altro modo… Molti non cercano di vedere Dio, ma di dargli un volto. Dio non ha voluto. Egli non ha che un solo volto, quello che ha preso incarnandosi, e questo volto è stato un ostacolo ulteriore per la maggior parte di coloro che l’hanno incontrato.

Tu stai partendo alla ricerca di Dio. E non sai con quale volto si mostrerà a te. Egli non avrà probabilmente alcun volto, non avrà nome, e tu non troverai nessuna definizione che possa applicarsi a lui, quando lo vedrai… Parti dunque pieno di un immenso desiderio, ma libero da qualsiasi nome, rappresentazione, definizione, visione… Dio è Dio, egli è al di là di tutto quel che se ne può pensare o dire, al di là di tutto ciò che si può vedere di lui. Noi lo chiamiamo Dio, ma in realtà egli non ha nome. Quando Mosè gli domandò il suo nome, egli non gli rispose ma disse semplicemente: « Io sono ».

Se egli è, anche tu sei, tu vieni da lui, esisti a causa di lui… È in questo legame dell’essere che tu lo coglierai… al di là di ciò che si può concepire e dire, nell’essere stesso, nella comunicazione che egli ti fa del suo essere.

Tu sogni grandi luci e forse dovrai camminare nella notte e nel deserto. Sogni chiarità e non avrai che tenebre. Ma anche in queste tenebre Dio è ed è per te.

Se tutti gli uomini volessero mettersi in questo modo in cammino verso Dio – nella speranza di vedere, di sentire, di toccare ciò che la fede fa già loro intravedere – la terra non sarebbe per ciò stesso trasformata in un immenso monastero. Al contrario. L’universo sarebbe ancora più traboccante di attività umane.

Ci sarebbero sì ancora coloro che andrebbero a nascondersi nella solitudine; ma l’intera umanità continuerebbe ad occuparsi, più a fondo ancora, di questa terra e di questa umanità divenute entrambe trasparenti alla presenza e all’attività divine. L’umanità sarebbe più attiva e più contemplativa, e Dio si prenderebbe il gusto di venire alla sera, dopo il lavoro, a conversare con gli uomini. Le giornate non sarebbero come queste grigie domeniche dalle messe tristi e dalle predicazioni vuote e senza sale.

Ci sarebbero ancora nel mondo delle cadute e dei peccati; ma ci sarebbe grande gioia nell’esaltazione dell’atto creatore del Signore: la realizzazione dell’opera creatrice sarebbe, nella sua integrità, tanto di Dio quanto dell’uomo… Ma non c’è dubbio che sia un sogno lontano per tutta l’umanità. Ragione di più perché coloro che ne sentono il desiderio cerchino ancora più ardentemente il volto di Dio.

Molti uomini cercano Dio, ma molti più lo cercherebbero se sapessero come fare. Essi hanno forse cercato senza trovare. Alcuni si lasciano sedurre da metodi aridi e ardui che promettono loro la pace dell’anima e un’illuminazione assai problematica…

C’è tuttavia un maestro più sicuro di Cristo? Il suo metodo è semplice. Esso richiede meno esercizi e più amore. 

P. Carmelo Casile

Venegono Superiore, 3 Novembre 2005 / Casavatore, Novembre 2022