“Ha curato le ferite del corpo e dell’anima”: così monsignor Luigi Bianco, nunzio apostolico in Uganda, ricorda padre Giuseppe Ambrosoli alla cerimonia di beatificazione nella località di Kalongo, dove il medico missionario ha vissuto per 31 anni. Forte lo spirito di comunione a Rosago, città natale in provincia di Como, dove il cardinale Oscar Cantoni celebra una messa di ringraziamento

Fausta Speranza – Città del Vaticano
20 novembre 2022
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Il medico padre Giuseppe Ambrosoli, missionario in Uganda dal 1956 per 31 anni, è beato. Nella solennità di Cristo Re, si è svolta la cerimonia di beatificazione a kalongo, vicino Gulu, nella terra dove è morto il 27 marzo 1987, lasciando un ospedale che ha voluto come polo di cura sanitaria e come centro di accoglienza. Era nato a Ronago, in provincia di Como, dove nel pomeriggio il cardinale Oscar Cantoni celebra una messa di ringraziamento. A celebrare invece la beatificazione avvenuta questa mattina a Kalongo è stato il nunzio apostolico in Uganda monsignor Luigi Bianco, che ha pronunciato l’omelia in inglese che si può ascoltare nella traduzione in italiano:

Ascolta la traduzione dell’omelia di monsignor Luigi Bianco

Monsignor Luigi Bianco ha messo in luce tutto il valore della testimonianza di padre Ambrosoli, spiegando che la scelta di padre Giuseppe, oggi beato, di abbracciare il sacerdozio da medico lo ha portato a spendere tutto se stesso per la cura delle ferite del corpo e dell’anima. Lo ha fatto andando in Africa.

Un missionario è un ponte tra chiese e popoli

Questa sua risposta alla chiamata missionaria – ha affermato – ha portato frutti importanti in termini di affratellamento di popoli. Monsignor Bianco ha parlato proprio di un ruolo di ponte tra la chiesa che lo ha inviato – ha detto – e la chiesa che lo ha accolto. Una sorta di gemellaggio tra Ronago, in provincia di Como, e Kalongo, vicino Gulu, ma anche tra due popoli. Monsignor Bianco in fatti ha parlato di “un beato italiano e ugandese”. 

Nella solennità di Cristo Re

Facendo esplicito riferimento alla Solennità odierna di Cristo re, monsignor Bianco ha ricordato quale sia il significato della regalità di Cristo, che ha dato la vita per amore e non ha cercato il potere.  Il suo Regno – ha ribadito –  è diverso da quelli del mondo perché Dio non regna per aumentare il suo potere e schiacciare gli altri; non regna con gli eserciti e con la forza. Il suo è il Regno dell’amore: quando dice “io sono re”, Gesù spiega di essere “re” del regno di chi dona la propria vita per la salvezza degli altri. Tutto questo – ha detto monsignor Bianco – ha ispirato le scelte di padre Giuseppe Ambrosoli che ha messo a disposizione di un territorio all’epoca particolarmente povero il suo sapere medico, senza mai trascurare l’attenzione alla persona a tutto tondo. Significa – ha spiegato – che si è preso cura delle malattie, dei dolori del corpo, ma anche delle ferite dell’anima.