Pensa prima a te!
L’ossessione per il proprio io a portata di mano…

XXXIV domenica del T.O. anno C
Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo
Luca 23,35-43

di GAETANO PICCOLO
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«A un sospeso, a un crocifisso, a un sanguinante,
a uno inchiodato diceva:
Quando sarai entrato nel tuo regno.
Quegli altri invece: Noi speravamo.
Dove il ladrone aveva scoperto la speranza,
là i discepoli l’avevano perduta».

Sant’Agostino, Discorso 232, 6

Parole svuotate

Le parole, anche le grandi parole della fede, sembrano ormai svuotate, non ne cogliamo più la forza, non sappiamo più perché siano così importanti. Pensiamo per esempio alla parola ‘salvezza’: da giovane prete mi chiesero una volta di presiedere un turno di prime comunioni in una parrocchia, con lo slancio ingenuo di un prete ai suoi esordi, mi venne l’idea di invitare i bambini a proporre delle preghiere spontanee durante la celebrazione, nella quale erano ovviamente particolarmente emozionati. Arrivato il suo turno, una bambina disse: «ti ringrazio, Gesù, perché mi hai salvato…anche se adesso non mi ricordo da che cosa!». Nonostante i sorrisi e gli applausi di quel momento, quella bambina aveva in realtà esplicitato, nella sua innocenza, quei dubbi che molti di noi si portano segretamente nel cuore.

Voce del verbo ‘salvare’

A cosa pensiamo quando coniughiamo il verbo ‘salvare’? In realtà lo usiamo spesso nel linguaggio comune: ci affrettiamo per esempio a salvare i nostri documenti sul computer o nella memoria esterna, ci consoliamo quando la nostra squadra si salva evitando la retrocessione, ci siamo salvati quando eravamo impreparati e il professore ha interrogato qualcun altro al posto nostro! Sembra quindi che nel linguaggio comune salvare significhi riuscire a tenere sotto controllo, evitare di rovinare la propria immagine, vuol dire non fallire e superare le prove. In generale quindi salvare significa per noi essere padroni della nostra vita!

La tentazione dell’autosalvezza

Se però guardiamo al modo in cui Gesù ha interpretato questo verbo, notiamo una certa distanza dalla nostra prospettiva usuale. E questo modo diverso di declinare la salvezza ci permette di comprendere anche diversamente la sua regalità.
Mentre è sulla croce, infatti, tutti lo incitano a salvare se stesso. Un invito che ci ricorda forse quello che le nostre mamme ci dicevano da piccoli: pensa (prima) a te!
Sàlvati vuol dire non perderti, non fallire, dimostra quanto vali! Nella gara della vita cerchiamo di salvare intanto noi stessi. È la competizione che impariamo fin da piccoli: siamo programmati per salvarci, anche a scapito degli altri. Dobbiamo sempre dimostrare di non essere inadeguati.
Il testo di Luca ci dice infatti che la gente stava a guardare. È quello che succede sempre: siamo circondati da aspettative, pregiudizi, attese, a cui ci sottoponiamo, sguardi che cerchiamo di compiacere. E allora capiamo bene che il desiderio di salvezza non conduce più a essere re della propria vita, ma diventa ansia di salvezza che ci fa diventare schiavi del nostro io, dell’immagine, del giudizio.

Chi salvare?

Gesù è Re perché declina diversamente questo verbo: Gesù non è ossessionato dal proprio io, non è schiavo delle attese degli altri, ma si preoccupa innanzitutto di salvare gli altri. Non mette se stesso prima degli altri. Se torniamo indietro, quando Gesù incontra la tentazione che gli suggerisce di trasformare le pietre in pane (cf Mt 4,1-11; Lc 4,1-13), cioè di pensare alla sua legittima fame, Gesù si rifiuta, mangerà con gli altri, insieme agli altri. Gesù è Re perché non è schiavo del proprio io, è l’uomo libero per eccellenza!
In effetti, in quell’occasione, il tentatore aveva detto che sarebbe ritornato al momento opportuno (Lc 4,13). Torna infatti nel momento in cui Gesù è più debole: nella passione, nella sofferenza, nell’abbandono, nella delusione. E nel momento più difficile la tentazione torna proprio sotto la forma dell’auto-salvezza. Nei momenti di difficoltà infatti siamo indotti a pensare prima di tutto a noi stessi: diventiamo schiavi delle preoccupazioni del nostro io.

Lasciarsi salvare

Per liberarsi dalla schiavitù del nostro io occorre fidarsi, occorre cioè lasciarsi salvare. Gesù si fida del Padre, si consegna nelle sue mani. Ma nel testo di Luca c’è qualcuno che ha già imparato: il ladrone si lascia salvare. Riconosce che ha bisogno di Dio, si rende conto che da solo non può affrontare quella battaglia, capisce che da solo non ce la fa.
Consegnarci nelle mani di Dio, ci libera dalla schiavitù del nostro io e ci rende Re della nostra vita: diventiamo liberi! Diventiamo liberi come Colui che sconvolge le nostre attese e, pur essendo debole, conclude la sua vita non tra due discepoli, non su un trono regale, ma sulla croce in mezzo a due ladroni, forse per aiutarci a capire che è lì che vuole stare, in mezzo a dei peccatori come noi.

Leggersi dentro

  • Cerchi anche tu di salvare a tutti i costi la tua immagine anche a scapito degli altri?
  • Sei libero di consegnare la tua vita al Signore o sei schiavo delle aspettative degli altri?