Cristo Re – Luca 23, 35-43

In quel tempo, dopo che ebbero crocifisso Gesù, il popolo stava a vedere; i CAPI invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! SALVI SE STESSO, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i SOLDATI loderidevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei,SALVA TE STESSO». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
UNO DEI MALFATTORI appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? SALVA TE STESSO e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: OGGI con me sarai nel paradiso».

La Madre del Re e il suo lungo travaglio

Luca dà l’avvio al suo vangelo con il racconto di una doppia visita celeste: quella a Zaccaria, nel tempio di Gerusalemme, e quella a Maria a Nazareth in Galilea. A Maria l’angelo Gabriele fa un solenne e impressionante annuncio-promessa: Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Luca 1,31-33). Figlio dell’Altissimo e Re. Tre volte viene sottolineata la sua regalità e per due volte ribadita una regalità eterna.

Tutto il vangelo di Luca si svolge attorno a questa promessa, portata avanti però in tempi lentissimi per le nostre aspettative e in modo paradossale per i nostri criteri.

– Un re in balia dell’imperatore di Roma. Maria è costretta ad andare a partorire a Betlemme. La Parola le viene in aiuto: Davide suo padre è nato a Betlemme!

– Un re che nasce in una stalla. La Parola viene in aiuto a Maria: Dio prese Davide suo servo “dagli ovili delle pecore” (Salmo 78).

– Un re che deve fuggire alla furia omicida di Erode. La Parola le viene ancora in aiuto: anche Davide fu un fuggiasco per scappare dal re Saul.

– Un re che va a dimorare nella periferia del regno, in uno sperduto villaggio di Galilea chiamato Nazareth. Anche qui la Parola viene in aiuto a Maria: “Sarà chiamato nazareno”. Il nome ebraico “Nazareth” ha la stessa radice verbale “naszar”, che significa “germoglio”, il germoglio di Davide (Isaia 11,1).

Ma poi seguono trenta lunghi lunghi anni in cui il Re fa il carpentiere, mettendo a dura prova la fede di Maria!

Il Re venuto da lontano per rivendicare il suo Regno

Tutto il vangelo di Luca si snoda attorno a questa doppia rivelazione: Gesù Figlio di Dio e Re Messia.

Nella prima parte, Gesù è proclamato Figlio di Dio da Dio Padre nel battesimo e sul monte Tabor, ma solo Satana e gli indemoniati lo riconoscono come tale.

Nella seconda parte del vangelo di Luca, il Regno di Dio diventa il tema privilegiato della sua predicazione e Gesù si mette in viaggio verso Gerusalemme (9,51) per rivendicare il suo titolo di Re, come lo racconta in una parabola, mentre sale da Gerico verso la Città santa: “Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare.” Lo ottiene, il titolo, in occasione del secondo battesimo (12,50), quello di sangue, sul trono della croce: “Costui è il re dei Giudei“.

Durante il percorso dalla Galilea verso Gerusalemme però Gesù si aliena man mano i suoi seguaci che si aspettano ben altro re. C’è ancora un tentativo entusiasta dei suoi concittadini galilei di proclamarlo re, col trionfale ingresso in Gerusalemme, subito fallito però. I capi religiosi e politici presto riprendono in mano la situazione. E la folla dei suoi simpatizzanti, intimorita e delusa, starà a guardare in attesa dell’evoluzione degli eventi. Così faranno anche i suoi discepoli.

Dunque un re senza regno, senza sudditi, senza esercito e luogotenenti. Il re si troverà solo!

Un re nel mirino della tentazione

Il suo titolo di Figlio di Dio era stato per tre volte messo alla prova da Satana: «Se tu sei Figlio di Dio…». Adesso è “il momento fissato” per il suo ritorno (3,13). Infatti, il demonio torna alla carica attraverso tre protagonisti della crocifissione: i capi religiosi, i soldati e uno dei malfattori: «Se tu sei il Cristo, il re dei Giudei, salva te stesso».

Se nella prima serie di tentazioni Gesù aveva cacciato via il demonio con la Parola, adesso lo fa con il Silenzio. Sì, parla tre volte: ma la prima e la terza rivolgendosi al Padre, prima e dopo la tentazione. La seconda invece per rispondere alla supplica del secondo malfattore.

Un re con un solo suddito

Secondo alcuni, il dialogo di Gesù con il secondo malfattore è l’apice del vangelo di Luca, “il piccolo vangelo” nel vangelo. È come “la sintesi e la consumazione della missione di amore e di predilezione di Gesù verso i peccatori, verso chi si è perduto”.

«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Sorprendente! Questo malfattore è l’unico a riconoscere la regalità di Cristo e diventa il primo cittadino del suo Regno. La tradizione apocrifa (Vangelo di Nicodemo, apocrifo del IV secolo) gli assegna il nome di Dismas, o Dimas o Disma, e lo colloca alla destra di Gesù, mentre l’altro che lo insultava si chiamerebbe Gestas o Gesta. E Dismas diventa… San Dismas, molto popolare nel Medioevo, e che la Chiesa celebra il… 25 marzo! “Santo subito!”, per direttissima! Nemmeno Giovanni Paolo II è riuscito in simile impresa, nonostante l’acclamazione popolare!

OGGI stesso sarai con me nel paradiso! Si tratta dell’ultima volta che troviamo questo avverbio “oggi” nella bocca di Cristo, la sua parola suprema. Una Parola piena di speranza e di consolazione, per il cosiddetto “buon ladrone” e per noi, visto che questo “oggi” dura ancora (Lettera agli Ebrei 3,13). Anzi, “Dio fissa di nuovo un giorno, oggi” (Ebrei 4,7) per ciascuno di noi. Come non approfittarne?

Gesta o Disma?

Il nome Gesta in una interpretazione un po’ fantasiosa potrebbe significare, dal latino “gesta”, imprese eroiche, e Dimas, dal greco, “tramonto”. Gesta e Disma potrebbero specchiare la nostra umanità. Entrambi. E non c’è un cattivo e un buon ladrone, ma semplicemente dei malfattori, forse collaboratori di Barabba di cui la folla aveva chiesto la liberazione al posto di Gesù.

Tutti noi siamo dei “mal-fattori”. Prima o poi nella vita ci ritroviamo sulla croce, in qualche modo. E allora possiamo essere come Gesta, guardando alle “gesta” del nostro passato, delusi e amareggiati. O fare come Disma e guardare in avanti, verso la croce del Re ed implorare fiduciosi: Gesù, ricordati di me!

La mia è una grande comunità, la più grande dell’istituto, con una sessantina di confratelli giunti al tramonto della vita. Ho conosciuti tanti di loro in passato, grandi missionari o normalissimi confratelli. Ebbene, ci troviamo tutti adesso in una situazione di fragilità, bisognosi di cure, di attenzioni, di indulgenza… In fondo siamo tutti dei poveracci! E guai se cerchiamo il valore e il senso della nostra vita nelle “gesta” del nostro passato; non faremmo che amareggiare la nostra esistenza e quella degli altri. Il senso è fuori di noi, non nel nostro passato ma nel nostro futuro. L’unico è fare come Disma, guardare con tenerezza il Crocefisso e ripetere: Gesù, ricordati di me!

Quando mi hanno diagnosticato la SLA ho chiesto al Signore di darmi un supplemento di qualche anno per prepararmi al Tramonto. Il Signore è stato molto generoso. Dieci anni dopo però, sono arrivato alla conclusione che è inutile cercare di mettere qualche pezza per rattoppare la mia vita, e che il supplemento di tempo, alla fin fine, non è che accumulo ulteriore di… misfatti! Solo lo sguardo di amore, di tenerezza e di fiducia verso il Re può riempire di serena luce il mio tramonto. Gesù, ricordati di me! Gesù, ricordati di me!

P. Manuel João
Castel d’Azzano, 19 Novembre 2022