La mia riflessione sulla Festa di Tutti i Santi
LE QUATTRO SORPRESE DEL PARADISO

Il mese di novembre inizia con la solennità di Tutti i santi, seguita dalla commemorazione dei Fedeli defunti. Tali celebrazioni danno un’atmosfera particolare a questo mese. Ci invitano a coltivare la Comunione dei Santi; a riflettere sulla nostra suprema chiamata, sulla vocazione universale alla santità e a contemplare la gloria futura, fine ultimo della nostra speranza!

Se gli angeli una volta invitarono gli Apostoli ad abbassare gli occhi a terra, quando contemplavano Gesù elevato al cielo, forse oggi inviterebbero noi invece ad alzarli! I nostri occhi sono diventati miopi. Abituati all’oscurità della terra, i nostri occhi umani, da talpa, sono incapaci di alzarsi per contemplare il cielo. Novembre, quando il sole sta perdendo il suo vigore, la luminosità diminuisce, la notte aumenta di durata e la natura perde vitalità … è tempo propizio per elevare al cielo gli occhi della Speranza!

Queste celebrazioni ci offrono una finestra, dalla quale possiamo avvistare orizzonti più ampi, o un abbaino, per ammirare il cielo stellato. Meglio ancora, si apre una PORTA: “Poi vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: «Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito»” (Apocalisse 4,1). Entriamo da tale porta. Il Paradiso apre le sue porte permettendo una visita! Un’occasione da non perdere!

Consentitemi di condividere con voi la mia visita”!

Tutti uguali o tutti differenti?

Prima sorpresa: Il cielo è un meraviglioso e immenso mosaico di diversità!

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.” (Apocalisse 7, 9).

Non ci sono cieli differenti capaci di separare ed evitare il diverso … in una eterna e monotona uniformità! Ma un unico cielo in grado di ospitare e integrare la diversità. Tutte le differenze: geografiche, temporali, razziali, culturali, come quelle religiose, convivono felicemente, grati per il panorama variegato, che offre una continua e perenne novità!

Dice Santa Caterina da Siena che tutti partecipano del bene di ciascuno, e ognuno del bene di tutti gli altri: i beati “godono ed esultano, partecipando l’uno del bene dell’altro con l’affetto della carità, oltre al bene universale, che essi hanno tutti insieme” (Dialogo della divina Provvidenza, cap. 41).

Ulteriore sorpresa: la ricchezza dei temperamenti e delle sensibilità! Tutte loro rispettate. Tutte quante purificate. “Una stilla di divino c’è in ogni uomo. Siamo le foglie dissimili di un unico albero”(Cardinale Martini). Scomparse le ombre di ogni carattere e i limiti personali, che rappresentano l’altra faccia della medaglia, tutto il resto è fatto per risplendere e per essere messo come lampada sopra il moggio (Matteo 5,15). Finalmente “Il lupo abiterà con l’agnello, e il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello, il leoncello e il bestiame ingrassato staranno assieme, e un bambino li condurrà” (Isaia 11,6). Un esempio? Vedo convivere allegramente due santi nati per il cielo” nello stesso giorno, il 30 settembre, di carattere diametralmente opposto: San Girolamo, uomo che fu rude, austero e irascibile, e Santa Teresina, tutta piena di delicata sensibilità!

Riposo eterno?

Una seconda sorpresa: in cielo si lavora!…

Il cielo non è luogo di ozio! Tutta la gente lavora! Il Padre è il primo a dare l’esempio: “Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco”, dice Gesù (Giovanni 5,17). E non è un lavoro divino fatto dall’alto; al contrario, molto umano, servizio umile, fatto in ginocchio: “Chi ha visto me ha visto il Padre”, dice Gesù, dopo aver lavato i piedi ai suoi discepoli. E che dire dello Spirito Santo, mandato a continuare l’opera di Gesù?

Abbandoniamo, dunque, la convinzione di quelli che pensano che il riposo eterno sia una giustificazione per l’ozio. E si rilassino coloro che non sopportano di stare oziosi! Così come va il mondo, come potremmo andare avanti senza l’aiuto del Cielo? Non devono, appunto, i santi rispondere continuamente alle nostre richieste di aiuto? Mentre l’uomo riposa Dio continua il suo lavoro senza stancarsi (Isaia 40,28; Salmo 127,2).

Dio è il Creatore non solo perché ha creato, ma perché crea continuamente, “facendo nuove tutte le cose” (Apocalisse 21,5). Dio continua ad ammirare la sua opera ed esperimenta la gioia del creare. Tutto il cielo prende parte a questa felicità di Dio che crea con la potenza della sua Parola, senza rinunciare alla gioia infantile di modellare, con mani di vasaio, l’argilla della terra. La pienezza dell’Essere comporta l’Azione pura. Là raggiungeremo finalmente l’armonia tra l’essere e il fare, integrando in noi l’azione di Marta e la contemplazione di sua sorella Maria. In una felice e perpetua estasi contemplativa e con una pacifica e feconda estasi attiva…

Gioia piena?

Una terza sorpresa: La gioia del cielo non è una felicità rilassata!

E come potrebbe esserlo se è il luogo di perfetta carità? Come potrebbero i nostri fratelli e sorelle estraniarsi dalla nostra sofferenza e dalle nostre pene? E Dio, soprattutto, come potrebbe farlo?! La solidarietà di Cristo, la sua compassione, le sue lacrime (Giovanni 11,42) sono emblematiche. La Scrittura non evita di parlare della profonda tristezza di Dio (Genesi 6,6). E San Paolo ci chiede di “non rattristare lo Spirito Santo di Dio” (Efesini 4,30), Egli che intercede per noi “con gemiti inesprimibili” (Romani 8,26). Non c’è da stupirsi, quindi, che alcuni veggenti abbiano sentito Nostra Signora parlare di tristezza di Dio e di suo Figlio, e che l’abbiano vista piangere! ... “La tristezza del nostro cuore è la tristezza di Dio” (Thomas Merton).

Il Cielo è il luogo della Solidarietà estrema e della Carità perfetta. L’allegria nel Cielo sarà “piena”, quando sarà partecipata da tutti, quando Dio “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate partecipata da tutti partecipata da tutti partecipata da tutti” (Apocalisse 21, 4). Dice ancora Santa Caterina da Siena a proposito dei beati:“i loro desideri gridano sempre dinanzi [a Dio] per la salvezza di tutto quanto il mondo. Poiché la loro vita finì nella carità dei prossimo, non hanno lasciata questa carità, ma sono passati con essa per la porta del Figlio Unigenito” (ib.)

Premio conquistato per i nostri meriti?

Quarta sorpresa: Il cielo non è esclusivamente dei “giusti”!

Il cielo non è il salario concesso unicamente alle persone rette che lo avrebbero meritato con le loro buone opere. Saremo forse stupiti di incontrare là “certe” persone e saremo imbarazzati nel trovarci ad abbracciare qualche nostro nemico! Perché Dio è Colui che mangia e beve con i peccatori e siede a mensa con loro (Marco 2,15-16). “La bontà infinita ha sì gran braccia, che prende ciò che si rivolge a lei” (Dante). Quindi, per andare in Paradiso basta chiederlo”, dice San Tommaso.

Il Cielo è Dono della generosità divina. Nessuno lo merita. Tutti “sono giustificati gratuitamente per la sua grazia” (Romani 3,24). Dice Sant’Agostino: “Dio ha la gloria di rendere giusti i peccatori col dar loro gratuitamente la sua grazia… mosso non da giustizia ma solo dalla misericordia… Quando inoltre Dio premia i nostri meriti non fa altro che premiare i suoi benefici” (Lettera 194).

Là comprenderemo bene la sconcertante parabola di Gesù, degli operai invitati a lavorare nella Vigna che ricevono tutti la paga per intero. Parabola che ha avuto un’applicazione eloquente nel caso del buon ladrone, assunto all’ultimo momento, che senza lavorare è stato il primo a ricevere la paga (Luca 23,43). E i giusti non si scandalizzeranno di questo comportamento divino, al contrario, “ci sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti” (Luca 15,7).

In cielo si entra solo per amore. Così la mistica sufi musulmana Rabia di Bassora († 801) diceva che, se avesse potuto, avrebbe spento l’inferno e bruciato il paradiso perché tutti amassero Dio disinteressatamente, non per paura dell’inferno o speranza del cielo!

Conclusione?

Perdonate la mia audacia. Questa mia interpretazione” è certamente distorta dal mio occhio miope e offuscato. Una misera e rabbuiata ombra distorce la realtà, giacché il Cielo è la Grande Sorpresa che Dio ci riserva! Spero che la Speranza di questa illumini la nostra “notte”, come l’ha illuminata al cardinale Martini, scomparso una decina di anni fa:

Mi sono più volte lamentato col Signore perché morendo non ha tolto a noi la necessità di morire. Sarebbe stato così bello poter dire: Gesù ha affrontato la morte anche al nostro posto e morti potremmo andare in Paradiso per un sentiero fiorito”. E invece “Dio ha voluto che passassimo per questo duro calle che è la morte ed entrassimo nell’oscurità che fa sempre un po’ paura”.
“Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle “uscite di sicurezza”. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio… Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo ad occhi chiusi, alla cieca, mettendoci in tutto nelle sue mani”. (Ripreso dal Corriere, 03/10/2008)

Vi lascio con la “visione che del Cielo aveva uno sguardo mistico:

E’ qui che comprendo ciò che è il Paradiso.
E ciò di che è fatta la sua Bellezza, Natura, Luce e Canto.
E’ fatta dall’Amore.
Il Paradiso è Amore.
E’ l’Amore che in esso crea tutto.
E’ l’Amore la base su cui tutto si posa.
E’ l’Amore l’apice da cui tutto viene.
Il Padre opera per Amore.
Il Figlio giudica per Amore.
Maria vive per Amore.
Gli angeli cantano per Amore.
I beati osannano per Amore.
Le anime si formano per Amore.
La Luce è perché è l’Amore.
Il canto è perché è l’Amore.
Oh! Amore! Amore! Amore!

(Maria Valtorta, 25/05/1944)

P. Manuel João Pereira Correia (comboniano)