PER PREGARE I SALMI, OGGI
P. Carmelo Casile

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I. NOTE INTRODUTTIVE 

1. I SALMI, UN DIALOGO TRA INNAMORATI

Nella Bibbia ci sono due libri redatti con il “Tu”: Il Cantico dei Cantici e i Salmi
I Salmi sono appunto un libro in cui si parla a Qualcuno, è un dialogo tra innamorati: mettono in preghiera tutta la vita e la creazione. E così ogni Salmo, da piccolo componimento, dalla beatitudine iniziale del Salmo 1 alla lode finale di tutti i popoli del Salmo 150, diventa un solo inno di benedizione al Dio della vita. 

Questa è una constatazione singolare che ha fatto dire a Dietrich Bonhoeffer, teologo cristiano martire nel carcere nazista di Flossenbiirg la mattina del sabato santo 1945:

«Si rimane sorpresi a prima vista che nella Bibbia vi sia un libro di preghiere. La Bibbia non è infatti tutta una parola di Dio rivolta a noi? Ora le preghiere sono parole umane e perciò come possono trovarsi nella Bibbia? Se la Bibbia contiene un libro di preghiere, dobbiamo dedurre che la parola di Dio non è soltanto quella che egli vuole rivolgere a noi, ma è anche «quella che egli vuole sentirsi rivolgere da noi».

Per pregare e assaporare il contenuto di queste preghiere suggerite da Dio stesso a coloro che lo cercano e per rilevare il legame strettissimo tra Salterio e preghiera cristiana, possono esserci di aiuto le considerazioni sui Salmi in generale e i suggerimenti per pregare i più suggestivi, che vengono esposti in questo sussidio e che sono proposti nel libro di Carlos Mesters, Pregare i Salmi (Cittadella Editrice 1977). 

2. I SAMI, LIBRO E SCUOLA DI PREGHIERA DI TUTTI

I Salmi non sono stati scritti a tavolino, ma sono scaturiti dalla Liturgia del Tempio di Gerusalemme e dalla stessa vita profana, e riflettono il cammino spirituale in cui l’antico popolo d’Israele, sia l’intera comunità sia i singoli fedeli, va scoprendo Dio nell’esperienza quotidiana e si rivolge a lui ogni giorno in una svariatissima quantità di situazioni. Si possono considerare come la preghiera umana per eccellenza, come orazioni perenni, valide anche per noi oggi, perché in ogni tempo ciascuno può vedervi riflessa la sua esperienza interiore. Sono quindi la preghiera di tutti, lo specchio dei problemi, sofferenze e gioie della vita umana. 

Anche se non mancano di imperfezioni e non sempre sono d’immediata comprensione, i Salmi sono un segno e una fase di eccezionale importanza del movimento secolare della preghiera; sono un periodo del cammino cosciente dell’uomo verso Dio, mentre cerca la sua realizzazione personale e collettiva, e sgorgano da questa vita coscientizzata dalla rivelazione della presenza di Dio. Quando preghiamo i Salmi, per tanto, entriamo nel gran movimento che Dio ha scatenato nel cuore degli uomini per conoscere Lui, unico Riparo e Pace perfetta per l’uomo.

3. DALLE COSE DELLA VITA AI SALMI

Entrando nel mondo dei Salmi, si nota subito che c’è un nesso molto stretto tra i fatti della vita e la composizione e preghiera dei Salmi. I sentimenti di nostalgia, una casa in costruzione, la paura della guerra, le rivalità religiose e politiche, la tranquillità di un bambino tra le braccia di una madre, la maestosa stabilità di una montagna, queste e al tre cose della vita hanno servito da svegliarino a qualcuno tra i credenti israeliti e si è così ricordato di un’altra cosa. Si è ricordato di Qualcuno che è più grande di tutto: Dio

E così la vita con tutto ciò che possiede di bello e di triste, la natura con tutte le sue bellezze e minacce, con tutto ciò che fa ridere e piangere, è divenuta per lui trasparente come cristallo, rivelando e ricordando il Dio amico che attraverso i fatti della vita chiama e interpella, anima e critica, sostiene e incoraggia. E così, quasi senza accorgersene, queste cose della vita sono diventate il materiale e l’argomento di un dialogo sussurrato all’orecchio di questo Dio amico. In una parola, i Salmi sono nati dai fatti della vita vissuti con Dio e in.  Ascolto di Dio.

4. DALLA PREGHIERA DEI SALMI ALL’IMPEGNO NELLA STORIA

Dai fatti della vita vissuti con Dio, cioè attraverso la fede e nella fede, nasce una reinterpretazione dell’esistenza umana. La preghiera dei Salmi si presenta appunto per questo, come la preghiera di tutto un popolo che esprime i suoi sentimenti per gli interventi di Dio nella storia.

I Giudei che componevano i Salmi e li pregavano, vivevano gli avvenimenti della loro storia e della loro situazione nella fede, cioè accettavano un altro senso differente da quello che appariva alla sola luce dell’intelligenza; avvenimenti e situazioni trovavano posto nel progetto creatore e redentore di Dio: erano segni e promesse di quello che Dio avrebbe fatto succedere.

Non accettavano però questo modo di vivere allo scopo di eludere la loro condizione umana e rassegnarsi, ma invocavano Dio perché intervenisse a trasformare la vita.

Scopo della preghiera è allora scoprire gli appelli che Dio vuol far sentire al suo popolo e vedere meglio quali impegni assumere. La preghiera degli Israeliti non vuole cambiare il corso della storia condizionando Dio, ma cambia invece il loro sguardo e il loro cuore. Pregare per il fedele israelita significa immergersi nella purissima fonte della storia che è Dio e in lui trovare il senso della vita e la direzione da imprimere ai fatti della vita: si prega perché si vuole costruire la storia con Dio e secondo i piani di Dio.

5. LE COSE CONTINUANO A PARLARE E AD INTERPELLARE LA COSCIENZA DELL’UOMO

La capacità dello spirito che permette di vedere al di là delle cose e di entrare in possesso di realtà che superano il semplice orizzonte umano, non ha abbandonato l’uomo di oggi.

L’uomo non è soltanto manipolatore del suo mondo, ma anche capace di scoprire il messaggio che il mondo da lui trasformato gli dirige nella molteplicità del suo linguaggio. Le cose, infatti, nate dalla creatività umana, diventano un nuovo alfabeto che spetta allo stesso uomo decifrare e descrivere. È questo il risultato dell’incontro dell’uomo con il suo mondo. 

Ricorrendo alla scienza, l’essere umano comincia a penetrare nella struttura delle cose, sostituisce lo stupore con le certezze, domina ciò che inizialmente lo stupiva e disorientava, si familiarizza e si abitua al nuovo mondo, integrando il frutto del suo ingegno e operosità nell’intreccio normale della vita.

Da questo rapporto scaturisce una modificazione che coinvolge l’uomo e gli oggetti da lui realizzati, dominati e integrati nella sua vita. Gli oggetti, cioè, non sono più semplici oggetti, diventano segno e simbolo dell’incontro, della conquista, del1’interiorità umana. Cominciano a parlare e a contare la storia dell’incontro con l’uomo, diventano segno, entrano a far parte dei sacramenti della vita. Così il mondo della materia manipolata, il mondo tecnico, non si esaurisce nel materiale e nel tecnico; ma è anch’esso simbolico e carico di significato, diventa portatore di una realtà che, pur essendo in esso, lo supera e che l’uomo percepisce e se ne impossessa a partire da esso. La materia manipolata è portatrice di un Mistero, di Un-al-di-là delle cose, che, percepito in profondità dalla coscienza umana, si presenta come Realtà-Fondamento del divenire delle cose, e le cose diventano segno di questa Realtà-Assoluto e luogo di incontro dell’uomo con questo Mistero. Questo Mistero è manifestato da una varietà infinita di segni, quante sono le cose e le situazioni della vita di oggi: un articolo del giornale, una lettera aperta, uno sguardo supplicante dovuto a una situazione di povertà o oppressione, l’annuncio di uno sciopero, una manifestazione di piazza, la selva di antenne televisive di una città, un complesso industriale, le acque inquinate di un fiume, ecc. …

Le cose continuano a parlare; il loro linguaggio a volte è semplice e mette l’uomo attento a contatto con la Realtà-Fondamento della vita con immediatezza, ma a volte è accompagnato da opacità e ambiguità che sconcertano lo spirito umano, lanciandolo nell’angustia del dubbio.

6. I SALMI BUSSOLA DELL’UOMO TECNICIZZATO

I Salmi offrono all’uomo di oggi un aiuto straordinario per interpretare il messaggio delle cose di sempre e di quelle odierne, frutto del mondo tecnicizzato. Infatti, i Salmi, con il loro ricco patrimonio di esperienza umana e con i forti appelli del messaggio divino, autenticati dall’ispirazione divina, ci si presentano come un filo conduttore, attraverso il quale passa la forza e la luce della Parola divina, che viene ad illuminare il messaggio delle cose e quindi a trasformare la vita dell’uomo che trova nell’incontro e nel dialogo con Dio il significato ultimo e autentico del messaggio delle cose.

Pregare i Salmi vuol dire allora confrontare il linguaggio delle cose con la forza e la luce dell’esperienza fissata nella preghiera dei Salmi; integrare il messaggio delle cose col messaggio divino, vivere i fatti della vita con Dio che nei Salmi si presenta guida sicura dell’uomo nell’interpretazione del linguaggio vario e non sempre facile delle cose.

Pregare i Salmi vuol dire «portare alla presenza di Dio la vita intera, con le sue preoccupazioni, le sue speranze, i suoi scoraggiamenti, le sue ribellioni e sottomissioni, le sue imprecazioni e le sue lodi. L’importante è che non si generi una dicotomia tra vita e preghiera. In questo senso, il salterio può essere un magnifico incrocio in cui si danno appuntamento e si incontrano Dio e la vita. 

Pregando i Salmi, si giunge al sospirato circuito vitale: i Salmi trascinano con sé la lotta generale della vita, con le sue ferite e i suoi trionfi; e nel «tempio» della presenza divina il combattente cura le ferite, riceve la consolazione divina e l’ispirazione vitale per far ritorno sano e forte alla vita, per la missione della liberazione dei popoli da tutte le oppressioni». (Cf Ignacio Larrañaga, Salmi per la vita, p. 14).

7. NUCLEO DEL MESSAGGIO DIVINO DEI SALMI

7.1. Nobiltà e grandezza dell’uomo

Nel salterio è tracciato il quadro più impressionante della nobiltà e grandezza umana (Sl 8).

L’uomo in confronto con l’universo è infinitamente piccolo, ma ha avuto il privilegio di essere stato creato ad immagine di Dio, cioè dotato di coscienza e vita interiore. Nella misura in cui questa vita interiore è vissuta in sintonia con Dio, l’uomo diventa come Dio, figlio di Dio. Così in virtù della sua intima nobiltà, l’uomo riceve da Dio grandezza e potere, viene elevato al di sopra dell’universo e costituito sovrano.

7.2. Significato e superamento della fragilità umana

L’uomo è sovrano dell’universo, però, lasciato a se stesso, ancora non è tutto e non può tutto (Sl 38, 6-7).

In lui la somiglianza con Dio può venir deturpata dal peccato: egli è concepito e generato nel peccato (Sl 50, 7) e la sua congenita debolezza può tradirlo ad ogni passo (Sl 18, 12-13). Quando, amareggiato e confuso, l’uomo riconosce i suoi torti, che l’hanno reso sgradito a Dio, egli ritrova se stesso, la sua originale nobiltà e la serenità perduta nell’invocazione della misericordia del Padre celeste e nel perdono che ne riceve (Sl 6; 31; 37; 50; 101; 129; 142). Come se non bastassero i pesi individuali, gli stessi uomini si ostinano a rendere la vita insopportabile e amara ai loro simili: soprusi, violenze materiali e morali, raggiri, maldicenze, calunnie, stringono l’uomo semplice e retto in una morsa mortale che lo soffocherebbe se egli non sapesse che al Signore non sfugge nulla e che si mette al suo fianco per difenderlo (Sl 9, 10-11).

Quando l’uomo è sazio di patire e la vita rasenta l’abisso (Sl 87,4), quando Dio dà a mangiare “pane di lacrime” (Sl 79, 6) e il silenzio di Dio è diventato insopportabile, allora l’amarezza della desolazione strappa alle labbra dell’oppresso che prega parole crude e pesanti invettive (“imprecazioni“).

In realtà però non cerca la vendetta personale né il male dell’oppressore, ma mette la sua causa nelle mani della giustizia divina, spaventa l’oppressore, perché riveda le sue posizioni, con la minaccia dei castighi di Dio oltraggiato nell’oppresso, lo aggredisce mediante la previsione di danni sensibili e gravi, perché si sottragga alla passione e non si lasci vincere dal male.  

I Salmi imprecatori sono nient’altro che un grido di speranza nella protezione divina che si innalza dalle tenebre della desolazione del cuore umano. Un grido senza reticenze, imperfetto, ma nel quale ciascuno di noi può riconoscere se stesso. 

7.3. II vero successo umano

Dio creò l’uomo per la felicità e l’uomo lo cerca senza mai fermarsi. Il suo sforzo però sarà vano, se non lo cerca seguendo la via segnatagli dal creatore. Questa via è il gusto per la legge del Signore (Sl 1, 11). L’uomo timorato di Dio vive sereno e gode della confidenza del suo Dio (Sl 24, 13ss). La legge espressione della volontà di amore di Dio, è garanzia della felicità temporale ed eterna (Sl 118), purché la sua osservanza non sia soltanto esteriore, ma trovi rispondenza nell’intimo del cuore (Sl 50, 18ss; 68, 31-32). Una famiglia docile alla divina volontà è una famiglia serena (Sl 127); le città e i popoli vivranno concordi e in pace se porranno alla base della loro convivenza i progetti del Signore.

La fedeltà alla legge e alla Provvidenza divina può essere scossa dallo spettacolo del prevalere degli spregiudicati.

Se questo è vero, non è meno vero che la potenza e la sapienza divina hanno in loro potere il bene per premiarlo e il male per castigarlo (Sl 35; 36; 38; 48; 72). È vero che senza legge possono sembrare felici qui sulla terra, malgrado la loro empietà, ma il tempo della prosperità è come la vita: un soffio; anche sulla terra Dio non lascia i giusti senza consolazione e soprattutto senza merito, riservandosi di colmarli di beatitudine nel godimento della sua presenza (Sl 36, 1-11.7).

8. LA PREGHIERA DEI SALMI È FATTA CON TUTTO IL CUORE

La preghiera dei Salmi è l’espressione davanti a Dio dell’esistenza di tutto un popolo, che canta gli interventi divini nella storia, che riconosce il suo peccato e lo confessa per ottenere il perdono.

I piccoli, gli infermi, i poveri gridano la propria sventura e la loro oppressione, chiamando Dio in loro aiuto. Quanti sono guariti, salvati, liberati, cantano il loro grazie.

Tutti proclamano nei fatti della loro vita personale la grandezza di Dio che è il loro Dio, lasciando via libera a tutti i sentimenti del cuore, nella massima sincerità e semplicità, con realismo a volte sconcertante, superando ogni falso pudore, accantonando le reticenze inutili e vincendo la tentazione di sottoporre i sentimenti del cuore a qualsiasi tipo di censura; non riescono a concepire un Dio, loro amico, al quale non si possa dir tutto con tutta semplicità.

Così, per il suo calore umano, per la varietà dei sentimenti, il salterio è lo specchio dell’uomo e ci offre tutte le possibili vie per rivolgerci al Padre:

  • ora è il grido disperato di un uomo che sta affogando nell’acqua o sta per essere inghiottito dalle sabbie mobili e la cui voce è diventata rauca a forza di gridare (Sl 68);
  • ora è la confidenza silenziosa d’un bambino tutto rannicchiato nel seno materno (Sl 130);
  • ora è la sete ardente dell’Acqua viva che tormenta il nomade in mezzo alla brughiera arida e bruciata (Sl 62);
  • ora è la dolcezza della Parola divina che lascia sulle labbra un sapore di miele selvatico (Sl 18; 118, 103)
  • ora è l’amaro pianto di un peccatore assalito dal pentimento (Sl 50);
  • ora è l’orchestrazione piena della gioia sfrenata con lo scatenamento delle arpe, dei flauti, dei cembali squillanti (Sl 150);
  • altre volte sono le lacrime dolorose del credente deriso dai nemici avvinazzati (Sl 68, 13);
  • la cieca fiducia di una pecorella che bruca un alto tappeto d’erbe sotto lo sguardo del pastore (Sl 22);
  • la nostalgia della patria che afferra il cuore del deportato in terre inospitali (Sl 136). 

Nei Salmi, insomma, non c’è traccia di quella preghiera melanconica che esce a fatica dalle labbra di un uomo annoiato la cui vita è tutta altrove e che nulla si aspetta dal suo Dio.

Perché l’uomo di oggi superi le sue tensioni ed esperimenti la gioia di vivere, è necessario che tutte le corde del suo animo, dai fremiti della collera ai gridi della vittoria, dal travaglio della ricerca all’oasi della tenerezza, sappiano vibrare in presenza di un Dio che è la sola difesa dell’uomo, la sola pienezza nella quale si dilata e si appaga ogni suo desiderio. (Cf A. Manaranche, La via della liberazione, Gribaudi 1972, p. 82s.). 

9. PREGARE I SALMI OGGI È PARTECIPARE ALLA MORTE E RISURREZIONE DI GESÙ

Il messaggio che i Salmi offrono all’uomo per leggere e interpretare il linguaggio delle cose (nelle loro luci e ombre) e così realizzare la vita con Dio, raggiunge la sua massima densità in Gesù, Parola definitiva di Dio all’uomo.

Gli avvenimenti della storia, le situazioni della collettività e delle persone sono vissute dal popolo di Israele in riferimento ad un Evento: la venuta del Messia. 

Gesù è l’eroe, il centro dell’intreccio della preghiera dei Salmi: Lui è il vero “Figlio di Davide”. Con la sua venuta Gesù realizza le aspettative e le speranze delle preghiere dei Salmi. Per questo motivo i Salmi annunciano Gesù, sono preghiera che ha per oggetto Gesù, ed anche la preghiera è diretta a Gesù. 

In questa prospettiva, è fondamentale il fatto che al centro della vita di Gesù c’è il mistero della sua morte e risurrezione, che diventa centro della vita della Chiesa nell’Eucaristia, sacramento del sacrificio del Calvario. Pregare è allora lasciarsi coinvolgere da questo processo di morte-risurrezione, che si traduce nell’atteggiamento sacrificale di Gesù: “Padre non la mia ma la tua volontà sia fatta” e “ Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio” (Lc 22, 47 e Lc 23, 46).

Le antiche suppliche dei Salmi trovano il loro pieno significato e diventano più ardenti, dopo che la Croce e la Risurrezione hanno rivelato all’uomo l’amore infinito di Dio, l’universalità e gravità del peccato e la gloria promessa ai giusti. Il salterio diventa così di pieno diritto il libro di preghiera del popolo della Nuova Alleanza ed è impossibile pregare i Salmi e non partecipare al mistero di morte-risurrezione di Gesù che si realizza nella Chiesa. 

La preghiera dei Salmi, in effetti, sfocia nel racconto della Passione di Gesù: 

«Nei salmi dell’antico Israele era la realtà sofferta, l’esperienza vissuta e meditata, che si faceva parola e preghiera davanti a Dio.

Qui è la parola e la presenza di colui che sta presso Dio, che entra nella storia umana, assumendo un corpo uguale al nostro: il Verbo infatti si è fatto carne in Gesù.

Il passio può quindi essere considerato il più grande Salmo, se per Salmo s’intende non la storia che si fa parola, ma la Parola che si fa storia. È il più grande salmo storico in senso pieno; la realtà di cui tutte le Scritture hanno parlato (cf. Lc 24,25ss.). É insieme la preghiera dell’uomo che si fa realtà e la realtà assoluta di Dio che si fa preghiera per l’uomo; è la preghiera-realtà, alla quale tutto il resto delle Scritture in generale e del vangelo in particolare predispone e prepara. 

In esso ogni parola è contemplazione, e insieme tacita preghiera che fonda la Chiesa, nell’invocazione a identificarsi con colui che contempla. Ma tutto resta incomprensibile, se non si vede la passione violenta di Dio che cerca l’uomo, il suo amore per noi che si consuma nella sua morte. Non si può cogliere il mistero della croce, se non si vede lì il mistero dell’amore di Dio. L’amore, infatti, porta fuori di sé, dilata l’animo e si fa carico di tutto (cf. 1Cor 13,7): Dio, sulla croce di Cristo, raggiunge il punto più lontano da sé, e abbraccia l’universo e si fa carico di tutto il mondo. Sulla croce si manifesta pienamente chi è Dio: il Dio diverso, il Dio amore in tutta la sua passione d’amore, di quell’amore che lo rende assolutamente diverso da sé» (cfr. T. Beck e altri, Una comunità legge il Vangelo di Marco II, EDB 1987, pp. 281-288).

Pe tanto, «Quando l’assemblea liturgica canta o recita un Salmo, lo fa in quanto comunità ecclesiale, corpo di Cristo, sua sposa prediletta. Manifesta se stessa al Signore, con sincerità, con i beni che riceve da lui, e con le sue zone d’ombra o macchie. Così la Chiesa penetra sempre più nel mistero della salvezza di cui essa è erede grazie all’antico popolo d’Israele» (Bozzetti – Cimosa).

P. Carmelo Casile

Casavatore, settembre 2022