Gustave Thibon

Il colmo della santità per il cristiano consiste nel rifiuto alla disperazione. Per rifiutare la disperazione, bisogna, dapprima, provarla, soffrirla a fondo (e dunque valore essenziale: Deus, Deus meus, quare me dereliquisti?), ma al tempo stessa è necessario sormontarla con un atto d’amore cieco, incondizionato (non è dunque valore supremo: in manus tuas commendo spiritum meum).

DIALETTICA DELLA DISPERAZIONE — Affermo contro i nichilisti contemporanei (Bataille, Sartre, ecc.) il valore essenziale dell’esperienza della disperazione. Però, mentre per essi la disperazione è un fine, per noi è un passaggio, una prova. Il colmo della santità per il cristiano consiste nel rifiuto alla disperazione. Per rifiutare la disperazione, bisogna, dapprima, provarla, soffrirla a fondo (e dunque valore essenziale: Deus, Deus meus, quare me dereliquisti?), ma al tempo stessa è necessario sormontarla con un atto d’amore cieco, incondizionato (non è dunque valore supremo: in manus tuas commendo spiritum meum). Mentre i nichilisti predicano la disperazione pura e semplice, noi predichiamo con San Paolo la divina speranza contro l’umana speme. Non si possiede Dio nella sua sovrannaturale purezza se non attraverso ad una disperazione patita e superata. Più precisamente insegniamo non la disperazione, ma la speranza senza consolazione né complicità naturali, una speranza che, al di là di tutte le apparenze, di tutte le possibilità umane schierate contro di lei, si appoggia unicamente sulla misericordia ineffabile di Colui che «non dona come il mondo dona». È, in realtà, l’insegnamento di San Giovanni della Croce: per sperare in Dio solo, bisogna aver disperato di tutto ciò che non è Dio.

Gustave Thibon,
IL PANE DI OGNI GIORNO

Gustave Thibon (1903-2001), filosofo e scrittore francese, è stato definito “il filosofo contadino”.