30 Domenica T.O. (C)

La mia riflessione domenicale
Due gemelli in grembo

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
(Letture: Siracide 35,15-17.20-22; Salmo 33; 2 Timoteo 4,6-8.16-18; Luca 18,9-14).

Lo confesso: vorrei essere come il fariseo

Oggi tutti quanti scaglierebbero la pietra contro il fariseo e si batterebbero il petto come il pubblicano. Mi dispiace per il povero fariseo. Lo confesso: io invidio questo fariseo! Vorrei essere come lui: un fedele osservante di tutta la legge! Perfetto, irreprensibile! Tutta la vita ho cercato di imitarlo, senza riuscirci però! In fondo, vorrei poter anch’io compiacermi, come lui, della mia vita.
Mi sembra che Gesù sia stato piuttosto severo con il fariseo, mettendolo in cattiva luce. E, dopo tutto, la sua preghiera è iniziata bene, con la lode e il ringraziamento. Sì, poi si è distratto, guardando indietro (capita a tutti, o no?), e alla vista di quel pubblicano non è riuscito a controllare il suo astio per questi odiosi collaborazionisti con gli oppressori romani ed è scivolato verso la critica e il giudizio! Peccato!

La tentazione di scimmiottare il pubblicano

Perché non sono riuscito ad essere come il fariseo, non mi resta che battermi il petto e ripetere la preghiera del pubblicano: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Ma mi chiedo quanto io abbia interiorizzato l’atteggiamento del peccatore convinto e pentito.
Mi viene in mente un racconto, letto diversi anni fa e che cerco di ricostruire a memoria. Un rabbino capo di una sinagoga in piedi e a mani alzate si mise a pregare dicendo: – O Dio, abbi pietà di me che sono un gran peccatore! Arrivò il suo vice e sentendo la preghiera si mise anche lui a recitarla. Arrivò poi un poveraccio e gli piacque la preghiera dei due rabbini per cui si mise anche lui a ripeterla. Al che i due rabbini si guardarono e uno di loro, sarcasticamente disse: – Guarda chi parla!…
Ecco, quello potrei essere io che al momento stesso di confessarmi peccatore mi metto avanti e su uno scalino più alto rispetto ai miei fratelli peccatori! Peccatore sì, ma non esageriamo!

Due gemelli nel grembo del mio cuore

Dopo tutto mi chiedo: allora, chi sono io veramente, il fariseo che vorrei essere o il pubblicano che non vorrei essere? Ahimè, credo di portare entrambi nel mio cuore, come due gemelli! Come fanno a coabitare?! Alla fine dovranno pure imparare a convivere.
Al mio fariseo dico continuamente di non cercare l’autocompiacimento ma di compiacere invece il Padre. Che gioia più grande può esserci di essere figlio e sentire la voce del Padre che dice anche di me: Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. (Matteo 3,17)?
Al mio pubblicano non smetto di ripetere che Dio lo ama così com’è. Non deve meritarsi l’amore del Padre. È gratuito! Anzi, la mia povertà e debolezza mi valgono le attenzioni preferenziali di Gesù, che è venuto per i peccatori.
Riuscirò a educarli? Non lo so, ma intanto ci provo. Una cosa io so che solo quando i due diventeranno uno potrò entrare nel Regno dei cieli, come dice il Vangelo di San Tommaso (apocrifo): Essi [gli apostoli] allora gli domandarono: – Se saremo piccoli, entreremo nel Regno? Gesù rispose loro: – Quando farete in modo che due siano uno, e farete si che l’interno sia come l’esterno e l’esterno come l’interno, e l’alto come il basso, e quando farete del maschio e della femmina una cosa sola…, allora entrerete. (n .27)

P. Manuel Joao
Castel d’Azzano, 22 ottobre 2022