Gustave Thibon

Sono unico, insostituibile e pure non sono necessario, domani morrò. Sono unico perché provengo da Dio, non sono necessario perché non sono Dio. Come sfuggire a questa antinomia montale? Non v’è che un mezzo: disperdere il riflesso nella luce; smarrire la mia solitudine moribonda nella solitudine eterna di Dio.

Sono unico, insostituibile e pure non sono necessario, domani morrò. Sono unico perché provengo da Dio, non sono necessario perché non sono Dio. Come sfuggire a questa antinomia montale? Non v’è che un mezzo: disperdere il riflesso nella luce; smarrire la mia solitudine moribonda nella solitudine eterna di Dio. In questo modo soltanto realizzerò quelle necessità di cui porto in me l’essenza ed il richiamo. Ciò che da Dio proviene, a Dio ritorna: l’impulso religioso consiste nel riflusso dell’insostituibile verso il necessario. Ma nessun destino è più doloroso quanto quello di sentirsi unico senza sentirsi al tempo stesso necessario, e di provare quello strazio proprio all’uomo areligioso, posto tra il Dio che non può raggiungere e il Dio che non può dimenticare.

Nulla è perduto finché soffriamo per la nostra mancanza di virtù, di purezza, ecc. Nell’ordine delle realtà spirituali, soffrire di una mancanza è già possedere. E più possediamo e più soffriamo della mancanza. Le cose supreme ci vengono offerte, sulla terra, sotto l’aspetto della fame, dell’assenza, del tormento.

Le nostre lacrime son fatte per la terra, i nostri sguardi per il cielo. Piangi, innalzando gli occhi.

Gustave Thibon,
IL PANE DI OGNI GIORNO

Gustave Thibon (1903-2001), filosofo e scrittore francese, è stato definito “il filosofo contadino”