XXVII Domenica T.O. (C)
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe. (Luca 17,5-10)

La fede è al centro della Parola di questa domenica. La ritroviamo nelle tre letture. Una fede umile, sottolinea la parabola del vangelo.
Fede e credere sono i termini più usati nel Nuovo Testamento: 243 volte ciascuno. Nell’Antico Testamento il credere è espresso con un verbo, che ha la stessa radice della parola AMEN, che significa: «appoggiarsi a Dio» come ad una roccia stabile e solida. E quindi il profeta Isaia afferma: «Se non crederete, non avrete un’esistenza solida» (Is 7,9).
Oggi gli apostoli fanno una preghiera bellissima: Accresci in noi la fede! Una preghiera che certamente tutti noi condividiamo. La preghiera essenziale per essere discepoli di Gesù. Essa scatta spontanea dalle labbra dei Dodici come reazione della loro impotenza davanti all’esigenza posta da Gesù di perdonare il fratello addirittura sette volte al giorno.
La risposta di Gesù può sembrare spiazzante, scoraggiante, quasi un rimprovero alla poca fede dei poveri apostoli, che non avrebbero nemmeno una fede grande quanto un minuscolo granellino di senape, ritenuto il più piccolo di tutti i semi. Però io direi che le parole di Gesù siano piuttosto un elogio inatteso alla potenza della fede.
Senza la fede non possiamo vivere, come cristiani e come persone. La fede non è solo fiducia in Dio ma pure fiducia nella bellezza della vita, nella bontà delle persone, nel futuro della storia. È fidarci dell’altro: io credo in te!, fondamento di ogni rapporto e della convivenza umana.
La fede è dono. Dono naturale che si manifesta nella nostra innata fiducia nella vita. Dono soprannaturale che nasce dall’ascolto della Parola di Dio.
Questo dono può indebolirsi, rimpicciolirsi fino a svanire. Ma in genere non del tutto, irreparabilmente, per sempre. San Paolo dice al suo discepolo prediletto Timoteo (seconda lettura). “Ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te”. Per dire ravvivare usa un verbo che appare solo due volte nella Bibbia e significa ravvivare il fuoco sotto le ceneri.
Allora una preghiera sgorga spontanea dal nostro cuore: Veni, Spirito Santo, Soffio di vita, vieni e soffia sulle ceneri che ricoprono la nostra fede. Vieni e ravviva in noi il Fuoco della fede!
Vieni, Spirito di Dio, soffia sulle ceneri che ricoprono la mia fede:
le ceneri di una fede perbenista e abitudinaria,
le ceneri di una fede opportunista in un «Dio-tappabuchi»,
le ceneri di una fede capricciosa, infantile,
una fede che avanza delle pretese, del tutto subito!,
le ceneri di una fede disfattista, rassegnata, triste, delusa,
una fede spenta, vissuta senza passione, che non aspetta più niente!
Vieni, Spirito di Fuoco, ravviva la mia fede e rendila:
una fede umile, vissuta nel servizio, come Gesù mio Signore,
una fede in cammino che accetta limiti e debolezze,
una fede che non si scandalizza dei peccati altrui
una fede che non molla, appassionata e contagiosa,
una fede per i tempi di crisi, non fondata su appoggi esterni,
una fede che si abbandona al Mistero, senza chiedere tanti perché!
Spirito, Dono ineffabile del Padre, fammi dono della fede:
la fede del centurione a chi basta una sola Parola,
la fede della cananea che non si stanca di bussare al cuore di Cristo,
la fede della peccatrice che piange i suoi peccati ai piedi del Maestro,
la fede della donna a chi basta toccare il lembo del mantello di Gesù,
la fede di Giuseppe che obbedisce a Dio nel silenzio,
la fede di Maria che si proclama la serva del Signore!
P. Manuel João,
Castel d’Azzano, 2 ottobre 2022