Nella nona Giornata mondiale per l’eliminazione delle armi nucleari, il Papa ribadisce in un tweet che “oggi più che mai” l’utilizzo “per fini di guerra” di questo tipo di risorsa va “non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune”

Andrea De Angelis – Città del Vaticano 
26 settembre 2022
http://www.vaticannews.va

Uso criminale. È netto il Papa nel condannare l’utilizzo dell’energia nucleare per scopi non pacifici. Dal suo account @Pontifex un tweet in tarda mattinata ha sintetizzato il suo pensiero: “Desidero ribadire che l’uso dell’energia atomica per fini di guerra è, oggi più che mai, un crimine, non solo contro l’uomo e la sua dignità, ma contro ogni possibilità di futuro nella nostra casa comune #Pace #DisarmoNucleare #TempodelCreato”.

Il messaggio di Francesco arriva per la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari e sottolinea una volta ancora l’urgenza di una soluzione alternativa e immediata alla deterrenza prodotta da questo tipo di armamenti che la comunità internazionale è sollecitata a trovare. La guerra in Ucraina ha inasprito un sistema dove le armi nucleari hanno rivestito, e continuano a farlo, un ruolo di primo piano nello scacchiere geopolitico mondiale. Una strada che può portare tutta l’umanità all’abisso dell’autodistruzione. E la Giornata odierna, celebrata per volere delle Nazioni Unite ogni 26 settembre dal 2013, è un ulteriore stimolo ad accelerare la riflessione.


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Un’attualità disarmante 

Mai come nel 2022 il disarmo nucleare è un tema di stringente attualità. Due giorni fa si è ricordato il settimo mese dall’inizio della guerra in Ucraina – Paese che peraltro nel ’94 rinunciò al terzo arsenale nucleare per grandezza. Un conflitto dove, a seguito del referendum voluto dal Cremlino nelle regioni ucraine occupate e non riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale, il ricorso alle armi nucleari è stato nuovamente paventato da Mosca. In un mondo in cui uomini e donne vivono “sotto pressione”, nella proiezione di un futuro fatto di macchine e robot che regalano l’illusione di una “giovinezza eterna”, si fa strada l’idea “di una catastrofe finale che ci estinguerà” ed è “quello che succede con un’eventuale guerra atomica”, diceva il Papa durante la sua catechesi nell’udienza generale dello scorso 16 marzo, in riferimento alle ripetute minacce nucleari emerse nelle prime settimane del conflitto in Ucraina. “Il ‘giorno dopo’ – se ci saranno ancora giorni ed esseri umani – si dovrà ricominciare da zero. Distruggere tutto per ricominciare da zero”, aggiungeva Francesco. 


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Il disarmo non è debolezza 

Tre mesi dopo, il 21 giugno 2022, Il Papa rilanciava il suo appello in un messaggio all’ambasciatore Alexander Kmentt, presidente della prima riunione degli Stati membri del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, in corso in quei giorni a Vienna. Francesco in quell’occasione chiedeva ancora una volta di “mettere a tacere tutte le armi ed eliminare le cause dei conflitti attraverso un instancabile ricorso ai negoziati”. “Coloro che fanno la guerra dimenticano l’umanità”, ribadiva, sottolineando come “la pace è indivisibile e, per essere veramente giusta e duratura, deve essere universale. È un ragionamento ingannevole e autolesionista pensare che la sicurezza e la pace di alcuni sia scollegata dalla sicurezza e dalla pace collettiva di altri”. Per il Papa allora il nucleare può ben definirsi un “moltiplicatore di rischi” che “fornisce solo l’illusione di una pace di sorta: cercare di difendere e garantire la stabilità e la pace attraverso un falso senso di sicurezza e un equilibrio del terrore, sostenuto da una mentalità di paura e diffidenza, finisce inevitabilmente per avvelenare i rapporti tra i popoli e ostacolare ogni possibile forma di dialogo reale”. Il possesso di armi atomiche, inoltre, porta facilmente alla minaccia del loro uso: diventa quindi “una sorta di ricatto – diceva Francesco – che dovrebbe essere ripugnante per le coscienze dell’umanità”.


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La preghiera a Maria 

Più di recente, nel discorso ai partecipanti alla plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, il Papa ha ricordato l’invocazione che San Giovanni Paolo II rivolse alla Vergine perché il pianeta non aveva conosciuto l’orrore del conflitto nucleare: 

I numerosi conflitti armati in corso preoccupano

 seriamente. Ho detto che era una terza guerra mondiale “a pezzi”. Oggi forse possiamo dire “totale”, e i rischi per le persone e per il pianeta sono sempre maggiori. San Giovanni Paolo II ringraziò Dio perché, per intercessione di Maria, il mondo era stato preservato dalla guerra atomica. Purtroppo dobbiamo continuare a pregare per questo pericolo, che già da tempo avrebbe dovuto essere scongiurato.

Il Pontefice ha quindi sottolineato che le “conquiste scientifiche di questo secolo devono essere sempre orientate dalle esigenze della fraternità, della giustizia e della pace, contribuendo a risolvere le grandi sfide che l’umanità e il suo habitat si trovano ad affrontare”.

Un uso pacifico del nucleare

Innumerevoli le occasioni in cui la Santa Sede ha espresso il suo fermo no all’uso e al possesso di armi nucleari. Poco meno di un anno fa, ad esempio, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ricordava come la pandemia “ci sta insegnando una lezione preziosa”, e cioè che “è necessario riconsiderare il nostro concetto di sicurezza”, che “non si può basare sulla minaccia della distruzione reciproca e sulla paura, bensì deve trovare il proprio fondamento nella giustizia, nello sviluppo umano integrale, nel rispetto dei diritti umani, nella cura del Creato, nella promozione di strutture educative e sanitarie, nel dialogo e nella solidarietà”. Lo faceva inaugurando con un videomessaggio il convegno “La conversione delle armi nucleari? Conviene!”, organizzato dal “Comitato per una civiltà dell’amore”, svoltosi nella sala stampa del Sacro Convento di Assisi. La Pontificia Accademia delle Scienze ha pubblicato nell’aprile 2022 una lunga dichiarazione sulla prevenzione della guerra nucleare, elencando i rischi che essa porterebbe all’intera umanità. Nove punti d’azione e quattro appelli a leader nazionali e religiosi, agli scienziati e agli uomini e donne di ogni parte del mondo perché la scienza aiuti a vivere in pace, freni la perversione delle sue conquiste. Più di recente, il Vaticano ha chiesto che gli Stati collaborino nel perseguire gli usi pacifici dell’energia nucleare. Intervenendo l’8 agosto a New York alla conferenza Onu di revisione del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari, l’arcivescovo Gabriele Caccia, capo delegazione della Santa Sede, ha ribadito la convinzione che l’energia atomica debba essere utilizzata solo per scopi pacifici.


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Gli appelli costanti di Francesco 

“L’uso dell’energia atomica per fini di guerra è immorale, come allo stesso modo è immorale il possesso delle armi atomiche, come ho già detto due anni fa. Saremo giudicati per questo”. Questo è sicuramente uno dei passaggi più forti del discorso pronunciato dal Papa al Memoriale della Pace di HiroshimaIl Papa già all’udienza del 2017 ai partecipanti al convegno “Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale”, sottolineò come sia da “condannare con fermezza” l’uso degli ordigni nucleari così come il “loro stesso possesso”, e parole simili furono pronunciate quello stesso anno nella conferenza stampa sul volo di ritorno dal viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. In occasione della 53ª Giornata Mondiale della Pace, celebrata il primo gennaio 2020, Francesco ha fatto ancora un riferimento alla pericolosità delle armi nucleari. “Non possiamo pretendere di mantenere la stabilità nel mondo attraverso la paura dell’annientamento, in un equilibrio quanto mai instabile, sospeso sull’orlo del baratro nucleare e – scrive – chiuso all’interno dei muri dell’indifferenza, dove si prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi dello scarto dell’uomo e del creato, invece di custodirci gli uni gli altri”.