José Tolentino Mendonça

La Natura morta con patate di van Gogh è un olio su tela di proporzioni contenute. Una dozzina di patate in un tegame di rame o di terracotta – non si capisce bene. Le patate sono blu, rosa, verde acqua, rosse, e costituiscono, al di là di tutto, un’incisiva celebrazione della vita. Attraverso di esse, il pittore descrive il mondo degli umili. Il mondo del lavoro contadino, con i suoi ritmi laboriosi in dialogo con i cicli della terra, e i suoi frutti, attesi o sorprendenti. Nell’epoca in cui Vincent van Gogh realizzava questo dipinto, la maggior parte degli artisti era occupata a riflettere sullo spazio urbano, in pieno processo di industrializzazione. Lui stesso si era trasferito, con il fratello Theo, in un appartamento parigino con vista sull’eccitante capitale. Theo divenne un importante gallerista e Vincent ebbe l’opportunità di conoscere gli artisti allora in voga: Camille Pizarro, Émile Bernard, Seurat, ecc. Ma tutto l’entusiasmo per il mondo moderno svanì in lui rapidamente e, con uno di quei cambiamenti bruschi che lo caratterizzavano, partì per Arles in cerca, a suo dire, di ciò che è possibile, logico e vero. Come egli stesso dalla Provenza racconterà alla sua famiglia, aveva bisogno di «ogni strada, ogni pianta del giardino, i dintorni, i campi, i vicini, il cimitero, la chiesa col suo orto…».

Avvenire 1 maggio 2019