José Tolentino Mendonça

Quando osserviamo un pezzo di terra, ci accorgiamo dei vari strati geologici e siamo anche in grado di dire: questo ci ha messo mille anni a sedimentare, quest’altro cinquecento, quest’altro ancora dieci. Tutta la realtà viene trasformata dall’incommensurabile effetto del tempo: che sia un minuscolo sassolino o una montagna grandiosa, tutto ha la sua chiave indispensabile nel tempo. Anche noi veniamo lavorati, istante dopo istante, dai suoi strumenti. E il tempo passa tra noi in un modo talvolta così delicato che neppure ce ne rendiamo conto; altre volte ci tormenta, ci assedia, ci tortura con la sua voracità.
Noi siamo durata e, come scrisse il poeta francese Paul Éluard, «duro desiderio di durare». Ossia, portiamo in noi la memoria e la presenza di tempi molto diversi e tutto questo, per quanto ci costi integrarlo in noi, è un dono. Conoscersi è prendere coscienza di tutti questi tempi che coesistono dentro di noi, anche nel loro contrasto. Occorre pertanto allontanare da noi la tentazione dell’idealizzazione, o del cinismo, e accettare che siamo fatti di materiali così differenti. Comprendere come tutto ciò è, in fondo, non solo la materia della vita, ma la consistenza della vita stessa, ci avvicina a un orizzonte di maturazione, di autenticità e di senso. Ben più di quanto noi non crediamo, la bellezza è una sapienza che ci appartiene.

Avvenire 4 aprile 2019