Formazione Permanente – italiano 2022
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Esercizi Spirituali predicati dal card. Martini:
La trasformazione di Cristo e del cristiano alla luce del Tabor
VI MEDITAZIONE
La trasformazione battesimale

La vita della Chiesa, la liturgia e la patristica ci invitano a leggere nel mistero di Gesù Cristo trasfigurato la vicenda di ogni cristiano e la nostra personale. Dedichiamo dunque la nostra riflessione al tema della trasformazione battesimale.

Al riguardo ricordo che in molti Paesi del mondo si è vissuta e si vive una drammatica e straordinaria esperienza di quanto può valere il battesimo, perché tante persone hanno rischiato e rischiano la loro vita per aver chiesto di essere battezzate.

Divido la meditazione in due parti: il battesimo e la Trasfigurazione; la trasformazione battesimale in Rm 12 e in 1 Pt 1, 22-2, 3, così da avviarci alla lettura di passi battesimali dei Nuovo Testamento.

Il battesimo e la Trasfigurazione

Come leggiamo il nostro battesimo nell’episodio della Trasfigurazione? Contemplando tre simboli che la Chiesa greca ha valorizzato (il fulgore del volto di Gesù, la sua veste candida, la nube) e ascoltando la voce.

* Anzitutto il volto di Gesù. È utile richiamare i versetto nel testo greco: «kaì metemorphóthe émprosthen autón, kaì élampsen tò prósopon autoù hos o hélios», «e si trasformò Gesù davanti a loro e rifulse il volto di lui come il sole» (Mt 17, 2a). È la prima immagine.

Il verbo «rifulse» (élampsen) evoca subito che lo stesso verbo occorre ben due volte in 2 Cor 4, 6: «Dio che disse: Rifulga la luce dalle tenebre, rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria divina che rifulge sul volto di Cristo». Il rifulgere del suo volto nella Trasfigurazione richiama la creazione della luce e richiama la luce del volto di Cristo risorto che si riflette sul nostro volto. Il battesimo è quindi l’illuminazione del volto. Premendo l’etimologia, possiamo dire che «viso», in italiano, è connesso alla parola «visione», che indica un modo di vedere la vita e non solo semplicemente un’apparizione. In inglese «vision» si riferisce a un maniera complessiva di leggere il reale, alla percezione positiva e programmatica di un cammino. Il battesimo è appunto l’apertura degli occhi, che permette di considerare la vita e la storia come presenza del regno di Dio.

* Continua il testo greco di Matteo: «tà dè himátia autoû eghéneto leukà hos tò phós», «e le vesti di lui divennero bianche come la luce» (17, 2b). Nella simbologia biblica le vesti bianche risplendenti indicano le opere del cristiano, le opere di cui parla lo stesso Matteo: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (5, 16). Sono le opere luminose e inappuntabili dei santi, delle quali nessuno può dire male. Il battesimo trasforma sia la visione che le opere. Anche nell’Apocalisse la veste bianca è simbolo delle opere. Come esempio ricordiamo la Lettera alla Chiesa di Sardi: «Tuttavia a Sardi vi sono alcuni che non hanno macchiato le loro vesti» (cioè non si sono resi colpevoli di opere malvagie e idolatriche); «essi mi scorteranno in vesti bianche, perché ne sono degni. Il vincitore sarà dunque vestito di bianche vesti» (Ap 3, 4-5). E di nuovo in 6, 11: «Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio».

Il battesimo trasforma sia la visione che le opere, sia la mentalità che l’agire dei cristiano.

* Il terzo simbolo è la nube che avvolge i discepoli; entriamo così nell’azione dello Spirito Santo che prega, ama e loda nel battezzato, spingendolo a un continuo superamento di sé.

* Più importante ancora dei simboli è la voce del Padre: «Questi è il mio Figlio prediletto», che occorre in vari modi e rimanda a quella proclamata su Gesù nel battesimo in seconda persona: «Tu sei il mio Figlio prediletto».

Dunque nel battesimo il Padre dice a me: «Tu sei mio figlio prediletto». È la parola creativa del Padre su di me, che mi fa figlio come Gesù, che vede in me Gesù. Prima che io lo invochi «Padre mio, Padre nostro», Dio ha detto: «Figlio mio, io ti amo, tu sei per me Gesù».

Ecco il battesimo, che ci obbliga a vivere da figli: «Perché siate figli del Padre vostro celeste», dice Gesù nel Discorso della montagna (Mt 5, 45). Mi colpisce sempre molto questa parola e quando prego il Padre Nostro aggiungo: posso dire così, perché tu prima mi hai chiamato «figlio mio»; io dico: «Padre nostro, ti amo», perché tu mi hai detto: «Figlio mio, tu sei mio figlio, io ti amo».

Il battesimo è l’inizio di tutto il cammino cristiano dell’essere figli come Gesù. E la Lettera dell’evangelista Giovanni attesta che lo siamo realmente: «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1 Gv 3, 1). La trasformazione comporta il vivere da figli riconoscenti e affettuosi, non da servi diligenti. Ed è quindi superamento della legge, apertura alla lode, alla familiarità, all’intimità, all’amore profondo verso Colui che ci ha generato.

Nell’evento della Trasfigurazione pregustiamo la trasformazione cristiana che avviene nel battesimo.

La trasformazione battesimale in Rm 12 e in 1 Pt 1, 22-2, 3

Questa trasformazione battesimale viene espressa in diverse pagine del Nuovo Testamento.

* Cerchiamo di leggere attentamente le parole di Paolo nella Lettera ai Romani: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi [metamorphoûsthe è il verbo usato per la Trasfigurazione di Gesù: Gesù si è trasformato, anche voi trasformatevi] rinnovando la vostra mente» (12, 2a). Ritorna il concetto di visione, perché rinnovare la mente vuol dire rinnovare il modo di vedere la realtà. All’uomo che non crede in Dio, all’uomo mondano ed egoista, tutte le cose appaiono come oggetto della propria rapina, da desiderare anche contro il bene comune e di cui godere senza alcuna responsabilità; egli considera il mondo destinato al conflitto, alla decadenza, al disastro. La sua è una visione pessimistica, brutale, vendicativa. Chi invece ha la mente trasformata vede il regno di Dio all’opera nel mondo e legge tutto in maniera positiva, ottimistica, capace di giustificare il dono di sé e il servizio gratuito.

La novità battesimale – trasformatevi rinnovando la vostra mente -, è la conversione, la metánoia (dalla parola greca noûs che significa mente).

«Per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (v. 2b). Chi si è lasciato trasformare dal battesimo cerca la volontà di Dio, ciò che a lui è gradito, ciò che è perfetto e dà gioia, che riempie il cuore, che dà sicurezza, che allarga i polmoni, diffonde serenità. Ecco, la trasformazione battesimale.

Nella continuazione di Rm 12 troviamo molti esempi di trasformazione battesimale e vi suggerisco di leggerli e meditarli.

Sono dapprima esortazioni intese a vincere ogni mentalità individualistica: non datevi arie, siete parte di un corpo, lavorate insieme (cf vv. 3-8). Come è difficile vivere così nella Chiesa! È davvero dono di grazia.

Segue l’elenco di ben venticinque atteggiamenti battesimali (cf vv. 9-20): carità, perdono, pazienza, zelo, ospitalità, preghiera e così via. L’ordine non è logico, è un ordine del cuore. Paolo «si spreca» nel delineare il quadro del battezzato, toccando tutti gli aspetti della vita relazionale.

* Nella Prima Lettera di Pietro leggiamo un altro modo di esprimere la trasformazione battesimale (1 Pt 1, 22-2, 3). «Dopo aver santificato le vostre anime con l’obbedienza alla verità, per amarvi sinceramente come fratelli, amatevi sinceramente di vero cuore, gli uni gli altri, essendo stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma immortale, cioè dalla parola di Dio viva ed eterna.» Probabilmente il riferimento è alla formula battesimale: «Io ti battezzo nel nome dei Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». La parola di Dio rigenera non con una nascita naturale, bensì con una rigenerazione che permette di obbedire alla verità. di amarci sinceramente, intensamente, di vero cuore.

Prosegue il testo: «Poiché “tutti i mortali sono come l’erba e ogni loro splendore è come fiore d’erba. L’erba inaridisce, i fiori cadono, ma la parola del Signore rimane in eterno”. È questa la parola del Vangelo che vi è stato annunziato». La parola battesimale che vi ha rigenerato non può essere smentita da niente, rimane sempre, Dio non la ritirerà mai, siamo sempre suoi figli, qualunque cosa facciamo.

«Deposta dunque ogni malizia e ogni frode e ipocrisia, le gelosie e ogni maldicenza, come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale per crescere con esso verso la salvezza: se davvero avete già gustato come è buono il Signore.»

Il battesimo dà il gusto di Gesù, il gusto della sua bontà, che fa crescere e fa desiderare di nutrirsi del latte spirituale che è il Vangelo, per crescere nella maturità cristiana fino alla pienezza dei doni di Dio.

Concludo ricordando che il battesimo è l’inizio del cammino, l’inizio in cui ci sentiamo dire dal Padre: «Tu sei mio figlio come Gesù, io ti amo e ti vedo come Gesù». Naturalmente il sacramento della cresima conferma tale figliolanza, che poi matura nell’ordinazione presbiterale ed episcopale e nel sacramento del matrimonio: «Tu sei il mio messaggero, tu sei il mio servitore, tu sei partecipe del sacerdozio del mio Figlio, tu sei il mio testimone». Questo «tu» ripetuto nei vari momenti della nostra vita, stabilisce un rapporto di sempre maggior intimità col Padre.

«Ti ringrazio, Padre, perché mi hai fatto tuo figlio senza mio merito, perché mi ami tanto, perché vedi in me Gesù, perché dimentichi le mie debolezze e vuoi che io sia simile al tuo Figlio.»

Lasciamoci guidare dallo Spirito Santo in una preghiera di contemplazione, di adorazione e di lode.