Religiosi nel mirino di bande criminali e narcos

Cinque i religiosi e le religiose uccisi in una settimana nei tre paesi. Una violenza che segna un’escalation, in particolare in Nigeria, dove il fenomeno dei rapimenti a scopo estorsivo e degli attacchi alle chiese ha subito un’impennata negli ultimi mesi

27 Giugno 2022
Articolo di Giuseppe Cavallini
http://www.nigrizia.it

Suor Luisa Dell’Orto, uccisa il 25 giugno nella capitale di Haiti (Credit: Fanpage)

Nelle ultime settimane sono andati aumentando i casi di violenza contro missionari e sacerdoti che hanno perso la vita a causa di tentativi di rapina o di interessi legati alla produzione di stupefacenti. In Messico, Nigeria e Haiti si sono verificati i casi più recenti. Il 26 giugno in Nigeria, è stato rinvenuto il corpo di padre Christopher Odia, prete di 41 anni, sequestrato presumibilmente da mandriani la mattina, mentre usciva dalla sua residenza a Ikabigbo, nello stato meridionale di Edo, per recarsi nella chiesa parrocchiale di San Michele per la celebrazione domenicale dell’eucaristia.

Gruppi di giovani volontari cattolici e funzionari della sicurezza avevano subito cominciato a setacciare la savana alla ricerca del sacerdote. Tra l’altro, uno dei volontari, Nurudeen Umosor, è stato ucciso da uomini armati che hanno ferito altri due dei giovani in cerca di padre Christofer. Due dei malviventi sono stati catturati. «Padre Odia è stato parroco di San Michele e direttore della scuola secondaria cattolica di Jattu fino al suo rapimento», ha annunciato il portavoce della diocesi, padre Peter Egielewa. Nessun commento invece da parte delle autorità locali della polizia.

Padre Odia è stato ucciso meno di ventiquattro ore dopo un altro sacerdote, padre Virtus Borogo, nello stato settentrionale di Kaduna. Da ricordare anche l’attacco armato di domenica 5 giugno nella chiesa di Owo, nello stato di Ondo, nel sudovest del paese, che ha causato la morte di una quarantina di fedeli.

A causa di una rapina a Port au Prince, capitale di Haiti, è rimasta invece uccisa nel corso di una rapina il 25 giugno suor Luisa Dell’Orto, originaria di Lomagno (Lecco), religiosa di 57 anni appartenente alla Congregazione delle Piccole Sorelle del Vangelo di Charles de Foucauld. La missionaria si trovava nell’isola da vent’anni e lavorava in un poverissimo sobborgo della capitale, nel Centro di Kay Chal (Casa Carlo), che raccoglie bambini poveri della città, in un edificio ricostruito anche grazie a lei, dopo il devastante terremoto del 2010.

Suor Luisa aveva già speso molti anni nelle missioni del Camerun dove era giunta nel 1987, lavorando per tre anni a Salapombe, tra i pigmei della foresta. In seguito aveva speso quattro anni in Madagascar come animatrice pastorale e insegnante, essendo laureata in Storia e Filosofia. Nel 2002 era stata assegnata ad Haiti dove, oltre a essere responsabile del Centro, insegnava Storia della Filosofia e Dottrina Sociale della Chiesa, collaborando anche con una rivista del luogo. Molti i servizi giornalistici in cui suor Luisa appare in mezzo ai bimbi afrohaitiani, per i quali aveva impegnato la sua vita intera, dai quali era davvero considerata una mamma.

Infine due sacerdoti gesuiti, padre Javier Campos Morales (79 anni) e padre Joaquín Cèsar Mora (80 anni), sono stati uccisi il 20 giugno in Messico, insieme ad un uomo che aveva cercato rifugio nella chiesa da essi gestita. Il triplice omicidio è avvenuto a Cerocahui, villaggio della Sierra Tarahumara, nello stato settentrionale di Chihuahua, confinante con altri due stati, Sonora e Sinaloa, noti per l’estesa produzione di droga.

«I Gesuiti del Messico non rimarranno in silenzio di fronte alla realtà che lacera tutta la società – hanno dichiarato i superiori della Provincia messicana dei gesuiti -. Continueremo ad essere presenti e ad operare per la giustizia, la riconciliazione e la pace, attraverso le nostre opere pastorali, educative e sociali, a favore degli ultimi e dei poveri». Hanno poi reiterato la denuncia all’opinione pubblica che sembra sorda alla situazione di violenza che imperversa in alcune regioni del paese.

«Denunciando quanto accaduto, prendiamo atto anche del dolore che il nostro popolo sta vivendo a causa della violenza crescente e siamo solidali con tante persone che soffrono la stessa situazione, senza che la loro sofferenza susciti empatia e attenzione pubblica». Il portavoce diocesano di Tarahumara ha dichiarato che «Gli assassini, una volta uccisi i sacerdoti, hanno portato con sé i cadaveri suscitando tristezza e indignazione non solo tra i membri dell’Istituto ma in tutti coloro che desiderano poter pregare e dare loro degna sepoltura».

Il presidente Andrés Manuel López Obrador, nella tradizionale conferenza stampa del martedì ha dichiarato che le autorità sembrano avere informazioni circa i responsabili dell’atto criminale e che l’area è dominata purtroppo da una forte presenza di gruppi violenti, legata a produzione e commercio di droga.

Le violenze legate alla droga non destano sorprese, dato che decine di giornalisti, politici, animatori sociali e pastorali, come pure sacerdoti che denunciano il fenomeno, sono stati regolarmente assassinati a partire da un forte conflitto scatenato nel 2006 per conseguire l’egemonia sul commercio di droga.

Secondo l’ufficio comunicazioni della diocesi, durante la presente amministrazione, cioè dal 2018, sono già stati assassinati sette sacerdoti, mentre durante l’amministrazione precedente a Obrador, in funzione dal 2012, avevano perso la vita per la violenza dei narcos almeno altri 24 sacerdoti.