Non possiamo essere egoisti, non possiamo essere che una preda. L’avaro è divorato dall’oro, il libertino dalla donna, il santo da Dio. Il problema non sta nel concedersi o nel rifiutarsi, ma nel sapere a chi ci si dona.

Finis amoris — I nostri amori terrestri devono finire come i corsi d’acqua. La questione è di sapere da che cosa saranno divorati. Dal deserto o dall’oceano? Dalla sabbia inerte della mediocrità che tutto inaridisce, o dagli abissi dell’amore divino che tutto glorifica? E che li attende? La morte o la trasfigurazione, il nulla o l’eternità?

Desiderio e possesso — I veri doni di Dio oltrepassano la nostra attesa. In realtà, non riceviamo mai ciò che attendiamo: ma di più o di meno. Nell’ordine delle cose superiori, riceviamo il desiderio con l’oggetto, la sete con l’acqua. L’essere amato, dandosi, crea il suo posto nel cuore che ha colmato. Prendiamo coscienza dell’abisso che portiamo in noi nella misura in cui siamo capaci di colmarlo.

Indifferenza e distacco — L’indifferenza imita il distacco, pur essendogli ancora più contraria dell’attaccamento. L’indifferenza e il distacco si differenziano a guisa della coppa vuota e di quella traboccante.
Ecco tre fasi dei nostri rapporti con il prossimo:
L’indifferenza: Tu non esisti assolutamente per me.
L’attaccamento: Tu esisti, ma questa esistenza dipende dai nostri rapporti reciproci. Tu esisti nella misura in cui ti possiedo.
Il distacco: Tu esisti per me in senso assoluto, indipendentemente dai nostri rapporti personali, al di là di quanto puoi darmi; adoro in te un riflesso della divinità che nulla può rapirmi; non ho bisogno di possederti perché tu esista per me.
L’indifferenza è la peggior disgrazia perché annulla la possibilità del distacco, perché priva Dio della sua preda. Un destino ancor più crudele di quello dell’idolatra incombe all’uomo sazio che non possiede più alcun idolo da sacrificare a Dio a da far giungere fino a Lui.

GUSTAVE THIBON
IL PANE DI OGNI GIORNO (1945)

Gustave Thibon (1903-2001) è stato un filosofo e scrittore francese. È stato definito “il filosofo contadino”.