Attualità ecclesiale

Oggi, più che nei decenni passati, la Chiesa cattolica si mostra divisa, schierata in diverse fazioni, polarizzata tra tradizionalisti e innovatori

La Repubblica – 13 giugno 2022
di Enzo Bianchi
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È molto significativo il titolo di un libro appena edito in Francia, Vers l’implosion?, nel quale la nota sociologa delle religioni Danièle Hervieu-Léger si domanda se il cattolicesimo sta andando verso l’implosione. Ma questa domanda inquietante sono ormai in molti a porla nell’agorà ecclesiale. Accade infatti che oggi, più che nei decenni passati, la chiesa cattolica si mostra divisa, schierata in diverse fazioni, polarizzata tra tradizionalisti e innovatori, malata della patologia scismatica spesso nascosta e a volte conclamata.

Anche se papa Francesco riscuote una forte ed diffusa simpatia, soprattutto tra i non cattolici, all’interno della chiesa è “segno di contraddizione”. D’altronde fin dall’inizio del suo pontificato l’avevo detto e scritto: se davvero il papa tenta di dare inizo a una riforma evangelica dell’istituzione ecclesiale si scateneranno le potenze che faranno apparire la croce come l’unico luogo su cui confessare e vivere la verità cristiana.

Ed è in questa luce che vanno lette le fratture sempre più evidenti che si stanno manifestando a diversi livelli e su diversi temi: innanzitutto la frattura tra chiese europee e chiese del sud del mondo, che su tematiche etiche riguardanti la sessualità, la fedeltà matrimoniale, e altri temi che sono sentiti come diritti civili, si contrappongono fino a delegittimarsi accusandosi di non essere obbedienti alla tradizione cattolica. Ci sono interi episcopati e gruppi di vescovi che delegittimano, sconfessano e dichiarano eretiche le posizioni non solo di cardinali e vescovi ma anche dell’intera conferenza episcopale tedesca.

Ma c’è anche il conflitto con i tradizionalisti, soprattutto in campo liturgico, con la diatriba sulla messa tridentina che aspira a un riconoscimento alla pari con la messa della riforma liturgica del concilio Vaticano II. Qui il conflitto è una vera e propria “guerra”, soprattutto in paesi come la Francia, la Germania e gli Stati Uniti. I tradizionalisti non conoscono la sterilità di vocazioni presbiterali e religiose che conosce oggi la chiesa: basti pensare che in Francia su una media di poco più di 100 preti ordinati all’anno la metà provengono da movimenti e comunità tradizionaliste. Anche i monasteri tradizionalisti sono fiorenti, con una vita rigorosa e seria. Li conosco personalmente. Io stesso sono andato e ho mandato alcuni miei fratelli a sostare presso il monastero di Barroux, dove io stesso sono rimasto edificato dalla qualità evangelica e fraterna della vita che vi si conduce. Ora, come non riconoscere un posto anche per loro nella chiesa, con un atteggiamento inclusivo e non esclusivo, con una volontà di vivere una comunione plurale? La sfida è grande, ma l’attuale reciproca contestazione sfibra la chiesa e la stanca, in un’ora segnata dalla scristianizzazione della nostra società, nella quale risuona la domanda: siamo gli ultimi cristiani?

Certo, occorre un discernimento, occorre l’accettazione della tradizione cattolica, e dunque anche del concilio Vaticano II, ma si deve fare spazio a una comunione plurale, non monolitica, nella quale i cristiani possono vantarsi di avere in dono l’unità della fede vissuta nella libertà dei figli di Dio.

In una chiesa percorsa da diffidenze, censure e divisioni non si vive bene e non si può annunciare con autorevolezza e credibilità il Vangelo.