11 Giugno
Barnaba.
L’apostolo “straniero”
che divenne una colonna della Chiesa


Barnaba

Uno “straniero” che divenne una vera colonna della Chiesa del primo secolo: san Barnaba, ebreo nativo di Cipro, si guadagnò un posto tra i discepoli del Risorto grazie alla sua testimonianza di radicalità. La stessa che Gesù aveva chiesto alle persone che aveva incontrato sulle strade della Palestina. Giuseppe – questo il nome di Barnaba prima di diventare cristiano – aveva infatti venduto un suo campo e aveva consegnato il ricavato agli apostoli e poi si fece garante di Paolo, un tempo persecutore, presso la comunità di Gerusalemme. Divenne quindi un “apostolo dei pagani”, convinto assertore dell’universalità del Vangelo, che non era un tesoro destinato unicamente agli ebrei. Tutti tratti che rendono il “figlio dell’esortazione” (questo significava il suo nome) un testimone ancora attuale.

Altri santi. San Massimo di Napoli, vescovo e martire (IV sec.); santa Paola Frassinetti, vergine (1809-1882).

Matteo Liut
Avvenire


“La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune… Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno. Così Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa ‘figlio dell’esortazione’, un levita originario di Cipro, che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli”. (At 4, 32-37)
La Bibbia menziona per la prima volta Barnaba tra coloro che dopo la morte di Gesù, a Gerusalemme, si riuniscono attorno agli apostoli. È una comunità di credenti che vivono fraternamente condividendo i loro beni. Ma la tradizione – riportata da Eusebio di Cesarea che attinge da Clemente Alessandrino – lo annovera anche fra i 72 discepoli inviati da Gesù in missione per annunciare il Regno di Dio, quindi già nella cerchia dei seguaci di Cristo. Circa le sue origini, dalla Sacra Scrittura sappiamo che, nato nell’isola di Cipro, era ebreo e si chiamava Giuseppe.

Cristiano a Gerusalemme

Barnaba è fra i più autorevoli della prima comunità cristiana che si forma tanto che, pur non essendo dei Dodici, viene chiamato apostolo. È il primo ad accogliere Paolo appena convertitosi sulla via di Damasco e giunto a Gerusalemme per conoscere gli apostoli. Mentre in tanti diffidano di quel Saulo che aveva perseguitato i cristiani, lui lo accoglie e lo introduce nella comunità. Ritenuto “uomo virtuoso … pieno di Spirito Santo e di fede”, viene mandato ad Antiochia di Siria, da dove era giunta la notizia di numerose conversioni. Una volta costatato che davvero in tanti credevano, Barnaba se ne rallegra ed esorta tutti “a perseverare con cuore risoluto nel Signore”, quindi chiede aiuto a Paolo per essere supportato nel servizio alla nuova comunità di credenti. Ancora una volta, quindi, Barnaba interviene nella vita di Paolo sospingendolo verso la sua missione di Apostolo delle genti. I due restano ad Antiochia per un anno istruendo molti e proprio qui “per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani”.

In una lunga missione con Paolo

Dopo la predicazione ad Antiochia, Barnaba e Paolo partono per una nuova missione a Cipro. Con loro c’è anche Giovanni, detto Marco (l’evangelista), cugino di Barnaba. La tappa successiva è la Panfilia, ma qui Giovanni decide di fare ritorno a Gerusalemme. Barnaba e Paolo proseguono, invece, per Antiochia di Pisidia, Iconio, Listra, Derbe e tornano ancora ad Antiochia di Siria. Sostano, inoltre, a Perge e Attalia. Le conversioni sempre più numerose dei pagani, intanto, fanno sorgere dispute circa la necessità o meno della circoncisione, sicché, intorno al 49, Barnaba e Paolo tornano a Gerusalemme per discuterne con gli apostoli. Poco dopo i due si preparano a una nuova missione, ma Barnaba vuole aggregare ancora Giovanni, mentre Paolo è contrario: non si fida di quel giovane. Barnaba, invece, vede in lui un discepolo da recuperare. Non trovando un accordo, le loro strade si dividono: Barnaba s’imbarca per Cipro con il cugino, Paolo parte per l’Asia. “Anche tra Santi ci sono contrasti, discordie, controversie. E questo a me appare molto consolante, perché vediamo che i Santi non sono caduti dal cielo”, ha detto Benedetto XVI ricordando, nella catechesi dell’Udienza generale del 31 gennaio 2007, il legame tra Barnaba e Paolo. La santità non consiste nel non aver mai sbagliato, ma cresce nella capacità di ravvedersi e nella disponibilità a ricominciare, ma soprattutto nella capacità di perdonare. E infatti, in seguito, Paolo si ricrederà su Marco.

Dall’Italia al martirio a Salamina

Il Nuovo Testamento non ci fornisce altre notizie su Barnaba, ma documenti bizantini riferiscono di un viaggio insieme a Pietro che lo conduce a Roma. Da qui avrebbe proseguito per il nord Italia. A Milano, in particolare, la sua predicazione avrebbe originato diverse conversioni dando così vita alla prima comunità cristiana nella città, che per questo lo considera il suo primo vescovo. Gli Atti di Barnaba, opera del V secolo, raccontano della sua morte a Salamina, dove sarebbe stato lapidato da giudei siriani nell’anno 61. Oggi a Salamina la tomba di Barnaba esiste ancora e sarebbe stata indicata da lui stesso apparso in sogno al vescovo di Salamina, Anthemios, alla fine del V secolo. Questi, dunque, avrebbe fatto trasportare le spoglie dell’apostolo nella basilica che gli volle dedicare.

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«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti …»

Rev. D. Llucià POU i Sabater
(Granada, Spagna)

Oggi, celebriamo l’Apostolo Giuseppe, «soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione” (Atti 4,36). Fin dall’inizio fu generoso: «Era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli» (Atti 4,37). Portò San Paolo agli Apostoli, quando tutti lo temevano, e con lui aprì l’apostolato a tutti i popoli. In primo luogo, ad Antiochia, dove «Quando questi giunse e vide la grazia del Signore, si rallegrò e, da uomo virtuoso qual era e pieno di Spirito Santo e di fede, esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore» (Atti 11,23-24). Il suo zelo apostolico fu esemplare, mettendo in pratica il mandato del Maestro: «E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino» (Mt 10,7).

«Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». (Atti 13,2), proclamò lo Spirito Santo: furono a Cipro e in Asia Minore, e soffrirono molto per il Signore. Ebbero anche le loro differenze e si separarono a causa di Marco che gli abbandonò a metà viaggio, e Paolo non lo acettò più nel successivo; ma Barnaba seppe fidarsi di lui e poi vedremo Marco come grande collaboratore di Pietro e Paolo.

Impariamo a non classificare le persone per sempre, che «le anime, come il vino buono, migliorano col tempo» (San Josemaría), quando vengono sostenute con fiducia e sono amate, dal momento che «nessuno può essere conosciuto tranne quando viene amato» (San Agostino).

Quando vediamo qualcuno che vacilla o retrocede, siamo perseveranti come Barnaba, soprannome che significa “uomo che si sforza” e “quello che anima ed entusiasma”. Sono delle caratteristiche delle cui oggi ne abbiamo bisogno. Così andiamo al Signore con le parole della colletta: «fa’ che sia sempre annunziato fedelmente, con la parola e con le opere, il Vangelo di Cristo, che egli [Barnaba] testimoniò con coraggio apostolico».


Dai «Trattati sul vangelo di Matteo» di san Cromazio, vescovo

«Voi siete la luce del mondo. Non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa» (Mt 5, 14-15).
Il Signore ha chiamato i suoi discepoli «sale della terra», perché hanno dato sapore, per mezzo della sapienza celeste, ai cuori degli uomini resi insipidi dal diavolo. Ora li chiama anche «luce del mondo» perché, illuminati da lui stesso che é la luce vera ed eterna, sono diventati, a loro volta, luce che splende nelle tenebre.
Egli é il sole di giustizia. Molto giustamente quindi chiama luce del mondo anche i suoi discepoli, in quanto, per mezzo loro, come attraverso raggi splendenti, ha illuminato tutta la terra con la luce della sua verità. Diffondendo la luce della verità, essi hanno tolto le tenebre dell’errore dai cuori degli uomini.
Anche noi siamo stati illuminati per mezzo di loro, così da trasformarci da tenebre in luce, come dice l’Apostolo: «Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore: comportatevi come figli della luce» (Ef 5, 8). E ancora: Voi non siete figli della notte e delle tenebre, ma figli della luce del giorno (cfr. 1 Ts 5, 5). Ben a ragione quindi anche a san Giovanni ha lasciato scritto nella sua lettera: «Dio è luce» (1 Gv 1, 5) e chi rimane in Dio si trova nella luce. Poiché dunque ci rallegriamo di essere stati liberati dalle tenebre dell’errore, é logico che quali figli della luce dobbiamo camminare sempre in essa.
Per questo l’Apostolo dice ancora: Risplendente come astri in questo mondo, attenendovi fedelmente alla parola di vita (cfr. Fil 2, 15-16).
Se non faremo questo, noi nasconderemo e oscureremo con il velo della nostra infedeltà, a danno nostro e degli altri, quella luce che splende a utilità di tutti. Sappiamo infatti, e lo abbiamo anche letto, che quel servo invece di portare in banca il talento ricevuto per guadagnarsi il cielo aveva preferito nasconderlo, e così fu colpito da giusto castigo.
Quella lucerna spirituale che è stata accesa perché ne usiamo a nostra salvezza, deve sempre risplendere in noi. Abbiamo a nostra disposizione la lucerna dei comandamenti di Dio e della grazia spirituale, di cui David dice: Il tuo comandamento é lucerna ai miei piedi e luce nei miei sentieri (cfr. Sal 118, 105). Di questa parla anche Salomone quando afferma: Il comando della legge é come una lucerna (cfr. Pro 6, 23). Non, dobbiamo quindi tener nascosta questa lucerna della legge e della fede. Dobbiamo anzi tenerla alta nella Chiesa, come sopra un candelabro, affinché sia di salvezza a molti, perché noi stessi ci confortiamo alla luce della stessa verità e tutti i credenti ne siano illuminati.

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