Comboni – MCCJ

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P. Tarcisio Agostoni
Gli esordi dell’Istituto Comboniano
Dal 1881 al 1898
Dalla morte di Comboni (1881) alla fine della rivoluzione Mahdista (1882-1898)

Le vicissitudini dell’istituto – Il lancio dell’Istituto religioso – Le iniziali difficoltà dell’Istituto religioso

1. LE VICISSITUDINI DELL’ISTITUTO

Le reazioni all’interno dell’Istituto alla morte di Comboni

La morte repentina del Fondatore degli Istituti per le Missioni Africane, Mons. Daniele Comboni, afflisse e portò sconforto a tutti.

Rimanevano due iniziative ancora problematiche – gli Istituti a Verona e al Cairo e il Vicariato dell’Africa Centrale. Per continuare, gli Istituti di Verona avevano personale sul luogo, Madre Maria Bollezzoli per le Suore e Padre Giuseppe Sembiante per i Padri e Fratelli.

La prima reazione degli Istituti fu una ferma determinazione di continuare. P. Sembiante scrisse a Roma in questi termini:

“È desiderio di molti qui a Verona che le Missioni ed i nostri Istituti, che devono la loro esistenza al vescovo Comboni, la cui morte non può essere sufficientemente rimpianta, siano preservati come monumento a quel distinto scomparso” 1

.

Madre Bollezzoli scrisse alle Sorelle che si trovavano nelle Missioni:

“Siate forti e non scoraggiatevi. Non perdetevi d’animo, ma mantenete il vostro coraggio e continuate senza timore nel campo che la Divina Provvidenza vi ha affidato. Non guardate indietro ma andate avanti con passo sicuro sulle orme del vostro magnifico Padre. Ascoltate le sue grida dalla cima della montagna che egli ha già raggiunto: Avanti! Avanti!” (lettere circolare 18 ottobre 1881) 2

Dello stesso tono erano i sentimenti espressi dai Missionari in Africa. P. Bonomi, Vicario Generale, scrisse a p. Sembiante dal Delen il 7 novembre:

“La notizia è giunta a noi solo ieri. Più che impauriti ci ha lasciato sbigottiti, Non possiamo credere che sia successo, e non abbiamo idea di quello che potrà succedere alla nostra sfortunata missione. La notizia ci ha trovati totalmente impreparati. Ma tutti noi in Khartoum, El – Obeid, e fra i Nubiani, benché tutti noi ne abbiamo sentito la perdita, siamo fermamente determinati di continuare con la nostra santa impresa con la forza che Dio voglia darci e con la Sua Grazia. Saremmo forse indegni di produrre magnifici frutti, ma siamo sempre disposti a soffrire per Gesù Cristo e la sua gloria. Sono certo che questi sono i sentimenti di tutti come dissero nelle loro lettere3

.”

“Il Vicariato Apostolico dell’Africa Centrale è stato saggiamente affidato all’Istituto di Verona, ed è da là che assistenza, conforto, e supporto ci giungerà di modo che l’opera che Comboni, si potrebbe dire, ha fondato e alla quale ha dato inizio, possa continuare. … Chiedo gentilmente di esprimere questi nostri sentimenti a Sua Eminenza, Cardinale di Canossa, di modo che egli non fraintenda il silenzio che abbiamo tenuto fino ad ora significhi che siamo scoraggiati, o anche peggio che siamo inclini a abbandonare tutto. Stiamo tranquillamente aspettando che colui che sarà il responsabile, ci dica cosa ci sia da fare per questa sfortunata Africa, affidandoci alla Divina Provvidenza che ci ha sempre sostenuto nelle circostanze pericolose che abbiamo già passato.” 4

La reazione delle autorità Ecclesiastiche alla morte di Comboni

Il Cardinale di Canossa, Protettore dell’Istituto, rimase profondamente scosso dalla notizia della morte di Comboni. Pensava che senza Comboni, l’Istituto non avrebbe potuto andare avanti, e propose, di conseguenza, “di passare l’intera missione al prodigioso don Giovanni Bosco”, Fondatore dei Salesiani5.

I sentimenti del Prefetto di Propaganda Fide non erano più incoraggianti. Il Prefetto infatti, Cardinale Simeoni, rispose alla lettera di p. Sembiante:

“Ho ricevuto la Vostra lettera del 4 novembre 1881, nella quale suggerite che il Rev. P. Francesco Sogaro come successore al defunto Vescovo Comboni nel Vicariato dell’Africa Centrale. In risposta devo informarvi … che, siccome ho scritto al Superiore Generale dei Gesuiti invitandolo a prendere le redini di quella missione, è necessario attendere la sua risposta prima di intraprendere ulteriori consultazioni sulla faccenda”.”6

Quando ricevette questa lettera, p. Sembiante si sovvenne di un nome. Si ricordò che Comboni aveva descritto p. Joseph Ohrwalder, come ottimo missionario, in possesso delle qualità necessarie per l’opera missionaria. Un uomo di preghiera ed azione, pronta a dare la sua vita per il Signore. Perciò p. Sembiante l’8 novembre 1881 rispose a Propaganda Fide menzionando il nome di p. Ohrwalder, ma aggiunse “forse altri missionari potrebbero non essere d’accordo perché è stato ordinato prete dal Vescovo Comboni soltanto l’8 dicembre 1880, 11 mesi prima” (Comboni Archivio, Roma 17/17/64).

Il Ministero degli Affari Esteri austriaco suggerì lo stesso Ohrwalder come successore di Mons. Roveggio (id A/3/5/293).

Avendo ricevuto una risposta negativa dal Superiore generale dei Gesuiti7, Roma cercò qualcuno al di fuori dell’Istituto, mentre pensava anche di dividere il Vicariato e darne una parte alle Missioni Africane di Lione. Anche il nome di Mons. Mathew Kirchner, che era stato responsabile del Vicariato del 1859 al 1861, fu fatto da diverse persone, specialmente dal Console Austriaco di Khartoum; ma il monsignore non accettò per motivi personali.

La prossima scelta cadde su p. Francesco Sogaro, che era già vicino all’Istituto come confessore dei candidati non italiani nei due collegi di Verona. Era parroco della parrocchia S. Giorgio in Braida di Verona. A 17 anni, nel 1956, entrò tra gli Stimmatini, però nutriva il desiderio di andare nelle Missioni. Per questo uscì dall’Istituto nel 1974 (Mons. Grancelli, pag. 449).

Mons. Sogaro viene nominato pro Vicario Apostolico

Mons. Sogaro fu nominato Pro Vicario Apostolico il 21 settembre 1882, ma non fu consacrato vescovo subito a causa della sua cattiva salute. Tuttavia affrontò la responsabilità con grande zelo, lavorando senza sosta per la liberazione dei missionari che erano stati fatti prigionieri del Mahdi.

Dopo un periodo in cui erano state sospese tutte le attività, le Suore ricominciarono a prendere i voti, e candidati vennero di nuovo accettati sia come sacerdoti che come fratelli laici. Il primo obiettivo di mons. Sogaro fu quello di organizzare e guidare personalmente una nuova missione in Africa. La spedizione giunse al Cairo il 18 gennaio 1883, e a Khartoum il 6 marzo dello steso anno.

Una volta a Khartoum si preoccupò eccessivamente: troppo presto si mise in testa che i missionari di Khartoum erano diventati troppo permissivi. Decise di mettere in pratica un piano che aveva già concepito nei primi giorni della sua nomina. Nel luglio 1883, al suo ritorno al Cairo dopo aver visitato Khartoum, che lo aveva lasciato particolarmente scoraggiato, scrisse a Propaganda Fide manifestando il suo piano di trasformare l’Istituto in una Congregazione Religiosa.

“Oltre alla sua lodevole preoccupazione di assicurare una buona formazione ai missionari, sembra che la ragione principale per il suo nuovo piano era la consapevolezza che una certa familiarità fra i missionari non religiosi e le Suore religiose nella missione fosse controproducente ed anche pericolosa per il loro ministero pastorale.” 8

Aveva inoltre la sensazione che, una formazione religiosa più profonda avrebbe garantito un migliore risultato apostolico nelle missioni. Una congregazione religiosa avrebbe rafforzato l’impegno richiesto da quel vasto e difficile territorio.

Infine, dal momento che le Suore erano religiose, Mons., Sogaro riteneva che i sacerdoti che non erano essi stessi religiosi non avrebbero potuto dare assistenza spirituale, in special modo per quanto riguardava i voti e la vita comunitaria. In una lettera da Suez del 18 dicembre 1887, espresse l’opinione che tale cambiamento a lungo termine avrebbe dato più stabilità all’Istituto, indi più unità, continuità efficienza (Vedere Nigrizia, gennaio 1888).

Mons. Sogaro riprese il piano nel 1884 e l’anno successivo, presentandolo sempre come il suo pia­no. In tutto questo tempo egli prese in considerazione di imitare i Salesiani, o i Missionari di Lione, o gli Stigmatini di Verona, per aiutarlo a metterlo in pratica; non fece mai menzione dei Gesuiti. Essendo stato uno Stigmatino egli stesso, fino al 1874, personalmente favoriva questo Istituto fon­dato a Verona dal Beato G. Bertoni (1777-1853). Anche p. Sembiante apparteneva a quell’Istituto, così pure p. Domenico Vicentini, che era stato proposto dall’Istituto per aiutarlo. Sembra che fin dall’inizio Mons. Sogaro pensasse che l’unico modo di risolvere il problema dell’Istituto del Comboni una volta per tutte, era di amalgamarlo con l’Istituto della “Sacre Stigmate”.

Nel giugno del 1884, con l’appoggio del Cardinale di Canossa, Mons. Sogaro fece formale richiesta all’Istituto degli Stigmatini perché ciò avvenisse. La richiesta fu formalmente respinta da un Capi­tolo speciale chiamato solo per discutere la faccenda il giorno che si celebrano le Stigmate di S. Francesco d’Assisi, il 17 settembre 1884. Il Capitolo dette due ragioni principali per il rifiuto: primo, tale opera potrebbe assorbire tutte le energie e le finanze dell’Istituto, e, secondo, avrebbe distolto l’Istituto dal suo scopo primario, e cioè l’istruzione dei giovani nelle scuole collegi e seminari. 9

Nel 1885 Mons. Sogaro ottenne il permesso dal papa Leone XIII di trasformare l’Istituto, con l’aiuto dei Gesuiti, in una Congregazione religiosa di voti semplici e perpetui.

A luglio dello stesso anno fu nominato Vescovo, e fu consacrato a Roma il 2 agosto. Sperava che come Vescovo, la sua precedente richiesta all’Istituto delle Stigmate avrebbe avuto più peso. Invitò, quindi, p. Pietro Vignola, il loro Superiore generale alla sua consacrazione. Questo gli dette l’opportunità di fare pressione di nuovo e far sì che il suo piano di amalgamazione fosse accettato. La richiesta fu di nuovo respinta.

I Gesuiti

Essendo stata la sua proposta ripetutamente rigettata, Mons. Sogaro dovette, con riluttanza, rivolgersi ai Gesuiti. Quello che voleva per le missioni era giusto, e pensava che queste sarebbero state servite meglio se si fosse assicurato che i candidati dell’Istituto fondato da Comboni avessero ricevuto una buona preparazione e che fossero formati nelle virtù religiose ed apostoliche. 10

I Gesuiti accettarono. Nel settembre del 1885 Mons. Sogaro iniziò le consultazioni con il Superiore della provincia Lombardo-Veneta e presto ebbe due gesuiti per dirigere e formare i Missionari.

Il pericolo dell’amalgamazione, quindi passò, e l’Istituto fondato da Comboni continuò a vivere la sua vita in modo autonomo. Infatti i Gesuiti avevano accettato solo a condizione che se ne sarebbero andati una volta che l’Istituto fosse stato in grado di stare in piedi da solo. La formazione impartita dai Gesuiti, in un certo senso smorzò la forte spiritualità missionaria del Comboni, tuttavia preservò l’ispirazione missionaria originale e mantenne le missioni dell’Istituto nelle nuove Costituzioni. La nuova Congregazione dei “Figli de Sacro Cuore” in questo modo preservò tutto il potenziale per una futura riscoperta del carisma originale di Comboni. 11

2. IL LANCIO DELL’ISTITUTO RELIGIOSO

L’inizio dell’istituto religioso

Il 28 ottobre 1885 due Gesuiti, p. Pietro Frigerio, Rettore, e p. Samuele Asperti, Direttore spirituale e Maestro dei Novizi, presero possesso della Casa Madre a Verona.

P. Sembianti, ex Superiore dell’Istituto di Verona, mantenne la direzione della Casa delle Suore Comboniane di Verona, come pure l’amministrazione finanziaria delle Missioni, sempre a Verona. Prese poi i voti nel nuovo Istituto nel 1896 e morì a Brescia il 24 giugno 1914.

Il 28 ottobre 1885

Questa data è comunemente accettata come la data di inizio della Congregazione Religiosa dei “Figli del Sacro Cuore di Gesù”, benché il nome apparì ufficialmente solo dopo molto tempo.

Il Noviziato ebbe inizio il 1 novembre 1885. Iniziò nello stile rigoroso dei Gesuiti, con 12 novizi: un sacerdote, p. A. Roveggio, sei studenti e cinque fratelli. Due di essi, Pietro Baldo e Angelo Prada, erano stati nelle missioni per un breve periodo. Due del gruppo se ne andarono nel novembre 1886. Dieci di loro presero i Voti il 28 ottobre 1887: A. Roveggio, Angelo Colombaroli, Giovanni Bendinelli, Franz Heiman (olandese), Francesco Sinner (che lasciò l’Istituto nel 1894). E i Fratelli Pietro Fratton, Giovanni Giori, Pietro Baldi, Fiorenzo Dalla Rosa, Angelo Prada.

La prima partenza per il Cairo

Il 24 novembre 1887, p. Francesco Colombaroli: Superiore, p. Roveggio Direttore Spirituale, e i Fratelli Baldi e Giori partirono per il Cairo.

Qui è opportuno osservare che nessuno dalle missioni andò direttamente al nuovo Istituto. Sembrerebbe che le continue tergiversazioni da parte di Mons. Sogaro gli impedivano di informare i missionari in Africa del suo piano di trasformare l’Istituto in una Famiglia Religiosa. Quando ne furono finalmente informati, alcuni furono contenti del cambiamento, altri, specialmente gli austriaci ed i tedeschi, ne furono amareggiati. Soltanto uno di essi si unì all’Istituto nel 1886. Sin dall’inizio l’accaduto creò un’atmosfera di sospetti e malumori da pare degli austriaci e tedeschi verso i nuovo arrivati.

I religiosi, fra l’altro osservavano rigorosamente un certo numero di regolamenti esterni e formalità tipici della provincia Lombardo – Veneta dei Gesuiti dell’epoca.

Era chiaro che i religiosi erano sotto l’autorità morale di p. Asperti. A lui si appellavano continuamente e le sue decisioni erano seguite anche se lui non conoscesse la situazione locale e la vita comunitaria vissuta nelle missioni, né tanto meno delle richieste dell’Apostolato.

Padre Frigerio aveva dato le seguenti direttive ai suoi religiosi:

“Ricordate che siete i primi frutti dell’Istituto che Mons. Sogaro desidera stabilire nel Vicariato. Dovete quindi, comportarvi in maniera così santa da essere additati come esempio da coloro che vi seguono. È una grande responsabilità che avete, ma anche qualcosa per cui Dio Vi ricompenserà”. E indirizzandosi al Superiore p. Colombaroli: “Voi, in modo particolare avete il compito di assicurarvi, con gentilezza, ma fermamente se necessario, che la Regola nella quale siete stati formati durante il Vostro Noviziato venga osservata. Se dovessero sorgere dubbi o difficoltà circa le Costituzioni o regole, a volte capita quando nuovi Istituti vengono fondati, rimettete la faccenda al Signore nella preghiera (dovete certamente continuare con lo spirito di preghiera) e scrivete a p. Aperti per avere consigli: è un uomo che si è dato totalmente a Dio, ed ha molta esperienza in queste faccende. Se vi affidate alla sua guida, non ve ne pentirete” (lettera del 15 dicembre 1887).

L’ appellativo “Figli del Sacro Cuore”

Secondo p. Colombaroli. “il Rev. Padre Asperti, considerando la nostra condizione di orfani, voleva che fossimo affidati in modo speciale al Santissimo Cuore di Gesù scegliendo per noi il nobile appellativo di suoi Figli” (Lettera Circolare 3 Giugno 1903; Padre Antonio Todesco riporta questa frase nella sua lettera circolare del 25 ottobre 1955, Circ. 54, Bol. 45)

Durante un discorso tenuto nel 1948 agli scolastici, padre Vignato raccontò della grande gioia di p. Asperti quando giunse la notizia che la Santa Sede aveva approvato il nome.

È risaputo che i Gesuiti sono sempre stati molto assidui nel far conoscere la devozione al Sacro Cuore; padre Asperti concordava con loro e per questo propose questo nome per l’Istituto. Lui stesso apparteneva ad una Associazione che era dedicata al Sacro Cuore chiamata “Amici Anonimi”

Regole

Per essere approvati da Propaganda Fide era assolutamente necessario che l’Istituto avesse delle Regole. Nel 1887, P. Frigerio ne scrisse la prima bozza, ma Roma la rimandò indietro senza approvarla, perché la Congregazione era ancora giovane ed incompleta.

Sembrerebbe che una nuova Bozza fu stilata fra il 1888 ed il 1890, ma non ne è mai stata trovata nessuna copia (p. A. Trabucchi, Bol.154, pagine 15-24).

Il 18 marzo 1894 Papa Leone XIII approvò la trasformazione dell’Istituto di Comboni nella Congregazione Religiosa del Figli del Sacro Cuore di Gesù, ‘Filii Sacri Cordis Jesu, FSCJ’ ed approvò le sue Regole ‘quoad substantiam’. Il 7 giugno 1895 le Regole furono approvate per un periodo di sette anni, ‘ad experimentum’. Il 15 marzo 1910 p. Vianello sottopose le Regole a Propaganda Fide di nuovo, e Pio X dette la sua definitiva approvazione.

3. LE INIZIALI DIFFICOLTA’ DELL’ISTITUTO RELIGIOSO

Difficoltà con Mons. Sogaro

Mons. Sogaro cambiò lo stato giuridico dell’Istituto senza rendersi conto che il cambiamento avrebbe sottoposto i membri ad una nuova autorità religiosa. Voleva il cambiamento per migliorare la formazione data nei seminari di Verona e auspicava un miglior rendimento nelle missioni. Vedeva ancora i missionari come dipendenti da lui come prima dipendevano dal Vescovo Comboni, il suo legittimo predecessore.

Scoprì però che non aveva mano libera nella nomina del personale, nello sviluppo dei piani pastorali e che la fedeltà dei nuovi missionari era divisa. Propaganda Fide non aveva ancora dato chiare direttive circa le relazioni fra le autorità religiose ed ecclesiastiche. Presto ci furono degli screzi fra le due autorità seguite da recriminazioni reciproche.

Fin dal 1889 p. Sembiante scrisse a propaganda Fide da Verona chiedendo di venire in soccorso dei Gesuiti che erano oggetto di troppe interferenze da parte del Vescovo. Continuò lamentandosi del modi autoritari del vescovo.

Parlò nello stesso modo a difesa delle Suore le “Pie Madri della Nigrizia”. Nel loro manuale di preghiera, esse tolsero la frase “si dedicano al servizio della missione sottoponendosi all’autorità del Vicario Apostolico” 13

La faccenda arrivò a tal punto che il Cardinale prefetto di Propaganda Fide scrisse a Mons. Sogaro il 5 ottobre 1889:

“Sono rimasto molto dispiaciuto dalle diverse critiche che mi sono pervenute dai ben meritevoli Padri Gesuiti che stanno lavorando a Verona per avviare l’Istituto, circa le difficoltà che i missionari della neonata Congregazione stanno affrontando nel mantenere le loro regole nella Missione. Sono arrivati ad asserire che hanno intenzione di lasciare la direzione dell’Istituto, se le cose continuano come stanno andando adesso quando l’opera alla quale si stanno dedicando con tanto zelo in Europa, viene distrutta in Africa. È mio dovere portare a conoscenza di Sua Eccellenza queste critiche e far notare il grande pericolo che l’Istituto di Verona affronterebbe se le difficoltà delle quali si lamentano persistessero ed i Padri si ritirassero dall’incarico che hanno iniziato.”

Il Vescovo Sogaro aveva sperato che i Gesuiti si sarebbero ritirati non molto dopo il 1890. Nella sua lettera a propaganda Fide datata il 20 dicembre 1892, osservò che il piano originale era di tenerli per soli quattro o cinque anni.

Ribadì e difese, inoltre, il ruolo da lui avuto nello stabilire l’Istituto Religioso e asserì che aveva l’autorità di decidere per esso.

“Io, perciò, con l’autorità del Santo Padre e anche con piena consapevolezza di Sua Eminenza Cardinale di Canossa, fui responsabile per l’intero progetto. Ricevetti ed istallai i due Padri della Società di Gesù a Verona, io presentai le Costituzioni per primo adottando per loro il nome di Figli del Sacro Cuore di Gesù. Fu a me che la Sacra Congregazione ritornò queste Costituzioni da riformulare essendo esse state trovate imperfette. Ho dovuto cercare i mezzi per il mantenimento dell’Istituto, come sto ancora facendo. Fu a me, infine che il rev. Padre provinciale della Società di Gesù (dai quali dipendono i due padri che si trovano al nostro Istituto di Verona) riconobbe come legittimo Superiore.”

Ma le cose non cambiarono, e il 10 aprile del 1893. Mons. Sogaro cercò una via di uscita da questa impasse formalmente chiedendo a Propaganda Fide che gli venisse nuovamente data la piena responsabilità dell’Istituto. Il suo piano era di riportarlo allo stato giuridico precedente.

Da parte loro i Missionari dietro suggerimento del Rev. P. Asperti cercarono di risolvere questa incresciosa situazione spostandosi in una nuova area (possibilmente la Somalia) e lasciare a Sogaro il Vicariato.14 Questo passo avrebbe significato tagliarsi fuori completamente dal campo di lavoro dei missionari reclutati dal Comboni.

Il piano dimostrava quanto i religiosi erano profondamente attaccati alla nuova vita, ma anche quanto l’influenza del Comboni era stata attenuata dai formatori Gesuiti.

Interferenza da parte del Governo Austriaco 15

I retroscena nei quali queste interferenze svilupparono sono rappresentai dai seguenti eventi:

a) nel 1852 Mons. Knoblecker aveva ottenuto dall’Austria la protezione ufficiale del Governo, l’assistenza finanziaria tramite la “Marien Verein” e il personale.

Comboni continuò a ricevere assistenza finanziaria dalla “Marien Verein” durante tutta la sua vita ed anche dalla Imperatrice Madre (danaro per l’acquisto della casa delle Suore a Verona) e da altre fonti austriache.

b) Verona fece parte dell’impero Austriaco fino al 1866, quando passò al governo italiano.

c) L’Austria non partecipò alla Conferenza di Berlino del 1884 quando l’Africa fu frazionata fra le potenze europee, ma voleva tenersi il patronato sul vasto territorio del Vicariato.

Il console austriaco al Cairo, signor Heider Eddeger, cominciò a muovere le acque in data 22 giugno 1891, scrivendo al Conte Kolnoky del Ministero affari esteri a Vienna che nella sua opinione non era giusto che un Istituto protetto e sovvenzionato dal governo austriaco avesse la Casa Madre al di fuori dell’Austria: altre nazioni, ad esempio la Francia, avrebbero trovato tale situazione inaccettabile. Suggerì che la missione doveva essere sotto la protezione spirituale del Cardinale Arcivescovo di Vienna. Si doveva trovare una casa entro il territorio austriaco dove gli studenti dell’Istituto sarebbero stati radunati entro un certo lasso di tempo, senza momentaneamente toccare la casa di Verona.

Mons. Sogaro colse l’occasione per risolvere i suoi problemi con i Gesuiti a Verona e i missionari religiosi in Egitto. In una lettera indirizzata al Canonico Mitterutzner datata l’8 ottobre 1892 espresse il suo desiderio di consegnare la casa costruita a San Giovanni in Valle (Verona) per i “Figli del Sacro Cuore” alle Suore Pie Madri. La casa contemplata in Austria avrebbe gradatamente preso il posto della Casa Madre di Verona e sarebbe stata affidata a missionari non religiosi principalmente austriaci e tedeschi. Ai Vescovi austriaci sarebbe stato chiesto di contribuire al suo mantenimento, e un sostanziale aiuto per la sua costruzione sarebbe venuto dalla casa di Verona. Inizialmente la collocazione scelta fu Trento, e più tardi fu spostata a Brixen (Bolzano).

L’interferenza del governo austriaco si fece sentire in modo particolare quando si dovette nominare il successore di Mons. Sogaro: il governo austriaco insisté che la persona dovesse essere un austriaco o un tedesco, e fecero di tutto per far sì che P. F.X. Geyer fosse nominato successore di mons. Sogaro.

L’Istituto Religioso riesce ad avere il suo stato giuridico

A questo punto dovette intervenire Propaganda Fide, sia per sedare la disputa fra l’Istituto ed il Vescovo, sia per tranquillizzare il governo austriaco. Quest’ultimo era sempre stato leale alla Santa Sede, ed il suo imperatore Cattolico aveva ancora il diritto di mettere il veto alla elezione del Papa.

Fu raggiunta una decisione durante una Riunione Plenaria di Propaganda Fide l’11 gennaio 1894 che fu resa pubblica a febbraio dello stesso anno16.

Furono prese le seguenti decisioni:

  • L’Istituto manteneva il suo stato giuridico come Congregazione;
  • Sarebbero stati apportati dei cambiamenti nelle Costituzioni;
  • Il vicariato dell’Africa Centrale è affidato all’Istituto, e cambiati i suoi confini, l’intero Sudan meridionale e l’Uganda settentrionale, che erano stati dati ai Padri Bianchi nel 1878, furono restituiti al Vicariato di Khartoum.

Successivamente, il Cardinale Ledochowsky, Prefetto di Propaganda Fide, prese i seguenti provvedimenti:

  • Chiese al provinciale della Società di Gesù di richiamare p. Asperti, che fu assegnato ad una delle loro comunità a Mantova. Da là si tenne in contatto con l’Istituto (+ 1896).
  • Chiese a Mons. Sogaro di dimettersi, ciò che questi fece senza serbare rancori: era solito dire, “Fintanto che Dio mi tiene in vita, lavorerò per i Figli del Sacro Cuore di Gesù”. Fu promosso Arcivescovo il 14 maggio 1894, Segretario della Sacra Congregazione per Indulgenze il 1 maggio 1900 e Presidente dell’Accademia Ecclesiastica dei Nobili. Morì il 6 febbraio 1912 all’età di 72 anni.
  • Nominò p. F. X. Geyer come Amministratore del Vicariato dopo le dimissioni di Mons. Sogaro.
  • Il 21 maggio 1895 nominò Mons. Roveggio (di 36 anni) Vicario Apostolico, con il sottinteso che p. F.X. Geyer avrebbe poi preso il suo posto. P. F.X. Geyer si unì alla Congregazione nel 1896.
  • Per tranquillizzare il Governo austriaco dette il suo permesso per l’apertura di una casa a Brixen, per la quale elargì anche una certa somma di danaro.
  • Chiese a Mons. Roveggio di far richiesta per diventare cittadino austriaco.

L’Istituto ha un grande debito di gratitudine con il Cardinale Ledochowsky. Infatti egli confermò e ribadì che l’Istituto era Missionario, portò la questione alla sua effettiva e logica conclusione, affidando il Vicariato ad uno dei membri più giovani dell’Istituto, confermando così la continuità del progetto del Vescovo Comboni e del suo carisma.

In questo modo l’Istituto cominciò il suo vero cammino e fu confermato come Istituto religioso missionario. Uno dei suoi membri, Mons. Roveggio, fu consacrato Vescovo il 21 maggio 1895 e successe a Mons. Sogaro. Fu evitato sia il pericolo di una scissione tra religiosi e non religiosi, come la ricerca da parte di questi di un nuovo territorio di Apostolato. Le regole furono approvate “ad experimentum” per 7 anni (7 giugno 1895). La nuova casa di Verona fu aperta nel 1892, lasciando i locali provvisori del Seminario.

Il Noviziato fu aperto a Brixen il 9 giugno 1896. Il nuovo manuale di preghiera fu reso disponibile nel 1896.

Il Retaggio di Comboni

All’inizio l’Istituto dei Figli del Sacro Cuore di Gesù (FSCJ) non fu considerato come estensione del Collegio delle Missioni Africane avviate da Comboni nel 1867. La prima lettera circolare del Superiore Generale non faceva menzione di Comboni come Fondatore. Tipico è il seguente brano da una lettera circolare di p. Angelo Colombaroli, il primo Superiore Generale, scritta il 7 giugno 1903:

“Per molte ragioni noi stessi dobbiamo la nostra esistenza ad una persona santa che fu come un padre per noi e ci amò davvero come con amore paterno. Però mi ricordo ancora come, nelle sue conferenze spirituali che era solito fare quando la nostra Congregazione era solo all’inizio, che non avevamo un padre nel vero senso della parola: in quanto il Padre è il Fondatore di una Comunità Religiosa che ha fondato e formato. Fu veramente dovuto alla Divina provvidenza che il Rev. Padre Asperti di venerabile memoria, visto la nostra condizione di orfani, volle affidarci in modo speciale al Sacro Cuore di Gesù con il nobile nome di suoi Figli. Sperava che anche noi avessimo un esempio dal quale prendere ispirazione, nel quale avremmo potuto trovare la pienezza della vita e la sorgente di quella amorevole unione che deve regnare fra di noi.”1

7.

Mons. Sogaro si riferiva a Comboni solo come suo predecessore nella missione18 e nella prima stesura delle Regole ci si riferisce a Mons. Sogaro come Fondatore.

Quando p. Meroni, nel 1923, mandò il suo promemoria a Propaganda Fide chiedendo la separazione dei confratelli austro-tedeschi, fece notare che la Congregazione era stata “fondata in Italia, da Gesuiti italiani con membri che erano per la maggior parte italiani, e per sostituire un Istituto italiano, nel senso etnico, non in un senso esclusivo, politico e nazionalistico” 19.

Esistono diverse ragioni per questo modo di pensare.

Ragioni politiche

Come già detto sopra, l’Austria ribadiva e sottolineava il suo patronato della missione, e l’aiuto finanziario dato: perciò reclamava il diritto di disporne come meglio credeva e trasferirne la Casa Madre nel territorio austriaco.

Ragioni ecclesiali

La struttura dell’Istituto era stata cambiata: era stato introdotto un Noviziato della durata di 2 anni, ed il voto di povertà aveva influito sulla vita dei singoli individui e delle comunità.

Padre Corrado Pistolozzi, Segretario Generale dell’Istituto dal 1959 al 1969, crede che Comboni volesse in avvenire trasformare l’Istituto, che oggi chiameremmo di Vita Apostolica, in un vero Istituto di vita comune con Voti. La sua opinione si basava su diverse testimonianze: la più significativa delle quali sembra essere quella di Mons. Grancelli. Questo affidabile biografo per il 40° anniversario della morte di Comboni scrisse sulla NIGRIZIA del novembre 1921 p. 162, che Comboni “desiderava formare una vera congregazione religiosa, cosa che fu realizzata solo dopo la sua morte”.

Di recente furono trovate delle lettere di Padre Johann Ev. Dichtl che risolvono la questione. In data 29-06-1884, detto Padre fa un rapporto a Sua Emin. Giovanni Card. Simeoni, allora Prefetto di Propaganda Fide (SCEP), sulla situazione del Vicariato Apostolico e questo per due ragioni; per informare Propaganda, ed ancora: “… per un dovere verso il defunto mio Vescovo e Padre Mons. Daniele Comboni a cui sei ore prima che spirasse fra le mie braccia dovetti promettergli, d’essere fedele a lui e all’opera sua e di non tralasciar nulla di quanto posso contribuire all’incremento della missione da lui tanto amata e con vigore sostenuta. Lo promisi. “Allora basta e sono contento” erano le sue ultime parole che, di mente presente, lacrimando mi rivolse.

In questo rapporto il Padre è pessimista riguardo al futuro del Vicariato; lasciando a parte la guerra e la rivoluzione indica come ragione principale la mancanza di unione tra i missionari: non esiste nessun legame vicendevole, le relazioni fra sacerdoti e i fratelli laici è una cosa confusa, ecc. e quelle tra superiori e sudditi nelle singole stazioni sono talvolta impossibili.” Il Padre continua citando altre ragioni e conclude “La direzione secondo il desiderio continuo di Mons. Comboni … sarebbe di mettersi in mani di Padri scelti della Compagnia di Gesù, i quali pure, perché pratici di missioni, avrebbero da darci le Costituzioni per le quali ogni membro avrebbe da legarsi con voti semplici e formare così una Congregazione di Missionari per l’Africa Centrale. Questa era l’idea ed è lo spirito di Mons. Daniele Comboni ed in questo solo modo l’Africa si convertirà, ma giammai co’ mezzi come hic et nunc che non sono atti e fanno solo confusione”.

E dopo che i due primi Gesuiti erano arrivati a Verona, pieno di entusiasmo scrive al Canonico Mitterrutzner: “Le notizie su Verona sono per me un’assoluta novità! Dio sia lodato! Per quanto tempo mi sono dibattuto perché questo piano optimi patris et Episcopi Danielis fosse realizzato. Adesso che si è realizzato, sono pieno di speranza, che, se Dio vuole, anche il resto che Comboni voleva si realizzerà” (Graz, 3 dicembre 1995 in CAE Dichtl 34).

Questo desiderio del Comboni conferma che l’Istituto dei “Figli del S. Cuore” fu una continuazione dell’Istituto che Comboni incominciò nel 1867, nonostante il cambiamento strutturale interno. E questo per due ragioni:

Prima: l’ “Ispiratio primigenia”, il suo carisma, la sua spiritualità e il suo scopo. Tutto questo era rimasto immutato. Il carisma era ancora una condivisione nell’amore di Cristo per i più poveri e più abbandonati; i Gesuiti sostenevano la spiritualità del Cuore di Gesù che lo stesso Comboni aveva ricevuto da altri Gesuiti; lo stesso valeva per l’apostolato fra i pagani. 20

Secondo: Il campo di lavoro non è cambiato. A Mons. Roveggio, Figlio del S. Cuore, fu affidato lo stesso territorio e fu il successore di Mons. Sogaro, come questi del Comboni.

Il fatto che i religiosi non reclamassero la continuità del Comboni, oltre al fatto già accennato dell’influenza dei Gesuiti, fu dovuta ai seguenti fatti.

Alcune delle vecchie controversie intorno alla vita del Comboni, come i malintesi con l’ordine di San Camillo, ebbero anch’esse il loro peso, in quanto sembrano aver dato adito a dubbi sul carattere di Comboni. Fu solo dopo che Mons. Grancelli ebbe pubblicato la vita del Comboni nel 1922 ed il libro seguente dal titolo “Rivendicazioni” nel 1926, che P. Paolo Meroni scrisse una lettera circolare, No 21, nella quale annunciava che la Causa di Beatificazione del Servo di Dio Mons. Daniele Comboni “il nostro primo Fondatore”, era stata intrapresa.

La lettera continuò dicendo che “attente ricerche su documenti originali hanno dato brillanti risultati cosicché ogni dubbio circa il suo carattere è stato rimosso”.

Nel 1920 i Padri Vignato e Meroni avevano incitato Mons. Grancelli a scrivere la biografia del Comboni e il 30 dicembre 1921 P. Vignato disse a Mons. Grancelli:

“I Figli del Sacro Cuore hanno sempre sentito la necessità di pubblicare la biografia del Vescovo Comboni come modo di ripagare il nostro debito di gratitudine a lui, la nostra sorgente e il nostro fondatore”22

A parte la questione della fondazione dell’Istituto, fin dall’inizio Comboni non era stato mai dimenticato. Il primo Seminario minore fondato in Italia a Brescia nel 1900 fu chiamato “Istituto Comboni”, e quando la sua Chiesa fu consacrata nel 1909, il Bollettino pubblicato in tale occasione affermò che “I figli del Comboni stanno raccogliendo adesso fatti e detti su di lui ed hanno intenzione di pubblicarli in un libro: in questo modo adempiono il desiderio che molte persone hanno avuto da molti anni”.

Nella rivista “NIGRIZIA” 23 troviamo una breve poesia ed un inno in onore di Comboni che P. Federico Vianello aveva scritto in occasione di un trattenimento.

Tra coloro che stavano raccogliendo materiale per la biografia 24 troviamo per esempio Mons. Francesco Saverio Bini, negli anni fra il 1914 ed il 1916 quando era il segretario di Padre. Vianello. Il materiale raccolto quindi, fu messo da parte fino al 1920 quando fu consegnato a Mons. Grancelli.

Dopo l’introduzione della causa di beatificazione di Comboni da parte di P. P. Meroni, le cose cambiarono completamente, benché nel noviziato poca enfasi veniva data ad una identità Comboniana.

La nota biografia di Mons. Comboni pubblicata nel 1928 da P. Agostino Capovilla (1898 –1975) contribuì enormemente a rendere Comboni più conosciuto nell’Istituto e nella Chiesa. Ebbe fra l’altro anche consensi da parte di coloro che non avevano niente a che fare con la causa del Comboni stesso.

Papa Pio XI che aveva conosciuto Comboni personalmente, dopo averla letta, disse in un discorso che aveva ancora nitido nella sua mente il ricordo “di tale grande, meritevole e venerabile persona: Mons. Comboni”. 25

Come Superiore generale, (1937 – 1947) anche P. A. Vignato fu esplicito nella sua lettera del 13 dicembre 1937 26 quando parlò del “nostro venerato Fondatore” ed incoraggiò i confratelli ad affidarsi alla sua protezione, studiare e meditare su di lui e imitare il “nostro Fondatore”.

Nel 75° anniversario della morte del Comboni, il successore di P. A. Vignato, P. Antonio Todesco nel 1956, decise di celebrare un anno Comboniano.

Il capitolo del 1969 ristabilì completamente Comboni come nostro retaggio. Le nostre Costituzioni attuali espongono tutti gli aspetti della vita di Comboni.

A questo punto, devo aggiungere che fu l’eredità comune di Comboni che preparò la via della Riunione dei due Istituti dei Figli del Sacro Cuore di Gesù (FSCJ) e dei Figli Missionari del Sacro Cuore (MFCJ), fra il 1969 ed il 1979. La prima vita di Comboni era stata scritta in tedesco da Mons. F.X. Geyer nel 1882.

1 Aldo Gilli Storia dell’Istituto missionario Comboniano 1881-1885 p. 10.

2 Suor Elisa Pezzi, L’Istituto Pie Marie della Nigrizia 1881 – 1901, p. 6

3 A. Gilli ib. p. 9

4 A. Gilli ib. p. 6

5 A. Gilli ib. P. 9

6 A. Gilli, p. 22

7 A. Gilli, ib. P. 23

8 A. Gilli, ib. P. 57

9 A. Gilli, ib. P.83

10 A. Gilli, ib. P. 87

11 A. Gilli ib. p. 172. Per quanto concerne tutto questo capitolo vedere anche il testo recente (Comboni en el Corazon del la Misson Africana.- 1993 di p. Fidel Gonzales pag. 429-448. Editorial Mundo Negro

12 Vedere p. F. Gonzales ib. Pag. 480-494

13 Suor E. Pezzi ib. Pagine 310-313

14 F. Gonzalez, ib p. 525

15 F. Gonzalez, ib p. 520

16 F. Gonzalez, ib p. 526-528

17 P. P. Chiocchetta, Daniele Comboni “ Scritti per l’evangelizzazione dell’Africa, “ p. 175.

18 A. Gilli ib. P. 17

19 Sussidi per il Capitolo 1969, n. 9 Riunione con i Figli Missionari del Sacro Cuore (MFSC)

20 F. Gonzalez in Bollettino n. 129, pagine 18-22

21 Vedere Bollettino 2 marzo 1928

22 Mons. Grancelli: Mons. Daniele Comboni, Missioni Africane Verona, 1922

23 Nigrizia, maggio 1895

24 Positio p. XV-XVI

25 Positio p. 1346

26 Bollettino, n. 15, 1937

P. Tarcisio Agostoni, Breve storia dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, 2002, pp. 68-76