Francesco, questa mattina, nella sede in via della Conciliazione per oltre mezz’ora. Il Pontefice segue con attenzione l’evolversi della situazione nel Paese est europeo, sotto attacco dal 24 febbraio, dove si contano numerosi morti e feriti. Ieri l’appello del cardinale Parolin a dare ancora spazio al negoziato

Salvatore Cernuzio – Città del Vaticano
25/02/2022
http://www.vaticannews.va

Il Papa ha voluto manifestare la sua preoccupazione per la guerra in Ucraina recandosi personalmente questa mattina, intorno a mezzogiorno, nella sede dell’Ambasciata della Federazione russa presso la Santa Sede, guidata dall’ambasciatore Alexander Avdeev. Giunto in una Fiat 500L bianca, il Papa è rimasto nell’edificio in via della Conciliazione numero 10 per oltre mezz’ora, come confermato dal direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni.

L’appello all’udienza generale 

Francesco segue con attenzione l’evolversi della situazione nel Paese est europeo, sotto attacco dalla notte del 24 febbraio, dove già si contano numerosi morti e feriti. Il Pontefice stesso aveva espresso il suo “grande dolore nel cuore” per il peggioramento della situazione nel Paese lo scorso mercoledì 23 febbraio, al termine dell’udienza generale, quando ancora non erano deflagrate le violenze. Il Papa si appellava “a quanti hanno responsabilità politiche perché facciano un serio esame di coscienza davanti a Dio, che è il Dio della pace e non della guerra”. E si rivolgeva a credenti e non credenti ad unirsi in una supplica corale per la pace il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, pregando e digiunando: “Gesù ci ha insegnato che alla insensatezza diabolica della violenza, si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno”, diceva il Pontefice. “Invito tutti a fare il prossimo 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno per la pace. Incoraggio in modo speciale i credenti perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La Regina della Pace preservi il mondo dalla follia della guerra”.

La dichiarazione del cardinale Parolin

È di ieri, invece, “nell’ora più buia” per l’Ucraina, la dichiarazione del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Ricordando l’appello del Papa drammaticamente urgente dopo l’inizio delle operazioni militari russe in territorio ucraino, il porporato ha osservato che “i tragici scenari che tutti temevano stanno diventando purtroppo realtà”, ma che “c’è ancora tempo per la buona volontà, c’è ancora spazio per il negoziato, c’è ancora posto per l’esercizio di una saggezza che impedisca il prevalere degli interessi di  parte, tuteli le legittime aspirazioni di ognuno e risparmi il mondo dalla follia e dagli orrori della guerra”. “Noi credenti – ha detto Parolin – non perdiamo la speranza su un barlume di coscienza di coloro che hanno in mano i destini del mondo”.

Tweet di Francesco in ucraino e russo: si preservi il mondo dalla follia della guerra

Dopo i tweet di ieri nel quale si citava un passaggio dell’enciclica “Fratelli tutti”, oggi il Papa riporta l’accorato appello lanciato all’udienza generale del 23 febbraio. Di ieri la telefonata con sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč della Chiesa greco-cattolica ucraina, nella quale il Papa ha assicurato il suo impegno per la pace

Benedetta Capelli – Città del Vaticano
26 febbraio 2022
http://www.vaticannews.va

L’immagine di Cristo in croce tocca il cuore. Papa Francesco l’accompagna su Twitter con parole forti: quelle pronunciate all’udienza generale di mercoledì scorso, 23 febbraio.  Sceglie di usare, per il secondo giorno consecutivo, la lingua ucraina e russa perchè la preoccupazione del Pontefice e del mondo è per quell’area sconvolta da violenza e morte. 

“Gesù ci ha insegnato che all’insensatezza diabolica della violenza si risponde con le armi di Dio, con la preghiera e il digiuno. La Regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra”

Ieri Francesco riportava le parole presenti già nell’enciclica Fratelli tutti, il documento che vede nella fratellanza la chiave per vivere in pace. Parole che non lasciano indifferenti. I tweet sull’account @Pontifex sono accompagnati dagli hashtag #PreghiamoInsieme e #Ucraina. Proprio la preghiera è quella che ha chiesto con intensità il Papa convocando per il 2 marzo, Mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno e preghiera per la pace.

“Ogni guerra lascia il nostro mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male”

Fare tutto il possibile per la pace

In un comunicato, il Segretariato dell’arcivescovo maggiore, con sede di Roma, ha riferito di una telefonata avvenuta ieri tra il Papa e Sua Beatitudine Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč della Chiesa greco-cattolica ucraina. Francesco ha chiesto informazioni sulla situazione a Kiev e in Ucraina in generale e ha espresso la volontà di fare tutto quello che è nelle sue possibilità. Nel colloquio ha domandato della situazione dei vescovi e dei sacerdoti nei territori più colpiti dall’operazione militare russa. Il Papa ha ringraziato poi la Chiesa greco-cattolica ucraina per la sua vicinanza al popolo, per la sua scelta di stare accanto e per aver messo a disposizione i sotterranei della cattedrale di Kiev che sono diventati un vero e proprio rifugio. Infine ha assicurato la sua preghiera ed ha impartito la benedizione al popolo ucraino sofferente.

Il tweet del Papa in ucraino
Il tweet del Papa in ucraino

Ieri mattina Francesco aveva voluto manifestare, in un colloquio di 30 minuti, la sua preoccupazione per la guerra in Ucraina recandosi personalmente nella sede dell’Ambasciata della Federazione russa presso la Santa Sede, guidata dall’ambasciatore Alexander Avdeev.

Non tacere perché la parola salva

“L’Ucraina è viva, l’Ucraina lotta, ma oggi chiediamo al mondo di essere solidale con noi, e non tacere, perché la parola salva, la parola costruisce il mondo. Mentre il silenzio e l’indifferenza uccidono”. E’ il passaggio forte del comunicato di stamani di Sua Beatitudine Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kiev-Halyč della Chiesa greco-cattolica ucraina, che ha ringraziato il Papa per il suo sostegno. Il suo “grazie di cuore” va alla Chiesa locale, alle Chiese dei Paesi vicini, al Patriarca ecumenico Bartolomeo, a tutti coloro che si stanno impegnando per la pace. “Noi cristiani – scrive Shevchuk – noi esseri umani non abbiamo il diritto di stare zitti”, l’invito “in questi tempi drammatici ma eroici” è di continuare a pregare per le vittime innocenti tra i civili e tra i soldati. “Oggi chiedo a tutti quanti ci ascoltano, a tutti che udiranno la nostra voce della nostra Kiev dissanguata: lottate per la pace”.

Nell’inferno di Putin l’unico a gioire è il diavolo

La guerra in Ucraina e il dolore delle Chiese d’Oriente: “l’unico a godere è il diavolo”

Kiev (Agenzia Fides) – “Le guerre sono una sconfitta per tutte le parti coinvolte. L’unico a godere è il diavolo, che già danza sulle teste dei cadaveri, e gioca con il dolore delle vedove, degli orfani e delle madri in lutto”. Con queste parole Anba Raphael, Vescovo copto ortodosso a capo della diocesi che comprende la parte centrale del Cairo, ha espresso con un’immagine forte e suggestiva il turbamenti che attraversa i responsabili e le intere comunità delle Chiese d’Oriente davanti al conflitto in atto in Ucraina. Negli ultimi anni, il Presidente russo Vladimir Putin aveva puntato a accreditare anche in Medio Oriente la propria immagine di difensore delle locali comunità cristiane. Anche per questo assume rilievo lo sconcerto unanime espresso davanti al conflitto in Ucraina dai Patriarchi e da esponenti autorevoli delle Chiese d’Oriente davanti a una campagna militare coinvolge popoli fratelli, intimamente segnati nella loro identità dal cristianesimo di tradizione orientale bizantina.
Negli ultimi anni, le più gravi lacerazioni in seno al cristianesimo ortodosso avevano avuto come epicentro proprio l’Ucraina. Lo scontro che aveva portato alla spaccatura tra Patriarcato di Costantinopoli e il Patriarcato di Mosca aveva fin dall’inizio manifestato la sua connessione con contrasti fomentati da sentimenti nazionalisti e disegni di predominio geopolitico. Il conflitto tra la Chiesa di Costantinopoli e la Chiesa di Mosca aveva assunto forme e toni sempre più gravi dopo che il Patriarcato ecumenico di Costantinopoli aveva concesso il 6 gennaio 2018 il cosiddetto “Tomo di autocefalia” alla Chiesa ortodossa ucraina, legittimando dal punto di vista canonico l’emersione di una compagine ecclesiale ucraina totalmente sottratta a ogni vincolo di soggezione gerarchica nei confronti del Patriarcato di Mosca. Adesso, davanti alla campagna militare avviata dalla Russia sul territorio ucraino e ai tragici e imprevedibili scenari della guerra, le parole e gli appelli espressi da Patriarchi e rappresentanti ufficiali di diverse Chiese ortodosse cercano anche di orientare comunità alle prese con un disorientamento spirituale inevitabile e doloroso.
Il Patriarca Ilya II, Primate della Chiesa ortodossa autocefala della Georgia, prega per il popolo ucraino. “Sappiamo, sulla base dell’amara esperienza della Georgia quanto sia importante l’integrità territoriale di ogni Paese” ha aggiunto il Patriarca della nazione dove nel 2008 le forze armate russe intervennero con la giustificazione di tutelare le prerogative di autonomia delle regioni dell’Ossezia e dell’Abkhazia.
Il Patriarca Daniel, Primate della Chiesa ortodossa di Romania, nelle sue affermazioni rilanciate dai media ha dichiarato di aver “preso atto” della campagna militare condotta dalla Russia nei confronti di “uno Stato indipendente e sovrano”, auspicando che le diplomazie del mondo trovino presto a riattivare canali di dialogo per allontanare lo spettro della guerra dall’Ucraina e da tutta l’Europa.
Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I, “primus inter pares” tra i Primati delle Chiese ortodosse, in un messaggio diffuso giovedì 24 febbraio ha espresso il suo “profondo dolore” per quello che ha definito come un atto di palese violazione di qualsiasi nozione di legittimità internazionale. Bartolomeo ha anche manifestato sostegno al popolo ucraino e alla sua intenzione di difendere l’integrità della propria Patria.“Dobbiamo pregare” ha aggiunto il Pattriarca di Costantinopoli “affinché il nostro Dio , il Dio dell’amore e della pace, illumini la dirigenza della Federazione Russa, al fine di comprendere le tragiche conseguenze delle sue decisioni e azioni, che possono innescare anche una guerra mondiale”. Analoghi sentimenti di vicinanza spirituale al popolo ucraino sono stati espressi dall’Arcivescovo Ieronymos di Atene, a capo della Chiesa ortodossa di Grecia.
Lo stesso Metropolita Onofry, a capo della Chiesa ortodossa ucraina rimasta legata al Patriarcato di Mosca, ha pubblicato un iniziale messaggio biasimo nei confronti di quella che veniva definita “invasione” campagna militare avviata dalla Russia in territorio ucraino (messaggio ora rimosso dal sito ufficiale di tale compagine ecclesiale).
Dal canto suo, Il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ha finora diffuso un messaggio, pubblicato il 24 febbraio, in cui afferma di farsi carico “con profondo e sentito dolore” delle sofferenze provocate dagli “eventi in atto”. Il Capo della Chiesa ortodossa russa, nel suo messaggio, non entra nel merito delle ragioni e delle responsabilità del conflitto. Kirill parla da Primate “di una Chiesa il cui gregge si trova in Russia, Ucraina e altri Paesi, esprimendo vicinanza a“tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia”.
Il Patriarca russo invita tutte le parti in conflitto a fare “tutto il possibile per evitare vittime civili” e ricorda che i popoli russo e ucraino hanno una storia comune secolare che risale al Battesimo della Rus’ del principe San Vladimir. “Credo che questa affinità data da Dio aiuterà a superare le divisioni e i disaccordi sorti che hanno portato all’attuale conflitto”, ha aggiunto il Primate della Chiesa ortodossa russa, invitando tutti a prestare ogni soccorso alle popolazioni che subiranno il conflitto nella carne delle proprie vite. (GV) (Agenzia Fides 26/2/2022)

Combonifem | L’inferno di Putin

Non erano falsi allarmi, purtroppo, quelli lanciati nelle scorse settimane dal presidente Usa Joe Biden.
Il temuto attacco è diventato realtà nelle prime ore del 24 febbraio: il presidente russo Vladimir Putin la chiama “operazione militare speciale”, ma in realtà è guerra aperta.

Il pretesto da lui addotto sarebbe il genocidio della popolazione russofona nelle due regioni separatiste dell’Ucraina, che la Russia ha appena riconosciuto come “repubbliche indipendenti”; quel genocidio, però, non esiste.
Nella sua dichiarazione, Putin ha addirittura affermato che l’obiettivo dell’operazione è “denazificare” l’Ucraina, che in realtà è molto più democratica della Russia.
Al momento in cui scriviamo, il governo ucraino conta già 50 vittime: 40 militari e 10 civili.

Che cosa ha spinto Putin a questa pazzia?
Un reportage francese rivelava già alla fine del 2021 il crescente dissenso interno.
La dittatura di Putin, che da decenni elimina gli avversari con veleno, carcere o sicari, sembra arrivata al capolinea.
E allora, ecco la guerra: combattere il “nemico esterno nazista”, che esiste soltanto nella mente di Putin, gli permetterà di rinsaldare il suo consenso interno?
on gli stretti legami tra popolo russo e popolo ucraino, che hanno tante parentele incrociate, non sembra probabile…Nella notte europea, mentre la Russia attacca, a New York è in corso l’incontro del Consiglio di sicurezza dell’Onu, presieduto paradossalmente proprio dall’ambasciatore russo. L’ambasciatore ucraino interviene: «Come presidente del Consiglio di sicurezza, faccia il suo dovere: chiami Putin, chiami Lavrov, e chieda loro di fermare l’aggressione. Non c’è via di fuga per i criminali di guerra, ambasciatore, finiscono dritti all’inferno».Chi scatena la guerra andrà all’inferno, ma purtroppo rende già la vita un inferno per i popoli che da quella guerra sono colpiti.
Caro Putin
, che dici di essere un convinto credente della Chiesa cristiana ortodossa, a marzo inizia anche per te la quaresima, tempo provvidenziale di conversione.
Sei ancora in tempo per “salvarti l’anima”: ritira le truppe russe dall’Ucraina!