Alessandro D’Avenia
I capodanni ritrovati
2/1/2022
http://www.corriere.it

(…) Festeggiare un nuovo anno è un rito per custodire il motore del cuore umano: la speranza. In che cosa spero? Come me ne prendo cura? Sono domande equivalenti a: quanto sono vivo? Rimaniamo giovani e possiamo chiamare capodanno ogni giorno in cui coltiviamo la speranza…

Vecchio è chi smette di sperare, perché chi non spera non agisce e non crea, neanche una lettera.

Il capodanno è il tentativo di convincersi che «andrà tutto meglio», ma la storia recente ci ha insegnato che questo è un placebo alla paura. Invece ciò che ci serve è un rapporto tra futuro e presente che renda il presente carico di futuro: Agostino diceva che la speranza è «la presenza del futuro», solo così il presente diviene luogo dell’azione che ringiovanisce. Non parlo di una speranza fatta di generici buoni propositi, ma l’azione concreta che, nei nostri limiti, ferite e condizioni, è alla nostra portata, rende la vita più viva e argina la paura.

Speranza e ottimismo sono infatti diversissimi: la prima è attiva e mirata al concreto, il secondo passivo e generico. L’ottimista ama l’umanità, chi spera ama chi ha accanto…

A inizio anno possiamo chiederci quali sono per noi «le lettere» che ci rendono giovani: quel gesto, anche piccolissimo, che ci rinnova, perché è un atto di fiducia nella vita così come si offre. Se la speranza è la presenza del futuro, c’è tanto presente (vita viva) in noi, quanto c’è di speranza in atto. Qual è la cosa che oggi posso fare per sperare? …
Per sperare devo scrivere ogni giorno qualche riga di un libro che mi impaurisce per ciò che scoprirò, anche se scrivere sembra inutile. Lì si gioca la mia giovinezza. Per sperare devo trovare il tempo per camminare nella natura, pregare, leggere, fare sport, inventare cose nuove con un amico, cucinare bene per qualcuno o anche solo per me, far giocare mia nipote, prendermi cura di chi amo e di chi ne ha bisogno… Lì si gioca la mia giovinezza.

Solo così ogni giorno diverrà capodanno e 2022 sarà il nome di 365 giorni, che non mi avranno fatto invecchiare, ma ringiovanire. Crescere, non morire.